Da quando i giornalisti hanno cominciato a scrivere sempre più spesso di “cose WEB”, sto apprendendo molto sul giornalismo e nutro seri dubbi sull’affidabilità delle notizie di economia, politica, cronaca che mi vengono propinate tutti i giorni.
A dire il vero dovrei prendermela soprattutto con i giornalisti italiani, perchè certi pressapochismi li ho notati soltanto nell’informazione del Bel Paese, ma per una volta voglio essere qualunquista anch’io…pertanto mi prenderò il lusso di generalizzare e dare la colpa all’intero mondo del giornalismo non specialistico
Di cosa stiamo parlando? Cosa diamine è un “funzino apocrifo”?
Oggi un amico mi ha segnalato via mail l’ultima notizia sensazionalistica e sballata apparsa su Repubblica.it: “Il ‘funzino apocrifo’ beffa Google, Yahoo! e Live Search”.
In sintesi: alcuni studenti di L’Aquila, come compitino all’interno di un Master Post Laurea, hanno posizionato dei siti in Google per una keyword inesistente e totalmente priva di competitività.
Nulla di nuovo quindi a distanza di anni da “Fattori Arcani” e altri innocenti contest SEO di quel tipo: tralasciamo che si tratta addirittura di un Master (sono convintissimo che anche gli studenti sono perfettamente al corrente di non aver compiuto alcuna impresa eccezionale) il vero problema è che, nella limitata comprensione della questione da parte del giornalista (Riccardo Bagnato, che merita di essere menzionato), i ragazzi avrebbero incredibilmente “beffato Google”.
Con buona pace di Giorgio Taverniti e la sua community, che da tempo promuovono periodicamente dei “SEO contest” (con tante informazioni disponibili ecco cosa recepiscono i giornalisti…)
Particolarmente degne di nota le seguenti affermazioni
[...] Eppure, appena fuori dalle aule universitarie, non mancano specialisti, aziende e guru del Web, che promettono di poter collocare un sito ai primi posti dei maggiori motori online dichiarandosi esperti SEO.
“In generale però – aggiunge Calvano – basterebbe forse seguire le linee guida suggerite dal Consorzio W3C perché questo migliori il proprio posizionamento, cioè: fare un buon sito per gli utenti, mantenerlo aggiornato negli anni; tant’è che i motori di ricerca stanno già sviluppando soluzioni non più e non solo basate su algoritmi, ma sull’esperienza degli utenti. Penso a Search Wikia o Knol di Google”.
Breve quiz: secondo voi quali saranno le conclusioni dell’uomo della strada, potenziale cliente?
- “Fare SEO è facile”
- “Invece di pagare un vero SEO, prima provo con uno studente universitario”
- “Una keyword vale l’altra, è il posizionamento tout court che conta”
Stendiamo un velo pietoso e ringraziamo ancora una volta Repubblica che, dopo il caso del “povero ricercatore che aveva battuto Google”, ha fabbricato un’altra notizia di cui non potevamo fare a meno
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marzo 25th, 2008 alle 22:53
Io dico che dalle parti di Repubblica hanno dei SEO strepitosi…
Quella di sparare cavolate a proposito di internet è l’ultima frontiera del link baiting: che ne pensi ?
Dopotutto, spararla grossa senza offendere direttamente, è il miglior modo per rendere virale un articolo.
marzo 25th, 2008 alle 23:00
@ Dag
Effettivamente, tralasciando le figuracce, come idea non sarebbe male
Purtoppo temo che le cose non stiano così…
marzo 26th, 2008 alle 1:14
Mi permetto di intervenire sentendomi chiamato in causa.
Volevo precisare alcune cose che non sono sembrate molto chiare nell’articolo
La “gara” o “contest” se così si può chiamare, è stata organizzata come progetto per un esame del Master in Web Technology di L’Aquila nell’aprile 2007.
I gareggianti erano studenti alle prime armi con i motori di ricerca e con il posizionamento. Molti di essi prima del corso non sapevano nemmeno cosa fosse il SEO.
E’ stata scelta quindi una keyword inesistente e priva di senso nelle SERP di Google (una prova “semplice” per quelli che masticano già da tempo il posizionamento sui motori) per rendere il lavoro più umano a studenti alle prime armi e per non “sporcare” inutilmente i risultati per keyword reali.
La prova ha avuto la supervisione dell’amico Giorgio Taverniti che ha presidiato la discussione e valutazione dei progetti ed ha realizzato anche un interessante seminario in aula, tutto documentato sul Forum GT
Passiamo all’articolo ora. Posso dire in tutta sincerità che le parole a me attribuite, inserite tra “virgolette” sono state abbastanza manipolate. Ho fatto una intervista di 20 minuti e non penso di aver detto appena 40 parole


Quando mi è stato chiesto come è possibile migliorare il posizionamento sui motori di ricerca, ho risposto in maniera completa ed articolata, elencando alcune attività SEO, diciamo quelle che ritenevo più importanti ed eticamente più giuste.
Il buon Bagnato ha scritto ciò che ha capito, essendo un giornalista a tutto tondo e non un esperto SEO/SEM/informatico… etc
Prendiamo per esempio la frase che io avrei detto: “tant’è che i motori di ricerca stanno già sviluppando soluzioni non più e non solo basate su algoritmi, ma sull’esperienza degli utenti.Penso a Search Wikia o Knol di Google”.
Ora dico il pensiero originale: mi riferivo alla lotta allo SPAM e spiegavo che per quanto si evolvano gli algoritmi, l’intelligenza umana è ben altra cosa. Ci saranno sempre “persone maliziose” (ed intelligenti almeno più degli algo) che cercheranno di avvantaggiarsi in maniera non etica nei risultati dei motori, inventandosi mille trucchi invisibili (almeno temporaneamente) agli algoritmi.
Sorge quindi la necessità di utilizzare analisi fatte da umani, da affiancare all’attività svolta dagli algoritmi, come i Quality Rater di Google per esempio. Ed inoltre utilizzare la “User Experience” per scovare gli “impostori” nelle SERP, con analisi sui comportamenti degli utenti. Ho aggiunto anche molto altro che non dirò visto che mi sono già prolungato abbastanza
Credo comunque, come già detto da Giorgio Taverniti nel suo forum, che ci sono dei sintomi di miglioramento per quanto riguarda gli articoli sull’argomento motori di ricerca.
Vi lascio con una perla estratta dall’articolo del 2005 sempre di Repubblica:
“La caccia è partita da quando Google, all’inizio dell’anno, ha introdotto il suo motore di ricerca autonomo. Nei tre anni e mezzo precedenti aveva usato – su licenza – lo stesso motore Yahoo, che tuttora appare nella main page Google, in alternativa al suo proprio motore.”
marzo 26th, 2008 alle 8:48
Ciao Emilio,
grazie per il prezioso e sostanzioso contributo, il quale conferma le mie perplessità su un certo modo di fare giornalismo.
Giorgio Taverniti sostiene che comunque un articolo sull’argomento è un passo avanti rispetto al silenzio, e forse lo è…però mi chiedo ancora una volta se dai giornalisti dobbiamo aspettarci simili leggerezze anche sugli argomenti di cui non abbiamo una conoscenza tale da permetterci di riconoscerle al volo.
Forse l’unica vera notizia, e qui sono d’accordo con Giorgio, è che l’Università si sta finalmente avvicinando a certi temi.
marzo 26th, 2008 alle 12:42
Dico la mia sull’argomento, visto che è da anni che mi son fatto alcune idee sul rapporto tra SEO e università. Spero che nessuno si senta offeso dalla mia opinione.
Quando ho saputo del funzino apocrifo (nel 2007) mi son detto: bene finalmente un professore universitario che si interessa di SEO.
E lo penso tuttora. Penso che sia stata un’iniziativa importante, anche se purtroppo gestita male.
Questo perché un professore universitario per quanto si impegni non può spiegare come funziona l’ottimizzazione sui motori di ricerca. E’ una cosa in cui a stento riusciamo a mostrare competenza noi addetti ai lavori, figuriamoci chi se ne occupa sporadicamente e quasi solo in via teorica.
Ad esempio il seguente passaggio è ai limiti del ridicolo perché privo di un contesto concreto:
“Anche nel vostro caso il motore di ricerca di Larry Page e Sergey Brin si è dimostrato un osso duro da aggirare? “Sì – risponde sicuro il responsabile tecnico – Google è stato certamente quello in cui i ragazzi hanno avuto maggiori difficoltà. Mentre Live Search, ad esempio, si è dimostrato meno esigente e quindi in maggior misura esposto anche alle soluzioni più maliziose””
Se da questa esperienza i ragazzi avessero appreso che l’osso duro è google allora avrebbero un’idea sbagliata della seo. Se avessero appreso che msn è + facile da aggirare avrebbero un’idea sbagliatissima della seo.
Insomma è stato condotto un esperimento a fine didattico senza la minima precauzione. E un seo vero sa benissimo che i test fatti male portano ad interpretazioni sbagliate.
Se l’esperimento fosse stato condotto meglio si sarebbe giunti ad una conclusione simile:
“Google è il motore di ricerca più importante e per questo è il più facile da aggirare, perché un seo investirà il 100% delle sue energie ad aggirarlo. Msn è un motore di ricerca secondario, a nessuno importa di lui in termini di traffico e non essendo un obiettivo importante è difficile raggiungere buone posizioni se si seguono i criteri di google. Inoltre la difficoltà di un posizionamento nei 3 motori di ricerca (google, msn, yahoo) dipende anche dalla competitività della keyword. Tramite un contest eseguito su una parola chiave banale non si apprende nulla di rilevante in merito ad un posizionamento serio.”
Insomma il funzino apocrifo è stata un’ottima trovata per dare delle basi, ma anche un’ottima trovata per confondere le idee agli studenti.
marzo 26th, 2008 alle 12:51
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Dico la mia sull’argomento, visto che è da anni che mi son fatto alcune idee sul rapporto tra SEO e università. Spero che nessuno si senta offeso dalla mia opinione.
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Ciao Vincenzo e grazie per il contributo
penso che l’intento dell’esperimento fosse di cominciare ad interessare gli studenti alle basi e ai principi del posizionamento, ai fattori su cui poi ogni studente (se vorrà diventare un addicted come noi) potrà costruire da solo la propria esperienza.
Sicuramente l’articolo lascia intendere qualcosa di totalmente differente ma penso che dobbiamo leggere tra le righe e i fraintendimenti del giornalista
marzo 30th, 2008 alle 0:46
Parlando in qualita’ di ex “micro” editore, non mi sembra che il giornalista R. Bagnato abbia scritto un brutto articolo… anzi. Avra’ dovuto (come sempre, come tutti) condensare ed esemplificare, in un numero di caratteri imposti, una tematica da conferenza nazionale.
Come e’ vero che il mestiere di seo non si improvvisa… altrettando dicasi per quello di giornalista.
Per capirci, lo stesso articolo massacrabile se pubblicato in uno spazio specializzato, potrebbe esser ritenuto valido quando rivolto ad un pubblico non tecnico.
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In qualita’ di seo invece devo chiedermi… quell’articolo mi e’ stato utile o meno?
In quanto seo pero’ sapremo depurare-distinguere eventuali inesattezze, e sapremo oltremodo sfruttarne le parti utili.
In questo caso mi sembra molto interessante quando Calvano ci dice che il Consorzio W3C suggerisce di: “fare un buon sito per gli utenti, mantenerlo aggiornato negli anni”.
Premetto che non avendo molta considerazione del w3c non ho propro idea se il w3c ci suggerisca di fare un buon sito per gli utenti, e soprattutto se ci consigli di aggiornalo negli anni.
Probabilmente mi sbagliero’, ma essendo questi 2 comportamenti dettati da buon senso (e non da meri standard imposti dal w3c per ragioni economiche piu’ che per motivi di universalita’) sono propenso a credere che siano farina del sano sacco di Calvano.
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Qualsiasi origine abbiano, sono di fatto il pezzo forte dell’articolo (lato seo).
Con un forte distinguo.
Infatti ci troviamo davanti a 2 suggerimenti che pur puntando, pur essendo funzionali allo stesso obbiettivo: migliorare (nel suo complesso) il sito, sono tanto similari per un wm quanto sono differenti per il seo.
Infatti fare un sito al meglio per gli utenti spesso e volentieri compromette le posizioni nelle serp.
Gli utenti “compreranno” di piu’, lo metteranno piu’ volentieri nei loro preferiti, navigheranno un maggior numero di pagine… ma probabilmente (se non si e’ accorti) le serp peggioreranno (si entra nel tecnico… ma e’ cosi’ a meno che un wm non sappia perfettamente come comportarsi).
Viceversa aggiornare o modificare continuamente un sito (studi di uMoR), anche a costo di ridurre i contenuti delle pagine, porta benefici immensi nelle serp (ed anche per gli utenti che percepiranno un sito come sempre “vivo”)
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Concludo dicendo che non ho la minima idea di chi sia R. Bagnato (ma lo ringrazio veramente per quanto scritto, inesattezze comprese), che per quanto mi riguarda se la Repubblica chiudesse domani non me ne accorgerei neanche in quanto adoro e leggo ogni giorno il Corriere delle Sera, che a Calvano e’ andata di lusso e lo capisco da quando (una vita fa) le iene mostrarono in tv una sola mia frase estrapolata da un’intervista di un’ora che trattava tutt’altro, e che Kerouac3001 pensaci… non e’ vero che “…un professore universitario per quanto si impegni non può spiegare come funziona l’ottimizzazione sui motori di ricerca”.
Se in gamba e se vi si dedicasse potrebbe farlo probabilmente meglio di chiunque di noi.
Perche’ come e’ vero che molti wm si improvvisano seo, come e’ vero che molti-troppi giornalisti si prostituiscono di penna al miglior offerente, e’ altrettanto vero che per diventare professore universitario non ti pescano dall’uovo di Pasqua.
Se pretendiamo rispetto impariamo a rispettare.
marzo 31st, 2008 alle 11:39
Seguo da poco l’ambiente ma mi sono resa conto che le “comparsate” del misterioso Agoago sono sempre interessanti, spesso provocatorie, mai scontate
In questo caso però da studentessa di Scienze della Comunicazione e aspirante giornalista devo dire che l’articolo in questione è censurabile. Un conto è condensare, semplificare e un conto è dire che qualcuno ha fatto qualcosa che potrebbe aver fatto fesso Google.
Questo è quello che emerge e questo è quello che è totalmente inesatto, il sospetto che sia stato fatto al solo scopo di fare sensazione è legittimo
marzo 31st, 2008 alle 22:31
Ciao Silvia!
Ho riletto questo benedetto articolo, ma non ho notato ne malizie ne forzature… forse sbaglio ma veramente non ne vedo.
Forse tu ti riferisci alla frase:
“Fin qui, tuttavia, il risultato di una gara accademica che ha messo in luce piccole ingenuità e forse qualche ovvietà dei più rinomati motori di ricerca online.”
Ma anche in questo caso, considerato inoltre che e’ ben chiaro nell’articolo che ci si riferisce ad una key “assurda”, non mi sembra un’affermazione censurabile. In fondo lo sappiamo tutti che con la key nel nome del dominio, qualche link giusto etc etc si arriva subito tra i primi per keyword nulle.
Sono tecniche un po’ scontate (ovvie) che pero’ funzionano (ovvio sempre per key nulle) e pertanto funzionando fanno apparire i motori per quello che sono: forti dove serve ed “ingenui” dove non gli frega nulla.. cioe’ per key senza sponsor, senza query, non catalogate etc etc.
Insomma con tutte le sciocchezze che tutti noi scriviamo nei forun, nei blog e nei nostri siti, un articolo volutamente leggero perche’ rivolto ad un pubblico generalista, tutto sommato corretto nel suo complesso… non mi sembra cosi’ da condannare.
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Se c’e’ invece una cosa sicuramente criticabile perche’ volutamente sensezionalista e forzata e’ il titolo dell’articolo.
Titolo che pero’ (come tutti i titoli) non e’ scritto ne deciso dall’articolista.
marzo 31st, 2008 alle 22:48
Ciao AgoAgo e grazie per la partecipazione,
ti cito solo alcune frasi che trovo quanto meno ambigue e aventi l’intenzione di far credere a “beffe ai danni di Google” (escludiamo pure il titolo se dici che non sia opera dell’autore dell’articolo)
Frase: “Insomma, un bel pesce d’aprile per i tre motori di ricerca. E per gli ignari utenti. ”
Interpretazione da profano: “hanno fatto fesso Google”
Frase: “Ma allora è davvero così semplice aggirare i segreti algoritmi che stanno alla base di Google o di Yahoo!?”
Interpretazione da profano: “l’hanno proprio aggirato, che hacker!”
Frase: “Eppure, appena fuori dalle aule universitarie, non mancano specialisti, aziende e guru del Web, che promettono di poter collocare un sito ai primi posti dei maggiori motori online dichiarandosi esperti SEO.”
Interpretazione da profano: “Google si può aggirare, perchè perdere tempo a fare operazioni di ottimizzazione? Meglio la strada più semplice senza che ti rubino i soldi no?”
Frase: “Anche nel vostro caso il motore di ricerca di Larry Page e Sergey Brin si è dimostrato un osso duro da aggirare?”
Interpretazione da profano: “Cacchio è stata dura, ma ogni buon Hacker è testardo si sa”
Giusto per scrupolo, prima di scrivere il post, ho fatto leggere l’articolo ad amici non SEO ma avezzi a navigare (ebay, social network etc.etc.) l’interpretazione è stata sempre la stessa.
aprile 4th, 2008 alle 21:46
Urca Fabio, e’ incredibile.
Solo ora capisco il perche’ delle critiche all’articolo, ma c’e’ voluto che tu mi dessi la tua interpretazione per rendermene conto.
Avrei potuto rileggere il pezzo all’infinito senza rendermi conto di un punto di vista diametralmente diverso dal mio.
Per me: “Insomma, un bel pesce d’aprile per i tre motori di ricerca. E per gli ignari utenti. ” era un modo per introdurre in modo leggero il seguito… come dire, e’ tutto un po’ uno scherzo, un gioco, prendetelo come tale!
Invece: “Ma allora è davvero così semplice aggirare i segreti algoritmi che stanno alla base di Google o di Yahoo!?” l’evevo interpretata come la classica domanda incrudula con una punta di sfotto’… come chi dice all’amico: ma davvero sei uscito con quella gnocca della Marisa…??! (nel senso a chi la racconti… ma ne sei proprio sicuro????.).
Anche per: “Eppure, appena fuori dalle aule universitarie, non mancano specialisti, aziende e guru del Web, che promettono di poter collocare un sito ai primi posti dei maggiori motori online dichiarandosi esperti SEO.”
nel mio incrollabilemodo di vedere positivo avevo letto quel “eppure” come
un nonostante cio’… come una denuncia verso tutti quelli chepromettono e promettono… insomma come dire: non fidatevi del primo che capita.
Idem anche per l’ultima frase, la mia impresssione era che il giornalista ponesse la domanda in modo assolutamente ironico,,, come dire, visto che e’ stato tutto un gioco questo “test”, visto che la key era finta… e’ stata dura
) ??
——
Capisco e mi scuso in quanto mi rendo conto che molto probabilmente avevo preso un granchio clamoroso, e se tu Fabio non avessi commentato quelle frasi ancor ora non mi sarei reso conto del perche’ del vostro risentimento.
A mia parziale (ma non giustificabile) discolpa posso solo dire che dopo aver assistito e vissuto personalmente in questi ultimi 15 anni il degradare della Rete (e dei suoi principali attori), ho preferito ritirarmi in una cittadina dove (e tu non ci crederai) tutti quelli che hanno letto questo benedetto articolo hanno dato la mia stessa illusa interpretazione.
Pleasantville.
aprile 5th, 2008 alle 9:24
@AgoAgo
“ma davvero sei uscito con quella gnocca della Marisa…??! (nel senso a chi la racconti… ma ne sei proprio sicuro????.).”
Evidentemente il giornalista ha pensato che gli studenti del Master fossero tutti usciti con quella gnocca della Marisa e tutte le sue amiche
p.s.
Quando mi inviti a Pleasantville?