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Il Display advertising spinge il Search

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Il Display advertising spinge il Search


Web Marketing

Una recente ricerca, condotta e pubblicata da Specific Media, ha dimostrato, sulla base di dati effettivi e reali, che il display advertising aumenta di molto l’efficacia del search marketing. In altre parole, la combinazione tra banner display ed altre forme di brand advertising spinge le attività sui motori di ricerca, che siano keyword advertising o puro posizionamento nei risultati naturali. L’effetto di amplificazione delle campagne display sul search marketing è stato stimato mediamente (i dati si riferiscono ad un anno di campagne, misurate con strumenti Comscore) intorno al +155%. Ciò significa che investire sia in search marketing sia in display advertising garantisce migliori risultati rispetto al mero investimento nei motori.

Il risultato varia soprattutto in funzione del settore merceologico, ma in generale l’effetto combinato di strumenti differenti è in ogni caso marcatamente positivo. marketing pr advertising brandingEcco qualche dato specifico per settori:

  • turismo +274%
  • salute +260%
  • servizi finanzari +206%
  • auto e motori +144%
  • news +144%
  • immobiliare +125%

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Posted in Web MarketingComments (3)

I nuovi fattori di successo nel posizionamento

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I nuovi fattori di successo nel posizionamento


SEO

Abbiamo affrontato il tema in più occasioni: è risaputo che Google dà estrema importanza ai link in ingresso verso un sito, pertanto la capacità di “costruire” link popularity è ancora uno degli strumenti più efficaci a disposizione dei SEO specialist (se non il più efficace).

D’altra parte nel corso degli ultimi due anni, resosi conto di essere vulnerabile nei confronti delle tecniche SEO di link building, Google ha cercato di correre ai ripari introducendo dei filtri sempre più precisi nell’individuare e premiare la spontaneità dei link (crescita lenta, non reciprocità, tematicità, posizione nella pagina, sanzione della compravendita etc. etc.).

Questa situazione ha portato addirittura ad ipotizzare che le “link building companies” siano destinate ad essere considerate black hat SEOs, e alcuni oggi sostengono che il SEO specialist dovrà necessariamente trasformarsi in un seo/copywriter/pr in grado di attrarre link spontanei soltanto grazie alla qualità dei contenuti e delle iniziative proposte.

Per quanto i contenuti siano cosa buona e giusta, altri specialisti non si rassegnano e ritengono che (purtroppo o per fortuna) ancora oggi sia possibile simulare la spontaneità ad un costo inferiore a quello dell’attività di digital pr. Credo che Google la pensi come loro e che quindi stia correndo ai ripari cercando soluzioni più efficaci dello spauracchio della penalizzazione :) : immagino sia lecito chiedersi quali saranno i fattori di successo, meno influenzabili da SEO & affini, che verranno affiancati alla link popularity per stemperarne il peso eccessivo.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che il monitoraggio del comportamento dell’utente all’interno di un sito e delle pagine sarà determinante nel discriminare i siti buoni da quelli meno buoni, ma c’è molta meno sicurezza nell’indicare

  1. come fa/farà Google a misurare questi comportamenti
  2. quali siano i comportamenti a cui dà/darà maggior peso

Proviamo quindi a fare qualche ipotesi (realistica)

Possibili strumenti e occasioni di monitoraggio

  • Google Toolbar
  • presenza di Adsense nel sito (ormai onnipresente)
  • presenza del codice di Google Analytics
  • acquisizione di altri network e utilizzo dei dati acquisiti (thanks Alessio )

Tutti questi tool consentono in via teorica (e probabilmente già anche in pratica) di monitorare esattamente gli spostamenti dell’utente dalla SERP (Search Engine Result Page) al sito e viceversa, inoltre permettono il tracciamento delle azioni intraprese dai navigatori all’interno del sito stesso.

Il monitoraggio dei click nei risultati di ricerca (evidente nelle statistiche dei Google Webmaster Tools) avviene tramite Javascript, infatti accanto al link presente in ogni risultato troviamo puntualmente un evento “onMouseDown”.

Se a questi fattori aggiungiamo che la maggior parte di noi naviga in rete mentre si trova loggata in un Google account, il quadro è completo…infatti Google ha “risolto” da tempo il problema etico dei Cookie di terze parti :)

Comportamenti da monitorare e valutare

Moltissimi, troppi per elencarli tutti, ma mettendoci per un attimo nei panni di Google… a cosa daremmo valore?

Tempo di permanenza? Page Views? Bounce Rate?

Certo, tutti questi fattori sono indicativi, però sul bounce rate ci sarebbe molto da dire: non sempre infatti un’elevata percentuale di rimbalzo rappresenta un fattore negativo (questa osservazione merita un post apposito quindi non approfondirò la questione in questa sede).

Forse dovremmo andare oltre e pensare a qualcosa di meno scontato: dalle mie occasionali chiacchierate SEO con Piersante e Luca , è emersa l’opinione condivisa che un aspetto del comportamento del navigatore da tenere d’occhio è senz’altro il “tasso di ritorno sulla SERP” (termine che mi sono appena inventato in questo momento per un comportamento che non saprei definire in altro modo :) ) .

Il tasso di ritorno sulla SERP indica infatti il comportamento dell’utente che, una volta cliccato su un risultato e non ritenutolo soddisfacente, torna alla lista dei risultati di Google da cui proveniva per cercare un’alternativa: al momento  non ci è dato sapere se google ne tenga conto, ma sicuramente questo dato rappresenterebbe una delle informazioni più significative sulla qualità di un sito dal punto di vista del navigatore.

A questo punto però mi interessa conoscere l’opinione di chi ci legge: quali sono secondo voi i fattori che Google dovrebbe considerare per fornire delle SERP più veritiere?

Posted in Featured, SEOComments (27)

I risultati del Quiz e i Vincitori

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I risultati del Quiz e i Vincitori


Blog Software

Squilli di tromba e rullo di tamburi!

E’ giunto il momento di premiare i vincitori del mini-quiz pubblicato venerdì, ricordiamo che c’erano in palio 3 biglietti per il Rimini Web Marketing Event:

la prima notizia è che, essendoci soltanto due vincitori, rimane ancora un biglietto da assegnare (a breve decideremo come), la seconda è che soltanto il primo quesito ha ottenuto risposte corrette.

Ecco i risultati

Quesito n.1

Utilizzando l’operatore “link:www.dominio.com” di Google, quali link in ingresso verso www.dominio.it vedremo restituiti?

Risposta corretta: non ci è dato saperlo

Quesito n.2

E’ possibile ottenere una lista dei link in uscita da un qualsiasi sito?

Risposta corretta: Sì, grazie ad un operatore apposito di Live.com/MSN (e cioè “linkfromdomain:”)

Quesito n.3

Di recente sono state apportate numerosi cambiamenti al Quality Score di AdWords. Questi cambiamenti influenzano…

Risposta corretta: Tutte le 3 risposte erano corrette :-D

Quindi due sole persone (Michele e Mattia) hanno indovinato la prima risposta, nessuno dei partecipanti ha indovinato le altre.

Grazie a tutti per l’adesione numerosa via mail e commenti, visto il successo dell’iniziativa sappiate che stiamo pensando di ripetere il “quiz a premi” di tanto in tanto: rimanete “sintonizzati” :-)

Posted in Blog, SoftwareComments (2)

Un regalo per i nostri primi 500!

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Un regalo per i nostri primi 500!


Blog Software

Da qualche settimana Online Marketing Blog, con la normale variabilità dell’indicatore di Feed Burner, ha raggiunto e superato la media di 500 lettori dei nostri feed RSS: un piccolo traguardo per il quale noi autori, soddisfatti del risultato ottenuto dai nostri contenuti, vogliamo ringraziare gli assidui lettori che a volte hanno dovuto portare pazienza durante lunghe pause tra un post e l’altro (dovute ad impegni lavorativi – e personali – vari).

D’altronde una certa irregolarità e libertà è caratteristica del modello editoriale dei blog in generale, e da parte nostra abbiamo sempre cercato di privilegiare qualità del contenuto piuttosto che la frequenza: in altre parole, scriviamo quando abbiamo qualcosa che riteniamo interessante condividere.

Proprio per ringraziarvi abbiamo pensato di mettere in palio altri 3 ingressi al Rimini Web Marketing Event del 22/23 novembre e, non volendo demandare la cosa ad un’estrazione casuale, abbiamo pensato di introdurre un quiz semplice semplice: le prime 3 persone che risponderanno correttamente nei commenti ad almeno uno dei prossimi tre quesiti riceveranno ognuna un ingresso gratuito alla Fiera SIA Guest e alle 2 giornate dell’evento divulgativo.

Quesito n.1

Utilizzando l’operatore “link:www.dominio.com” di Google, quali link in ingresso verso www.dominio.it vedremo restituiti?

Risposte (soltanto una corretta):

  1. Solo i link privi di Nofollow
  2. Solo i link da siti con pr superiore a 4
  3. Non ci è dato saperlo

Quesito n.2

E’ possibile ottenere una lista dei link in uscita da un qualsiasi sito?

Risposte (soltanto una corretta):

  1. Sì, grazie a Yahoo Site Explorer
  2. Sì, grazie ad un operatore apposito di Live.com/MSN
  3. No, non è possibile

Quesito n.3

Di recente sono state apportate numerosi cambiamenti al Quality Score di AdWords. Questi cambiamenti influenzano:

Risposte (una o più corrette):

  1. L’offerta minima per gli annunci su parole chiave competitive
  2. L’ordine con cui divesi annunci in competizione vengono visualizzati
  3. Quali annunci vengono visualizzati sopra ai risultati delle ricerche invece che a destra

Chi vuole può rispondere scrivendo un commento a questo post o in alternativa scrivendoci tramite il form nella pagina dei contatti. In bocca al lupo!

Gli autori di OMB

Posted in Blog, SoftwareComments (8)

Search Engine Marketing per prodotti sconosciuti

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Search Engine Marketing per prodotti sconosciuti


PPC SEO

In questi anni mi sono convinto che la differenza tra un SEM professionista ed uno improvvisato stia nella capacità di capire quando bisogna fare un passo indietro: esistono infatti situazioni in cui il primo dirà al cliente “non posso fare molto per te”, mentre l’altro si affannerà a presentare una proposta economica.
Infatti uno dei punti fermi che dobbiamo tenere presente nel nostro lavoro è che il search engine marketing è uno strumento di marketing “pull”, nessun navigatore può usare i motori di ricerca per prodotti e servizi della cui esistenza non è al corrente.

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Nonostante questa doverosa premessa, dobbiamo considerare che anche in casi come questi a volte il cliente chiede consapevolmente, all’interno di una strategia di marketing più ampia, di poter affermare la propria presenza nei motori di ricerca: specie quando auspica che la presenza negli altri media susciti interesse e bisogno di informazioni, e generi quindi ricerche in rete.

Ecco allora che se il cliente presenta prodotti o servizi innovativi, e per questo poco conosciuti, un professionista dei motori di ricerca devi porsi il problema di come intercettare, nei motori di ricerca, i navigatori potenzialmente interessati (“se solo sapessero che…”).

Dal punto di vista strettamente SEO, il compito è arduo: non ha molto senso impegnarsi su keyword generiche (e magari competitive) per avere risultati che si vedranno probabilmente a distanza di mesi. Meglio limitarsi a fare il “compitino” realizzando un sito search engine friendly ottimizzato sulle keyword strettamente attinenti, anche se per ora non generano traffico. Quando si sarà creato quello che i SEO anglosassoni chiamano “a new query space”, saremo lì pronti a raccoglierne i frutti.

E’ un po’ quello che è accaduto a questo blog che (non intenzionalmente) si è posizionato da tempo sulla keyword “social media marketing“, ma solo oggi riceve traffico da essa (infatti solo negli ultimi tempi si è creato un “query space” anche in italiano).

Utilizzando invece il keyword advertising, dove abbiamo un certo controllo sul tipo di campagna che si può andare a generare, la cosa è relativamente semplice: possiamo individuare (e pubblicare annunci per) parole chiave appartenenti a settori analoghi a quello che ci interessa, oppure termini che individuano un target vicino a quello che, idealmente, vorremmo creare.

Diverso tempo fa, nell’epoca in cui questo era ancora sconosciuto, pubblicizzammo con adwords per un cliente un corso sugli strumenti del Social Media Marketing, intercettando con il pay per click i navigatori alla ricerca di formazione nel più tradizionale ambito “Web Marketing”, “Internet Marketing” ecc…

I risultati complessivi furono appena soddisfacenti (proprio per questa ragione abbiamo iniziato l’articolo con quella lunga premessa), tuttavia portammo al corso una decina di persone proprio grazie alla campagna Adwords “per analogia”.

Segnalo infine che diverso tempo fa abbiamo già affrontato il tema nell’articolo Acquistare keywords per prodotti simili?

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Penalizzazione -50, -60, -70… o scherzetto di Halloween?

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Penalizzazione -50, -60, -70… o scherzetto di Halloween?


SEO

Tra le 16 di venerdì 31/10 e le 9 di sabato 1/11 nelle SERP si è verificato un fenomeno che ha tenuto in apprensione i SEO più attenti: alcuni siti italiani e stranieri, tra i più attivi in aree estremamente competitive, sono sprofondati dalla prima pagina alla settima/ottava dei risultati di Google su alcune keyword specifiche e molto gettonate.

Poi tutto è tornato alla normalità…

Potremmo anche definirla una “normale fluttuazione” se non assomigliasse tanto allo strascico di una penalizzazione che, a turno, tra maggio e agosto 2008 ha attraversato quelli e molti altri siti ben posizionati (e quindi molto attivi dal punto di vista SEO) su keyword competitive, appartenenti al settore turistico.

Google sembra scegliere sempre i momenti migliori (che guarda caso sono quelli in cui per fare business o sei presente nei risultati naturali o sei costretto a fare pay per click :) ), così proprio quest’estate ha pensato bene di andare a penalizzare alcune pagine strategiche di portali tradizionalmente ben posizionati su keyword competitive.

Insomma da alcuni mesi c’è in giro qualcosa nelle SERP…sarà il malocchio, sarà l’influenza, sarà quel che sarà ma a turno qualcuno se la prende. Il problema è che non esistono antidoti o vaccini conosciuti, se non lo stare alla finestra e vedere cosa succede.

Ieri, per brevissimo tempo, sembra essersi verificato un “revival” di quanto già visto e quindi viene naturale chiedersi cosa stia bollendo in pentola per il prossimo futuro.

Di cosa si tratta? Cosa dobbiamo aspettarci?

L’abitudine di tenere periodicamente sotto controllo una gran quantità di siti “significativi” ci permette di individuare alcuni elementi ricorrenti, tanto da poter dire che le caratteristiche principali di questo tipo di penalizzazione sono:

  • non è facilmente associabile ad una violazione specifica delle linee guida (se non con molta immaginazione);
  • riguarda pagine/keyword ben precise e non un sito nel suo complesso;
  • di solito dura da uno a tre mesi.

Inoltre siamo abbastanza sicuri nell’affermare che:

  • si tratta di qualcosa che ha a che fare con la link popularity e con l’eccessiva insistenza su anchor text “strategici” (hotel roma, hotel firenze, tuscany villa rental, florence apartment…);
  • nel prossimo futuro l’incremento della link popularity sarà ancora estremamente importante per il successo di un sito, ma dovrà essere gestito in modo molto diverso da quanto viene fatto ora (a meno di non voler rischiare penalizzazioni “incomprensibili”);
  • Google sta cercando parametri di valutazione diversi dalla link popularity, ma è ancora ben lontano da aver trovato un meccanismo altrettanto perfezionato;
  • Google, sempre più conservatore, sembra addirittura premiare i siti meno attivi dal punto di vista dell’acquisizione di nuovi link. Anche certe “precisazioni” sembrano confermare il desiderio di avvantaggiare chi si dà meno da fare in questo senso.

Dopo il contrasto alla compravendita di link, iniziato alcuni mesi fa, ci sembra di vedere le prime avvisaglie di una nuova lotta spietata contro l’incremento non spontaneo della link popularity: nessuno sa fino a che punto Google arriverà a spingersi, ma di certo non andrà molto per il sottile nè si preoccuperà troppo di possibili errori di valutazione.

Alcuni articoli recenti su Google e la sua battaglia contro la link popularity “artificiale”

Speriamo a breve di poter tornare sulla questione delle penalizzazioni, e di riuscire a fornire qualche dettaglio aggiuntivo su quanto stiamo osservando nelle SERP da qualche mese a questa parte.

[EDIT]

Leggo su SeRoundTable che si sarebbe trattato di un bug temporaneo (un “glitch” come vengono chiamati in gergo).

Anche TagliaBlog riporta la cosa.

E’ strano però che i suoi effetti siano identici in tutto e per tutto a quelli della penalizzazione estiva: nonostante le rassicurazioni di Matt Cutts in persona, speriamo non si tratti di “grandi manovre” prima dell’ormai tradizionale “affondo natalizio” :)

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Quanti link per pagina riesce a processare Google?

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Quanti link per pagina riesce a processare Google?


SEO

Le linee guida ufficiali di Google affermano, praticamente da sempre, che è preferibile tenersi sotto il numero di 100 link per pagina.

Oggi John Mueller, Webmaster Trends Analyst at Google Zürich (e figura solo un po’ meno nota rispetto a Matt Cutts), afferma altrettanto ufficialmente che

[...] possiamo leggere più di 100 link per pagina :-) . Comunque raccomandiamo di rispettare il limite di 100 perchè generalmente ha senso dal punto di vista dei navigatori (e dei motori di ricerca)

Che il limite possa aver senso per il navigatore (per ragioni legate all’usabilità?) è perfettamente plausibile…non è chiara invece la precisazione tra parentesi relativa ai motori di ricerca, ma ormai ci abbiamo fatto l’abitudine: da quando Google sostiene di voler chiarire le idee a Webmaster e SEO, avviando un dialogo diretto con loro, sembra divertirsi più che altro a impersonare la Sibilla di Delfi, tanto che ogni volta lo spazio per le possibili interpretazioni sembra dilatarsi all’infinito.

Quanti link per pagina dunque?

Difficile fornire una misura standard: l’esperienza SEO insegna che tutto dipende dalla forza della pagina in questione e che quindi una pagina con pagerank (reale) elevato consente la scansione di un maggior numero di sotto-pagine (cioè pagine verso le quali fornisce un link) rispetto ad una pagina più debole.

Solitamente, per rendere l’idea in modo approssimativo ma efficace, si fa un paragone di tipo “idrico”: troppi link “disperdono in mille rivoli” la forza con cui lo spider giunge al livello di navigazione sottostante, mentre link in numero insufficiente generano un “collo di bottiglia” che impedisce un flusso corretto.

L’avvertenza delle linee guida di Google rimane valida, se non altro, come richiamo a prestare attenzione alla struttura di navigazione: se un sito è costituito da centinaia di pagine, non mettiamo tutti i link in home e neppure creiamo menu smisurati. Progettiamo bene la gerarchia tra le varie sezioni e sub-sezioni, valorizzando nel modo giusto le pagine che riteniamo più importanti e che vogliamo si posizionino su keyword competitive.

Termino queste riflessioni suggerendo la lettura dell’ottimo articolo di Fabrizio sugli “hub di richiamo”

Posted in SEOComments (9)

Funerale SEO, lutto per wordpress.com

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Funerale SEO, lutto per wordpress.com


SEO

Oggi OMB vi rivela un piccolo ma efficace espediente adottato dai SEO specialist più attenti (non da moltissimi per la verità in Italia) e al tempo stesso ne celebra con commozione la dipartita.

Non siamo impazziti, stiamo parlando di wordpress.com, il network che consente a chiunque di creare il proprio blog utilizzando la famosa piattaforma di blogging il cui sito madre è wordpress.org. E’ uno tra i tanti network del genere, basti pensare a blogspot, splinder e altri, ma al tempo stesso è (anzi dobbiamo dire “era”) unico nel suo genere per la presenza di “pagine/tag” progettate in modo eccellente.

Di cosa stiamo parlando? Un esempio vale più di mille spiegazioni, queste sono tutte pagine/tag

http://it.wordpress.com/tag/vacanze/
http://it.wordpress.com/tag/google/
http://wordpress.com/tag/tuscany/

Nofollow Evidenziato in RosaSi tratta di pagine che raccolgono i post più recenti pubblicati in tutto il network, etichettati con una data keyword. La particolarità sta nel fatto che queste pagine in WordPress.com ricevono link da tutti i post del network che contengono quel tag e, al tempo stesso, danno un link di ritorno ad ognuno dei blog in cui questi post sono stati pubblicati.

In sostanza sono pagine dall’elevata link popularity, focalizzate su un tema specifico, frequentemente aggiornate e per giunta ottimizzate…sentite già il vostro “sesto senso SEO” che pizzica, vero? :) Infatti grazie a questo sistema di link incrociati diventa facile ottenere in tempi ragionevoli uno o più blog/link-farm da utilizzare per i propri comodi.

Purtroppo però da qualche settimana wordpress.com ha adottato la falce del nofollow in tutti i link presenti in queste pagine, così i pochi SEO accorti che avevano creato un blog tematico per sfruttarlo ai fini della link popularity (facendone finire tutti i post nelle pagine/tag “giuste”), oggi devono dire addio a questa comodità. Oggi infatti le pagine/tag continuano a ricevere link da tutto il network ma, a causa dell’introduzione del nofollow, non danno più alcuna forza ai vari blog.

Per quale ragione è stato introdotto il nofollow? Per combattere i SEO/spammer che hanno aperto un proprio blog nel network?

Non lo crediamo, dato che la qualità media dei blog era elevata: in wordpress.com c’è un sistema di segnalazione, controllo ed eliminazione dei blog piuttosto efficace. Anche i blog usati per raccogliere e veicolare link popularity possedevano contenuti originali e di qualità nella media (se non altro per evitare di farsi scoprire).

Quindi perchè “sterilizzare” tutto con il nofollow? Azzardo che la ragione principale risieda nel timore di ritorsioni dirette o indirette da parte di Google che, ormai, dimostra antipatia per qualsiasi sistema si riveli efficace nell’ influenzare le SERP.

Qualcuno, nei forum americani, oggi sostiene che WordPress.com sia stato direttamente “avvertito” da Google del fatto che doveva correre ai ripari prima di venire qualificato come immensa link-farm…ma qui siamo nel regno delle illazioni.

Posted in SEOComments (13)

Google glissa sugli Inbound Links

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Google glissa sugli Inbound Links


SEO

link building
Google Webmaster Central da qualche tempo sta perseguendo il lodevole intento di fornire chiarimenti su varie questioni correlate al SEO: qualcuna delle spiegazioni fornite in passato ha suscitato forse più perplessità che certezze (la questione meriterebbe un apposito post su OMB) ma tutti abbiamo atteso con particolare trepidazione la conclusione del ciclo di articoli, iniziato questo lunedì e interamente dedicato al tema dei link (croce e delizia dei SEO), così strutturato

  1. 6 ottobre: Internal Links (navigazione interna)
  2. 8 ottobre: Outbound links (link in uscita dal nostro sito)
  3. 9 ottobre: Inbound links (link in ingresso)

Il terzo della serie era ovviamente il più atteso, dato che la valorizzazione della link popularity è ancora, più che mai, uno degli strumenti più potenti che i SEO hanno a disposizione per influenzare le SERP: non a caso Google sta cercando di ostacolare qualsiasi attività di incremento della link popularity troppo efficace e diretta.

Proprio l’ultimo articolo si è invece rivelato deludente, in sostanza l’autore ci dice che i link conducono visitatori al nostro sito (ma va?!) e

quando derivano da una scelta editoriale , sono basati sul merito e forniti volontariamente e gratuitamente, rappresentano uno tra i fattori indicativi dell’importanza del sito che li riceve.

Inoltre

“relevant, quality inbound links can affect your PageRank”.

Insomma, tutto all’insegna del “Minimizziamo che è meglio…” e del “Meglio PR che SEO” :)

Sicuramente si poteva dire qualcosa in più anche senza rivelare ai SEO segreti vitali:

  • nessun riferimento viene fatto al ruolo dell’anchor text.
  • Nessun suggerimento su come deve essere fatto un link e come debba essere inserito affinchè possa essere visto dagli spider, e quindi essere annoverato a pieno titolo nella categoria (alquanto riduttiva) dei “fattori indicativi”.
  • Se non altro avremmo voluto saperne di più sulla battaglia contro la compravendita di link e sulle possibili penalizzazioni per i siti che danno la disponibilità a venderli (al momento l’unica nota certa riguarda l’abbassamento del pr visibile) .
  • Avremmo gradito anche qualche dettaglio in più sulla possibilità di essere danneggiati dai link in ingresso: si tratta di una possibilità concreta (per quanto remota), oppure è uno dei tanti “miti” SEO da sfatare?

Questioni di secondaria importanza? Non direi visto che, negli articoli focalizzati su altre questioni SEO, gli autori di Google Webmaster Central si sono già soffermati a lungo anche su argomenti abbastanza pacifici.

Questo atteggiamento prudente è senz’altro da imputare al fatto che

  • I link rimangono il fattore off-site più importante (e quindi temuto) per influire sulle SERP e Google non può cambiare velocemente questa situazione, infatti da anni i suoi algoritmi si sono costruiti intorno a questa cosa
  • Google è abbastanza impotente sulla questione, non è perfettamente in grado di distinguere la compravendita di link dalla “donazione spontanea”, pertanto si limita (fino ad ora e salvo ulteriori giri di vite) all’abbassamento del pagerank visibile (senza altri effetti collaterali). Da notare come qualsiasi link “in odore di denaro” determini questa “penalizzazione”: in passato è successo anche a questo blog a causa di link, non a tema, ma del tutto gratuiti e non reciproci.

Leggendo tra le righe possiamo comunque trarre alcune conferme utili: i link “buoni” ai fini del ranking sono quelli spontanei, gratuiti, disinteressati, frutto di libera scelta editoriale (o che sembrino tali, aggiungo io, e ognuno tragga le proprie conclusioni).

Ma se i link a pagamento sono non spontanei e “cattivi”, come dobbiamo collocare il link presente in un pubbli-redazionale? Come dovremmo considerare il 90% dei siti di article marketing e comunicati stampa?

Suggeriamo comunque la lettura dei 3 articoli citati, specie dei primi due, in quanto pur in assenza di “rivelazioni” rappresentano un’ottima fonte di cultura generale SEO

Posted in SEOComments (4)

Primo su Google! Grazie ai Cinesi in bicicletta

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Primo su Google! Grazie ai Cinesi in bicicletta


Comunicazione SEO

In queste settimane il tempo è tiranno e negli ultimi post abbiamo un po’ trascurato gli argomenti strettamente SEO/SEM pertanto, in attesa di articoli più corposi (di prossima uscita), ci sembra fondamentale introdurvi a due trucchi SEO …di facile applicazione.

Primo trucco SEO per i posizionamenti

Assoldate dei lavoratori cinesi economici e mandateli in giro come trottole tra gli internet cafè e le altre centinaia di postazioni internet presenti in città, quindi fate loro effettuare varie ricerche con la keyword con cui intendete posizionarvi e date istruzioni perchè clicchino sempre il vostro sito (che magari si trova sepolto in decima pagina della SERP).

Risultato garantito in poche settimane, almeno secondo la testimonianza di un misterioso SEO, raccolta da Philipp Lenssen al BarCamp di Stoccarda e riportata su Blogoscoped con qualche preplessità.

La prima domanda SEO-tecnica che mi viene in mente è se il ricorso alternativo a galoppini Indiani (o a studenti desiderosi di arrotondare) al posto dei Cinesi, possa rivelarsi altrettanto pratico e, soprattutto, efficace.

Ad ogni modo è l’occasione per riflettere, ancora una volta, sull’annosa questione del possibile uso del conteggio dei click ai fini del ranking ma, in assenza di prove concrete, continuo a ritenere questa cosa abbastanza improbabile.

Secondo trucco SEO per i risultati locali

E’ appena più serio del precedente e riguarda il posizionamento negli esercizi commerciali locali di Google Maps: dato che avere un indirizzo vicino al centro città è un fattore di ranking particolarmente influente, prendete una “casella fermo posta” presso le poste centrali della vostra città e fornite al sistema di iscrizione quell’indirizzo…oppure chiedete a qualcuno che vive presso il centro di fornirvi un appoggio ad uso Google Business Listing.

L’efficacia di questa tecnica è reale e la stiamo sperimentando con successo proprio su Online Marketing, come abbiamo avuto modo di raccontare in un articolo dedicato ai risultati locali di Google, ma si è trattato di un caso fortuito non di una scelta calcolata.

BlogoScoped li definisce addirittura due “trucchi SPAM” (per fortuna aggiunge un “presunti”) …ma le tecniche SPAM non dovrebbero essere delle scorciatoie? Qui invece sembra che andiamo a complicarci ulteriormente la vita :-D

Posted in Comunicazione, SEOComments (14)

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