Qualche settimana fa online-marketing.it pubblicò un post che riscosse particolare interesse e partecipazione: lo scopo era quello di innescare un dibattito e cercare di individuare (sulla base dell’esperienza e del buon senso) quali fossero i parametri di cui oggi Google tiene conto, e ai quali verosimilmente darà sempre maggiore importanza, ai fini del successo di un sito nelle SERP, nei mesi che verranno.
Visto l’interesse riscosso, diamo spazio al primo di una serie di articoli dedicati alle pratiche SEO ancora molto in uso ma che dovrebbero essere abbandonate (e da tempo) in quanto ormai individuate e definitivamente invise a Google; vedremo quante e quali sono le tecniche obsolete (inutili se non dannose) ancora utilizzate da molte web e sem agency.
In questo primo articolo parleremo di link bombing.
Link bombing
Disseminare la rete di link in cui viene utilizzato in modo ripetitivo lo stesso anchor text (es. il classico “hotel [località]“) si dimostra rischioso sia per il sito che dona i link che per quello che li riceve, infatti il proliferare innaturale di link tutti uguali verso uno stesso sito può determinare la penalizzazione del sito donante e, in alcuni casi, anche di quello ricevente.
I fattori che accendono i riflettori di Google come possibile caso di “bombing” sono:
- l’incremento improvviso e repentino del numero dei link e ricorrenza eccessiva dello stesso anchor text;
- la ripetizione innaturale del link all’interno di più pagine dello stesso sito;
- la presenza diffusa di link su siti off-topic (specie se abbinata all’anchor text sospetto);
- la presenza all’interno di circuiti di article marketing e comunicati stampa già sospettati di essere soltanto un pretesto ai fini della link popularity.
Singolarmente ognuno di questi fattori rappresenta un indizio importante, ma la presenza concomitante di due o più tra essi è ancora più significativa.
Le penalizzazioni per chi beneficia dei link
Se i siti o le pagine donanti sono considerati di scarsa importanza e “pretestuosi” (cioè nati allo scopo prevalente di spingere altri siti nelle SERP), nel giro di qualche tempo il sito ricevente ha molte probabilità di essere penalizzato e scomparire dai risultati con la maggior parte delle chiavi di ricerca.
Sulla base dei vari casi osservati forse sarebbe più corretto non considerare questo fenomeno come una vera e propria penalizzazione, quanto piuttosto una pesante correzione verso il basso dopo un’iniziale sopravvalutazione del ranking dei siti beneficiari di questi link di scarso valore.
Se al contrario il sito donante è ritenuto valido e degno di fiducia, il sito ricevente non subisce drastiche conseguenze nel ranking. Semmai è proprio il sito donante a subire la cosiddetta “penalizzazione” del pagerank per sospetta vendita di link popularity (il decremento della barretta verde, puramente antiestetico e senza altre conseguenze). Non è chiaro se i link in questione continuino a funzionare come nel periodo precedente alla loro individuazione.
-50, -60…
In ogni caso se l’attività di “link bombing” è stata particolarmente insistente (cioè prolungata nel tempo, intensa e focalizzata sugli stessi anchor text) il sito beneficiario vede spesso una penalizzazione “-50″ (o superiore) nelle posizioni, per un periodo che di solito va dai 45 ai 90 giorni, poi nelle SERP tutto torna alla normalità (salvo qualche variazione fisiologica) a patto che l’attività di “bombing” nel frattempo si sia interrotta.
Ad essere colpite sono tipicamente le pagine interne e non la homepage: forse possiamo spiegare questa particolarità con il fatto che l’abbinamento bombing + deep linking risulta più sospetto e innaturale del semplice bombing sulla home (tipicamente la pagina di un sito che riceve la maggior quantità di link in ingresso), inoltre possiamo anche supporre che Google ritenga che bannare la home page di un sito sia una penalizzazione eccessivamente gravosa per essere comminata sulla base di un semplice sospetto (perchè, diciamolo, Google certezze non ne può avere e…spesso sbaglia).
Penalizzazioni per chi inserisce i link
Anche in questo caso dobbiamo distinguere tra siti “trusted” o “trustable” (degni di fiducia) e siti che non lo sono:
- nel primo caso assistiamo all’abbassamento della “barretta verde” del pagerank (come indicato nell’ultimo punto del paragrafo precedente);
- mentre quando abbiamo a che fare con un sito considerato “pretestuoso” o di scarso valore (pensiamo alla classica directory/link farm o all’oramai altrettanto tipico sito di “comunicati stampa & article marketing” con secondi fini) quest’ultimo rischia la scomparsa dalle SERP (mentre il sito beneficiario può perdere diverse posizioni, come già precisato nel primo punto del paragrafo precedente).
Dato che è in corso un evidente giro di vite da parte di Google, come possiamo oggi sviluppare correttamente la link popularity?
In teoria non dobbiamo: per Google infatti le attività di scambio, compravendita e persino donazione di link ai fini del posizionamento non sono accettabili e da considerarsi alla stregua del doping sportivo. In sintesi i link “buoni” e al di sopra di ogni sospetto dovrebbero:
- provenire da siti a tema,
- provenire da siti “trusted”,
- essere frutto di citazioni spontanee.
In pratica tutto si può fare (anzi il SEO specialist che opera in ambiti competitivi al momento non dovrebbe tirarsi indietro) ma le parole d’ordine per lo sviluppo di una corretta e “spontanea” link popularity sono inventiva, recensione, citazione e… moderazione
Ne consegue che la link popularity è sempre fondamentale ma molto più difficile da ottenere e che i tempi si allungano. Tuttavia possiamo consolarci pensando che la quantità non è più così importante (anzi, come abbiamo visto, rischia di essere dannosa) e che molto spesso, uno o due link “giusti” sono sufficienti a muovere i primi passi nelle SERP anche per un sito del tutto nuovo… purchè sia stato progettato nel modo corretto e il SEO specialist abbia ben chiaro che Google non è più quello di un tempo.

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gennaio 3rd, 2009 alle 12:34
Mi sono avvicinata da poco al search marketing e ho trovato questo lungo articolo molto interessante perchè sembra frutto di osservazioni “sul campo”, non mi sarebbe dispiaciuto però vedere esplicitato qualche caso concreto di sito colpito dall’abuso di queste pratiche
gennaio 3rd, 2009 alle 13:01
Ciao,
purtroppo quando si parla di penalizzazioni (specie quando si tratta di fenomeni recenti) non è bello citare casi concreti.
Posso dirti che in ambito turistico ci sono SERP particolarmente “battute” e competitive dove questi fenomeni sono particolarmente evidenti e ricorrenti negli ultimi mesi (hanno colpito più o meno tutti i protagonisti, anche a grande distanza di tempo dalle “malefatte” (evidentemente è un filtro relativamente recente che per agire si basa su uno storico abbastanza risalente nel tempo)
Di recente ho osservato anche che una SEM agency ha utilizzato pagine di impianto (tra l’altro realizzate sempre con un sistema obsoleto) dei propri clienti per effettuare del bombing martellante su una kw specifica (sempre la stessa e senza dosare l’inserimento nel tempo), determinando l’esclusione sistematica dagli indici di Google di queste pagine.
gennaio 3rd, 2009 alle 14:40
Eh si
decisamente daccordo
bisogna lavorare sulla qualità e non più sulla quantità
gennaio 3rd, 2009 alle 14:57
@fabio
capisco, grazie comunque per le spiegazioni
Un’ultima domanda, ma quando si parla di qualità in contrapposizione alla quantità cosa si intende esattamente?
gennaio 3rd, 2009 alle 15:23
Teodora scrive:
Un’ultima domanda, ma quando si parla di qualità in contrapposizione alla quantità cosa si intende esattamente?
Si intendono 3 cose
1) i link da siti tematici sono migliori (ma questo si sapeva)
2) ricevere molti link in modo indiscriminato e non contestualizzato è pericoloso
3) anche se si ricevono link a tema e di qualità, il “troppo stroppia” e può causare penalizzazioni ad hoc
gennaio 3rd, 2009 alle 16:01
Non fa una piega. Complimenti per l’ottima analisi… solo una constatazione: Per quanto sia evidente che i link spontanei, magari contestualizzati, siano tra i pochi elementi che avranno “vita lunga” nelle politiche di sviluppo degli algoritmi dei motori di ricerca, è da sottolineare che ci sono campi come ad esempio strutturre turistiche e ricettive, assicurazioni, finanziamenti e mutui in cui la concorrenza è talmente forte e le possibilità di ricevere link spontanei talmente esigua che alla fine si deve necessariamente ricorrere al rischio di “crearsi dei link”.
gennaio 3rd, 2009 alle 16:07
Enzo scrive:
ci sono campi [..] in cui la concorrenza è talmente forte e le possibilità di ricevere link spontanei talmente esigua che alla fine si deve necessariamente ricorrere al rischio di “crearsi dei link”.
Ciao Enzo,
sono perfettamente d’accordo: infatti il mio non vuole essere un invito alla rassegnazione (e a conformarsi ai dettami di Google) ma a lavorare con nuovi e più consapevoli sistemi per “crearsi dei link”.
gennaio 3rd, 2009 alle 16:24
Grazie Fabio,
ti confermo che le mie osservazioni coincidono perfettamente con le tue.
Addirittura mi è capitato di vedere un’agenzia SEM piuttosto nota utilizzare questo sitema per ostacolare la visibilità di alcuni siti dopo che la loro gestione è stata passata ad altri.
Ti garantisco che, pur con molti link in ingresso di buona qualità, l’effetto sui siti è tutt’ora abbastanza evidente.
Di fatto le home page sono quasi invisibili, mentre sulle pagine interne, per fortuna, non sono riusciti a far molto. E quindi, sia pur zoppi, i siti stanno venendo fuori ugualmente.
Tralascio ovviamente ogni commento su questa “agenzia”
Gianpaolo
gennaio 3rd, 2009 alle 20:01
Ciao Giampaolo,
il caso che riporti è interessante perchè (come scrivevo più su) fino ad ora non avevo mai notato che la home di un sito potesse essere affossata dal bombing, l’effetto penalizzazione l’avevo notato solo su pagine interne e le home erano sempre rimaste immuni
gennaio 4th, 2009 alle 14:22
Buongiorno cari
Cosa ne pensate dell’uso costante dello stesso anchor text quando rappresenta il “nome stesso” del sito che stiamo linkando?
Esempio: Sono proprietario dello “Sportelli’s Hotel” e chi mi linka lo fa sempre con lo stesso anchor… che probabilmente è anche il nome a dominio del mio sito
(www. sportellishotel . niente)
Correggetemi se sbaglio …riflettevo sul fatto che probabilmente quando l’anchor text coincide con il nome a dominio di un sito non dovrebbe essere penalizzarlo.
gennaio 4th, 2009 alle 19:00
@Alessandro
Da mie esperienze sembra di si, non venga tutto il brand ufficiale.
Una osservazione
in genere le penalizzazioni vanno a colpire le chiavi più comuni
in particolare tempo fa lessi da qualche fonte di google, che erano particolamente sensibili con le chiavi relative agli hotel. Nel senso che alla minima cazzata su parole chiave relative ad hotel sei fuori ..
gennaio 4th, 2009 alle 19:13
Ho capito… e cosa ne pensi di tutti quegli hotel il cui nome è una certa città? Quanti HotelRoma esisteranno in Italia? Come lo linki un Hotel Roma se non con il proprio nome?
gennaio 5th, 2009 alle 9:08
@Alessandro
gli hotel che hanno quei nomi sono un po’ sfigati secondo me…
Tempo fa trovai un hotel il cui nome era diffussissimo nel mondo tanto che
hotel+BRAND aveva circa 10 volte il numero di risultati rispetto a hotel+CITTA (ed era una citta turistico-balneare).
Ma il loro nome ufficiale è quello e quello useranno, magari abbinato ad altre info.
D’altra parte si sa che google controlla anche altri dati, tra cui il Whois per cui riesce a reperire facilmente altre info ed a capire se il link è genuino o no….
gennaio 5th, 2009 alle 14:51
Ciao,
come ha evidenziato anche Luca, ci sono delle keyword che hanno i riflettori puntati, ad esempio Hotel [località], appartamento [località] (non tutte le località solo quelle più “bombardate”).
L’impressione che mi sono fatto (tutta da dimostrare) è che ci sia uno “storico del bombing”: ad esempio ho il sospetto che di recente una nota SEM agency di cui non faccio il nome abbia esagerato e acceso i riflettori sulla la keyword “web marketing”…comportando rischi di penalizzazione su tutti coloro che hanno dei link con quella keyword su siti non strettamente a tema.
gennaio 8th, 2009 alle 23:39
Ciao Fabio,
io riflettevo su quanto da te affermato sopra, ai punti
“1) l’incremento improvviso e repentino del numero dei link e ricorrenza eccessiva dello stesso anchor text;
2) la ripetizione innaturale del link all’interno di più pagine dello stesso sito;”
e mi sono chiesto quale effetto ha la presenza di un link nel Blogroll, soprattutto se il Blog è molto famoso, frequentato e, quindi, ha molte pagine che lo riportano.
Solitamente, infatti, il widget è presente nella sidebar che, essendo parte integrante del tema, si ripete in ogni pagina del blog.
Mi è capitato con un cliente di avere inserito il link al suo sito in un noto Blog, con il risultato di trovare in poche settimane centinaia di inlink (dati webmaster tool).
Sappiamo benissimo che Google è avanzatissimo e, concedimi il termine, “intelligente”: io ora chiedo, lo è così tanto da capire che i link provengono da un applicativo dei blog e, quindi, deve trattarli in modo particolare?
gennaio 8th, 2009 alle 23:49
Ciao Andrea,
anche se Google Blog Search recentemente sembra non riuscire a distinguere i link nel blogroll da quelli presenti dentro un post (basti vedere la confusione nei link in ingresso di WordPress, che usa proprio Google Blog Search come tool di rilevamento dei backlinks) possiamo comunque dire che, ai fini del ranking, un link da blogroll viene visto diversamente da quello presente in un post…per lo meno per quanto riguarda le penalizzazioni
Infatti è ormai assodato che un link non “a tema” all’interno di un blogroll genera il sospetto (spesso ingiustificato) che si tratti del frutto di compravendita o comunque di bombing (con tanto di probabile penalizzazione del pagerank visibile) mentre un link all’interno di post o recensioni viene tollerato (e ci mancherebbe!).
La risposta che mi sento di darti in conclusione è che
gennaio 8th, 2009 alle 23:50
Buonasera Fabio, ciao Alex e tutti quanti,
il mio è uno di quei casi in cui il nome della mia agency corrisponde sempre all’anchor text: come mi dovrei quindi comportare in questi casi?
La tua analisi è molto completa, e anche molto logica: i motori stanno rendendo gli algoritmi sempre più sofisticati proprio per invalidare il lavoro di chi cerca, con mezzi “meno etici” di altri, di portare un sito in cima alle SERP.
Resta quindi da definire con maggiore esattezza come si può inserire in questo contesto il ruolo della SEO Agency: se, di fatto, qualunque “tecnica” che si discosti anche solo minimamente da ciò che è “naturale”, viene considerata penalizzante, ha ancora senso parlare di Search Engine Optimization o forse si dovrebbe puntare alla Etchical Optimization?
Ancora: supponiamo il caso dell’Hotel Roma citato prima, e in ogni caso di tutte quelle attività che in linea di massima trattanto tutte lo stesso argomento… quali criteri può adottare un titolare di una di queste attività per primeggiare nei confronti della concorrenza? Se parametri quali inbound links e keyword density diverranno col tempo meno probanti, come si potrà lavorare on page e off page se, come dicevo prima, i contenuti sarebbero più o meno molto simili per attività che trattano tutte lo stesso argomento?
Il “peso” dei link? Non dimentichiamo una cosa: conosco (e rappresento, in qualità di webmaster) aziende meravigliose che non sono mai riuscite ad avere il loro sito listato in Dmoz, per cui questo mi fa sempre e comunque pensare che ci sia una “selezione” che non ha a che fare con la qualità intrinseca del prodotto/servizio, ma ci siano dei “canali privilegiati” per avere link di peso.
Saluti a tutti, e scusate se ho scritto così a lungo
gennaio 9th, 2009 alle 1:57
Ciao Nicola,
se il nome della tua web agency non è una “keyword sensibile” non ci sono problemi di sorta.
Hotel Roma e Hotel Rimini invece sono sicuramente keyword “sensibili”…sinceramente mi manca una casistica su un Hotel di Roma che anche si chiami “Hotel Roma”, e che possa essere sospettato di bombing…quindi non saprei cosa rispondere
Comunque non dimentichiamo che non è l’anchor text da solo a fornire l’indizio di un’attività di bombing, ma anche e soprattutto la quantità di link e la loro velocità di crescita
gennaio 9th, 2009 alle 9:54
Ciao Fabio,
mi sembra che la tua tesi trovi conferma nella penalizzazione che sta subendo un mio portale turistico, questo è un esempio anche per Teodora che chiedeva casi reali.
I primi di dicembre, con la messa online della nuova struttura del sito, abbiamo inserito link provenienti da template di blog locali con anchor text tematizzati con le pagine hotel delle diverse regioni, risultato ottenuto: al 2 gennaio 2009 un totale di circa 5.000 link inbound provenienti dalle pagine generate dai blog ma barra del PR bianca e pagine interne del portale con scarsa visibilità.
Inizialmente pensavo agli effetti della nuova struttura del sito e del conseguente ricalcolo di posizionamento di Google, ma la comparsa della barra bianca in tutte le pagine mi sta facendo cambiare idea e pensare piuttosto a una penalizzazione in atto come quella da te descritta. Che soluzioni mi consigli.
Saluti
gennaio 9th, 2009 alle 10:41
Ciao Fabio, grazie per la risposta.
Riguardo alla velocità di crescita dei link… mi vengono in mente degli esempi di attività lecite, ma che possono aumentare i link in modo esponenziale.
Esempio: io creo un eBook, e preparo una landing page per promuoverlo. Poi contatto tramite ForumGT o altri forum frequentati 100 webmaster che mi mandino utenti alla mia landing, dividendo con essi il 50% dei ricavi. Nel giro di due giorni mi ritrovo con un link alla mia landing che proviene dalla homepage di 100 (o magari per effetto virale anche molti di più) blog… è link bombing?
Per essere preciso: non sto criticando ciò che tu hai scritto, quanto il fatto che esistano algoritmi di filtraggio (e penalizzazione) che – per definizione – non sono open: laddove c’è un filtro ci sarà spesso qualcuno che viene penalizzato ingiustamente, e qualcuno che (con tricks astuti) compare in anticipo sugli altri in cima alle SERP. Non trovi?
gennaio 9th, 2009 alle 10:42
@Leonardo
senza vedere “il paziente” è difficile dare una risposta, di sicuro vista la grande quantità di link in poco tempo viene da pensare proprio ad una penalizzazione.
C’è da dire che anche lo stravolgimento del sito (la messa online del nuovo sito) potrebbe aver creato qualche problema con Google e che 3 mesi di quarantena ci stanno tutti.
gennaio 9th, 2009 alle 10:56
@Nicola
secondo me la risposta è quella che piace più dare ai SEO…”Dipende”
- I Blog sono a tema?
- L’anchor text varia ed è plausibile?
- Il link si trova all’interno di un post/recensione?
Più queste condizioni sono vere, secondo me (e dal quel che vedo anche secondo Google), più ci allontaniamo dal bombing
Ma terrei presente anche quanto segue
- l’eventuale penalizzazione riguarderà soltanto quella landing
- avrebbe durata limitata (di solito un po’ meno di 3 mesi)
- se ricevi tutti quei link puoi anche fregartene del posizionamento in Google, anzi una landing di quel tipo di solito non viene pensata in ottica posizionamento
In ogni caso Google a volte sbaglia nel comminare penalizzazioni (ne ho diverse prove
) immagino che sia per questo che sono temporanee pur senza che il SEO faccia nulla per rimediare
gennaio 9th, 2009 alle 13:37
Ciao Nico, il “dipende” ci sta tutto
… e dunque il problema non dovrebbe porsi.
L’esempio da te fatto riguardo l’effetto virale di un buon contenuto è ottimo. Ciò che credo è che, proprio perchè virale, difficilmente il contenuto otterrà numerosi link col medesimo anchor text
Riguardo il fattore “temporale” invece non credo proprio possa determinare penalizzazione (o meglio me lo auguro) per il semplice motivo che un contenuto virale, proprio perchè tale, riceverà gran parte dei link in un periodo temporale definito e ristretto… è normale che sia così e spero che G ne tenga in qualche modo conto
Ciao ragazzi
gennaio 10th, 2009 alle 19:24
Riferendosi al ranking, il blogroll, come si è detto, potrebbe divenire un campanello d’allarme per il motore se al suo interno si inseriscono link a blog non a tema, poichè potrebbe far pensare ad azioni forzate di link building/bombing.
Certamente non può essere condannato, perchè è lecito inserire un link ad un blog non a tema con il mio; quanti differenti interessi o hobby posso avere? tantissimi, e il motore non può saperlo…. o forse si?
Infatti blogroll è sinonimo di 2 cose:
1) comunico a tutti una fonte ritenuta da me degna di attenzione
2) segnalo la mia partecipazione attiva in siti di mio interesse
Segnalando nel mio blogroll una fonte degna di attenzione, penso anche che il motore si aspetti che tale fonte sia a sua volta un blog!!!
Se, invece, è un sito con architettura differente dal blog, forse li quel link non ci dovrebbe stare (…dovendo analizzare la questione, intanto applichiamo una penalizzazione in serp o nella PRTB al donante e al ricevente, forse pensa Google).
In secondo luogo, se dichiaro che una fonte mi interessa, il motore potrebbe voler scoprire se realmente quel blog mi è utile, verificando se ci partecipo attivamente, se lo clicco, se lo comunico ad amici…
Se non faccio mai nulla di tutto ciò, beh allora forse c’è un secondo fine al mio aver inserito tale link nel blogroll!!!(…dovendo analizzare la questione, intanto applichiamo una penalizzazione in serp o nella PRTB al donante e al ricevente, forse pensa Google)
Resta sempre inteso che per i siti ad elevato ed indiscutibile trust possa venire dato un peso diverso alla cosa o, meglio, non subisca variazioni la loro credibilità, conquistata faticosamente nel tempo.
Le mie sono solo ipotesi, ma voi cosa ne pensate?
gennaio 10th, 2009 alle 19:33
Secondo il mio modesto parere non ha senso che il motore si aspetti di trovare nel blogroll solo link ad altri blog. Una risorsa utile potrebbe essere anche una pagina singola e statica mai aggiornata… almeno questo è il mio umile parere
gennaio 11th, 2009 alle 20:51
@Andrea
grazie per il corposo contributo.
Personalmente penso che Google faccia sicuramente attenzione al blogroll (con controlli umani o automatici) ma che nel blogroll si possa linkare qualsiasi risorsa a tema, sia esso un blog o un sito di tipo tradizionale.
Per quanto riguarda la verifica sulla partecipazione credo che, oltre ad essere difficoltosa e dispendiosa, decisamente andrebbe troppo oltre…e poi già cerca di farsi un po’ troppi i fatti nostri
gennaio 14th, 2009 alle 22:08
il problema è che son stati penalizzati siti come directory che non obbligavano l’inserimento di link di scambio. ma si sà è big G che fa le regole del gioco.
gennaio 15th, 2009 alle 8:45
A proposito di Link Bombing
ecco un esempio reale http://blog.imevolution.it/134/penalizzazione-per-troppi-link-in-entrata-ottenuti-rapidamente-ecco-come-uscirne/
gennaio 15th, 2009 alle 10:31
Ciao Luca,
grazie, davvero un contributo interessante che arricchisce ulteriormente la casistica.
In ogni caso le penalizzazioni che ho osservato io non sono mai durate più di 2-3 mesi, sono passate da sole (ovviamente è stata bloccata ogni attività di link popularity durante tutto il periodo)
gennaio 15th, 2009 alle 13:32
Ciao Fabio,
la penalizzazione di cui ho parlato nel blog http://blog.imevolution.it/134/penalizzazione-per-troppi-link-in-entrata-ottenuti-rapidamente-ecco-come-uscirne/ (e un altra molto simile sempre nel settore turistico) invece non è passata da sola, infatti prima dell’intervento di rimozione di una buona % di link sono passati oltre 4 mesi…
Nei tuoi casi, si trattava di link ottenuti velocemente (nell’arco di 1/2 settimane) o piu di molti link spalmati nel tempo ma con stesso anchor?
Ciao
gennaio 15th, 2009 alle 14:57
Ciao Marco,
effettivamente nelle situazioni che ho osservato io si trattava di link insistenti sullo stesso anchor text ma ottenuti nell’arco di tempo di diversi mesi. Non quindi nel giro di breve tempo.
In alcuni casi poi l’attività di link popularity nei due mesi precedenti alla penalizzazione era stata del tutto trascurata.
A questo punto, se le nostre osservazioni fossero esatte, verrebbe da pensare a due diverse tipologie di filtro:
- un filtro che osserva il lungo periodo e colpisce temporaneamente chi in un certo arco di tempo ha superato certi limiti (il mio caso)
- un filtro che rileva le anomalie nel breve termine e che le colpisce in modo più deciso (i casi osservati da te)
gennaio 15th, 2009 alle 15:19
Ciao Marco, la tua case history è molto interessante!!!
Sto vivendo anch’io l’esperienza diretta dell’effetto del link bombing causato dai probabili filtri ipotizzati da Fabio.
Al momento, pensando di essere “vittima” del filtro più pesante, sto attuando operazioni per eliminare gli inbound link sospetti
Ancora non posso darvi feedback… è troppo presto. Non appena avrò dati alla mano porterò la mia esperienza.
Ma queste operazioni di aggiunta di un link e successiva repentina rimozione, come può essere visto dal motore?
Voglio dire, chi mi linka avrà “conseguenze” per queste sue attività, o è una cosa normale per la quale non può essere dato un giudizio negativo?
gennaio 15th, 2009 alle 15:25
Ciao Andrea,
Google è una divinità vendicativa e gelosa del suo popolo, ma speriamo sappia perdonare
A parte gli scherzi, la rimozione può essere solo vista come un “ravvedimento operoso” da parte tua e chi ti linka non deve temere
gennaio 15th, 2009 alle 16:07
Fabio la penso come te,
credo che Google applichi diverse penalizzazioni a secondo delle “gravità” delle operazioni scorrette che si sono fatte..
Magari vediamo se con altri test confermiano la cosa…
gennaio 22nd, 2009 alle 10:37
Ciao!
Fabio sutto scrisse:
“sono perfettamente d’accordo: infatti il mio non vuole essere un invito alla rassegnazione (e a conformarsi ai dettami di Google) ma a lavorare con nuovi e più consapevoli sistemi per “crearsi dei link”.”
Non sono un puro ma credo che google abbia ragione. Io non ho tutti link spontanei ovviamente ma sono cerrto che la questione è commerciale, mi spiego:
Avete presente tutte queòlle belle guide con 10 regole per il avere backlinks?
Ecco, sono giustissime: suggeriscono guide, faq, contenuti virali, video ecc…
Ma questi costano!!!
Allora bisogna ragionare col cliente sul lungo termine, cioè avere link spontanei che durino nel tempo.
Il breve termine, so già che alla fine non pagherà, dateglia ncora 4-5 anni—
Attendo smentite volentieri.
Marco Massara
gennaio 22nd, 2009 alle 14:54
4 o 5 anni sarebbero già un’eternità per cui varrebbe la pena dannarsi l’anima
maggio 29th, 2009 alle 11:42
Bella discussione!
Mi presento sono Simona Colli e sono una studentessa universitaria.
Mi occupo anch’io di tecniche seo e sem. Se volete saperne di più sul posizionamento sul web potete visitare il blog del mio professore universitario.
Simo.
marzo 5th, 2010 alle 17:00
Riflessioni sempre molto attuali e interessanti, buon lavoro a tutti!
marzo 10th, 2010 alle 11:20
Ciao a tutti,
il portale di hotel benessere per il quale lavoro ha un problema che potrebbe riguardare il link bombing. Mi spiego meglio: essendo in ambiente windows (quindi non case sensitive), ci ritroviamo indicizzate molte pagine interne del sito con l’url scritto sia in maiuscolo che in minuscolo. Questo genera per ogni pagina almeno 4 o 5 pagine duplicati agli occhi dello spider, dal momento che molte pagine sono state linkate in vario modo (url minuscolo, url maiuscolo, un po’ e un po’, non sono stato io ma altre ragazze che lavorano qua e non conoscono i metodi di indicizzazione). Questa situazione perdura da anni. Ora: se io di punto in bianco, uniformo tutti i link con l’url scritto in minuscolo, aumentando quindi i link alla singola pagina di circa il 400%, ma non variando il numero totale di link interni del sito, potrei subire penalizzazione dovute al link bombing? In sostanza dovrei uniformare da questa situazione: http://www.miosito.it/HOtels/Toscana.htm a http://www.miosito.it/hotels/toscana.htm
Grazie mille ragazzi
Davide
marzo 10th, 2010 alle 15:27
Ciao Davide,
da quel che mi descrivi la situazione potrebbe diventare abbastanza critica (non ho verificato direttamente).
La soluzione migliore e indolore secondo me si chiama “rel canonical”, solo successivamente (passato un certo periodo di tempo) farei un 301.
Fabio
aprile 23rd, 2010 alle 11:30
Google ha sempre calcolato la distribuzione dei link nel tempo, quello che sicuramente è cambiato, secondo me, è che il concetto di Trust Rank è entrato nella piena maturità.
. C’è poco da fare, per combattere lo SPAM Google non può che diventare sempre più “conservatore” ed allungare le tempistiche di un buon posizionamento…
Nel caso soprattutto dei nuovi domini, anche se la frequenza dei link è alta e di qualità, c’è da aspettare molto più tempo per vedere i risultati, come se Google usasse una sandbox preventiva per vedere se i voti/link continuano nel tempo.
Rand Fishkin di SeoMoz, intervistato sul ritorno di investimento fra seo black e white hat, come tampistiche ha addirittura parlato di 5-10 anni per vedere risultati veramente consistenti
aprile 23rd, 2010 alle 11:48
Ciao Phantomas e grazie per il contributo.
Non sono del tutto d’accordo sul fatto che Google abbia sempre calcolato la distribuzione dei link nel tempo, ci sono stati tempi in cui si poteva fare più o meno di tutto, con ottimi risultati e senza rischio di penalizzazioni.
Il link bombing con effetto retroattivo oggi genera penalizzazioni anche nei siti trusted (purtroppo).
Verissimo invece quello che dici sulla “nuova sandbox”, nei settori competitivi il seo “s’ha da fare” ma per fare seriamente business da subito bisogna quasi sempre pagare a Google l’obolo nel Kayeowrd Advertising
aprile 23rd, 2010 alle 12:31
Ciao Fabio,
grazie a te
. L’Universal Search cassata perché diminuiva le performance del Pay Per Click mi fa pensare che:
“per fare seriamente business da subito bisogna quasi sempre pagare a Google l’obolo nel Keyword Advertising”
non sia, diciamo, del tutto incidentale o legato a un miglioramento della qualità dei risultati…
gennaio 5th, 2011 alle 11:35
Una domanda…. i link bel blogroll possono rovinare l’immagine di un sito? i due siti hanno argomenti a tema…grazie
gennaio 9th, 2011 alle 21:02
@energia il blogroll è pensato proprio per linkare siti a tema…quindi direi “vai tranquillo”
luglio 5th, 2012 alle 10:30
Grazie per le informazioni molto utili e sopratutto chiare, specialmente in ambito SEO e Marketing dove attualmente vige molta confusione
novembre 6th, 2012 alle 16:43
Che dire, l’articolo è stato scritto nel gennaio 2009… ad aprile 2012 l’update di google ti ha dato ampiamente ragione.
novembre 6th, 2012 alle 16:45
Ciao Michele,
grazie per averlo notato
Fabio