I brand sono pronti per i Viral Video

Video adv Viral Marketing

Una ricerca effettuta da Feed Company, basata sulle interviste a 40 responsabili delle migliori agenzie di comunicazione americane tra l’1 agosto e il 12 settembre 2008, rileva quanto segue:

  • numero dei viral video realizzatii dirigenti delle agenzie intervistate affermano che il 72,1% dei loro clienti ha interesse ad integrare i viral video all’interno del loro piano di marketing, mentre il restante 27,9% lo è moderatamente.

Ben l’86% delle agenzie che hanno partecipato all’indagine,  ha infatti realizzato almeno un video virale nell’anno in corso.

I risultati ottenuti sembrano confermare l’atteggiamento positivo nei confronti di questa strategia di comunicazione: tra i brand che si sono affidati al viral video solo il 2,3% non ha ritenuto soddisfacenti i risultati raggiunti, contro il 32,6% che si dichiara “contento” e il 23,3% “molto contento.

Perchè il video virale funziona

Alla domanda di quale fosse considerato il maggior beneficio apportato dall’utilizzo dei viral video, le risposte sono state:

  • i bassi costi;
  • il brand engagement, ovvero il coinvolgimento dei consumatori nella vita del brand;
  • le visite esponenziali;
  • le ricerche online;
  • la capacità del brand di essere lungimirante.

Tra queste spicca l’aumento esponenziale delle visite, ritenuto dal 92,3% dei marketers intervistati il maggior beneficio raggiunto; considerato “very beneficial” anche dal 30,8% delle agenzie che ne hanno potuto constatare i risultati.

Il video, propagandosi come un virus per la Rete, incrementa la notorietà della marca (brand awareness). Una volta portati in maniera estremamente intelligente nuovi utenti sul proprio spazio, sarà però importante offrire loro qualcosa di interessante, che invogli a restare sul sito e a tornare in un secondo momento. Una tecnica che necessita quindi, più di qualsiasi altra, di essere integrata all’interno di un piano di comunicazione.

Convertire i visitatori in clienti

La landing page, ovvero la pagina di atterraggio dell’utente, ha quindi un ruolo decisivo per il raggiungimento dei risultati che il brand si prefigge. Più il video sarà inerente l’oggetto della pagina, più le offerte del brand assumeranno valore, rimanendo impresse nelle menti degli utenti e facendo risultare la marca originale, intraprendente e “simpatica”.

Secondo voi in Italia i brand sono pronti per il viral video o vivono ancora nell’incertezza del “sai quello che lasci, non sai quello che trovi”?

Ecco la presentazione integrale della ricerca, pubblicata su SlideShare:


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7 Commenti su questo articolo

  1. Vincenzo ha scritto:

    Ottima segnalazione, peccato che si riferisca esclusivamente agli USA.

    Spero di essere smentito ma in Italia secondo me esistono due atteggiamenti contrapposti: quelli dei brand disponibili a fare qualsiasi cosa suoni “innovativo” e “trendy”, poco importa se dal punto di vista dell’efficacia vi saranno dei risultati concreti (il cosiddetto “fuffa marketing”)

    E quelli che ancora guardano con diffidenza a Internet nel suo complesso.

  2. Dr_Who ha scritto:

    Come dice Vincenzo, peccato che la ricerca sia targata USA. Comunque fornisce degli spunti. Relativamente al come trasformare i visitatori in clienti, non sono d’accordo con l’affermazione che riporti “Più il video sarà inerente l’oggetto della pagina, più le offerte del brand assumeranno valore, rimanendo impresse nelle menti degli utenti e facendo risultare la marca originale, intraprendente e “simpatica”.” Per realizzare questa trasformazione (da visitatori a clienti) è necessario che il brand coltivi adeguatamente la relationship. Le offerte del brand non assumono valore perchè un video postato in rete è coerente con una landing page. Le offerte assumono valore nella misura in cui siano elementi di espressione riconosciuti da una “tribe”. L’elemento dell’adozione da parte della “tribe” è l’elemento fondamentale.

  3. flavia85 ha scritto:

    @vincenzo pienamente d’accordo! Spesso però l’America si dimostra anticipatrice di tendenze per cui mi sembra importante vedere come i brand in America dopo aver intrapreso questa strada, l’abbiano ritenuta valida. Possiamo immaginare lo stesso accadrà in Italia non appena i brand si accorgeranno del potenziale dei viral video.

    @dr_who Quanto dici è giusto, ovvero se il video propone elementi di espressione della tribù verrà “adottato”. A mio parere però anche la coerenza tra video e landing page crea valore in quanto entrambi verranno ricordati più facilmente e probabilmente piaceranno di più, portando più frequentemente l’utente a “far girare la voce”. Il primo caso penso si addica di più a brand già consolidati.

  4. degusvasta ha scritto:

    A proposito di video virali, sto svolgendo un’indagine su questo argomento in relazione alla risposta del consumatore, chi volesse aiutarmi:

    http://www.indafocus.com/matteoc

  5. Gabriele Cruccolini ha scritto:

    Speriamo di svegliarci in Italia!

  6. Alberto Vigani ha scritto:

    Grazie Flavia. Sei una perla. Concordo su tutto e penso che il mercato americano sia anticipatore di qyello che ci capiterà fra 12/24 mesi.
    Sempre utile lo sguardo oltreoceano.
    A.

  7. Alberto Vigani ha scritto:

    Grazie Flavia. Sei una perla. Concordo su tutto e penso che il mercato americano sia anticipatore di quello che ci capiterà fra 12/24 mesi.
    Sempre utile lo sguardo oltreoceano: ci fa diventare precursori.
    A.

1 Trackbacks per questo articolo

  1. DR_WHO » Blog Archive » Video on line: quale sarà il “loro” 2009? Says:

    [...] era un commento, poi un post, ora una analisi di trend. Una ricerca di PermissionTV – effettuata tra 400 marketing [...]

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