Panico da calo pagerank: nuove fobie all’ombra della grande “G”

SEO

Panic ButtonGoogle ce l’ha fatta ed è riuscito ad instillare nella grande maggioranza dei SEO (novizi ed esperti) il “panico da link esterno”.

Ne avevo parlato qualche tempo fa ma ora è davvero comico constatare come siano bastate poche settimane di terrorismo (aiuto mi è calato il pagerank!) per distruggere il diffuso mercato della compravendita link, e come stia già nascendo una nuova generazione di “testimoni di Google”, che rifiuta religiosamente persino lo scambio link gratuito.

Alcuni esempi

  • Recentemente l’ansioso webmaster che cura il sito di un importante quotidiano nazionale le ha provate tutte per togliere alcuni link esterni, prima il nofollow, poi la riscrittura in Javascript, poi il redirect…alla fine ha capitolato sotto le proteste dei clienti che avevano pagato profumatamente dei buoni link testuali, e che fessi non sono.
    Tra l’altro aveva dimenticato di provare con il cloaking :)
  • I BlogRoll stanno scomparendo da diversi siti (non si sa mai che la grande “G” pensi che sto prendendo dei soldi…)
  • La “nofollowite” si sta diffondendo come un’epidemia: addirittura un celebre network del settore ha sommato nofollow+redirect (non si è mai abbastanza sicuri).

Tutte esagerazioni, e anche se Google vuole lasciarci intendere che l’unico link buono è quello che non droga le SERP, fermiamoci a riflettere: quali insegnamenti possiamo trarre dalla nuova policy?

  1. Il primo è la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che i link sono un ottimo antidoto alle spese folli nel pay per click: se così non fosse perchè colpirne la diffusione incontrollata? Google si starà anche attrezzando per introdurre nuovi fattori di valutazione per i siti, ma ad oggi la “vecchia” link popularity è ancora un fattore determinante.
  2. Il secondo riguarda il fatto che, poichè è sostanzialmente impossibile distinguere in modo preciso i link spontanei da quelli pilotati e poichè le SERP sono fortemente dipendenti dal sistema basato sulla link popularity, Google non può veramente colpire i link sospetti…quindi si è inventato questa storia del calo di pagerank, che tutto sommato è innocuo per chi viene interessato dal fenomeno.
  3. Il terzo è che ancora una volta lo strumento della delazione e del controllo umano si è rivelato fondamentale per l’applicazione di una serie di restrizioni…con tutte le possibili imprecisioni che ne possono derivare.

Esiste un modo per continuare a influenzare le SERP senza veder necessariamente scendere la baretta verde di chi espone un link “sospetto”?

In fondo non sono cambiate molte cose, la spontaneità si può sicuramente simulare in mille modi, però per alcuni versi il danno è già fatto: sono davvero tanti i webmaster allarmati che hanno già schiacciato il “panic button”, e sicuramente Google ha ottenuto l’effetto di arginare la pratica dilagante della compravendita e dello scambio link.


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4 Commenti su questo articolo

  1. Mattia Soragni ha scritto:

    Ciao fabio!
    sono d’accordo con te in quello che dici… un’altra considerazione potrebbe essere quella di controllo indiretto… tutti coloro che si sentono in “colpa” e che rischiano, hanno modificato i link tanto per capirci da dofollow a nofollow… e google sa molto bene sia chi utilizza i link per venderli, sia per chi li acquista…

    la paura è sempre stata una buona tecnica di controllo…

  2. Fabio Sutto ha scritto:

    Ciao Mattia,

    esatto, “controllo indiretto” è proprio la terminologia più precisa :)

  3. Dilbert ha scritto:

    Corretto!

    Noi SEO siamo così dipendenti dai capricci di Google che spesso confondiamo le linee guida con l’etica e le “minacce” di Matt Cutts con la realtà

  4. Fabio Sutto ha scritto:

    Aggiornamento dell’ultima ora, poco fa ho reperito in rete questo post di Simone Luciani: siamo decisamente sulla stessa linea :)

    La paura di linkare – Fate l’amore con i link

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