In varie occasioni abbiamo ribadito quanto sia importante la link popularity ai fini del posizionamento naturale, e come la severità di Google nei confronti delle tradizionali pratiche di scambio link, e verso la loro compravendita in tutte le forme, sia la dimostrazione di quanto le SERP (Search Engine Result Pages) siano ancora estremamente influenzabili.
Sgombriamo subito il campo dai dubbi: nei settori competitivi la link popularity è fondamentale per il successo nel posizionamento naturale e, per quanto gli strumenti disponibili siano molteplici, il successo nelle SERP (Search Engine Result Pages) è quello che fa la differenza negli obiettivi di business.
Non escludiamo che, in alcuni settori specifici, un SEO Specialist possa sperare di ottenere risultati soddisfacenti operando soltanto sui fattori “in-site” (contenuti, navigazione search engine friendly etc.) e attirando link spontanei con la qualità dei propri contenuti (e non a caso il lavoro del SEO Specialist si avvicina sempre più spesso a quello del copywriter e del pr), ma scalare le SERP su keyword davvero importanti è un’altra cosa.
In questo senso l’algoritmo di Google è stato plasmato nel tempo dalla lotta alle pratiche SEO più efficaci e a sua volta sta determinando le caratteristiche della figura del SEO Specialist e il futuro di questa professione.
Ma il SEO puro, il SEO vecchio stile (non il SEO-Copywriter, non il SEO consulente o il SEO Social Media oriented) oggi ha ancora senso di esistere?
A mio avviso la risposta è sì, ma a patto che crei sin da oggi le premesse per la propria sopravvivenza, mi spiego meglio:
quella di scandagliare la rete alla ricerca di siti disposti allo scambio è un’attività sempre più complicata e poco proficua, infatti da un lato i siti con pagine adatte a fornire un link di qualità (secondo i canoni più recenti), sono molto rari e il terrore di probabili penalizzazioni inibisce i webmaster; dall’altro vige ancora il pregiudizio del pagerank (e chi c’è l’ha alto se lo tiene caro).
Oggi il lavoro di incremento della link popularity non deve essere una raccolta di massa, tipo “pesca a strascico”, ma un’ attività di paziente ricerca che mal si concilia con l’attività del SEO esterno, che deve posizionare il sito del cliente X o Y: si è conclusa da un bel po’ l’epoca delle pagine dedicate allo scambio link e anche quella dei link a piè di pagina in home.
Oggi è il link migliore è quello all’interno di un post, un articolo, o una recensione a tema anche se questa collocazione richiede poi un rinnovo periodico delle pubblicazioni.
Per questa ragione il SEO di tipo “tradizionale” deve iniziare a darsi da fare dedicando molto tempo e risorse alla realizzazione di un consistente network di siti a tema (vari temi), da tenere aggiornato e curare in tutti gli aspetti, in modo che cresca lentamente ma in modo solido e costante.
Gli strumenti a disposizione sono molti, piattaforme di blog e forum e… aggregatori di ogni tipo, anche se il consiglio è quello di non prendere scorciatoie e di puntare al contenuto originale. Inoltre il manuale “black hat” insegna che questi siti, specie se in gran numero, dovranno differenziarsi per Whois e classe di IP.
Qualcuno potrebbe a questo punto chiedersi se ne valga la pena e se non sia meglio rassegnarsi a percorrere altre vie, sicuramente quella suggerita è un’attività che richiede un certo impegno, tuttavia consente non solo di realizzare dei siti in grado di diventare “serbatoi” google-safe per la link popularity dei propri clienti (e tali da prestarsi anche a proficui scambi esterni), ma nel tempo consentirà di avere a disposizione un network in grado di generare un notevole traffico di long tail…e perciò stesso utile. I SEO più attenti si sono già mossi da tempo in questa direzione.
Insomma la figura del SEO specialist deve sicuramente evolversi, ma non deve farlo esclusivamente e necessariamente nella direzione tracciata da Google, inoltre non è obbligatorio che si allontani troppo dalle proprie origini
Ai dubbiosi ricordiamo che chi ci conosce sa che la nostra attenzione verso le nuove opportunità del Web Marketing è massima (lo dimostra l’esperienza personale di chi scrive e la varietà degli argomenti trattati, con dovizia di particolari, da questo blog), tuttavia siamo fermamente convinti che la presenza nei risultati naturali consente, e a maggior ragione consentirà anche in futuro, il raggiungimento di obiettivi impensabili per qualsiasi altra forma di promozione online.
Cosa ne pensate? Chi tra i SEO in ascolto sta coltivando il proprio network?





marzo 14th, 2009 alle 18:34
Vivo nel web da anni ormai e ho assistito alle diverse mutazioni del meccanismo di ranking e dei motori di ricerca negli anni. Sicuramente è un mondo affascinante e in continua evoluzione, pero’ ultimamente si avverte una leggera forma dittatoriale da parte di servizi che dovrebbero essere pubblici.
Il link sharing non dovrebbe essere bannato, cosi come la comunicazione nei diversi blog inerenti agli argomenti che trattiamo nei nostri siti, eppure questo potrebbe diventare fonte di problemi nel caso in cui Google and co. decidessero di cambiare le regole del ranking da un momento all’altro.
Un’altra cosa che non mi spiego è il fatto che, proprio dietro alla spinta evolutiva di Google ed altri grandi mostri sacri, abbiamo tutti fatto evlvere le nostre piattaforme e pagine verso a dinamismi javascript di nuova generazione. E poi, quando sono pronti questi meccanismi e listiamo mettendo in produzione, cosa scopriamo? Che se crei una pagina completamente dal client, inserendo transizioni e contenuti ajax in maniera professionale, i motori di ricerca non riescono a vedere altro che una pagina bianca e pertanto non indicizzano nulla dei tuoi contenuti. Addirittura anche se manipoli ad hoc i tag meta con i js, il tuo ranking viene ridimensionato…
Non trovando parole adatte a concludere, chiudo salutando il vostro utile sito
Nunzio Fiore
marzo 14th, 2009 alle 20:02
Bel post Fabio
… per quel che può contare la mia esperienza quando ho a che fare con un sito che parte da zero impiego il 25 per cento delle risorse ai fattori “in site” ed il 75 per cento alle relazioni, reputazione, contenuti, volore…. questo per me è link popularity ed quello che secondo me oggi fa la differenza.
Forse potrei iscrivermi al club dei coltivatori
marzo 14th, 2009 alle 20:59
La compravendita di links o ancora di più lo scambio di links ormai servono solo se il sito da cui provengono i links ha un trust elevatissimo, spesso però i costi di un link del genere sono troppo elevati.
Credo che ora come ora un SEO Specialist debba necessariamente adattarsi, imparando a mettere in pratica varie strategie di link baiting e capendo quando è il caso di comprare una determinata recensione o avviare una determinata campagna.
Non credo sia il caso di parlare di SEO orientati ai Social, SEO tecnici, Seo orientati ai contenuti… un SEO deve sapersi muovere in tutte le “branche” del suo lavoro, magari poi specializzandosi su un determinato aspetto.
Sulla linkbuilding tramite un falso sistema di Network di siti ne ho parlato qualche tempo fa sul mio blog e stiamo per avviare un network in questi giorni a sostegno di un sito web che vogliamo spingere dalla 2a alla prima posizione per una keyword molto competitiva(ovviamente quindi vanno fatte grosse operazioni, contando l’altro trust del sito in prima posizione e dell’alta competività della key, ora come ora 70.000.000 di risultati).
Se la cosa funzionerà magari farò una case history e la invierò anche qui su Online Marketing.
Intanto vi passo il link all’articolo che ho scritto, sperando che possa essere utile alla discussione:
http://www.seopoint.org/posizionarsi-nei-motori-di-ricerca-network.html
marzo 14th, 2009 alle 21:05
Concordo in pieno. Gran bell’articolo!
marzo 14th, 2009 alle 21:38
Ciao Fabio,
io sono tra quelli, per rispondere alla tua ultima domanda.
Ho iniziato relativamente da poco a sfruttare i miei siti per erogare link popularity, dato questa possibilità la considero come un plus, ma sono anni che creo e promuovo siti autonomamente (e ci sono ancora progetti in cantiere).
La ragione principale per sviluppare autonomamente è un’altra rispetto al “serbatio di LP”, per quanto mi riguarda: e cioè incrementare e stabilizzare le entrate (attraverso pubblicità contestuale, affiliate marketing, vendita spazi banner e link, affitto DB utenti per DEM, ecc), in questo modo posso permettermi di non dipendere eccessivamente dalle scadenze legate ai clienti per i quali seguo la SEO.
Sviluppare network a tema è un’attività che possono permettersi solo i SEO in-house e alcune grandi agenzie SEM, quando hanno abbastanza clienti in determinati settori. Per un singolo, è impensabile creare anche solo un singolo sito abbastanza forte per ogni settore in cui potrebbero operare clienti e prospect.
(Tra l’altro, la creazione e la gestione di un network “in vista” potrebbe diventare talmente impegnativa da un lato e redditizia dall’altro, da richiedere la nascita di un dipartimento apposito nella società che lo controlla, ma questa è un’altra storia.)
Spesso e volentieri, senza poter controllare direttamente realtà online già ben avviate, trovo che rimanga comunque più conveniente demandare ad altri ospitalità per qualche link (gratis o a pagamento, in entrambi i casi trovare partner adatti è un’attività dispendiosa in termini di tempo).
Che ne pensate?
marzo 15th, 2009 alle 11:22
Concordo con tutte le affermazioni dell’articolo.
Noi curiamo diversi network sia per i clienti sia per progetti interni di ampio respiro e i risultati sono molto buoni effettivamente. Certo l’attività di creazione di un network è dispendiosa, ma ne vale la pena.
marzo 15th, 2009 alle 12:31
Ciao a tutti e grazie per i numerosi contributi, che tra l’altro sono pervenuti nonostante abbia scritto questo articolo nel w-end
Devo dire che, in particolare, mi trovo del tutto in linea con le considerazioni di Petro.
Paolo Vicario dice:
Non credo sia il caso di parlare di SEO orientati ai Social, SEO tecnici, Seo orientati ai contenuti… un SEO deve sapersi muovere in tutte le “branche” del suo lavoro, magari poi specializzandosi su un determinato aspetto.
hai ragione ma al momento sono pochi quelli che riescono a spaziare a tutto campo e, temo, si andrà sempre più verso una specializzazione. Queste tra l’altro sono tutte nuove figure SEO in un certo senso “generate” da Google.
Alessandro Sportelli dice:
impiego il 25 per cento delle risorse ai fattori “in site” ed il 75 per cento alle relazioni, reputazione, contenuti, volore…. questo per me è link popularity ed quello che secondo me oggi fa la differenza.
infatti le pubbliche relazioni, e addirittura l’organizzazione di eventi on e off line, fanno parte di quelle capacità che oggi un SEO deve avere e si tratta appunto di un fork importante rispetto alle competenze classiche del SEO, uno di quei fork generati dal processo di adattamento reciproco SEO/Google.
marzo 15th, 2009 alle 14:09
Ciao, anche io condivido che questa sia la direzione da prendere, non a caso, i migliori SEO sono già su questa strada da parecchio…
Ne ho parlato anche io tempo fa su: http://lascatoladipandora.wordpress.com/2009/02/23/networking-un-seo-impero/
ciao!
marzo 15th, 2009 alle 19:25
Ciao Gabriele,
grazie per la segnalazione. Corro a leggere.
Mi fa piacere che tutti siamo più o meno d’accordo su questa strategia e che altri come me la stiano adottando da un po’ per i propri servizi, infatti presto tornerò sull’argomento e il vostro contributo sarà fondamentale.
[EDIT]
Ho letto e anche se condivido le tue affermazioni direi che però parliamo di cose abbastanza diverse: il network di cui io parlo va visto prima di tutto in una prospettiva “old SEO”, cioè per generare link popularity ai fini concreti del posizionamento. Ciò non toglie che possa avere anche altri risvolti utili.
marzo 16th, 2009 alle 3:01
Si infatti! Sono pienamente d’accordo! Ed è proprio ai fini di link baiting che intendo trattare il networking! In fin dei conti, anche se si possono ottenere interessanti aspetti di pluralità e di visibilità, le fondamenta sono sempre una buona matrice di link!
Che come giustamente scrivi, è sempre più difficile da ottenere seguendo metodi “brutali” ma va raggiunta per mezzo di tecniche sempre più raffinate… Del resto, più si affinano i filtri dei motori di ricerca e più l’arte del Seo deve adeguarsi, divenendo sempre più “sottile” ed elusiva
P.S.
grazie per il commento sul mio post!
marzo 28th, 2009 alle 15:08
In pratica se inserisco un post in questo modo dovrebbe aumentare la link popularity del mio sito?…..”Oggi è il link migliore è quello all’interno di un post, un articolo, o una recensione a tema anche se questa collocazione richiede poi un rinnovo periodico delle pubblicazioni.”
marzo 28th, 2009 alle 16:18
@Lavoro da Casa
si se magari riesci anche ad ottenere dei link senza nofollow sei al top
giugno 30th, 2009 alle 21:51
Ottimo Articolo, Grazie!
gennaio 4th, 2011 alle 15:41
Articolo veramente interessante! io credo che l’attività del SEO sia molto cambiata negli anni e, in prospettiva del web 3.0, sicuramente certi cambiamenti diventeranno fisiologici. Visto che la partecipazione nel mondo web sarà sempre maggiore obbligatoriamente il SEO dovrà adottare strategie nuove e rivolte al social. la ricerca spassionata di link credo che sia importante ma penso anche che sia solo una delle cose di cui tener conto nel posizionamento di un sito. E comunque anche la link popularity si inserirà sempre di più all’interno di una dimensione semantica.
gennaio 17th, 2011 alle 13:26
bel post! ottimi consigli
giugno 30th, 2011 alle 12:07
Il post riassume perfettamente il nocciolo della questione. Il consulente SEO deve adattarsi, ormai in un epoca in cui tutto è più social occorre trovare nuove soluzioni che in primis procurano un elevato tasso di “engagement” ed interazione con gli utenti. Tuttavia per le keyword molto competitive, dubito che basti solo un’ottima ottimizzazione onsite ed i soli contenuti originali! Concordo sul fatto di pubblicizzare altri blog o risorse a tema, credo diano maggiore fiducia al sito che li linka
gennaio 25th, 2013 alle 16:50
Interessante notare come in questo post del 2009 ci siano tante considerazioni ancora attuali sulla SEO e soprattutto è da notare come già allora ci si ci si chiedesse se le attività di posizionamento nei motori di ricerca avessero ancora ragione di essere. Questo mi fa capire come sostanzialmente chi fa il mio mestiere passa giornate intere ad autoconvincersi che occorre reinventare la ruota una settimana si e l’altra pure. eheh, divertente!