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Convegno GT 2009

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Convegno GT 2009


News SEO

ConvegnoGTSabato 5 e domenica 6 dicembre a Riccione si terrà il quarto convegno nazionale del forum GTopportunità imperdibile di aggiornamento e confronto per tutti coloro che si occupano di search engine marketing: alcuni tra i più esperti ed entusiasti SEO specialist italiani faranno il punto sulle ultime novità di Google (e non solo), fornendo spunti di riflessione a 360° e preziosi suggerimenti per chi fa il nostro lavoro: una professione in cui non si finisce davvero mai di imparare e nella quale… chi si adagia sugli allori è perduto.

Il convegno sarà anche l’occasione per pubblicare  l’aggiornamento  (l’ultima versione risale al 2007) dell’ormai famoso documento “Studio dei fattori SEO”, e cioè la valutazione dettagliata dei principali fattori che influiscono sul posizionamento naturale, raccolti in un unico documento riassuntivo, redatta da un gruppo di esperti e professionisti del settore.

Anche il sottoscritto sarà presente all’evento, in parte come spettatore curioso e in parte come partecipante alle “tavole rotonde” che si terranno al termine delle due giornate, darò inoltre il mio contributo anche alla survey sui fattori SEO, avendo il piacere di vedere le mie valutazioni incluse nel documento finale.

Ringrazio Giorgio Taverniti e il suo staff per l’invito: il  convegno infatti mi fonirà anche la piacevole occasione di rivedere numerosi colleghi e amici, alcuni dei quali appena incontrati qualche settimana fa, in un mese di novembre che mai come quest’anno è stato ricco di eventi formativi e appassionanti per SEO e SEM specialist.

Ci vediamo tutti a Riccione nel primo week end di dicembre!

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Pagerank sculpting

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Pagerank sculpting


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Pagerank sculpting, cosa ne pensa Google? Ecco una risposta ufficiale da Matt Cutts: pensate piuttosto ai vostri contenuti! ;-)

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Corso SEOLab: let’s Play With ROI!

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Corso SEOLab: let’s Play With ROI!


News SEO

Dove: Roma, Milano
Quando: 20/05 e 21/05, 27/05 e 28/05

gecko_silhouetteSe Enrico Madrigrano è il veterano della formazione SEO/SEM in Italia, i ragazzi di SEOLab rappresentano gli “ultimi arrivati” ma attenzione a non sottovalutarli: hanno un curriculum di tutto rispetto e sembrano avere le idee molto chiare su come debba essere fatto un corso SEO utile e di sicuro appeal.

Soprattutto non temono le sfide ed hanno scelto di misurarsi in un confronto diretto (quanto a date e luoghi) proprio con Madri Internet Marketing :)

Come tutti coloro che devono uscire dalla mischia il tono della loro comunicazione è abbastanza aggressivo, ma al tempo stesso non si prendono troppo sul serio: qualità fondamentale che distingue le persone che sono in grado di dare qualcosa a chi le ascolta.

Non conosco personalmente Michal Gawel ma ho avuto ottime referenze, sul suo conto e sul suo metodo, da parte di persone che stimo sia dal punto di vista personale che lavorativo, inoltre una rapida lettura del programma della prima delle due giornate di corso è stata sufficiente per capire che questi non sono dei tizi qualunque.

Il corso SEOlab intende porsi come una tappa obbligatoria per chi si sente ferrato sui temi del Web e Search Marketing e crede di conoscere già tutto quel che c’è da sapere, infatti è esplicitamente rivolto ad un pubblico esperto e smaliziato in grado di confrontarsi con i relatori su aspetti avanzati.

Per questa ragione il team di Online Marketing Blog è stato davvero lieto dell’invito a partecipare alle giornate di Roma e Milano per fornire la propria recensione: insieme ad altri colleghi assisteremo con autentica curiosità alla lezione di Mr. Gawel e degli altri relatori :)

Vi invitiamo quindi a consultare i programmi delle due giornate di corso, entrambe dai titoli suggestivi: Seo & Web Marketing Illuminati e Play With ROI.

Questo articolo non è un intervento “pay per post”: la redazione di OMB segnala e recensisce (liberamente e in modo imparziale) gli eventi che ritiene meritevoli di ottenere visibilità. Per maggiori informazioni invitiamo alla lettura delle linee guida relative alla comunicazione di questo tipo di iniziative.

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Real time Search Engines: il futuro della ricerca online

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Real time Search Engines: il futuro della ricerca online


Social Media Marketing Web Marketing

Recentemente ho letto un post interessante, che mi ha fatto riflettere: “Google dovrebbe offrire un miliardo di dollari per comprare Twitter”. Nell’articolo si elencano ben cinque validi motivi per cui Google dovrebbe approfittare dell’attuale congiuntura per acquisire TwitterTwitter and Real Time Search EnginesL’aspetto più interessante a mio avviso è dato dalla consapevolezza, da parte dell’autore, che

il ciclo di prodotto degli attuali motori di ricerca sta arrivando alla sua fine (liberamente tradotto, NdR)

e che è imminente l’esplosione di tutti quelli che possono essere considerati i real time search engines.

Con la capillare diffusione della rete (e verosimilmente, quando i nostri politici smetteranno di legiferare su cose che non conoscono, riusciremo a connetterci da un qualsiasi bar mentre prendiamo un caffè) credo si andranno a delineare tre differenti livelli di ricerca.

1. Primo livello: la ricerca istantanea

I real time search engines rappresentano a mio avviso il futuro della ricerca d’impulso, finalizzata alla soddisfazione di un bisogno che non è stato precedentemente preso in considerazione.

G1 AndroidMi riferisco ad esempio all’acquisto di un bene non eccessivamente costoso, quale potrebbero essere i capi di abbigliamento, il cibo, come anche alla scelta tra un ristorante piuttosto che un altro.
Avere un gruppo di followers, magari già accuratamente suddivisi per interessi e peculiarità (cosa già possibile ad esempio con Twitly), in grado di ricevere tweets in qualsiasi momento (testo, voce o video), magari anche nel loro telefonino, sarà una delle chiavi in grado di decretare la finalizzazione o meno di una propensione all’acquisto. Questo tipologia di ricerca, connessa alla facilità di diffusione delle informazioni, avrà un notevole impatto sul prezzo dei prodotti in vendita, che tenderà ad equipararsi all’offerta più bassa.

2. Secondo livello: la ricerca dilazionata

In questo gruppo farei rientrare le ricerche che molto probabilmente si effettueranno da casa e riguarderanno tipologie merceologiche equivalenti o superiori a quelle interessate dalla ricerca istantanea.

In questo secondo caso però le persone non vivranno l’acquisto come un impulso ma potranno ragionare dinanzi al proprio computer per scegliere, anche e soprattutto sulla base delle altrui esperienze, la strada migliore da percorrere. In questo senso mi sento di riprendere quanto già sostenuto precedentemente e affermare che la parte del leone lo faranno i siti di social networking come Facebook o di comparazione dei prezzi.

3. Terzo livello: la ricerca complessa

In questo gruppo vedo ancora Google come protagonista indiscusso, al quale mi sento di affiancare alcuni motori di ricerca specifici come Scirus (lo adoro), metamotori (Metacrawler su tutti) oltre che la già affermata Wikipedia. Le ricerche in questo caso saranno più approfondite, mirate ad esaudire, anche nel tempo, una necessità, o raccogliere un’informazione completa.

Verso quale futuro?

Veniamo alle possibili implicazioni di uno scenario di questo tipo:

  1. Parola d’ordine reputazione, e non solo di chi vende ma anche di chi offre suggerimenti. Se qualche aspirante personal shopper è online drizzi le antenne: creare un gruppo capace di twittare buoni consigli a chi si trova a fare shopping potrà essere uno dei lavori più promettenti nel futuro prossimo.
  2. Per chi si occupa di marketing on/off line e brand reputation… sarà una bella sfida: diventerà fondamentale la trasparenza prima di tutto, perchè sempre più spesso ci troveremo in un circuito che si auto-alimenta, e ogni errore rischierà di essere fatale!
  3. E per Fabio e tutti gli uomini del SEO? Lascio a voi la parola, credo che l’argomento si presti ad ogni tipo di commento e considerazione.

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La link popularity? Va sviluppata in casa!

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La link popularity? Va sviluppata in casa!


SEO

Link BuildingIn varie occasioni abbiamo ribadito quanto sia importante la link popularity ai fini del posizionamento naturale, e come la severità di Google nei confronti delle tradizionali pratiche di scambio link, e verso la loro compravendita in tutte le forme, sia la dimostrazione di quanto le SERP (Search Engine Result Pages) siano ancora estremamente influenzabili.

Sgombriamo subito il campo dai dubbi: nei settori competitivi la link popularity è fondamentale per il successo nel posizionamento naturale e, per quanto gli strumenti disponibili siano molteplici, il successo nelle SERP (Search Engine Result Pages) è quello che fa la differenza negli obiettivi di business.

Non escludiamo che, in alcuni settori specifici, un SEO Specialist possa sperare di ottenere risultati soddisfacenti operando soltanto sui fattori “in-site” (contenuti, navigazione search engine friendly etc.)  e attirando link spontanei con la qualità dei propri contenuti (e non a caso il lavoro del SEO Specialist si avvicina sempre più spesso a quello del copywriter e del pr), ma scalare le SERP su keyword davvero importanti è un’altra cosa.

In questo senso l’algoritmo di Google è stato plasmato nel tempo dalla lotta alle pratiche SEO più efficaci e a sua volta sta  determinando le caratteristiche della figura del SEO Specialist e il futuro di questa professione.

Ma il SEO puro, il SEO vecchio stile (non il SEO-Copywriter, non il SEO consulente o il SEO Social Media oriented) oggi ha ancora senso di esistere?

A mio avviso la risposta è sì, ma a patto che crei sin da oggi le premesse per la propria sopravvivenza, mi spiego meglio:

quella di scandagliare la rete alla ricerca di siti disposti allo scambio è un’attività sempre più complicata e poco proficua,  infatti da un lato i siti con pagine adatte a fornire un link di qualità (secondo i canoni più recenti), sono molto rari e il terrore di probabili penalizzazioni inibisce i webmaster; dall’altro vige ancora il pregiudizio del pagerank (e chi c’è l’ha alto se lo tiene caro).

Oggi il lavoro di incremento della link popularity non deve essere una raccolta di massa, tipo “pesca a strascico”, ma un’ attività di paziente ricerca che mal si concilia con l’attività del SEO esterno, che deve posizionare il sito del cliente X o Y: si è conclusa da un bel po’ l’epoca delle pagine dedicate allo scambio link e anche quella dei link a piè di pagina in home.

Oggi è il link migliore è quello all’interno di un post, un articolo, o una recensione a tema anche se questa collocazione richiede poi un rinnovo periodico delle pubblicazioni.

Per questa ragione il SEO di tipo “tradizionale” deve iniziare a darsi da fare dedicando molto tempo e risorse alla realizzazione di un consistente network di siti a tema (vari temi), da tenere aggiornato e curare in tutti gli aspetti, in modo che cresca lentamente ma in modo solido e costante.

Gli strumenti a disposizione sono molti, piattaforme di blog e forum e… aggregatori di ogni tipo, anche se il consiglio è quello di non prendere scorciatoie e di puntare al contenuto originale. Inoltre il manuale “black hat” insegna che questi siti, specie se in gran numero, dovranno differenziarsi per Whois e classe di IP.

Qualcuno potrebbe a questo punto chiedersi se ne valga la pena e se non sia meglio rassegnarsi a percorrere altre vie, sicuramente quella suggerita è un’attività che richiede un certo impegno, tuttavia consente non solo di realizzare dei siti in grado di diventare “serbatoi” google-safe per la link popularity dei propri clienti (e tali da prestarsi anche a proficui scambi esterni), ma  nel tempo consentirà di avere a disposizione un network in grado di generare un notevole traffico di long tail…e perciò stesso utile. I SEO più attenti si sono già mossi da tempo in questa direzione.

Insomma la figura del SEO specialist deve sicuramente evolversi, ma non deve farlo esclusivamente e necessariamente nella direzione tracciata da Google, inoltre non è obbligatorio che si allontani troppo dalle proprie origini :)

Ai dubbiosi ricordiamo che chi ci conosce sa che la nostra attenzione verso le nuove opportunità del Web Marketing è massima (lo dimostra l’esperienza personale di chi scrive e  la varietà degli argomenti trattati, con dovizia di particolari, da questo blog), tuttavia siamo fermamente convinti che la presenza nei risultati naturali consente, e a maggior ragione consentirà anche in futuro, il raggiungimento di obiettivi impensabili per qualsiasi altra forma di promozione online.

Cosa ne pensate? Chi tra i SEO in ascolto sta coltivando il proprio network?

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Mamadigital cerca un SEO Specialist

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Mamadigital cerca un SEO Specialist


News

job interview seoSimone Rinzivillo mi segnala che Mamadigital sta selezionando un SEO Specialist da inserire in organico. Riporto volentieri l’annuncio, confido che qualcuno dei nostri lettori sia interessato.

Il SEO Specialist avrà la possibilità di entrare a far parte di reparto tecnico che giornalmente si confronta con progetti SEO e SEM di grande spessore.

I requisiti del candidato ideale sono:

  • Esperienza SEO di almeno 1 anno
  • Conoscenza dei principali linguaggi di programmazione per il web
  • Esperienza nell’utilizzo e personalizzazione delle principali piattaforme CMS
  • Ottima conoscenza di HTML e CSS
  • Buona capacità nello sviluppo di contenuti per il web
  • Conoscenza lingua inglese
  • Buona conoscenza dei principali strumenti di Web Analytics
  • Interessamento alla materia, capacità di apprendimento e problem solving
  • Propensione al lavoro in team

La sede di lavoro è Roma, se siete interessati potete inviare curriculum vitae e lettera di presentazione a job [at] mamadigital.com specificando nell’oggetto il riferimento SEO-016.

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Spam in Google Local Search e contromosse

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Spam in Google Local Search e contromosse


SEO

Hotel Oderzo

Qualche tempo fa dedicammo due articoli a Google Local Search ed esaminammo nel dettaglio i fattori che influiscono sul posizionamento all’interno dei 10 risultati “local business” spesso presenti nelle SERP di Google (tipico il caso di ricerche come Hotel [Località]) , in quell’occasione avevamo volutamente evitato di fare ipotesi sulle tecniche SPAM che avrebbero consentito di infiltrarsi tra i risultati locali di Google, specie per keyword  non attinenti con le attività svolte dalle aziende che decidono di iscriversi al Local Business Center

Oggi le note, forse inevitabili, falle del sistema di verifica (cartolina, sms, telefonata), l’appetibilità dei posizionamenti all’interno dei risultati locali (quasi sempre davanti ai normali risultati WEB) e “l’arte di arrangiarsi” tipica dei SEO stanno facendo emergere diversi casi di SPAM.

Salvatore Cariello ha già evidenziato qualche mese fa  uno dei metodi utilizzabili, molto semplice e al tempo stesso efficace, ma nelle ultime settimane stanno emergendo anche altre situazioni, alcune delle quali  mi sono state segnalate da amici e colleghi di altre agenzie (in modo particolare Ronnie e Filippo), mi riferisco a

  • l’utilizzo di indirizzi di verifica differenti (casa di amici, parenti, dipendenti) e siti clone per segnalare più volte la stessa azienda, ogni volta con variazione di nome/keyword;
  • segnalazione della stessa azienda su più province/località, pur in assenza di filiali realmente esistenti.

Altri esempi si possono ricavare dai thread riportati alla fine di questo post.

Non dobbiamo stupirci troppo della situazione che si sta creando…basti considerate che il cosiddetto Local Business Center ospita chiunque decida di iscriversi, e che non vi è alcuna verifica sull’esistenza dell’azienda o sulla corrispondenza tra i servizi descritti e la categoria di appartenenza. Ecco quindi che in questi giorni i primi “furbi” stanno facendo incetta di risultati locali anche in Italia, cercando di coprire il più ampio ventaglio possibile di keyword: a chi stesse pensando di imitarli (magari su invito di Web Agency che “vendono” il posizionamento nei risultati locali) possiamo soltanto dire che ultimamente Google ha utilizzato il pugno di ferro ogni qualvolta la situazione gli stava sfuggendo di mano e stava rischiando di divenire incontrollabile, quindi il consiglio è quello di resistere alla tentazione :)

Al momento come sta agendo Google  nei confronti di queste situazioni specifiche?

Per ora la classica “delazione” attraverso i Google Webmaster Tools non deve essere molto efficace, lo dimostrerebbe il fatto che, in un modo che potremmo definire un po’ “artigianale”, alcuni GoogleMen hanno attivato un thread nel Google Maps Help dedicato alla segnalazione di spam nelle mappe…tra l’altro questo thread va a sostituire in toto l’altrettanto artigianale utilizzato in precedenza nei Google Groups.

Non è ancora chiaro se la rimozione dai risultati locali sia l’unico effetto della segnalazione o se vi siano anche delle penalizzazioni più serie che riguardano l’indice generale (al momento non sembrerebbe).

Concludiamo con la riflessione che, dati i presupposti e le falle evidenti, la situazione era decisamente prevedibile e quindi stupisce che l’ormai proverbiale (e spesso esagerata) attenzione di Google nei confronti dello SPAM in questo caso non abbia preso in considerazione tutte le eventualità.

Ringraziamo sin d’ora chi vorrà riportare nei commenti le proprie esperienze e osservazioni.

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Una tipica richiesta di scambio link

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Una tipica richiesta di scambio link


Blog SEO

Quasi sempre i clienti per cui seguiamo il web marketing ci prendono come punto di riferimento per tutta la loro attività online, chiedendoci consiglio per qualsiasi decisione, anche se spesso si tratta piuttosto di decisioni di business piuttosto che scelte operative.

Scambio LinkIn particolar modo in merito a questioni che hanno a che fare con proposte di terzi ci viene quasi sempre richiesto l’intervento, in quanto, grazie all’esperienza specifica, siamo meglio in grado di valutarne la convenienza.
Ci troviamo in questi casi a dover gestire vere e proprie negoziazioni “per conto di”, ed a volte i risultati possono essere anche comici, specie quando abbiamo a che fare con la classica richiesta di scambio link.

Ecco un esempio di pochi giorni fa…

Mail di contatto iniziale (inviata al cliente)

Buongiorno,

sono il webmaster del sito www.xxxx.com. Vorrei effettuare scambi di links con www.yyyy.com ed eventualmente  altri vostri siti per poter migliorare l’indicizzazione del nostro network nei motori di ricerca. Oltre a www.xxxx.com gestisco anche altri siti di altre tematiche e in varie lingue.

Se siete interessati ad effettuare uno scambio di link vi prego di contattarmi a questo indirizzo: webmaster@xxxx.com

Cordialmente, Mario Rossi

Il cliente ci gira la mail, e noi rispondiamo in sua vece.

Nostra mail di risposta

Gentile Mario,

seguiamo la promozione del sito yyyy.com Purtroppo il sito xxxx.com risulta molto debole (se non addirittura penalizzato) rispetto a yyyy.com e agli altri siti che gestiamo, quindi al momento non possiamo considerare la possibilità di  uno scambio. Se lo desidera ci mandi una lista degli altri siti disponibili nel suo network e valuteremo la possibilità di scambi reciprocamente vantaggiosi e “Google Safe”.

Cordiali saluti e grazie

Il webmaster cade dalle nuvole e scrive a breve giro, stupito ma forse anche un po’ seccato, chiedendo spiegazioni

Controrisposta del webmaster Mario Rossi

Caro collega…

Non capisco perchè dici che il sito xxxx.com è “debole”, visto che è un pr=4 nella homepage e tutte le pagine interne sono pr=3 e linkate dalla homepage. Inoltre xxxx.com ha anche circa il doppio dei backlinks unici rispetto a yyyy.com…

Quali sono i parametri secondo i quali valuti il valore SEO del sito?

Cortesemente, rispondiamo alla domanda con argomentazioni pertinenti.

Nostra controrisposta al webmaster

Gentile Mario,

qualche mia vecchia conoscenza risponderebbe “la consulenza si paga” ma tra colleghi invece è bello discutere di queste cose :-)
Il pagerank non lo guardo neppure più, la quantità di link in ingresso meno ancora, guardo soltanto i concreti posizionamenti sulle keyword (competitive e non) e le possibilità di crescita che ha il sito nel tempo (quando viene curato, se è nato per durare ecc…).

Al momento, pur trattandosi di un sito esistente da anni, anche testandolo su brevi frasi prese qua e là dai titoli e dai contenuti delle pagine, non risulta posizionato o lo è con un ranking inferiore ad altri siti, la cosa indica una certa debolezza del sito o addirittura una penalizzazione (nel caso specifico propendo per la seconda ipotesi).

Un saluto e a presto

Abbiamo voluto riportare questa recente “conversazione” che riteniamo più istruttiva di molti post, non credo servano ulteriori commenti :-P

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Social network professionali: Link2me

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Social network professionali: Link2me


Comunicazione

logo social networkOrmai nessuno che lavori nel campo del web marketing sottovaluta il potenziale dei social networks. Sulla scia del successo di alcuni noti come LinkedIn, Xing, Facebook, vediamo nascere ogni giorno iniziative “social” più o meno brillanti.

Il campo si fa affollato e la competizione cresce. E’ difficile (e anche non troppo utile) aprire ora un social network generalista, dal momento che il punto critico è proprio riuscire a distinguersi dalla massa, offrendo un vantaggio concreto: ne abbiamo tutti abbastanza dei form da compilare, non vogliamo un altro (ennesimo) profilo.

A mio parere (supportato da pareri di nomi più illustri ;-) ) per riuscire è necessario avere le idee chiare e focalizzarsi in un ambito specifico.

logo link2mePer fortuna in molti l’hanno già capito, e anche in Italia ci sono alcuni begli esempi di successo. Vogliamo segnalare un social network nato da poco e dedicato ai professionisti del mondo della comunicazione: www.link2me.it. E’ online da circa un anno e si propone come punto di riferimento per i consulenti del settore, utile per trovare nuove opportunità lavorative, condividere le proprie competenze e mettere in piedi progetti collaborativi.

La caratteristica maggiormente interessante del portale è il marketplace: qui i potenziali clienti possono pubblicare richieste e bandi di gara, e i professionisti possono a loro volta candidarsi per i vari progetti, costituendo anche, in caso, delle cordate per progetti più complessi.

Di recente ho conosciuto Jacopo Modesti, creatore del progetto Link2me, e ho pensato di fare cosa utile segnalando questo suo interessante progetto ai lettori del nostro Online Marketing Blog. L’idea può essere utile non solo per connettere gli operatori del settore, ma anche, grazie al citato marketplace, a raggiungere clienti e “formare il mercato”, con una informazione chiara e condivisa sui prezzi e sui requisiti di qualità richiesti dai progetti.

A discapito di quanti pensano di guadagnare sfruttando il fatto che Internet è ancora un mezzo (purtroppo) poco conosciuto da parte di molte aziende, e fare soldi sulla disinformazione. Auspico che progetti come questo ci aiutino a creare un mercato migliore, più consapevole e genuinamente competitivo.

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Pratiche SEO da abbandonare nel 2009: link bombing

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Pratiche SEO da abbandonare nel 2009: link bombing


SEO

Vintage SEOQualche settimana fa online-marketing.it pubblicò un post che riscosse particolare interesse e partecipazione: lo scopo era quello di innescare un dibattito e cercare di individuare (sulla base dell’esperienza e del buon senso) quali fossero i parametri di cui oggi Google tiene conto, e ai quali verosimilmente darà sempre maggiore importanza, ai fini del successo di un sito nelle SERP, nei mesi che verranno.

Visto l’interesse riscosso, diamo spazio al primo di una serie di articoli  dedicati alle pratiche SEO ancora molto in uso ma  che dovrebbero essere abbandonate (e da tempo) in quanto ormai individuate e definitivamente invise a Google; vedremo quante e quali sono le tecniche obsolete (inutili se non dannose) ancora utilizzate da molte web e sem agency.

In questo primo articolo parleremo di link bombing.

Link bombing

Disseminare la rete di  link in cui viene utilizzato in modo ripetitivo lo stesso anchor text (es. il classico “hotel [località]“) si dimostra rischioso sia per il sito che dona i link che per quello che li riceve, infatti il proliferare innaturale di link tutti uguali verso uno stesso sito può determinare la penalizzazione del sito donante e, in alcuni casi, anche di quello ricevente.

I fattori che accendono i riflettori di Google come possibile caso di “bombing” sono:

  1. l’incremento improvviso e repentino del numero dei link e ricorrenza eccessiva dello stesso anchor text;
  2. la ripetizione innaturale del link all’interno di più pagine dello stesso sito;
  3. la presenza diffusa di link su siti off-topic (specie se abbinata all’anchor text sospetto);
  4. la presenza all’interno di circuiti di article marketing e comunicati stampa già sospettati di essere soltanto un pretesto ai fini della link popularity.

Singolarmente ognuno di questi fattori rappresenta un indizio importante, ma la presenza concomitante di due o più tra essi è ancora più significativa.

Le penalizzazioni per chi beneficia dei link

Se i siti o le pagine donanti sono considerati di scarsa importanza e “pretestuosi” (cioè nati allo scopo prevalente di spingere altri siti nelle SERP), nel giro di qualche tempo il sito ricevente  ha molte probabilità di essere penalizzato e scomparire dai risultati con la maggior parte delle chiavi di ricerca.

Sulla base dei vari casi osservati forse sarebbe più corretto non considerare questo fenomeno come una vera e propria penalizzazione, quanto piuttosto una pesante correzione verso il basso dopo un’iniziale sopravvalutazione del ranking dei siti beneficiari di questi link di scarso valore.

Se al contrario il sito donante è ritenuto valido e degno di fiducia, il sito ricevente non subisce drastiche conseguenze nel ranking. Semmai è proprio il sito donante a subire la cosiddetta “penalizzazione” del pagerank per sospetta vendita di link popularity (il  decremento della barretta verde, puramente antiestetico e senza altre conseguenze). Non è chiaro se i link in questione continuino a funzionare come nel periodo precedente alla loro individuazione.

-50, -60…

In ogni caso se l’attività di “link bombing” è stata particolarmente insistente (cioè prolungata nel tempo, intensa e focalizzata sugli stessi anchor text) il sito beneficiario vede spesso una penalizzazione “-50″ (o superiore) nelle posizioni, per un periodo che di solito va dai 45 ai 90 giorni, poi nelle SERP tutto torna alla normalità (salvo qualche variazione fisiologica) a patto che l’attività di “bombing” nel frattempo si sia interrotta.

Ad essere colpite sono tipicamente le pagine interne e non la homepage: forse possiamo spiegare questa particolarità con il fatto che l’abbinamento bombing + deep linking risulta più sospetto e innaturale del semplice bombing sulla home (tipicamente la pagina di un sito che riceve la maggior quantità di link in ingresso), inoltre possiamo anche supporre che Google ritenga che bannare la home page di un sito sia una penalizzazione eccessivamente gravosa per essere comminata sulla base di un semplice sospetto (perchè, diciamolo, Google certezze non ne può avere e…spesso sbaglia).

Penalizzazioni per chi inserisce i link

Anche in questo caso dobbiamo distinguere tra siti “trusted” o “trustable” (degni di fiducia) e siti che non lo sono:

  • nel primo caso assistiamo all’abbassamento della “barretta verde” del pagerank (come indicato nell’ultimo punto del paragrafo precedente);
  • mentre quando abbiamo a che fare con un sito considerato “pretestuoso” o di scarso valore (pensiamo alla classica directory/link farm o all’oramai altrettanto tipico sito  di “comunicati stampa & article marketing” con secondi fini) quest’ultimo rischia la scomparsa dalle SERP (mentre il sito beneficiario può perdere diverse posizioni, come già precisato nel primo punto del paragrafo precedente).

Dato che è in corso un evidente giro di vite da parte di Google, come possiamo oggi sviluppare correttamente la link popularity?

In teoria non dobbiamo: per Google infatti le attività di scambio, compravendita e persino donazione di link ai fini del posizionamento non sono accettabili e da considerarsi alla stregua del doping sportivo. In sintesi  i link “buoni” e al di sopra di ogni sospetto dovrebbero:

  • provenire da siti a tema,
  • provenire da siti “trusted”,
  • essere frutto di citazioni spontanee.

In pratica tutto si può fare (anzi il SEO specialist che opera in ambiti competitivi al momento non dovrebbe tirarsi indietro) ma le parole d’ordine per lo sviluppo di una corretta e “spontanea” link popularity sono inventiva, recensione, citazione e… moderazione :P

Ne consegue che la link popularity è sempre fondamentale ma  molto più difficile  da ottenere e che i tempi si allungano. Tuttavia possiamo consolarci pensando che la quantità non è più così importante (anzi, come abbiamo visto, rischia di essere dannosa) e che molto spesso, uno o due link “giusti” sono sufficienti a muovere i primi passi nelle SERP anche per un sito del tutto nuovo… purchè sia stato progettato nel modo corretto e il SEO specialist abbia ben chiaro che Google non è più quello di un tempo.

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