In questi anni mi sono convinto che la differenza tra un SEM professionista ed uno improvvisato stia nella capacità di capire quando bisogna fare un passo indietro: esistono infatti situazioni in cui il primo dirà al cliente “non posso fare molto per te”, mentre l’altro si affannerà a presentare una proposta economica.
Infatti uno dei punti fermi che dobbiamo tenere presente nel nostro lavoro è che il search engine marketing è uno strumento di marketing “pull”, nessun navigatore può usare i motori di ricerca per prodotti e servizi della cui esistenza non è al corrente.
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Nonostante questa doverosa premessa, dobbiamo considerare che anche in casi come questi a volte il cliente chiede consapevolmente, all’interno di una strategia di marketing più ampia, di poter affermare la propria presenza nei motori di ricerca: specie quando auspica che la presenza negli altri media susciti interesse e bisogno di informazioni, e generi quindi ricerche in rete.
Ecco allora che se il cliente presenta prodotti o servizi innovativi, e per questo poco conosciuti, un professionista dei motori di ricerca devi porsi il problema di come intercettare, nei motori di ricerca, i navigatori potenzialmente interessati (“se solo sapessero che…”).
Dal punto di vista strettamente SEO, il compito è arduo: non ha molto senso impegnarsi su keyword generiche (e magari competitive) per avere risultati che si vedranno probabilmente a distanza di mesi. Meglio limitarsi a fare il “compitino” realizzando un sito search engine friendly ottimizzato sulle keyword strettamente attinenti, anche se per ora non generano traffico. Quando si sarà creato quello che i SEO anglosassoni chiamano “a new query space”, saremo lì pronti a raccoglierne i frutti.
E’ un po’ quello che è accaduto a questo blog che (non intenzionalmente) si è posizionato da tempo sulla keyword “social media marketing“, ma solo oggi riceve traffico da essa (infatti solo negli ultimi tempi si è creato un “query space” anche in italiano).
Utilizzando invece il keyword advertising, dove abbiamo un certo controllo sul tipo di campagna che si può andare a generare, la cosa è relativamente semplice: possiamo individuare (e pubblicare annunci per) parole chiave appartenenti a settori analoghi a quello che ci interessa, oppure termini che individuano un target vicino a quello che, idealmente, vorremmo creare.
Diverso tempo fa, nell’epoca in cui questo era ancora sconosciuto, pubblicizzammo con adwords per un cliente un corso sugli strumenti del Social Media Marketing, intercettando con il pay per click i navigatori alla ricerca di formazione nel più tradizionale ambito “Web Marketing”, “Internet Marketing” ecc…
I risultati complessivi furono appena soddisfacenti (proprio per questa ragione abbiamo iniziato l’articolo con quella lunga premessa), tuttavia portammo al corso una decina di persone proprio grazie alla campagna Adwords “per analogia”.
Segnalo infine che diverso tempo fa abbiamo già affrontato il tema nell’articolo Acquistare keywords per prodotti simili?





novembre 10th, 2008 alle 23:17
Ottime indicazioni, non avevo mai considerato il keyword advertising da questo punto di vista.