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OMB al Web Analytics Strategies 2009

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OMB al Web Analytics Strategies 2009


Blog Web analysis

Il 17 e il 18 marzo a Milano si terrà un evento imperdibile per i lettori del nostro blog e per tutti gli specialisti che operano nel mondo del Web Marketing: il Web Analytics Strategies 2009, prima Conference & Expo italiana interamente dedicata alla Web Analytics e ai servizi connessi, rappresenta un appuntamento formativo unico per approfondire le tematiche della misurabilità dei risultati delle campagne di marketing online.

WAS 2009Ospite e speaker d’eccezione Eric Peterson, autore del best seller Web Analytics Demystified e unanimemente riconosciuto come il padre della Web Analytics.

Online Marketing Blog sarà media partner di quella che sostanzialmente è la prima occasione di alto profilo in Italia per gli esperti di settore: abbiamo sempre dedicato ampio spazio agli argomenti di web analytics, nella convinzione che la possibilità di misurare con accuratezza i risultati degli investimenti di promozione online sia uno dei principali punti di forza rispetto agli strumenti tipici della pubblicità tradizionale.

Consideriamo quindi il WAS 2009 un punto d’osservazione privilegiato per conoscere l’attuale stato dell’arte, per anticipare gli sviluppi futuri e avvicinare le imprese italiane alla cultura della misurabilità dei risultati.

L’agenda delle due giornate di formazione, molto densa, sarà rigorosamente priva di elementi promozionali e verterà sui seguenti argomenti

  • Web Analytics
  • Search Engine Measurement
  • Brand Reputation
  • Mobile Marketing & Analytics
  • Social & Video Analytics
  • E-mail Marketing Measurement

Vi aspettiamo dunque a Milano il 17 e 18 marzo presso il Business Center del Crowne Plaza Hotel, accogliente location dell’evento, sarà anche l’occasione per fare due chiacchiere e salutare vecchi e nuovi amici.

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Come interpretare il Bounce Rate

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Come interpretare il Bounce Rate


Web analysis Web Marketing

MoreVisibility.com ha di recente pubblicato un interessante post di web analysis che spiega come alcuni cambiamenti in Google Analytics determineranno un probabile incremento delle metriche del bounce rate (Why your Bounce Rate may start to go up from now on): questa segnalazione ci fornisce (abbiamo scritto l’articolo a quattro mani con Fabio :) ) anche l’occasione per parlare dell’interpretazione di questo dato ritenuto, giustamente, importante e significativo.

La teoria del bounce

BouncesI bounces (o “rimbalzi”) sono le visite che contano una sola pageview, o in altre parole le sessioni di navigazione del sito che consistono in una sola pagina vista.

Di conseguenza il “bounce rate” (o “tasso di rimbalzo”)  dovrebbe rappresentare la percentuale di navigatori che, raggiunto il sito, lo abbandonano immediatamente. Il bounce rate complessivo di un sito è dato dalla percentuale di visite che terminano già dopo la visualizzazione della prima pagina vista:  un alto bounce rate è comunemente un dato negativo che va interpretato come scarsa soddisfazione da parte dell’utente nei confronti dei contenuti trovati nel sito in cui si è imbattuto durante la navigazione.

Questo dato però va preso con la dovuta cautela: vediamo perché.

Una questione di definizioni

Che cos’è una visita ad un sito web? Secondo la definizione corrente una visita è una sequenza di richieste http proveniente dallo stesso ip e agente, ovvero una serie di pagine web visualizzate dallo stesso utente, ove fra l’una e l’altra non ci sia una pausa più lunga di 30 minuti. Chiaramente questa è una definizione puramente arbitraria, anche se largamente accettata nell’uso comune. La maggior parte dei moderni sistemi di statistiche si basano su questo concetto, e soffrono di conseguenza di alcune limitazioni rispetto ad alcuni punti chiave dell’analisi. Qualche esempio per spiegarci meglio:

  • se un utente si allontana dal pc e poi riprende la navigazione (dello stesso sito) dopo 30 minuti, le due sessioni vengono considerate due visite separate; questo vale anche quando la pagina viene lasciata in un’altra finestra, e consultata più tardi (basti pensare quanto spesso lasciamo dei tab aperti nel browser, anche per alcune ore);
  • se un utente interagisce in qualche modo con il sito senza lasciare la pagina per più di 30 minuti, e poi continua la navigazione (ad esempio nell’interazione con un oggetto flash o ajax, anche complesso: si pensi all’interfaccia della webmail o ad un gioco online), vengono di nuovo considerate due visite separate;
  • inoltre in entrambi i casi sopra esposti la durata della visita viene conteggiata fino all’arrivo all’ultima pagina prima della “pausa”, mentre è chiaro che nel secondo caso è durata molto più a lungo.

L’interpretazione di dati dai molti significati

In questo scenario appare chiaro che i risultati delle analisi, basate su assunti e standard condivisi, possono variare se cambiano le definizioni. The Big BounceTornando al bounce rate, per i motivi esposti non è così facile stabilire con certezza quali siano effettivamente le “visite che consistono in una sola pagina vista”.

Ma un problema ancor più grave insito nella definizione stessa è la determinazione di quali tra le visite di una sola pagina siano effettivamente visite abbandonate (= utente insoddisfatto ) e quali siano invece visite che si sono concluse con successo, per le quali l’utente ha trovato subito quello stava cercando, senza bisogno di navigare il sito (= utente soddisfatto ). Le limitazioni tecniche del protocollo http implicano che l’unico modo per capire se una pagina sia stata effettivamente abbandonata o meno, dipende esclusivamente dalla possibilità di tracciare una qualsiasi azione del navigatore dopo l’arrivo sulla pagina. Insomma non c’è modo, utilizzando il solo criterio delle pagine viste, di distinguere il navigatore che abbandona immediatamente una pagina, in quanto non soddisfatto, da quello che non dà più notizie di sé perché proprio in quella pagina ha trovato tutto ciò che desiderava dalla vita :)

bounce rate graphSi pensi banalmente ad utenti provenienti dai motori di ricerca, che atterrano nella pagina di un post specifico del nostro blog, per una ricerca rilevante. Leggono il post, magari ci salvano pure nei bookmark o nell’aggregatore dei feed… e se ne vanno. Il sistema di analytics conta un bounce, ma in realtà può essere una visita valida e di buon successo. Lo stesso vale per siti di news (quello che conta è la notizia in sè), forum, siti informativi o che forniscono contenuti multimediali o giochi in flash, insomma in tutti i casi in cui il contenuto del sito può essere goduto con la visita di una sola pagina. Molto spesso le visite a questi contenuti cominciano dal motore di ricerca, e terminano non appena il bisogno è stato soddisfatto. In alcuni casi addirittura un bounce rate troppo basso (ed un elevat media di pagine viste per visita) può essere preoccupante e sintomo di un problema: si pensi al sito di supporto tecnico per un prodotto, vogliamo che gli utenti trovino quello che cercano più velocemente possibile.

D’altro canto il bounce rate è un parametro affidabile nel valutare l’efficacia di un sito di e-commerce (dove si auspica che il navigatore non si fermi alla prima pagina), o comunque in tutti i casi in cui ci sia una ben precisa “azione attesa” da parte degli utenti, in altre parole una conversione.

In conclusione, nel caso del bounce rate come della maggior parte delle metriche di web analytics, per stabilire se un valore sia buono o meno è necessario valutare nello specifico la tipologia del sito e del modello di business sotteso. Solo confrontando i parametri con gli obiettivi che ci si è posti sarà possibile decidere se il 70% di bounce rate sia un dato allarmante o il segnale che abbiamo degli ottimi contenuti! ;-)

Gli ultimi sviluppi tecnologici

Ultimamente anche Google Analytics, come altri sistemi di tracking a pagamento, ha introdotto il tracciamento nativo per oggetti dinamici, come il flash. Tracciare le interazioni con le pagine che non comportano il caricamento di una nuova pagina è già un ottimo modo per risolvere il problema per i siti con questo tipo di contenuti.

La questione riguardo invece ai siti informativi, blog e affini invece rimane aperta.

[EDIT] Carlo (che ringraziamo) nei commenti ha fatto notare come attualmente quasi tutti i sistemi di web analysis moderni utilizzo tecnologie lato client basate su cookie temporanei first party, che permettono un notevole miglioramento nel tracciamento delle azioni e nella loro correlazione; il risultato è che ormai il concetto di “visita” è stato sostituito dalla “sessione”, più preciso. Nell’articolo originale non si è fatto menzione di questa differenza per non aggiungere (ulteriore) complessità all’argomento, ma mi sembra ora utile integrare questa precisazione nel testo. Ad ogni modo le considerazioni ed osservazioni presenti in questo post rimangono ugualmente valide.

Fonti per l’approfondimento:

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I Key Performance Indicators

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I Key Performance Indicators


Web analysis Web Marketing

Ogniqualvolta viene pubblicata una campagna display, si effettua un’attività SEO di ottimizzazione, si fa pubblicità tramite il keyword advertising, si invia una newsletter o una DEM o si utilizza qualsiasi altra forma di promozione, è fondamentale stabilire se e quanto hanno avuto successo: ogni promozione infatti è un investimento, a cui deve corrispondere una crescita maggiore del costo sostenuto.

Quali risultati?

Molti responsabili marketing, ancora abituati all’offline, si limitano al massimo a valutare l’aumento delle vendite o tuttalpiù delle iscrizioni alla newsletter, senza tenere conto che molteplici valori possono essere presi in considerazione e possono influenzare il risultato.

indicatori chiave di successoUno dei maggiori vantaggi del web rispetto ai mercati offline è la misurabilità: è possibile misurare, calcolare e confrontare quasi tutto, fino al particolare singolo utente, privacy permettendo.
Molto spesso attività online che stentano a decollare dispongono di tutti gli ingredienti giusti, ma presentano degli ostacoli che ne impediscono il successo. Scoprire questi ostacoli è il primo passo necessario per poterli eliminare e liberare quindi il vero potenziale del sito.
Per ottenere dati affidabili su cui basare le proprie decisioni di business è necessario operare in modo scientifico. Il primo passo è stabilire dei KPI (Key Performance Indicators) che agiscano da parametri di riferimento obiettivi.

Definire i parametri dell’analisi

E’ chiaro che aumentare il traffico che atterra in home page è in generale un fattore positivo, ma l’aumento del traffico da solo non è un KPI, un indicatore chiave delle prestazioni. Se il traffico non implica la conversione in vendite, allora è necessario guardare oltre la superficie ed approfondire la riflessione. Gli indicatori di performance KPI devono essere legati al risultato del business, alle conversioni.

Un KPI potrebbe allora essere definito ad esempio come la percentuale di conversione della pagina degli acquisti, oppure il numero di utenti iscritti alla newsletter che visitano una determinata pagina con alcune offerte a loro riservate. Tali KPI sono basati su analisi differenziali (dagli attuali livelli di prestazione di cui ci si trova e in cui si desidera essere), che forniscono preziose informazioni sull’efficacia delle  campagne.

E’ chiaro che non è possibile stabilire a priori il miglior KPI, nè indicarne una lista esaustiva: la scelta dei KPI dipende dal particolare modello di business, e dalla strategia che si intende mettere in atto. Il miglior KPI è, di volta in volta, quello che fornisce il quadro più completo possibile della situazione, in funzione degli obiettivi che si intendono raggiungere.

Molteplici parametri possono essere presi in considerazione quando si definisce un KPI per la propria campagna:

  • il tempo trascorso su una pagina o complessivamente nel sito
  • il numero di pagine viste
  • la profondità della visita
  • le parole chiave o i siti referrer
  • la frequenza di rimbalzo
  • la recency degli utenti
  • il tasso di conversione della pagina di conferma
  • ecc…

Questi ed altri elementi permettono di creare degli indicatori per migliorare le prestazioni. Il reale valore dei KPI risiede nella capacità di rappresentare la situazione reale, di riassumere in un valore numerico l’efficacia complessiva di un’azione. Gestire il business senza questi dati è come guidare alla cieca, sperando di arrivare a destinazione in qualche modo: si è destinati a ripetere sempre gli stessi errori, di cui non ci si è resi conto, ottenendo sempre gli stessi risultati.

Fonti:

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GA per il tracking di oggetti Flash

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GA per il tracking di oggetti Flash


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Una soluzione open source per il tracking di oggetti (o siti) in Flash: ora è possibile con Google Analytics. Per saperne di più.

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Report con cinque dimensioni in GA

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Report con cinque dimensioni in GA


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Un’altra novità di Google Analytics: con i grafici in movimento è possibile analizzare fino a cinque dimensioni nello stesso report grafico.

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Custom Reporting in Google Analytics

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Custom Reporting in Google Analytics


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Finalmente anche in Google Analytics è possibile creare custom report incrociando varie dimensioni di dati.

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Il campionato di Web Analytics

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Il campionato di Web Analytics


Web analysis

WAA LogoUn’iniziativa davvero utile e originale che merita una segnalazione: la Web Analytics Association (WAA, organizzazione indipendente fondata nel 2003) lancia il primo contest tra esperti di Web Analytics.

Obiettivo dichiarato della gara è quello di puntare ulteriormente i riflettori sui temi del settore (emergente anche in Italia) e di mettere in contatto tra loro i vari analisti, in modo tale che possano scambiarsi informazioni ed esperienze: insomma gareggiando si impara.

La piattaforma utilizzata sarà Google Analytics (curiosamente l’unica realtà a rendersi disponibile per l’iniziativa) e i partecipanti avranno due settimane di tempo per analizzare le informazioni sul traffico di webanalyticsassociation.org e fornire i loro report comprensivi di valutazioni approfondite su come migliorare il sito WEB.

La giuria sarà composta da tre illustri esperti (tra i quali il rinomato Avinash Kaushik), i premi non sono esattamente opulenti ma comunque interessanti.

Chi volesse saperne di più sullo svolgimento del contest e sulle modalità di partecipazione troverà tutte le informazioni necessarie sul sito ufficiale dell’organizzazione (www.webanalyticsassociation.org)


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Google Analytics per il web 2.0

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Google Analytics per il web 2.0


Web analysis

Google Analytics, come già altri sistemi di web analysis hanno fatto (ne avevamo parlato in questo blog tempo fa), sta implementando una funzione che permetta di tracciare azioni di elementi dinamici, oggetti che permettono l’interazione degli utenti senza la necessità di ricaricare completamente la pagina.

Page views o azioni degli utenti?

La web analysis si basa sul concetto base di “page view”: le visite vengono tracciate ed analizzate come un susseguirsi di pagine visualizzate. Questo concetto funzionava senza problemi fino a che ogni azione (ovvero ogni click) dell’utente corrispondeva effettivamente al caricamento di una nuova pagina.

Internet verso il web 2.0

L’attuale evoluzione di internet, ovvero il cosiddetto web 2.0, ha visto un cambiamento nella tipologia dei contenuti offerti. Sempre più portali non offrono tanto un contenuto, ma piuttosto un servizio. Si pensi per esempio ai più noti social networks, come MySpace, Hyves, Facebook, e soprattutto Twitter: i contenuti non sono presenti a priori, ma vengono generati e gestiti dagli utenti stessi. Il valore che viene offerto agli utenti è rappresentato spesso da possibilità di comunicazione, di relazione, di interazione.

Le nuove tecnologie per i contenuti interattivi

Allo stesso tempo anche le tecnologie sono cambiate: le più recenti evoluzioni delle tecnologie lato server hanno di fatto permesso la costruzione di servizi sempre più complessi: ormai siamo abituati a non avere più a che fare con siti statici, ma piuttosto con delle vere e proprie applicazioni online, le Rich Internet Applications (Google fa addirittura concorrenza a Microsoft nel suo mercato di maggior valore, offrendo una suite di applicazioni office disponibili via browser, Google Apps).
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Project Gatineau: arriva Microsoft Website Analytics

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Project Gatineau: arriva Microsoft Website Analytics


Web analysis

Gatineau Logo, Microsoft AnalyticsSulla scia di Google anche Microsoft rilascia il proprio software gratuito per la Web Analysis, è disponibile da oggi in beta per tutti gli utenti del Microsoft adCenter: non resta che iscriversi come beta tester e attendere l’opportunità di provarlo…

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OMB – gli autori

  • Federico Calore si occupa di web marketing e motori di ricerca per passione e professione: è consulente esperto di search engine marketing, web analysis e online advertising.
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  • Fabio Sutto, sviluppatore server-side dal 1998, è passato dalla programmazione ai motori di ricerca, quindi al web marketing e al web 2.0: nell'attesa delle novità che verranno.
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