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Ispirazioni Black Hat 1 – Fonti di contenuto

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Ispirazioni Black Hat 1 – Fonti di contenuto


SEO

Dirò una cosa impopolare: ogni vero SEO specialist ha dentro di sè un piccolo seme di male che lo porta ad avere pensieri “black hat”… ci prova sempre a a fare pubbliche relazioni, ad essere un markettaro, un “social media fuffaro” (e a volte gli riesce pure bene) ma i pensieri black hat, per quanto repressi, tornano insistenti e lo ossessionano. :-)

Certo, se glielo chiederete in pubblico vi dirà che “content is king” e che bisogna lavorare pensando prima di tutto al navigatore. “When Google Was not yet Evil” queste affermazioni erano utili per essere ammessi nei “salotti buoni”) ;-)
Poi scoprirete che lo stesso SEO nella sua vita professionale ha collezionato una sfilza di siti spam o “made for adsense”, o addirittura aggretatori che “rubano” e mescolano i contenuti altrui (quest’ultima è l’unica pratica che non ho mai attuato e che ritengo esecrabile, NdR).

Il sogno SEO

Il vero SEO specialist però agisce non tanto (o non solo) per il guadagno, quanto per il gusto di sperimentare: infatti si ritrova in testa una vocina assillante che gli sussura di mettere il suo ingegno al servizio del male più puro e disinteressato. E allora cercherà di capire quel che piace e non piace agli spider e di filtrare tra le pieghe di un algoritmo che cerca ogni giorno di avvicinarsi alle umane capacità di discernimento ma che, proprio per questa sua palese intenzione, è in parte prevedibile.

Uno dei molti sogni ricorrenti di ogni vero SEO è quello di poter attingere a una sorgente infinita di contenuti originali costantemente aggiornati e poterne disporre a piacimento, quello che però molti ancora non considerano è che lo stesso Google ci mette a disposizione strumenti utili a questo scopo, e  il primo e più importante tra questi è Google Translate.

Google Translate (e altre fonti) per creare contenuti originali

Le traduzioni generate da GT sono davvero eccellenti e la loro qualità migliora di mese in mese (al contrario del glorioso Babelfish, oggi marchiato Yahoo), quindi un SEO Specialist accorto oggi ne può fare decisamente buon uso: non staremo qui a descrivere per filo e per segno tutti gli ambiti di applicazione più o meno “black hat” ma ci limiteremo a fornire alcuni indizi.

Partiamo quindi dalla considerazione, per ora ovvia, che un contenuto tradotto in un altra lingua, agli occhi di Google è un contenuto originale: a questo scopo Google Translate può essere utilizzato manualmente oppure attraverso uno script.

I più spregiudicati tra voi ovviamente punteranno alla seconda soluzione, tuttavia Google non è l’ultimo arrivato, le ha pensate tutte e ha ritenuto opportuno inserire alcuni ostacoli e limitazioni.

Limitazioni imposte da Google

  1. Il primo tra questi è l’abbandono, qualche anno fa, della Google SOAP API (Application Programming Interface) utilizzabile server-side, abbandonata a favore delle API Ajax (Javascript/Client quindi). Quindi oggi chi vuole fare request HTTP a Google (sia per la verifica dei ranking che per altri scopi meno facilmente intuibili ma altrettanto ragionevoli)  deve necessariamente passare per Javascript/Ajax (e non otterà quindi dei contenuti indicizzabili dagli spider) oppure violare le linee guida e fare grabbing.
  2. Proprio per mettere i bastoni tra le ruote ai grabbers il codice sorgente di qualsiasi risultato restituito da qualsiasi servizio Google, se richiamato in modo non compatibile con le linee guida, è abbastanza confuso e muta con una certa frequenza (per impedire che l’estrazione di puro testo sia troppo semplice).
  3. In modo particolare è difficile estrarre contenuto utile richiamando via script lato server Google Translate: infatti bisogna prima aggirare un frameset, raggiungere un url che verificherà se la precedente richiesta è passata dal frameset…e così via. Come se non bastasse il codice sorgente comprende la versione nascosta nella lingua originale…il tutto ovviamente mascherato da funzionalità utile per l’utente (come evidenziato nelle immagini 1, 2 e 3)

Insomma, provare per credere… (traduzione automatica di un post di OMB).

Riassumiamo brevemente

API Ajax per evitare di “regalare” contenuti indicizzabili e limitare le richieste dei software di ranking; frameset, codice sporco e contenuto nascosto per limitare l’estrazione di testo utile; modifiche frequenti al sorgente generato per rendere obsolete le procedure di grabbing.

Nella seconda parte di questo lungo intervento, che verrà pubblicata in settimana, vedremo che in realtà esiste anche una REST Google API (poco conosciuta) e come sia possibile utilizzare concretamente Google Translate per ricavarne contenuti utili ai fini SEO.

Per maggiori informazioni sull’abbandono delle SOAP API segnalo anche un mio vecchio articolo sul blog di HTML.it: Abbandonata la SOAP Search API: l’ennesimo “dispetto” ai SEO?

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Perché i siti penalizzati non vengono avvertiti

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Perché i siti penalizzati non vengono avvertiti


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Perché i siti penalizzati non vengono avvertiti da Google tramite i webmaster tools? In realtà molti ricevono di fatto una segnalazione, ma non tutti, per evitare che gli spammers utilizzino a loro vantaggio l’alert, “imparando” come evitare le penalizzazioni.

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Seo Web Marketing Experience: gli errori insegnano

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Seo Web Marketing Experience: gli errori insegnano


News SEO

Dove: Roma, Milano, Londra
Quando: 22/05, 29/05, 27/06

Leonardo da Vinci
Il paragrafo introduttivo del corso Seo Web Marketing Experience recita testualmente:

Nei miei ultimi 10 anni di web marketing ho fatto  tanti errori. Ho creato prodotti che non hanno generato un centesimo di profitto, ho fatto campagne promozionali che hanno raccolto zero risultati, e ho fatto test e sperimentazioni che si sono rivelate un miserabile spreco di tempo e di soldi. Eppure e’ proprio grazie a tutti questi errori e fallimenti che ho potuto crescere e migliorarmi

Enrico Madrigrano è da anni l’indiscusso punto di riferimento per la formazione in ambito Web e Search Marketing e, anche se fino ad oggi non ho mai avuto l’occasione di partecipare ad uno dei suoi corsi, ne ho sempre sentito parlare in termini entusiastici sia da parte di SEO neofiti, sia da parte di colleghi che stimo e ricoprono ruoli di responsabilità all’interno di SEM agency molto note.

Da sempre sostengo che, data la fondamentale impenetrabilità dell’algoritmo di Google,  noi SEO specialist siamo un po’ come gli alchimisti ed i medici del ’600, i quali potevano intepretare le malattie soltanto dai sintomi  anzichè “studiarle dall’interno”, come il progresso tecnologico oggi invece consente di fare: un buon medico era quello che rifiutava i pregiudizi, non si affidava esclusivamente ai pareri dei colleghi autorevoli e metteva continuamente in discussione le proprie convinzioni attraverso la sperimentazione sul campo.

I dogmi erano pericolosi e il metodo era più importante delle “verità” che ne scaturivano.

Questo sembra essere esattamente anche l’approccio dei corsi Madri Internet Marketing: l’atteggiamento non è quello del guru che indottrina la platea ma quello di chi ha costruito il proprio sapere sperimentando, operando sul campo e utilizzando il proprio intuito. L’obiettivo di un corso SEO non dovrebbe essere solo quello di fornire ai partecipanti delle certezze ma anche e soprattutto quello di stimolare in loro le giuste domande.

Immagino sia per queste ragioni che i corsi  tenuti da Enrico da anni vedono la partecipazione di centinaia di persone e riscuotono consensi unanimi.

Il team di Online Marketing Blog sarà presente per recensire gli appuntamenti che si terranno a Roma, Milano e Londra mentre il sottoscritto e Federico Calore avranno il piacere e l’onore di confrontarsi con altri colleghi durante la tavola rotonda che ormai è parte integrante di ogni corso…e date le novità che Google sta preparando ci saranno molte cose di cui parlare :)

Ulteriori informazioni sui corsi e sui contenuti sono reperibili nella “Bonus Area” di Madri Internet Marketing.

Questo articolo non è un intervento “pay per post”: la redazione di OMB segnala e recensisce (liberamente e in modo imparziale) gli eventi che ritiene meritevoli di ottenere visibilità. Per maggiori informazioni invitiamo alla lettura delle  linee guida relative alla comunicazione di questo tipo di iniziative.

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Corso SEOLab: let’s Play With ROI!

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Corso SEOLab: let’s Play With ROI!


News SEO

Dove: Roma, Milano
Quando: 20/05 e 21/05, 27/05 e 28/05

gecko_silhouetteSe Enrico Madrigrano è il veterano della formazione SEO/SEM in Italia, i ragazzi di SEOLab rappresentano gli “ultimi arrivati” ma attenzione a non sottovalutarli: hanno un curriculum di tutto rispetto e sembrano avere le idee molto chiare su come debba essere fatto un corso SEO utile e di sicuro appeal.

Soprattutto non temono le sfide ed hanno scelto di misurarsi in un confronto diretto (quanto a date e luoghi) proprio con Madri Internet Marketing :)

Come tutti coloro che devono uscire dalla mischia il tono della loro comunicazione è abbastanza aggressivo, ma al tempo stesso non si prendono troppo sul serio: qualità fondamentale che distingue le persone che sono in grado di dare qualcosa a chi le ascolta.

Non conosco personalmente Michal Gawel ma ho avuto ottime referenze, sul suo conto e sul suo metodo, da parte di persone che stimo sia dal punto di vista personale che lavorativo, inoltre una rapida lettura del programma della prima delle due giornate di corso è stata sufficiente per capire che questi non sono dei tizi qualunque.

Il corso SEOlab intende porsi come una tappa obbligatoria per chi si sente ferrato sui temi del Web e Search Marketing e crede di conoscere già tutto quel che c’è da sapere, infatti è esplicitamente rivolto ad un pubblico esperto e smaliziato in grado di confrontarsi con i relatori su aspetti avanzati.

Per questa ragione il team di Online Marketing Blog è stato davvero lieto dell’invito a partecipare alle giornate di Roma e Milano per fornire la propria recensione: insieme ad altri colleghi assisteremo con autentica curiosità alla lezione di Mr. Gawel e degli altri relatori :)

Vi invitiamo quindi a consultare i programmi delle due giornate di corso, entrambe dai titoli suggestivi: Seo & Web Marketing Illuminati e Play With ROI.

Questo articolo non è un intervento “pay per post”: la redazione di OMB segnala e recensisce (liberamente e in modo imparziale) gli eventi che ritiene meritevoli di ottenere visibilità. Per maggiori informazioni invitiamo alla lettura delle linee guida relative alla comunicazione di questo tipo di iniziative.

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Real time Search Engines: il futuro della ricerca online

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Real time Search Engines: il futuro della ricerca online


Social Media Marketing Web Marketing

Recentemente ho letto un post interessante, che mi ha fatto riflettere: “Google dovrebbe offrire un miliardo di dollari per comprare Twitter”. Nell’articolo si elencano ben cinque validi motivi per cui Google dovrebbe approfittare dell’attuale congiuntura per acquisire TwitterTwitter and Real Time Search EnginesL’aspetto più interessante a mio avviso è dato dalla consapevolezza, da parte dell’autore, che

il ciclo di prodotto degli attuali motori di ricerca sta arrivando alla sua fine (liberamente tradotto, NdR)

e che è imminente l’esplosione di tutti quelli che possono essere considerati i real time search engines.

Con la capillare diffusione della rete (e verosimilmente, quando i nostri politici smetteranno di legiferare su cose che non conoscono, riusciremo a connetterci da un qualsiasi bar mentre prendiamo un caffè) credo si andranno a delineare tre differenti livelli di ricerca.

1. Primo livello: la ricerca istantanea

I real time search engines rappresentano a mio avviso il futuro della ricerca d’impulso, finalizzata alla soddisfazione di un bisogno che non è stato precedentemente preso in considerazione.

G1 AndroidMi riferisco ad esempio all’acquisto di un bene non eccessivamente costoso, quale potrebbero essere i capi di abbigliamento, il cibo, come anche alla scelta tra un ristorante piuttosto che un altro.
Avere un gruppo di followers, magari già accuratamente suddivisi per interessi e peculiarità (cosa già possibile ad esempio con Twitly), in grado di ricevere tweets in qualsiasi momento (testo, voce o video), magari anche nel loro telefonino, sarà una delle chiavi in grado di decretare la finalizzazione o meno di una propensione all’acquisto. Questo tipologia di ricerca, connessa alla facilità di diffusione delle informazioni, avrà un notevole impatto sul prezzo dei prodotti in vendita, che tenderà ad equipararsi all’offerta più bassa.

2. Secondo livello: la ricerca dilazionata

In questo gruppo farei rientrare le ricerche che molto probabilmente si effettueranno da casa e riguarderanno tipologie merceologiche equivalenti o superiori a quelle interessate dalla ricerca istantanea.

In questo secondo caso però le persone non vivranno l’acquisto come un impulso ma potranno ragionare dinanzi al proprio computer per scegliere, anche e soprattutto sulla base delle altrui esperienze, la strada migliore da percorrere. In questo senso mi sento di riprendere quanto già sostenuto precedentemente e affermare che la parte del leone lo faranno i siti di social networking come Facebook o di comparazione dei prezzi.

3. Terzo livello: la ricerca complessa

In questo gruppo vedo ancora Google come protagonista indiscusso, al quale mi sento di affiancare alcuni motori di ricerca specifici come Scirus (lo adoro), metamotori (Metacrawler su tutti) oltre che la già affermata Wikipedia. Le ricerche in questo caso saranno più approfondite, mirate ad esaudire, anche nel tempo, una necessità, o raccogliere un’informazione completa.

Verso quale futuro?

Veniamo alle possibili implicazioni di uno scenario di questo tipo:

  1. Parola d’ordine reputazione, e non solo di chi vende ma anche di chi offre suggerimenti. Se qualche aspirante personal shopper è online drizzi le antenne: creare un gruppo capace di twittare buoni consigli a chi si trova a fare shopping potrà essere uno dei lavori più promettenti nel futuro prossimo.
  2. Per chi si occupa di marketing on/off line e brand reputation… sarà una bella sfida: diventerà fondamentale la trasparenza prima di tutto, perchè sempre più spesso ci troveremo in un circuito che si auto-alimenta, e ogni errore rischierà di essere fatale!
  3. E per Fabio e tutti gli uomini del SEO? Lascio a voi la parola, credo che l’argomento si presti ad ogni tipo di commento e considerazione.

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Nuova interfaccia per AdWords

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Nuova interfaccia per AdWords


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AdWords cambia interfaccia. Il nuovo pannello è molto più simile a Google Analytics, veloce ed immediato nell’analisi e gestione dei dati. Un breve video mostra come interagire con il nuovo volto di Adwords.

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Advertising durante un periodo di recessione

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Advertising durante un periodo di recessione


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Cosa fare durante un periodo di recessione economica come l’attuale? La tentazione è di ridurre i budget di promozione ed advertising. La strategia giusta è invece continuare la promozione con prodotti che garantiscano un alto ritorno sugli investimenti.

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Quality score annunci AdWords

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Quality score annunci AdWords


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Il quality score per gli annunci di AdWords, spiegato da Google. Interessante video di introduzione all’argomento.

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Adwords allarga il criterio di corrispondenza esteso

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Adwords allarga il criterio di corrispondenza esteso


PPC

Come molti sanno (ma non tutti) Google AdWords offre diversi criteri di corrispondenza per le parole chiave che si inseriscono nelle campagne. Il criterio di corrispondenza determina per quali parole chiave vengono visualizzati gli annunci.
Esistono tre diversi criteri:

    Google broad phrase and exact match

  • corrispondenza esatta (Exact match) – solo per le ricerche che corrispondono esattamente, lettera per lettera, alla parola chiave inserita in campagna;
  • corrispondenza a frase (Phrase match) – per tutte le ricerche che contengono esattamente la parola chiave, anche in combinazione con altre parole;
  • corrispondenza estesa (Broad match) – per tutte le ricerche contenenti la parola chiave nella forma per singolare e plurale, per sinonimi e comuni errori di digitazione, ed anche per altre parole chiave strettamente relative.

 
Per utilizzare un criterio specifico le parole chiave devono essere racchiuse tra virgolette (a frase) o tra parentesi quadre (esatta). E’ naturalmente possibile utilizzare criteri diversi per diverse parole chiave, all’interno dello stesso gruppo di annunci.
Se non viene specificato un diverso criterio, quello di default è la corrispondenza estesa. Ciò significa che, a meno di specificare diversamente, gli annunci pay per click AdWords vengono visualizzati non solo per ricerche che contengono esattamente le parole chiave che si sono scelte ed immesse nella campagna, ma anche per altre combinazioni di parole, che a giudizio del criterio automatico di Google, sono rilevanti.

Per raffinare la scelta quando si utilizza il criterio esteso, Google offre la possibilità di specificare dei termini per cui non si desidera che i nostri annunci siano visualizzati; le parole chiave inserite a questo scopo utilizzano la corrispondenza inversa o negativa (ed in gergo vengono semplicemente chiamate negative).

Quando utilizzare il broad match

Chi si occupa per mestiere di keyword advertising, conosce bene questi meccanismi e difficilmente utilizza il criterio esteso. Infatti in questo modo, se da un lato si riescono a cogliere anche ricerche a cui magari non si aveva pensato (è spesso incredibile contare il numero di combinazioni di lettere possibili per esprimere la medesima ricerca), dall’altro è chiaro che il controllo con il broad match è molto scarso. E uno dei principali vantaggi del keyword advertising rispetto ad altre forme di promozione, come sappiamo bene, è proprio il controllo.

Personalmente utilizzo il criterio esteso ad esempio quando:

  • conduco ricerche di mercato
  • per un periodo iniziale, quando non conosco (ancora) le parole chiave utilizzate in un dato mercato
  • il settore è talmente specifico che difficilmente si troveranno sinonimi non strettamente legati (ad esempio in presenza di termini tecnici)
  • voglio acquistare una quantità maggiore di traffico, anche a scapito della qualità
  • utilizzo combinazioni di parole chiave molto lunghe, composte da diversi termini

Voi quando lo utilizzate?

Il criterio esteso sta diventando sempre più esteso?

Nell’ultimo periodo nella blogosfera si è diffusa una voce riguardo all’allargamento del criterio di corrispondenza estesa di Google AdWords. Questo in altre parole significherebbe che, se prima per la keyword “hotel roma” comparivo anche per “albergo roma“, adesso potrei comparire anche per “pensione a roma” o “ostello roma“… e forse per “bettola sotto al ponte a roma“.

Si vocifera che questa scelta sia dovuta alla crisi economica, che ha comprensibilmente ridotto gli investimenti, compresi quelli per la promozione, di tutte le aziende del mondo. Per riempire il portafoglio ancora un pò leggero in prossimità delle feste dello scorso inverno, Google avrebbe aperto un pò il rubinetto; e con il volume d’affari che attualmente AdWords garantisce, un 1% in più o in meno fa già la differenza dei grandi numeri.

E questo è un altro buon motivo per conoscere bene i criteri di corrispondenza e fare molta attenzione, per evitare di sprecare budget prezioso in ricerche e click che versimilmente non darebbero alcun ritorno.

Nei prossimi giorni pubblicheremo un altro post sull’argomento, con una tecnica avanzata di utilizzo dei criteri di corrispondenza. Continuate a seguirci!

Fonti per l’appronfondimento:

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Google Insights for Search: Measuring Campaign Impact

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Google Insights for Search: Measuring Campaign Impact


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Un breve video che dimostra come sia possibile misurare l’impatto delle campagne pubblicitarie utilizzando Insight for Search.

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  • Federico Calore si occupa di web marketing e motori di ricerca per passione e professione: è consulente esperto di search engine marketing, web analysis e online advertising.
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  • Fabio Sutto, sviluppatore server-side dal 1998, è passato dalla programmazione ai motori di ricerca, quindi al web marketing e al web 2.0: nell'attesa delle novità che verranno.
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