I nuovi fattori di successo nel posizionamento

SEO

Abbiamo affrontato il tema in più occasioni: è risaputo che Google dà estrema importanza ai link in ingresso verso un sito, pertanto la capacità di “costruire” link popularity è ancora uno degli strumenti più efficaci a disposizione dei SEO specialist (se non il più efficace).

D’altra parte nel corso degli ultimi due anni, resosi conto di essere vulnerabile nei confronti delle tecniche SEO di link building, Google ha cercato di correre ai ripari introducendo dei filtri sempre più precisi nell’individuare e premiare la spontaneità dei link (crescita lenta, non reciprocità, tematicità, posizione nella pagina, sanzione della compravendita etc. etc.).

Questa situazione ha portato addirittura ad ipotizzare che le “link building companies” siano destinate ad essere considerate black hat SEOs, e alcuni oggi sostengono che il SEO specialist dovrà necessariamente trasformarsi in un seo/copywriter/pr in grado di attrarre link spontanei soltanto grazie alla qualità dei contenuti e delle iniziative proposte.

Per quanto i contenuti siano cosa buona e giusta, altri specialisti non si rassegnano e ritengono che (purtroppo o per fortuna) ancora oggi sia possibile simulare la spontaneità ad un costo inferiore a quello dell’attività di digital pr. Credo che Google la pensi come loro e che quindi stia correndo ai ripari cercando soluzioni più efficaci dello spauracchio della penalizzazione :): immagino sia lecito chiedersi quali saranno i fattori di successo, meno influenzabili da SEO & affini, che verranno affiancati alla link popularity per stemperarne il peso eccessivo.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che il monitoraggio del comportamento dell’utente all’interno di un sito e delle pagine sarà determinante nel discriminare i siti buoni da quelli meno buoni, ma c’è molta meno sicurezza nell’indicare

  1. come fa/farà Google a misurare questi comportamenti
  2. quali siano i comportamenti a cui dà/darà maggior peso

Proviamo quindi a fare qualche ipotesi (realistica)

Possibili strumenti e occasioni di monitoraggio

  • Google Toolbar
  • presenza di Adsense nel sito (ormai onnipresente)
  • presenza del codice di Google Analytics
  • acquisizione di altri network e utilizzo dei dati acquisiti (thanks Alessio )

Tutti questi tool consentono in via teorica (e probabilmente già anche in pratica) di monitorare esattamente gli spostamenti dell’utente dalla SERP (Search Engine Result Page) al sito e viceversa, inoltre permettono il tracciamento delle azioni intraprese dai navigatori all’interno del sito stesso.

Il monitoraggio dei click nei risultati di ricerca (evidente nelle statistiche dei Google Webmaster Tools) avviene tramite Javascript, infatti accanto al link presente in ogni risultato troviamo puntualmente un evento “onMouseDown”.

Se a questi fattori aggiungiamo che la maggior parte di noi naviga in rete mentre si trova loggata in un Google account, il quadro è completo…infatti Google ha “risolto” da tempo il problema etico dei Cookie di terze parti :)

Comportamenti da monitorare e valutare

Moltissimi, troppi per elencarli tutti, ma mettendoci per un attimo nei panni di Google… a cosa daremmo valore?

Tempo di permanenza? Page Views? Bounce Rate?

Certo, tutti questi fattori sono indicativi, però sul bounce rate ci sarebbe molto da dire: non sempre infatti un’elevata percentuale di rimbalzo rappresenta un fattore negativo (questa osservazione merita un post apposito quindi non approfondirò la questione in questa sede).

Forse dovremmo andare oltre e pensare a qualcosa di meno scontato: dalle mie occasionali chiacchierate SEO con Piersante e Luca , è emersa l’opinione condivisa che un aspetto del comportamento del navigatore da tenere d’occhio è senz’altro il “tasso di ritorno sulla SERP” (termine che mi sono appena inventato in questo momento per un comportamento che non saprei definire in altro modo :) ) .

Il tasso di ritorno sulla SERP indica infatti il comportamento dell’utente che, una volta cliccato su un risultato e non ritenutolo soddisfacente, torna alla lista dei risultati di Google da cui proveniva per cercare un’alternativa: al momento  non ci è dato sapere se google ne tenga conto, ma sicuramente questo dato rappresenterebbe una delle informazioni più significative sulla qualità di un sito dal punto di vista del navigatore.

A questo punto però mi interessa conoscere l’opinione di chi ci legge: quali sono secondo voi i fattori che Google dovrebbe considerare per fornire delle SERP più veritiere?


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25 Commenti su questo articolo

  1. davide ha scritto:

    Innanzitutto complimenti per l’interessante articolo!
    Secondo me cmq il “tasso di ritorno sulla SERP” non è per forza un buon rapporto…può esserlo solo in rare situazioni!
    Se ad esempio devo comprare un servizio/prodotto è naturale che per ovvi motivi di concorrenza sia interessato a visitare + di un risultato della SERP!
    Mi viene in mente ad esempio il caso in cui cerco un hotel….come minimo confronto le offerte di 10 siti! Viceversa se ad esempio devo cercare la definizione di una parola il “tasso di ritorno sulla SERP” può essere un dato qualitativo…
    In sostanza la cosa la vedo mooolto difficile da gestire per google…
    Un dato che invece ritengo valido e sempre applicabile è il tempo di permanenza sul sito! L’unico motivo che mi viene in mente per cui dovrei abbandonare subito un sito è perché al momento nn ho tempo…ma di sicuro ci tornerei appena posso! e anche questo dato (ritorno nel sito) è monitorabile da google!

  2. Merlinox ha scritto:

    Google è una intelligenza artificiale che cresce sempre di più. Come un bambino che associa gli eventi della vita alle parole, ora lui lo fa con le frasi che ogni giorno indicizza.
    Il futuro secondo me tende molto più alla “filosofia” che alla tecnica. La correttezza del codice penso diventerà un requisito scontato nonchè condizione necessaria.
    L’importanza sarà fornire a google argomenti nuovi, ben trattati e correlati dall’entusiasmo dei navigatori e degli altri siti. Anche la ricchezza del linguaggio, già oggi, penso sia uno dei fattori premianti per un SEO che passa dall’essere un ingegnere ad essere un buon letterato specializzato.

  3. Fabio Sutto ha scritto:

    Ciao Davide, e grazie a te per avere aperto il dibattito :)

    Non credo che le le occasioni di applicazione del “tasso di ritorno” siano così rare, penso ad esempio al comportamento del navigatore medio che cerca “Hotel Rimini”…8 volte su 10 (dati verificati sul campo) finisce in un portale e se trova quello che cerca, lì rimane.

    Diversa può essere la situazione dell’utente più evoluto che cerca il miglior prezzo per il prodotto xy, che al momento secondo me rappresenta ancora la minoranza.

    Il tasso di ritorno secondo me non va preso “tout court” ma individuato come rimbalzo + ritorno (quindi ritorno immediato) e infatti, per come la vedo io, il “tempo di permanenza” sul sito di cui giustamente parli (meglio ancora le pageviews) rappresenta l’altra faccia del “tasso di ritorno sulle SERP.

  4. Fabio Sutto ha scritto:

    @Merlinox

    sulla centralità dei contenuti siamo d’accordo, sulla correttezza del codice invece sinceramente non so…al momento non mi sembra che Google stia dando molta importanza alla cosa (e credo, se non ricordo male, che anche le “precisazioni” in g. webmaster central abbiano in parte confermato la cosa).

    Però mi piacerebbe che ci focalizzassimo sulle possibili interpretazioni del comportamento del navigatore (ammesso che la si ritenga una cosa importante), come monitorarlo meglio? A cosa dare valore?

  5. Petro ha scritto:

    Ormai nella definizione di BlackHat, per Google rientrerebbe qualsiasi attività che ha come scopo una manipolazione dei ranking: attenendoci alla definizione, anche scrivere copy ottimizzato sarebbe, paradossalmente, un’attività BH se lo scopo è quello di ottenere traffico organico (!)

    Il link building non morirà tanto facilmente, e nonostante tutto Google non ha ancora trovato un valido sostituto. E’ solo riuscito ad identificare le tecniche più “grezze”, ma non può nulla contro un link building accorto…

    Riguardo ai fattori che può considerare: sicuramente il “tasso di ritorno alla serp” è un indicatore importante, al quale aggiungerei:
    - numero e trend delle ricerche “branded” o comunque “navigational”
    - CTR del risultato in serp (dato grezzo)
    - raffinamento della query in seguito alla visita di un risultato
    - attività in SearchWiki (ovviamente)
    - diffusione presso i social network

    Alcuni di questi fattori sono già in uso, altri sono brevettati… è chiaro che Google vuole puntare alla sua forza, ovvero dati, dati e ancora dati. Ma alla fine, anche quelli sono manipolabili, e si ritorna al problema iniziale.

  6. Michele ha scritto:

    Scusate se vado off-topic, ma mi interessa un aspetto più tecnico.
    Qualcuno sa in che modo Google ha risolto il problema dei cookies di terze parti?

  7. davide ha scritto:

    Ti devo dare atto che probabilmente ho pensato troppo a me stesso e nn all’utente medio!
    Per quanto riguarda pageview VS tempo sul sito ritengo che il tempo sul sito sia più attendibile! E anche qua dipende molto dal target del sito in effetti…. poi magari un giusto compromesso tra i due può portare a dei risultati ancora migliori!

  8. Fabio Sutto ha scritto:

    @Petro

    “Ormai nella definizione di BlackHat, per Google rientrerebbe qualsiasi attività che ha come scopo una manipolazione dei ranking [...]”

    Parole sante, ormai non conta il peccato ma l’atteggiamento interiore del peccatore :)

    @Michele

    Mi sono espresso male, la mia affermazione era ironica (adesso correggo e metto tra virgolette). Per i cookie di terze parti explorer è il browser più attento (li blocca di default in assenza di un documento di informativa sulla privacy) ma in realtà è una cosa pro-forma.

    Per maggiori informazioni
    http://php.html.it/articoli/leggi/850/tutto-sui-cookie/13/
    http://tumblingduke.blogspot.com/2006/01/google-and-third-party-cookies.html

    @Davide

    alla questione della misurazione e dell’interpretazione di bounce rate, tempo di permanenza e pageviews vorrei dedicare un post apposito, se ti va ne parliamo con l’occasione

  9. davide ha scritto:

    Attendo con aspettazione il post! E aspettati già da ora un mio commento critico…. ;-)

  10. Merlinox ha scritto:

    Focalizzarsi sul navigatore diventa sempre più difficile. A causa di Google i navigatori sono sempre più “ignorante e smemorati”. Senza offesa per nessuna ma vi capita mai di vedere navigare un neofita? Io ho notato tantissimi che non vedono differenza tra barra indirizzi e barra google e ormai non danno nemmeno più valore al dominio. Questo secondo me si traduce in uno spostamento della “responsabilità” dal tecnico al SEO.

  11. alessio ha scritto:

    @ Merlinox: in compenso sonno bravissimi nell’utilizzo di Facebook :)
    Ed è anche in ques

    La visibilità on-line è sicuramente cambiata, non solo con l’evolversi degli algoritmi, ma anche con il modificarsi della tipologia dei risultati proposti all’interno delle serp, soprattutto per keyword competitive: è bene tenere a mente una recente definizione del buon Piersante; Google visto non tanto come “motore di ricerca”, quanto piuttosto come “motore di risposta”, un concetto a mio avviso fondamentale.

    BTW
    Integrerei “Possibili strumenti e occasioni di monitoraggio” con la voce

    * Nuove acquisizioni da parte di Google e utilizzo dei dati acquisiti :D

  12. Fabio Sutto ha scritto:

    @Merlinox

    “non vedono differenza tra barra indirizzi e barra google e ormai non danno nemmeno più valore al dominio…”

    E’ così, anch’io spesso per pigrizia (e per sfruttare la correzione dello spelling) utilizzo Google come la location del browser

    @Alessio

    giusta osservazione, integrato grazie :)

  13. Merlinox ha scritto:

    Piersante docet. La filosofia è corretta. Un’altra filosofia è che la golosità di google è proporzionale a quanto poco conosce una parola.
    Se provi a mettere un termine del ca**o su un post e a far fare a un po’ di gente una ricerchina, lo vedi come è affamato :)

  14. Alessandro Sportelli ha scritto:

    Ciao Fabio :)
    Sono in qualche modo correlati il tuo “tasso di ritorno sulla serp” e la “frequenza di rimbalzo” di analytics? :) Ciao caro

  15. Fabio Sutto ha scritto:

    Ciao Alessandro,

    anticipo parte delle argomentazioni del post che vorrei dedicare alla questione: un rimbalzo può voler dire diverse cose, agli occhi di un software di statistiche (http è un protocollo stateless) rimbalza

    - sia chi non trova ciò che cerca e va altrove
    - sia chi trova esattamente ciò che cerca e non va oltre perchè è già soddisfatto

    Nel primo caso abbiamo un rimbalzo “cattivo”, nel secondo uno “buono”: è fondamentale distinguere tra le due tipologie.

  16. Maing ha scritto:

    Fabio,
    a proposito di bounce rate QuadsZilla lo inserisce tra i fattori del posizionamento

  17. Fabio Sutto ha scritto:

    @Maing

    contributo stimolante ma temo che QuadsZilla abbia preso un granchio: il bounce rate dipende molto dal traffico proveniente dai motori di ricerca (più soggetto a bounce) e non viceversa.

    Nei commenti al post che citi ci sono altri che sottolineano questo aspetto

  18. Gianluca M ha scritto:

    Il fatto che in google.com si possa far salire una serp una volta registrati, giudicarla meritevole di posizioni migliori .. è forse questa la strada che Google ha intrapreso?

  19. Merlinox ha scritto:

    Diciamo che google come ogni azienda guarda oltre che al servizio, alla propria “casata”. Se tu regali a google i dati dei tuoi accessi, gli spazi per adsense, i tuoi adwords etc. e magari anche contenuti buoni validi e interessanti… secondo te può non premiarti?

  20. Andrea Vit ha scritto:

    Vado un po’ controcorrente…(ogni tanto me lo concedo :-))ho qualche perplessità sulla frase conclusiva:
    “Il tasso di ritorno sulla SERP indica infatti il comportamento dell’utente che, una volta cliccato su un risultato e non ritenutolo soddisfacente, torna alla lista dei risultati di Google da cui proveniva per cercare un’alternativa.”

    In realtà non è proprio vero che il ritorno in SERP, per certe query/situazioni manifesta il reperimento di un risultato non soddisfacente.

    Il modello mentale e di interazione che l’utente segue durante una ricerca (detto filter model), specialmente per parole chiave generiche o per comparazioni in un processo di acquisto, identifica il ritorno ai risultati di una ricerca o talvolta il raffinamento della ricerca appena effettuata come una fase normale processo di reperimento delle informazioni.

    Voi come la pensate?

  21. Petro ha scritto:

    @Andrea, è giustissimo: considerare un fattore non vuol dire automaticamente considerarlo negativo.

    Tutto dipende, credo, dai valori della tua nicchia di riferimento (e ancora, il gioco lo fa chi ha i dati per confrontare). Ovvero, se i siti con cui sei in competizione mostrano un tasso di ritorno alla serp alto, ma uguale al tuo, siete alla pari.

    E’ un po’ il discorso per cui in certi settori (adult) si può essere più aggressivi on-site, e in certi altri (gambling) visto che tutti comprano link, chi si adatta all’industry standard non viene penalizzato.

    La vera differenza, la “mucca viola” del caso, è chi riesce ad ottenere valori migliori rispetto agli altri. Anche se non si conoscono i valori degli altri, e sia difficile stabilire con esattezza cosa sia “migliore”.

    Ma in un settore dove, ad esempio, è la norma comprare link, chi i link di pari forza se li procura spontaneamente, svetta. I comparatori di prezzo hanno avuto successo (anche) perché, rispetto al ciclo serp > venditore 1 > serp > venditore 2 > serp eccetera, forniscono tutto il necessario in una sola pagina. Chi investe in pubblicità offline e richiama ricerche col suo brand più di quanto non facciano i competitor, è destinato a salire, a parità di condizioni.

    Noi diamo per scontato che cosa sia “migliore” quando parliamo di ritorno alla serp, di ctr di un risultato, di ricerche “navigational”… ma non sempre è così: dobbiamo sempre considerare l’ambito di riferimento.

  22. Gianpaolo Lorusso ha scritto:

    ciao a tutti,
    Se guardiamo al futuro del search marketing, più che soffermarsi sui singoli aspetti in grado di influenzare Google, io mi concentrerei sulle ricerche personalizzate.
    In America le stanno già testando da un pò e vedrete che presto arriveranno anche da noi.
    Nel giro di poco tempo i risultati forniti da Google saranno diversi per ogni utente a seconda delle sue preferenze (espresse o carpite grazie alle numerose basi dati di Google).
    Per questo gli unici strumenti di visibilità sicuri rimarranno: la cura nell’architettura del sito, i contenuti e una buona strategia di visibilità su siti tematicamente correlati.
    I SEO che non saranno in grado o che non riusciranno a influenzare i loro clienti su questi aspetti, vivranno tempi sempre più duri.
    Ciao, ciao

  23. Andrea Vit ha scritto:

    @Petro
    Hai detto la cosa giusta…forse più che parlare dell’effetto negativo del CTR, potrebbe essere corretto soffermarsi sul lato positivo del basso CTR.
    Inoltre, se me lo concedete, avanzo un’altra obiezione: non credete che il CTR sia abbastanza manipolabile dall’esterno?
    Se pagassi un manipolo di navigatori (stile click fraud per intenderci), non è che tutti questi voli pindarici sull’utilita del fattore CTR verrebbero meno e si aprirebbe una nuova frontiera dello spam?

  24. Merlinox ha scritto:

    Ma alla fine sbaglio o volgarmente mi pare di dedurre da tutti i nostri discorsi che la strada di google e proprio quella di “licenziare” i SEO e di premiare nuove figure creative? Dopo averci fatto diventare tutti ignoranti, correggendo ogni nostro errore e mettendo a disposizione le informazioni meglio di quanto richiedessimo, ora vuole istruirci?

  25. Fabio Sutto ha scritto:

    Ciao a tutti,

    sono stato lontano per lavoro ma ho continuato a seguire i commenti e a leggervi, grazie ancora per i numerosi e pertinenti contributi.

    @Andrea

    hai ragione ma anch’io penso con Petro che molto dipenda dalla nicchia di riferimento (se di nicchia si tratta).
    Non so se al momento Google si serva del “tasso di ritorno sulla serp” ma credo che dovrebbe: si tratta di una tendenza statistica fondamentale su grandi moli di dati (e non in riferimento alla singola ricerca).

    Anche nei casi in cui sia normale “girovagare” da SERP a risultato e poi indietro, se consideriamo la SERP come S e il sito X come uno dei risultati della ricerca per una data keyword

    Un sito pertinente avrà un numero maggiore di

    S > X > S > ? > S > X

    Mentre uno meno pertinente avrà un numero maggiore di

    S > X > S > ?

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