Ad una settimana dall’evento, ognuno tornato le proprie attività e ai propri impegni (e cercando di recuperare l’arretrato), ci voltiamo indietro a valutare come è andata, cosa è andato bene, cosa si poteva migliorare, cosa potremmo fare per l’anno prossimo.
Durante i due giorni a Rimini, sia a voce, sia tramite Twitter e mail, tutti hanno espresso grande soddisfazione e voglia di ritornare, ma allo stesso tempo anche consigli e critiche costruttive su quanto si sarebbe potuto fare di diverso. Personalmente ritengo che l’opinione di “chi c’era” sia il modo migliore per capire effettivamente l’impressione dei partecipanti (come organizzatori eravamo già troppo impegnati, e in ogni caso le cose vengono viste da un altro punto di vista), e per raccogliere utili indicazioni per migliorare ulteriormente. Dato il successo di quest’anno, vorremmo l’anno prossimo ampliare ulteriormente: più relatori, più contenuti, ospiti internazionali e più partecipanti.
Abbiamo quindi voluto approfittare di questa preziosa fonte. Con questo post invitiamo quindi tutti quelli che c’erano (ma anche quelli che non sono potuti venire, ma avrebbero voluto), che ci hanno dato suggerimenti, che vorrebbero esprimere la loro opinione, o che comunque hanno qualcosa di interessante da dire o da suggerirci in merito all’evento di Rimini, a dire la loro, in positivo ed in negativo.
Le opinioni e i suggerimenti saranno utilizzati come base per la pianificazione del prossimo anno.
Per cominciare nel migliore dei modi, ecco in video l’opinione (a caldo!) di Avinash Kaushik sul Rimini web marketing event 2009 appena conclusosi.
Infine, per chiudere l’album dei ricordi
, ecco uno slideshow che mostra i contributi in Flickr contenenti la parola chiave “rwme” (aggiungete immagini dell’evento in Flickr, se ne avete, specificando la parola chiave nei tags, in modo da rendere ricca questa raccolta!):
Grazie a tutti quelli che vorranno darci il loro contributo.
Ci vediamo alla prossima edizione!!
Il marketing dell’automobile ha spesso regalato interessanti novità sul piano della comunicazione, grazie alle idee innovatrici dei team creativi che in questo campo si sfidano a suon di campagne virali ed esperienze interattive per convincere i potenziali clienti che proprio quella è l’auto che fa per loro. Tanto più in un periodo di recessione economica come quello che stiamo attraversando, a causa del quale i budget a disposizione di tutti sembrano assottigliarsi inesorabilmente e le agenzie creative devono fare uno sforzo in più per far sì che l’automobilista decida di mettere mano al portafoglio.
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Una delle realtà da sempre più all’avanguardia in questo campo -e lo diciamo avendo avuto la possibilità di vederlo da vicino- è il marchio Audi. La casa tedesca, di proprietà del gruppo Volkswagen, ha infatti dato il via in questi giorni ad almeno un paio di iniziative degne di attenzione per la loro non-convenzionalità.
La prima riguarda il lancio della nuova Audi A5 Sportback, promosso attraverso l’uso di una delle tecnologie più in voga del momento, ovvero la realtà aumentata (ne avevamo parlato qui). Un minisito ad hoc permette di visualizzare un modellino dell’auto in tre dimensioni, orientabile a piacere, inquadrando con la webcam del computer uno speciale simbolo che compare in questi giorni tra le pagine di alcuni magazine, come il mensile Wired. L’idea è senza dubbio un buon modo di effettuare campagne crossmediali sfruttando un vantaggio non indifferente del mondo online, ovvero la misurabilità, da sempre tallone d’Achille delle campagne offline.
La sottile linea nera, cui facevo riferimento nel titolo, si riferisce invece alla campagna di promozione di Audi Dark Line, un pacchetto di optional dedicato ai modelli A3, A3 Sportback, A5 Coupé e TT Coupé. L’allestimento in questione è dedicato a chi vuole rendere ancor più sportiva la propria auto, donandole un aspetto aggressivo e particolarmente tenebroso, grazie a cerchi in lega, cristalli oscurati, inserti in carbon look e molto altro. La campagna mira a promuovere i pacchetti in questione che vengono lanciati al prezzo ridotto di 1000 € fino al prossimo 31 dicembre. L’idea di Audi sta nel voler coinvolgere attivamente la rete nella promozione di un prodotto così particolare, andando in un certo senso ad assecondarne la natura stessa con l’ideazione di una campagna “stealth”, che coinvolga la blogosfera nella promozione di un video accattivante e di un sito collegato. Obiettivo: generare buzz e passaparola tra gli appassionati di automobilismo e i lettori dei blog a tema.
Il video, che proponiamo più sotto, ha così cominciato a girare in rete prima che su altri canali tradizionali: un segno che gli investimenti in advertising riconoscono al mondo web potenzialità sempre più concrete e un’efficacia dimostrata che ne giustifica l’utilizzo come testa di ponte per la continuazione su altri media.
Una ricerca effettuta da Feed Company, basata sulle interviste a 40 responsabili delle migliori agenzie di comunicazione americane tra l’1 agosto e il 12 settembre 2008, rileva quanto segue:
i dirigenti delle agenzie intervistate affermano che il 72,1% dei loro clienti ha interesse ad integrare i viral video all’interno del loro piano di marketing, mentre il restante 27,9% lo è moderatamente.Ben l’86% delle agenzie che hanno partecipato all’indagine, ha infatti realizzato almeno un video virale nell’anno in corso.
I risultati ottenuti sembrano confermare l’atteggiamento positivo nei confronti di questa strategia di comunicazione: tra i brand che si sono affidati al viral video solo il 2,3% non ha ritenuto soddisfacenti i risultati raggiunti, contro il 32,6% che si dichiara “contento” e il 23,3% “molto contento“.
Alla domanda di quale fosse considerato il maggior beneficio apportato dall’utilizzo dei viral video, le risposte sono state:
Tra queste spicca l’aumento esponenziale delle visite, ritenuto dal 92,3% dei marketers intervistati il maggior beneficio raggiunto; considerato “very beneficial” anche dal 30,8% delle agenzie che ne hanno potuto constatare i risultati.
Il video, propagandosi come un virus per la Rete, incrementa la notorietà della marca (brand awareness). Una volta portati in maniera estremamente intelligente nuovi utenti sul proprio spazio, sarà però importante offrire loro qualcosa di interessante, che invogli a restare sul sito e a tornare in un secondo momento. Una tecnica che necessita quindi, più di qualsiasi altra, di essere integrata all’interno di un piano di comunicazione.
La landing page, ovvero la pagina di atterraggio dell’utente, ha quindi un ruolo decisivo per il raggiungimento dei risultati che il brand si prefigge. Più il video sarà inerente l’oggetto della pagina, più le offerte del brand assumeranno valore, rimanendo impresse nelle menti degli utenti e facendo risultare la marca originale, intraprendente e “simpatica”.
Secondo voi in Italia i brand sono pronti per il viral video o vivono ancora nell’incertezza del “sai quello che lasci, non sai quello che trovi”?
Ecco la presentazione integrale della ricerca, pubblicata su SlideShare:
La settimana scorsa sono stato invitato da Digital PR ad un incontro con il team di Yalp!, il progetto per la web tv di Telecom Italia. Si è trattato di un incontro informale con alcuni blogger, durante il quale ho avuto il piacere di conoscere di persona, tra gli altri, Marco, Francesca, Luigi, Marco. Purtroppo vivendo e lavorando da Amsterdam spesso sono fisicamente lontano dal mercato italiano, e mi riesce difficile essere presente a questo tipo di appuntamenti. Molto spesso ho contatti e conosco le persone solo “virtualmente”.
Anche per questo ho apprezzato la serata a Milano; con un bicchiere di vino ed un buon risotto abbiamo potuto discutere del mercato italiano dei video e della web tv. E’ stata una serata piacevole e dagli spunti interessanti, speriamo di poter ripetere!
Di recente anche in questo blog abbiamo parlato molto di video online, cercando di delineare un futuro per questo mezzo di comunicazione che non cessa di aumentare di valore online. Tutte le stime sembrano infatti positive, e nascono ogni giorno progetti basati su formati video, dai social network ai video blog editoriali.
eMarketer ancora una volta scommette sui video, non smentendo quanto già annunciato altre volte: la previsione è una reach in aumento (fonte: eMarketer, mercato USA), fino a raggiungere la grande maggioranza dell’intera popolazione internet nel giro di quattro anni.
Più utenti sono abituati a fruire dei video online, più cresce la domanda e quindi il business.
Una critica spesso mossa al modello YouTube è l’incapacità di andare oltre al modello del video virale da 30 secondi: i video sono contenuti consumati come passatempo, e quasi sempre mal si prestano ad essere utilizzati per altri scopi, come di recente faceva notare Fabio.
A mio parere siamo in un periodo di transizione i video online sono un prodotto ancora immaturo: fanno scalpore per i grandi numeri, ma questi numeri sono dovuti più che altro alle enormi possibilità del mezzo di comunicazione (Internet) ed alle meccaniche virali che ne permettono una diffusione a volte incredibile. Oltre a questo però, il famoso User Generated Content, almeno per quanto riguarda i video ed a parte felici eccezioni, si rivela spesso privo di (perdonate il gioco di parole) contenuti. Comunicare per comunicare, ma se non si ha nulla da dire?
Sono stati caricati milioni di video in YouTube e nelle altre piattaforme, ma quali di questi meritano veramente di essere visti? Quali possono attrarre un grande pubblico, per quali di questi saremmo disposti a pagare?
Il futuro del video è necessariamente editoriale: contenuti di qualità, selezionati e proposti da una redazione. Oltre alla qualità del contenuto, bisogna infatti anche prendere in considerazione il fattore scelta: la maggior parte di noi è abituata alla televisione, che si può guardare in modo totalmente passivo, non richiede quasi alcuno sforzo (se non quello di cambiare canale – o spegnere – quando si è stufi).
Questa preferenza per la non-scelta è di fatto confermato dalle stesse statistiche di YouTube: i video più visti sono sempre quelli che si trovano in home page o nella pagina dei consigli. Il fare una scelta implica uno sforzo, e quindi un costo da sostenere. Se mi propongono qualcosa, lo accetto volentieri.
Anche oltre oceano nascono progetti in questo senso, cito ad esempio Hulu, che propone online in streaming (di buona qualità) show, film e note serie americane (NdR: è necessario utilizzare un proxy per usufruire dei contenuti se non si risiede in USA).
PS: all’incontro con Yalp! ho peraltro scoperto il canale Bonsai, da vedere.
Titolo provocatorio per conoscere il vostro parere su una questione che mi “angustia”
Il 2008 è stato l’anno del Video su WEB anche in Italia e tutto lascia pensare che il 2009 lo sarà ancor di più, anche su OMB abbiamo dedicato molto spazio alle tematiche legate al Video Advertising ma non posso nascondere l’impressione che la corsa ai video in molti casi si tratti di una moda, altrimenti non mi spiegherei perchè vengano realizzati video su qualsiasi argomento, anche quando le caratteristiche dello strumento non si prestano minimamente ad esporre certi contenuti.
Agli albori del WEB professori universitari emozionati esaltavano la “rivoluzione” dell’ipertesto, il concetto di documento non lineare che dava a chiunque la possibilità di costruire autonomamente il proprio percorso attraverso le informazioni, infatti grazie all’ipertestualità qualsiasi documento può essere successivo all’attuale in base alla scelta del lettore.
Si tendeva a sorvolare sul rischio di acquisire informazioni superficiali e non verificate, strappate a “spizzichi e bocconi”, per sottolineare invece le nuove possibilità che ci venivano concesse.
Con il passare del tempo, mano a mano che i navigatori prendevano confidenza con il WEB, i motori di ricerca diventavano il principale punto di accesso per raggiungere la moltitudine di informazioni disponibili in rete, rivelandosi come una sorta di indice dinamico per un libro potenzialmente infinito.
Oggi a distanza di anni quello “stupore” è scomparso, infatti la lettura ipertestuale è parte della nostra esperienza quotidiana di consultazione del WEB, e il problema della superficialità è in gran parte superato perchè fondamentalmente ci siamo abituati ad acchiappare qua è la brandelli di informazioni, fino a riunirle autonomamente a costituire un compendio di conoscenze organico e approfondito, ma dinamico.
La mia impressione è che il video su WEB sia lontanissimo da tutto ciò: il video impone i suoi tempi e la sua sequenzialità e, a fronte di una certa durata, solitamente fornisce molte meno informazioni rispetto al “vecchio” documento ipertestuale…anzi spesso è imbarazzante la povertà delle informazioni raccolte dopo aver assistito ad un video di pochi minuti.
Il mio sarà un personale problema di scarsa pazienza ma, lo dico chiaro e tondo, secondo me ci sono soltanto due utilizzi sensati dei video in rete
Tutti i casi in cui attraverso un video non si fa altro che divulgare informazioni che potrebbero essere tranquillamente descritte attraverso il formato (iper)testuale rappresenta, a mio modesto avviso, un uso improprio e improduttivo dello strumento: in definitiva si tratta di un passo che va nella direzione opposta rispetto alla “rivoluzione” ipertestuale a cui accennavo poco fa.
Sto pensando ai barbosissimi tutorial che ci spiegano come installare un plugin di WordPress, come utilizzare il pannello di Google Analytics o a come creare una macro in Excel…
In questi casi il video dovrebbe essere un arricchimento, un’appendice, non il documento principale…
La cosa risulta ancora più evidente quando, dopo aver assistito a 5 minuti di video, andando a cercare l’estrapolazione testuale del parlato, ci accorgiamo che è costituita soltanto da pochissime righe…quanto tempo abbiamo perso?
Un grosso problema di questo utilizzo del video è proprio quello che spesso non viene neppure data la possibilità di conoscere in anticipo quali sono le informazioni che verranno fornite e se, in definitiva, nell’era del multitasking vale la pena che il navigatore si fermi e dedichi ad esse tutta la propria attenzione per diversi preziosi minuti.
I peggiori di tutti sono i veri e propri “cortometraggi” (pieni di chiacchiere e PNL grossolana) che vorrebbero spiegarci come fare soldi in rete ma in realtà cercano di convincerci ad acquistare delle guide costosissime (penso a roba come Stompernet.com o a Mass Control di Frank Kern ) .
Eppure la moda è dilagante e l’utilizzo (io dico “improprio”) dei video appare gradito ad una grossa fetta dei navigatori, non a caso Google ha aperto il proprio canale di informazione su YouTube ricco di TG-Tutorial con tanto di presentatrice (in stile previsioni del tempo).
Una spiegazione plausibile del fenomeno me l’ha data recentemente un collega: i navigatori apprezzano molto i video perchè la stragrande maggioranza di noi non ha ancora imparato a utilizzare gli ipertesti a dovere, i video sarebbero più semplici e alla portata del navigatore medio. Sarei propenso a prenderla per buona, se non fosse che molti video arrivano ad occuparsi di argomenti tecnici avanzati e quindi, presumibilmente, non sono diretti al “navigatore medio”.
Questa cosa per me rimane un mistero e comincio davvero pensare che si tratti di un mio personale problema di impazienza
Questo video è la risposta di Microsoft agli irridenti video “I’m a Mac”.
Su Microsoft si possono dire tante cose (tendenzialmente negative… I know, I’m biased), ma di sicuro questa volta la campagna di comunicazione coglie nel segno: persone reali con una vita reale, contro lo stereoptipato “fighetto” Mac.
Ho trovato questo simpatico video grazie ad un post su IMLog.
Il video è sicuramente un mezzo di comunicazione molto potente, come abbiamo già ribadito più volte, e si avvicina molto alla televisione, mezzo di comunicazione di massa a cui siamo abituati: unendo l’immagine in movimento al sonoro copre molto della nostra gamma sensoriale e permette di trasmettere emozioni, che sono il motore dell’attrazione e del ricordo.
Sembra che i video siano la forma di comunicazione del momento. Tuttavia la penetrazione dei video online non è ancora completa, e questo ancora frena gli advertisers.
Uno studio di eMarketer basato sugli Stati Uniti prevede un costante aumento della percentuale di utenti internet che usufruisce in qualche modo dei video online, e quindi colpita dal video advertising; come si vede dal grafico, si stima di raggiungere l’80% di penetrazione (praticamente pari a quello della televisione tradizionale) entro il 2012.
Ad ogni modo già oggi, nonostante il reach non ancora così sviluppato, gli annunci video godono di prezzi CPM mediamente più alti che i banner tradizionali negli stessi slot.
Quindi possiamo fare advertising come in tv? Ancora no: nel format televisivo gli annunci promozionali sono inseriti come interruzioni (il famigerato interruption marketing) di trasmissioni più lunghe, mentre uno dei principali problemi dell’attuale offerta di video online è proprio la lunghezza. Non è certo pensabile inserire una pubblicità di 30 secondi in un video che dura 2 minuti in tutto.
Ma l’offerta di contenuti validi, attraenti e di maggiore durata è destinata ad aumentare nel tempo. Sicuramente quindi appariranno anche online contenuti professionali, serie di telefilm, rappresentazioni, coperture di eventi in diretta streaming, che attireranno utenza e advertisers. Il contrasto tra web 2.0 (networking e comunicazione “dal basso”, basati sui contenuti degli utenti) e televisione (contenuti broadcast) è solo apparente: si tratta di materiale completamente diverso, e non destinato alla cannibalizzazione.
