Stamattina su molti siti di notizie online è stato dato risalto alla notizia della recente citazione in giudizio di Google da parte di un’azienda di hosting statunitense, tale Advanced Internet Technologies.
Quest’ultima accusa Google di non essere stata in grado di (o, peggio, non aver voluto) monitorare i click fraudolenti sugli annunci adwords attivati (e pagati) da AIT: infatti sostengono di aver monitorato internamente le visite ricevute da adwords, notando che molte di esse provenivano dallo stesso IP (si presume di un concorrente che mirava ad inficiare il risultato della campagna). Mi chiedo tuttavia come sia possibile ritenere questa prova come conclusiva, dal momento che basta che un gruppo di computers navighino accedendo attraverso un proxy… e appaiono sul web con lo stesso IP!
Già da tempo comunque il problema del click fraud preoccupa i responsabili delle campagne online, ed io stesso ho esperienza di una discrepanza, anche notevole (nell’ordine di un 15-25%) tra i click pagati a Google e le visite al sito, effettivamente registrate come provenienti dalla piattaforma di advertising. Tuttavia per il mercato italiano il problema è a mio parere ancora molto circoscritto: per il livello di bugdet spesi online attualmente (a parte alcuni settori), non avrebbe molto senso spendere altrettanto per mettere in piedi un’efficace piattaforma di click fraud, a danno dei concorrenti.
Bisogna infatti tenere conto del fatto che un’indiscriminato cliccare sugli annunci dei concorrenti può essere controproducente: oltre al rischio maggiore di essere “beccati”, infatti, si alza il CTR dei concorrenti, e di conseguenza la posizione dei loro annunci, a discapito dei propri.
Le fatture per il sistema pay per click vengono emesse dal circuito di advertising (AdWords, Overture, Miva, …) ed è difficile riuscire a stabilire se i dati che vengono forniti sono effettivamente corretti: Google per primo si rifiuta di rivelare come funziona il suo algoritmo per la visualizzazione degli annunci (e gli ip degli utenti), rendendo molto difficile il monitoraggio. Per converso, Google assicura di fare il possibile per tenere sotto controllo il fenomeno.
Di fatto per ora si viaggia sulla “fiducia”… ma se questa viene a mancare, cosa succede?
Sono nate per l’occasione molte piattaforme per la certificazione dei click: sono software statistici che si basano sul numero di accessi e cercano di inferire delle discrepanze, attivando degli alert laddove gli accessi dovessero risultare sospetti. Colgo l’occasione per segnalarne alcune:
- Click Authority
- Click fraud audit by Clicklab
- AdWatcher
- WhosClickingWho
- Veri Clix
ed anche un sistema gratuito:
Il problema è di grande attualità , se si tiene conto che allo stato attuale da questo sistema deriva gran parte del fatturato dell’advertising online.





dicembre 14th, 2005 alle 16:26
si si. tante belle parole. però la foto mica me l’hai messa. sob…
Lucy
agosto 7th, 2006 alle 2:19
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Mike Baker