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Google Analytics Advanced Table Filters

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In Google Analytics è possibile filtrare al volo i report con molteplici condizioni, un’opzione molto utile per approfondire l’analisi.

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Avinash Kaushik al Rimini Web Marketing Event

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Avinash Kaushik al Rimini Web Marketing Event


Web analysis

Federico Calore, Fabio Sutto, e tutto il team di Online Marketing Blog sono orgogliosi di presentare un’intervista esclusiva con il più noto e forse massimo esperto mondiale di web analytics, Avinash Kaushik. L’occasione è il prossimo Rimini Web Marketing Event, che abbiamo contribuito ad organizzare e a cui saremo presenti, al fianco di Avinash (e scusate se è poco) come relatori. In attesa dell’evento di due giorni, durante cui potremo conoscerlo ed assistere di persona alle sue presentazioni, lasciamo che si presenti con le sue stesse parole rispondendo a queste cinque domande che gli abbiamo posto.

Per completezza abbiamo già pubblicato un post con il testo originale delle domande e risposte in lingua inglese.

avinash kaushik ritratto1. Sei uno dei principali esperti di Web Analytics attualmente presenti nel panorama internazionale. Potresti illustraci le principali tappe della tua carriera professionale e le scelte che ti hanno portato a specializzarti nel settore della Web Analytics?

Non appena portato a termine il mio Master in Business Administration (MBA) ho iniziato a lavorare come consulente Marketing presso SGI. Il mio compito consisteva nel perfezionare i processi decisionali dell’azienda attraverso un’adeguata gestione dei dati. A partire da quel momento, mi sono sempre occupato della gestione di dati facenti capo ai più disparati settori, come quello informatico, dei servizi professionali e della ricerca esecutiva, mettendo le mie capacità al servizio di importanti aziende, quali DirecTV, Intuit ed altre ancora.

Presso Intuit ho cominciato ad occuparmi di decision making e Business Intelligence. Partire da tali presupposti piuttosto che dalla gestione della Web Analytics pura mi ha aiutato a sviluppare una particolarissima visione d’insieme – e, molto probabilmente, ad indirizzarmi verso quella che si è poi rivelata essere la mia vocazione.

2. Di cosa ti stai occupando in questo momento? Potresti raccontarci come si svolge una tua giornata tipica?

Mi occupo di centinaia di cose contemporaneamente! Sono Analytics Evangelist presso Google, lavoro a Market Movie, un ambizioso progetto di istruzione e certificazione online, fornisco servizi di consulenza mirati a tre diverse aziende, scrivo sul mio blog, passo del tempo con la mia famiglia…

avinash kaushik seminario web analyticsMi è difficile pensare alla mia giornata tipica; nel mio lavoro ogni giorno è diverso dal precedente e può persino capitare di lavorare 70 ore alla settimana. :-)  Questa settimana, ad esempio, ho tenuto una conferenza sul web per 3000 persone provenienti da 45 paesi diversi, ho passato mezza giornata a dare consigli e suggerimenti al secondo più importante advertiser al mondo per aiutarlo ad adottare le migliori metodologie di revisione della sua strategia digitale, ho trascorso un’intera giornata a cercare di immaginare il futuro della Web Analytics ed ho trascorso molte ore a reperire il materiale per un’importante presentazione che dovrò effettuare nella giornata di martedì. Queste, credo, sono le attività che posso definire “tipiche” del mio lavoro.

3. Chi sono i tuoi clienti? Quali le loro richieste standard? E cosa, in concreto, riesci a fare per loro?

I miei clienti sono i tecnici delle aziende con le quali collaboro: li aiuto a pervenire ad una visione il più possibile completa delle varie strategie web a loro disposizione.

Sono i principali advertiser al mondo: li aiuto a rafforzare la loro presenza sul web ed a creare solide organizzazioni basate sui dati.

Sono i lettori del mio blog: li aiuto a diventare veri e propri analysis ninja!

web analytics one hour a day4. Quali abilità ritieni siano necessarie / più importanti per avere successo nel campo della Web Analytics?

Venditori ed agenti commerciali devono necessariamente disporre di una certa quantità di nozioni per avere successo nel campo della Web Analytics. Devono saper leggere ed analizzare tabelle specifiche ed essere in possesso di discrete basi di matematica. Ciò che più conta, comunque, è che desiderino fortemente prendere decisioni basate sui fatti in maniera del tutto autonoma (senza doversi affidare al parere di altri).

Ritengo che un buon Analyst abbia bisogno di due cose: pensiero critico e curiosità. Deve necessariamente avere una certa dimestichezza con la gestione dei dati, ma credo che i migliori Analyst siano quelli che intraprendono con coraggio strade poco battute conservando, allo stesso tempo, una buona dose di pensiero critico. Devono essere curiosi come bambini, non stancarsi mai di scavare alla ricerca di risposte ed essere dotati di un’eccellente velocità di apprendimento (in quanto inseriti in un settore in costante evoluzione). Ancora, ritengo sia molto importante abbiano maturato esperienze in differenti settori (clickstream, sondaggi, test, intelligenza competitiva e simili).

5. Ed ora veniamo al tuo ultimo libro. Quali novità porta e perché ne consigli la lettura?

Web Analytics 2.0 è il più aggiornato manuale di Web Analytics attualmente in circolazione e la sua peculiarità risiede nel fatto sia stato scritto da un autore che realmente opera nel relativo settore di competenza. Le prime pagine del manuale presentano una serie di strategie innovative utili a sviluppare un miglior approccio alla web analytics. Una volta affrontata tale tematica, il manuale spiega come individuare le strategie migliori e fornisce una serie di consigli pratici su come utilizzare i dati per aumentare gli introiti e concorrere alla soddisfazione gli utenti dei più disparati tipi di siti web.

Credo che una delle chiavi del successo del mio libro sia che esso prende in considerazione le problematiche più spinose del web, come social media analytics, mobile analytics e multi-touch attribution, e suggerisce, per ognuna di esse, la soluzione più adeguata.

Nonostante ciò, il libro è di facile lettura e si rivolge ad un pubblico piuttosto vasto. In particolare Analyst, CEO, CMO, agenti commerciali e chiunque sia in grado di trarne preziosi consigli.

(ulteriori informazioni sul nuovo libro di Avinash sono repebili al sito ufficiale: www.webanalytics20.com, NdR)

Grazie per avermi dato l’opportunità di rilasciare questa intervista. Sono molto entusiasta della mia imminente partecipazione all’evento di Rimini e della grossa opportunità concessami di entrare in contatto con i principali esperti del settore operanti nel mercato italiano.

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Avinash Kaushik interview (original in english)

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Avinash Kaushik interview (original in english)


Web analysis

Federico Calore, Fabio Sutto, e tutto il team di Online Marketing Blog sono orgogliosi di presentare un’intervista esclusiva con il più noto e forse massimo esperto mondiale di web analytics, Avinash Kaushik. L’occasione è il prossimo Rimini Web Marketing Event, che abbiamo contribuito ad organizzare e a cui saremo presenti, al fianco di Avinash (e scusate se è poco) come relatori. In attesa dell’evento di due giorni, durante cui potremo conoscerlo ed assistere di persona alle sue presentazioni, lasciamo che si presenti con le sue stesse parole rispondendo a queste cinque domande che gli abbiamo posto.

In questo post riportiamo il testo originale in inglese delle domande e risposte. Abbiamo pubblicato anche la traduzione completa in italiano: Avinash Kaushik al Rimini Web Marketing Event.

avinash kaushik ritratto1. You’re currently one of the most known experts and discloser of the Web Analytics. May you please tell us something about your professional career and how you did move towards the Web Analytics?

My first job out of MBA school was at SGI and it was working in Marketing to help them make better decisions using data. Since then in all companies I have worked at, DirecTV, Intuit etc, I have worked with data in different divisions like IT and Professional Services and Executive Research etc.
The Intuit job was my first in decision making on the web and starting with a background in Business Intelligence rather than web analytics helped me see things differently – and perhaps set me on the path that I am on.

2. What are you busy with at the moment? Can you give us an example of your typical day activities?

I wear many different hats. I am the Analytics Evangelist at Google, I have a startup that is focused on online education and certification called Market Motive. I am on the Advisory Board of three companies. I do speaking engagements around the world. I write the blog. I have a family. Etc.

avinash kaushik seminario web analyticsSo it is hard to imagine a typical day, each day is different and it also means working 70 hrs a week. :)  But this week I did a webinar for 3000 people from 45 countries. I spent half a day giving advice and strategizing with the second largest advertiser in the world about how to rethink their digital strategy. I spent a day brainstorming about the next generation of features for a analytics tool. I have to give a important keynote on Tuesday and I have spent hours trying to pull together material for that presentation. That I think is “typical”.

3. Who are your regular customers? What do they normally ask you to do and what you actually do for them?

My customers are typically engineers at companies I work with, I help shape vision and direction of various tools.

My customers are some of the largest advertisers in the world, I help them rethink their digital existence and create data driven organizations.

My customers are the readers of my blog, I help them be analysis ninjas!

web analytics one hour a day4. Which skills do you think are necessary / most important in order to successfully work with Analytics?

If you are a Marketer then I think you need the minimum amounts of data literacy to be success with analytics. You need to understand tables and some college math. What you need the most is the desire to make fact based decisions, yourself (not rely on others to spoon feed you).

If you are an Analyst then I think you need two things: Critical thinking skills and Curiosity. Yes you also need to be good at data but I think the best Analysts think a certain way and at their best are wonderful at thinking critically. A sense of almost child like curiosity is required to keep digging for answers, new answers, and the ability to learn and stay fresh (in a field that is changing at warp speed). One other thing I value is experience in multiple types of tools (clickstream, surveys, testing, competitive intelligence etc).

5. Tell us about your new released book! What is new about it and why do you suggest us to read it?

Web Analytics 2.0 is the most current book in Web Analytics and it is unique because it’s Soul comes from a Practitioner, someone who is in the trenches. The book starts with helping set a new framework for how to approach web analytics, how to pick the right tool and very quickly moves into practical advice about how to use data to improve revenue, customer satisfaction for all types of websites.

I believe, at least for now, the book is also unique in that it tackles, and shares solutions for, some of the hardest problems Marketers face on the web today: social media analytics, mobile analytics, multi-touch attribution etc.

Through it all the book is extremely approachable and non-technical. My target audience is the Analyst but it is also the CEO’s and CMO’s and Marketers and Sales folks, all of them should be able to follow the book.

(ulteriori informazioni sul nuovo libro di Avinash sono repebili al sito ufficiale: www.webanalytics20.com, NdR)

Thanks so much for the chance to do this interview. I am extremely excited to be in Rimini and get an opportunity to speak to wonderful Italians who are in the Digital space.

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Google Analytics e Website Optimizer in 60 secondi

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Google Analytics e Website Optimizer in 60 secondi


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L’analisi delle landing pages e di altre pagine chiave nella navigazione del sito, in combinazione con appositi test di ottimizzazione può dare risultati sorprendenti. Ecco un video di 60 secondi che spiega come utilizzare gli strumenti di Google.

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Tiriamo le somme sul WAS 2009

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Tiriamo le somme sul WAS 2009


News Web analysis

logo WASQualche giorno fa avevo anticipato la mia presenza al primo Web Analytics Strategies italiano, mi risulta difficile sintetizzare in un post due giornate dense di informazioni e di incontri, ma ci provo ugualmente:

- Organizzazione: impeccabile, la location era decisamente all’altezza della portata dell’evento e tutto è stato predisposto nel modo migliore, complimenti. Voto complessivo: 9.

I relatori: ovviamente tutti molto preparati, anche se in alcuni casi l’esposizione ha lasciato un po’ a desiderare,  credo però che in queste occasioni si debba sempre leggere tra le righe e guardare ai contenuti. Devo dire che mi ha colpito molto il contrasto con lo stile “americano” (e come poteva essere diversamente?) della guest star Eric Peterson. Voto complessivo: 7.

- Contenuti: in questo tipo di eventi è impossibile accontentare tutti. Gli interventi incitanti alla scoperta della Web Analytics hanno avuto sulla maggior parte di noi l’effetto di sfondare la classica “porta aperta”, infatti la platea era composta per la maggior parte da operatori del mondo del web marketing e non dalle aziende che dovrebbero essere i destinatari finali dei servizi.

Al contrario ho trovato davvero stimolante l’intervento di Laura Paxia sulle metriche dei video, sicuramente la contatterò chiedendo maggiori informazioni riguardo alle funzionalità di Imetrix in questo ambito specifico.

Altrettanto ricchi di stimoli e suggestioni l’intervento di Giuseppe Fragola/Ralf Haberich (Mobile Marketing) e  quello di Salvatore Ippolito (Social Media Analytics), tuttavia da quest’ultimo speech ho ricavato la sensazione che la misurabilità dei Social Media sia una chimera (troppo dipendente dal Social Network a cui ci si riferisce) e che in definitiva i parametri da considerare siano troppo soggetti all’interpretazione di chi prova faticosamente a definire degli standard. Presto online-marketing.it tornerà sull’argomento. Voto complessivo: 7,5.

- Platea: eventi come il WAS 2009 sono particolarmente interessanti anche per gli incontri che si fanno. Il dialogo con i colleghi durante i coffee break, e le cene improvvisate, sono sempre occasione di aggiornamento almeno quanto l’evento stesso.

Colgo l’occasione per salutare in ordine sparso

Voto alla platea: 5. Media purtroppo abbassata da Marco Ziero (con cui ho avuto il piacere di condividere viaggio e albergo),  partecipante indisciplinato che disturba durante gli speech :)

In conclusione l’evento può dirsi senz’altro riuscito e l’esperienza dovrebbe aver lasciato nel pubblico e nell’organizzazione l’entusiasmo necessario a mettere in cantiere un secondo appuntamento: se, come auspico, ci sarà anche un WAS 2010 suggerirei all’organizzazione di fare tesoro dei consigli di Tommaso Galli, dato che hanno trovato d’accordo molti tra i partecipanti.

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OMB al Web Analytics Strategies 2009

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OMB al Web Analytics Strategies 2009


Blog Web analysis

Il 17 e il 18 marzo a Milano si terrà un evento imperdibile per i lettori del nostro blog e per tutti gli specialisti che operano nel mondo del Web Marketing: il Web Analytics Strategies 2009, prima Conference & Expo italiana interamente dedicata alla Web Analytics e ai servizi connessi, rappresenta un appuntamento formativo unico per approfondire le tematiche della misurabilità dei risultati delle campagne di marketing online.

WAS 2009Ospite e speaker d’eccezione Eric Peterson, autore del best seller Web Analytics Demystified e unanimemente riconosciuto come il padre della Web Analytics.

Online Marketing Blog sarà media partner di quella che sostanzialmente è la prima occasione di alto profilo in Italia per gli esperti di settore: abbiamo sempre dedicato ampio spazio agli argomenti di web analytics, nella convinzione che la possibilità di misurare con accuratezza i risultati degli investimenti di promozione online sia uno dei principali punti di forza rispetto agli strumenti tipici della pubblicità tradizionale.

Consideriamo quindi il WAS 2009 un punto d’osservazione privilegiato per conoscere l’attuale stato dell’arte, per anticipare gli sviluppi futuri e avvicinare le imprese italiane alla cultura della misurabilità dei risultati.

L’agenda delle due giornate di formazione, molto densa, sarà rigorosamente priva di elementi promozionali e verterà sui seguenti argomenti

  • Web Analytics
  • Search Engine Measurement
  • Brand Reputation
  • Mobile Marketing & Analytics
  • Social & Video Analytics
  • E-mail Marketing Measurement

Vi aspettiamo dunque a Milano il 17 e 18 marzo presso il Business Center del Crowne Plaza Hotel, accogliente location dell’evento, sarà anche l’occasione per fare due chiacchiere e salutare vecchi e nuovi amici.

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Come interpretare il Bounce Rate

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Come interpretare il Bounce Rate


Web Marketing Web analysis

MoreVisibility.com ha di recente pubblicato un interessante post di web analysis che spiega come alcuni cambiamenti in Google Analytics determineranno un probabile incremento delle metriche del bounce rate (Why your Bounce Rate may start to go up from now on): questa segnalazione ci fornisce (abbiamo scritto l’articolo a quattro mani con Fabio :) ) anche l’occasione per parlare dell’interpretazione di questo dato ritenuto, giustamente, importante e significativo.

La teoria del bounce

BouncesI bounces (o “rimbalzi”) sono le visite che contano una sola pageview, o in altre parole le sessioni di navigazione del sito che consistono in una sola pagina vista.

Di conseguenza il “bounce rate” (o “tasso di rimbalzo”)  dovrebbe rappresentare la percentuale di navigatori che, raggiunto il sito, lo abbandonano immediatamente. Il bounce rate complessivo di un sito è dato dalla percentuale di visite che terminano già dopo la visualizzazione della prima pagina vista:  un alto bounce rate è comunemente un dato negativo che va interpretato come scarsa soddisfazione da parte dell’utente nei confronti dei contenuti trovati nel sito in cui si è imbattuto durante la navigazione.

Questo dato però va preso con la dovuta cautela: vediamo perché.

Una questione di definizioni

Che cos’è una visita ad un sito web? Secondo la definizione corrente una visita è una sequenza di richieste http proveniente dallo stesso ip e agente, ovvero una serie di pagine web visualizzate dallo stesso utente, ove fra l’una e l’altra non ci sia una pausa più lunga di 30 minuti. Chiaramente questa è una definizione puramente arbitraria, anche se largamente accettata nell’uso comune. La maggior parte dei moderni sistemi di statistiche si basano su questo concetto, e soffrono di conseguenza di alcune limitazioni rispetto ad alcuni punti chiave dell’analisi. Qualche esempio per spiegarci meglio:

  • se un utente si allontana dal pc e poi riprende la navigazione (dello stesso sito) dopo 30 minuti, le due sessioni vengono considerate due visite separate; questo vale anche quando la pagina viene lasciata in un’altra finestra, e consultata più tardi (basti pensare quanto spesso lasciamo dei tab aperti nel browser, anche per alcune ore);
  • se un utente interagisce in qualche modo con il sito senza lasciare la pagina per più di 30 minuti, e poi continua la navigazione (ad esempio nell’interazione con un oggetto flash o ajax, anche complesso: si pensi all’interfaccia della webmail o ad un gioco online), vengono di nuovo considerate due visite separate;
  • inoltre in entrambi i casi sopra esposti la durata della visita viene conteggiata fino all’arrivo all’ultima pagina prima della “pausa”, mentre è chiaro che nel secondo caso è durata molto più a lungo.

L’interpretazione di dati dai molti significati

In questo scenario appare chiaro che i risultati delle analisi, basate su assunti e standard condivisi, possono variare se cambiano le definizioni. The Big BounceTornando al bounce rate, per i motivi esposti non è così facile stabilire con certezza quali siano effettivamente le “visite che consistono in una sola pagina vista”.

Ma un problema ancor più grave insito nella definizione stessa è la determinazione di quali tra le visite di una sola pagina siano effettivamente visite abbandonate (= utente insoddisfatto ) e quali siano invece visite che si sono concluse con successo, per le quali l’utente ha trovato subito quello stava cercando, senza bisogno di navigare il sito (= utente soddisfatto ). Le limitazioni tecniche del protocollo http implicano che l’unico modo per capire se una pagina sia stata effettivamente abbandonata o meno, dipende esclusivamente dalla possibilità di tracciare una qualsiasi azione del navigatore dopo l’arrivo sulla pagina. Insomma non c’è modo, utilizzando il solo criterio delle pagine viste, di distinguere il navigatore che abbandona immediatamente una pagina, in quanto non soddisfatto, da quello che non dà più notizie di sé perché proprio in quella pagina ha trovato tutto ciò che desiderava dalla vita :)

bounce rate graphSi pensi banalmente ad utenti provenienti dai motori di ricerca, che atterrano nella pagina di un post specifico del nostro blog, per una ricerca rilevante. Leggono il post, magari ci salvano pure nei bookmark o nell’aggregatore dei feed… e se ne vanno. Il sistema di analytics conta un bounce, ma in realtà può essere una visita valida e di buon successo. Lo stesso vale per siti di news (quello che conta è la notizia in sè), forum, siti informativi o che forniscono contenuti multimediali o giochi in flash, insomma in tutti i casi in cui il contenuto del sito può essere goduto con la visita di una sola pagina. Molto spesso le visite a questi contenuti cominciano dal motore di ricerca, e terminano non appena il bisogno è stato soddisfatto. In alcuni casi addirittura un bounce rate troppo basso (ed un elevat media di pagine viste per visita) può essere preoccupante e sintomo di un problema: si pensi al sito di supporto tecnico per un prodotto, vogliamo che gli utenti trovino quello che cercano più velocemente possibile.

D’altro canto il bounce rate è un parametro affidabile nel valutare l’efficacia di un sito di e-commerce (dove si auspica che il navigatore non si fermi alla prima pagina), o comunque in tutti i casi in cui ci sia una ben precisa “azione attesa” da parte degli utenti, in altre parole una conversione.

In conclusione, nel caso del bounce rate come della maggior parte delle metriche di web analytics, per stabilire se un valore sia buono o meno è necessario valutare nello specifico la tipologia del sito e del modello di business sotteso. Solo confrontando i parametri con gli obiettivi che ci si è posti sarà possibile decidere se il 70% di bounce rate sia un dato allarmante o il segnale che abbiamo degli ottimi contenuti! ;-)

Gli ultimi sviluppi tecnologici

Ultimamente anche Google Analytics, come altri sistemi di tracking a pagamento, ha introdotto il tracciamento nativo per oggetti dinamici, come il flash. Tracciare le interazioni con le pagine che non comportano il caricamento di una nuova pagina è già un ottimo modo per risolvere il problema per i siti con questo tipo di contenuti.

La questione riguardo invece ai siti informativi, blog e affini invece rimane aperta.

[EDIT] Carlo (che ringraziamo) nei commenti ha fatto notare come attualmente quasi tutti i sistemi di web analysis moderni utilizzo tecnologie lato client basate su cookie temporanei first party, che permettono un notevole miglioramento nel tracciamento delle azioni e nella loro correlazione; il risultato è che ormai il concetto di “visita” è stato sostituito dalla “sessione”, più preciso. Nell’articolo originale non si è fatto menzione di questa differenza per non aggiungere (ulteriore) complessità all’argomento, ma mi sembra ora utile integrare questa precisazione nel testo. Ad ogni modo le considerazioni ed osservazioni presenti in questo post rimangono ugualmente valide.

Fonti per l’approfondimento:

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I Key Performance Indicators

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I Key Performance Indicators


Web Marketing Web analysis

Ogniqualvolta viene pubblicata una campagna display, si effettua un’attività SEO di ottimizzazione, si fa pubblicità tramite il keyword advertising, si invia una newsletter o una DEM o si utilizza qualsiasi altra forma di promozione, è fondamentale stabilire se e quanto hanno avuto successo: ogni promozione infatti è un investimento, a cui deve corrispondere una crescita maggiore del costo sostenuto.

Quali risultati?

Molti responsabili marketing, ancora abituati all’offline, si limitano al massimo a valutare l’aumento delle vendite o tuttalpiù delle iscrizioni alla newsletter, senza tenere conto che molteplici valori possono essere presi in considerazione e possono influenzare il risultato.

indicatori chiave di successoUno dei maggiori vantaggi del web rispetto ai mercati offline è la misurabilità: è possibile misurare, calcolare e confrontare quasi tutto, fino al particolare singolo utente, privacy permettendo.
Molto spesso attività online che stentano a decollare dispongono di tutti gli ingredienti giusti, ma presentano degli ostacoli che ne impediscono il successo. Scoprire questi ostacoli è il primo passo necessario per poterli eliminare e liberare quindi il vero potenziale del sito.
Per ottenere dati affidabili su cui basare le proprie decisioni di business è necessario operare in modo scientifico. Il primo passo è stabilire dei KPI (Key Performance Indicators) che agiscano da parametri di riferimento obiettivi.

Definire i parametri dell’analisi

E’ chiaro che aumentare il traffico che atterra in home page è in generale un fattore positivo, ma l’aumento del traffico da solo non è un KPI, un indicatore chiave delle prestazioni. Se il traffico non implica la conversione in vendite, allora è necessario guardare oltre la superficie ed approfondire la riflessione. Gli indicatori di performance KPI devono essere legati al risultato del business, alle conversioni.

Un KPI potrebbe allora essere definito ad esempio come la percentuale di conversione della pagina degli acquisti, oppure il numero di utenti iscritti alla newsletter che visitano una determinata pagina con alcune offerte a loro riservate. Tali KPI sono basati su analisi differenziali (dagli attuali livelli di prestazione di cui ci si trova e in cui si desidera essere), che forniscono preziose informazioni sull’efficacia delle  campagne.

E’ chiaro che non è possibile stabilire a priori il miglior KPI, nè indicarne una lista esaustiva: la scelta dei KPI dipende dal particolare modello di business, e dalla strategia che si intende mettere in atto. Il miglior KPI è, di volta in volta, quello che fornisce il quadro più completo possibile della situazione, in funzione degli obiettivi che si intendono raggiungere.

Molteplici parametri possono essere presi in considerazione quando si definisce un KPI per la propria campagna:

  • il tempo trascorso su una pagina o complessivamente nel sito
  • il numero di pagine viste
  • la profondità della visita
  • le parole chiave o i siti referrer
  • la frequenza di rimbalzo
  • la recency degli utenti
  • il tasso di conversione della pagina di conferma
  • ecc…

Questi ed altri elementi permettono di creare degli indicatori per migliorare le prestazioni. Il reale valore dei KPI risiede nella capacità di rappresentare la situazione reale, di riassumere in un valore numerico l’efficacia complessiva di un’azione. Gestire il business senza questi dati è come guidare alla cieca, sperando di arrivare a destinazione in qualche modo: si è destinati a ripetere sempre gli stessi errori, di cui non ci si è resi conto, ottenendo sempre gli stessi risultati.

Fonti:

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GA per il tracking di oggetti Flash

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GA per il tracking di oggetti Flash


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Una soluzione open source per il tracking di oggetti (o siti) in Flash: ora è possibile con Google Analytics. Per saperne di più.

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Report con cinque dimensioni in GA

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Report con cinque dimensioni in GA


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Un’altra novità di Google Analytics: con i grafici in movimento è possibile analizzare fino a cinque dimensioni nello stesso report grafico.

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