L’operazione di rebranding è molto delicata, in quanto si tratta di riposizionare l’immagine dell’azienda e dei suoi prodotti. Questa operazione di comunicazione e marketing si rende a volte necessaria in seguito a importanti cambiamenti societari (tipicamente fusioni di aziende ed incorporazione di linee di prodotto), o altri gravi fatti. Si tratta di un’operazione difficile, e c’è il rischio di veder svanire gli investimenti e perdere il mercato già acquisito.
Pubblichiamo un articolo del dott. Dario Ferrigato di ADVboucle & Partners, che dà utili indicazioni e consigli riguardo al rebranding e alle sue criticità.
Parto dalla fine: quando è necessario. Devono cioè sussistere le condizioni affinchè un processo così delicato ed importante, abbia la necessità di essere intrapreso. Esse possono essere costituite da un calo della clientela di base, da un abbassamento delle vendite o dall’introduzione per esempio di una nuova tecnologia. Quali esse siano comunque devono esistere, non si apporta un rebranding per il puro gusto di fare dei cambiamenti.
Premesso ciò e credetemi non si è trattato di ribadire l’ovvio, passerei con elencarvi una serie di errori nei quali in base alla mia esperienza spesso il management incappa.
Rebrendizzare senza ricercare
Un nuovo posizionamento non si trova navigando a vista ma attraverso un’attenta analisi di ciò che si è, delle differenze rispetto alla propria concorrenza e soprattutto indagando i proprio clienti.
Un brand è essenzialmente un logo
Errore tipico e forse il più grave tra quelli che verranno elencati. Un brand è ciò che pensano i consumatori della tua azienda e ciò che trasmetti loro quando vedono il tuo marchio. Un insieme di valori che identificano un’azienda e non un abbozzo grafico più o meno bello. Rimodellare il logo può essere sicuramente di aiuto per segnalare un cambiamento in atto ma rebrandizzare è ben altro.
Non sfruttare la brand equity esistente
Perchè farlo. Se siamo sul mercato e cioè qualcuno ci acquista significa che ci attribuisce dei valori per cui ci sceglie. Negarli significa andare contro di essi, andare cioè contro la nostra stessa clientela. Si tratta al contrario di ponderare l’entità del cambiamento ma ritorneremo successivamente su questo argomento in quanto a mio parere costituisce la chiave del ragionamento che stiamo svolgendo.
Aggrapparsi alla propria storia
Se è vero che non deve essere uno stravolgimento è altrettanto corretto dire che non possiamo vivere nell’immobilismo e nell’apparente tranquillità di ciò che si è sempre stati. L’idea di brand che ci ha condotti si basava forse su condizioni di mercato che oggi non sussistono più e negare ciò significa negare ciò che il mercato chiede.
Passando dal non fare al fare, il mio obiettivo è ora quello di raccontarvi come condurre un processo di rebranding all’interno della vostra azienda.
- Determinate lo stato attuale del brand
- Ipotizzate un cambiamento non una rivoluzione!
- Unico e rilevante
- Comunicatelo a tutti!
Cosa vi differenzia cioè dalla vostra concorrenza, come e cosa avete comunicato al mercato. Si tratta di indagare in profondità i motivi che inducono all’acquisto la vostra clientela e non ultimo cercare di indagarla e descriverla il più possibile.
Avendo chiari i valori con cui vi identificano i vostri clienti e soprattutto per cui vi scelgono, pensate ad un riposizionamento che vi permetta di intercettarne di nuovi senza negare l’esistente. Come vi accennavo è qui il segreto di un saggio rebranding: introdurre novità senza perdere ciò che è consolidato. Si tratta di misurare quanto un brand si può muovere senza perdere la sua forza costitutiva.
Scegliendo conferite sempre al brand caratteristiche di unicità rispetto agli equivalenti di mercato che siano di evidente rilevanza per il target scelto.
Fate in modo che ogni elemento della vostra azienda conosca e condivida la nuova dimensione scelta e soprattutto attraverso prodotti e comunicazione, sforzatevi affinchè il mercato vi associ i nuovi valori scelti.
Rebrandizzare non un processo nella mente dei soli marketingari, è una fase concreta della quale spesso le aziende necessitano dato il dinamismo del mercato.
In una frase direi che si tratta di
passare da come il mercato ci vede a come ci dovrebbe vedere.
dott. Dario Ferrigato
Consulente Senior
www.advboucle.com

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settembre 16th, 2008 alle 9:19
Ottima scelta Federico.
Alex
settembre 16th, 2008 alle 10:27
Alex,
ti ringrazio per l’apprezzamento… ma si riferisce al contenuto dell’articolo o all’autore?
Un saluto, a presto
settembre 16th, 2008 alle 11:56
Ottimo articolo. Lo segnalo da me.
settembre 17th, 2008 alle 10:01
Buon articolo. Complimenti a te che l’hai trovato e al Dott. Ferrigato per averlo scritto
settembre 17th, 2008 alle 16:49
Ottimo articolo, mi unisco ai precedenti complimenti!
Spunti interessanti per un prossimo lancio.
In un’azione di “Rebranding” bisogna sempre aver “chiaro” dove si vuol andare.
e con riferimento al bel libro “Strategia, oceano blu”:dove metto il Nuovo Brand ?
nel mar rosso della concorrenza, o ricerco nuovi mari nuovi ?
Vi saprò dire.
settembre 18th, 2008 alle 20:01
Cito Daniele Stopponi: buon articolo. Complimenti a te che l’hai trovato e al Dott. Ferrigato per averlo scritto.
Alex
settembre 18th, 2008 alle 20:18
@Federico Calore: Ho postato questo link sul gruppo di Facebook, avresti dovuto farlo tu!
settembre 18th, 2008 alle 21:56
@Alex: grande Alex!! Hai ragione, grazie mille per averlo postato tu intanto!
settembre 19th, 2008 alle 17:59
ottimo articolo… vorrei sottilineare un aspetto che mi sta molto a cuore: troppo spesso viene sottovalutato il ruolo del marketing interno, la fase rivolta a informare, motivare ed educare i dipendenti, che va fatta prima del lancio al mercato. sembra ovvio no? eppure io vedo una grave disattenzione a questo aspetto da parte di chi si occupa di branding sia in grandi che in piccole aziende. Senza la motivazione del personale interno branding e re-branding saranno solo operazioni di facciata. ciao e complimenti!!
antonio
settembre 19th, 2008 alle 18:09
Grazie Antonio per l’utile sottolineatura.
Sono d’accordo con te, parlando in linea generale l’entusiasmo di chi ci lavora è fondamentale, e diventa integrante di ogni brand. Troppo spesso si dimentica che dietro ad ogni logo ci sono delle persone, e che bisogna tenere conto innanzitutto di loro per poter aspirare ai risultati all’esterno.
Un saluto!