
Dietro l’inspiegabile mancata indicizzazione di un articolo pubblicato su SEOmoz.org si nasconde una scoperta ufficiosamente confermata da fonti interne a Google: gli url che terminano con “.0″ vengono automaticamente penalizzati.
Al termine di questo post troverete tutti i riferimenti del caso, ma qui vorrei sottolineare che si tratta dell’ennesima stranezza di un algoritmo che, specie negli ultimi tempi, appare sempre più radicale e imperscrutabile nelle proprie scelte.
Chi opera da anni nel mondo del Search Engine Marketing dovrebbe ormai essersi abituato a storie strane di tutti i tipi: esperienze raccontate nei forum o nei blog che a volte nascondo un fondo di verità (come molte leggende
) altre volte sono pure superstizioni dei SEO, che spesso si trovano in balia di Google come marinai nella tempesta…ma in questo caso la realtà supera ogni fantasia.
Ebbene è così, a quanto pare una pagina che termina on un “.0″ non ha alcuna possibilità di essere indicizzata, poco importa quanto sia autorevole il sito in cui si trova o quanto siano buoni i link che riceve, non c’è verso, anche Wikipedia ne è vittima.
Forse possiamo parlare di effetti collaterali di aggiustamenti all’algoritmo…chiamiamoli come vogliamo ma mi sembra che si possa aprire ufficialmente un caccia ai cosiddetti “glitches” (letteralmente piccoli guasti): solo qualche settimana fa un’improvvisa mannaia sembrava essere calata sui domini .info (notizia riportata e confermata in decine di forum stranieri ed italiani), per non parlare di altre decine di anomalie meno evidenti ma altrettanto ingiustificate.
Anche chi lavora abitualmente in modo professionale con Google Adwords ha dovuto fare l’abitudine ad una serie di fenomeni difficilmente spiegabili con le indicazioni della guida ufficiale, e purtroppo ancora meno facili da risolvere con il ricorso all’assistenza telefonica o via mail (infatti le persone preposte spesso cadono dalle nuvole e si arrampicano sugli specchi per trovare una giustificazione).
E quindi? Cosa c’entra Adwords con il nostro discorso?
Il succo della questione è che se persino Adwords, il gioiello di Google, è soggetto a “glitches” piccoli e grandi, probabilmente non possiamo neppure immaginare quante problematiche ci siano dietro un sistema complesso e difficilmente controllabile come quello che sta dietro ai risultati naturali. Forse neppure gli ingegneri di Google sanno prevedere con esattezza le conseguenze di certe modifiche e sono in grado di isolare perfettamente bug ed effetti collaterali imprevisti.
Per chi ha fatto di Google il volano del proprio business la soluzione è una soltanto: tenere d’occhio le variazioni dell’algoritmo, documentarsi in modo maniacale su forum e blog stranieri (dove di solito i fenomeni vengono segnalati in anticipo) contando su fiuto e buon senso per distinguere le “superstizioni” dalla realtà e…fare il possibile per liberarsi dalla dipendenza da Google.
Tutti i riferimenti
- Unwritten Google Webmaster Guideline [...] – SEOMOZ.com
- SEOmoz Gets Penalized for a URL Ending with .0 – Search Engine Round Table
- Google Temporarily Purges .info Domain Names – SEO Book
- Google Adwords Bug – ricerca su Google
- Do You Care About Google Glitches? – SEO Book
[UPDATE 1]
Agli url segnalati da SEOMoz aggiungo il nostro articolo di qualche giorno fa il cui url non termina con “.0″ ma con “20″ :-/
[UPDATE 2]
Matt Cutts, ha risposto alla segnalazione di SEOmoz spiegando, cosa risaputa, che anche gli url che terminano in .exe non vengono indicizzati e che, potendo il .”0″ rappresentare il file binario, vale la stessa limitazione…ma a breve per “.0″ verrà fatta un’eccezione (vedere i commenti più sotto).





giugno 17th, 2008 alle 12:32
Veramente non c’è niente di strano nell’algoritmo.
Non vengono indicizzati i .exe perché potrebbero essere files potenzialmente pericolosi e i .0 perché potrebbero essere files binari.
Questo viene chiaramente spiegato qui:
http://www.mattcutts.com/blog/dont-end-your-urls-with-exe/
Segnalazione gentilmente fornita da: Studiomader
giugno 17th, 2008 alle 17:45
@WMT
veramente dei .exe si sapeva da prima che Matt Cutts confermasse la segnalazione di SEOMoz sui .0
Quanto al .0 è una cavolata paranoica e, ripeto, chissà quante altre ce ne sono e attendono di essere scoperte.
Comunque nel post che hai segnalato (a proposito, grazie, mi era sfuggito) leggo che la limitazione verrà tolta a breve, a riprova che era una cosa sciocca.
giugno 18th, 2008 alle 17:56
Grande Fabius! Sempre pronto a evidenziare le incoerenze di quel bacchettone di Google
giugno 19th, 2008 alle 13:37
Prego
luglio 3rd, 2008 alle 9:37
Ma perché un articolo deve avere un’estensione .0?
le estensioni dei file servono per dare indicazioni precise a persone e macchine di che tipo di file si tratta…
luglio 3rd, 2008 alle 9:55
Ciao Giorgio,
perchè gli header del documento servito dal webserver dovrebbero essere sufficienti a determinare la natura del documento, non la sua estensione: l’estensione è una convenzione e, tra l’altro, .0 non è un estensione standard riconosciuta come potrebbe essere .exe
Tra l’altro il problema a volte si presenta in modo casuale anche con url del tipo
http://www.dominio.com/web20