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Google di recente ha implementato i risultati di Twitter nelle SERP, ora integra anche risultati da Facebook, Identi.ca e altre piattaforme, per fornire risultati rilevanti e dell’ultim’ora.

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I “perchè” delle applicazioni su Facebook

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I “perchè” delle applicazioni su Facebook


Social Media Marketing

Una delle principali caratteristiche che contraddistingue Facebook e probabilmente ne ha in parte decretato la popolarità, è la presenza delle applicazioni: software integrati nella piattaforma che permettono agli utenti di vivere esperienze ludiche.

Tante e differenti tra di loro, le applicazioni possono consistere in semplici quiz o arrivare ad essere dei veri e propri mondi virtuali; eterogeneità resa possibile dalla quasi totale libertà lasciata agli sviluppatori.

Ma perchè le applicazioni piacciono tanto?

La risposta è che sono coinvolgenti, sentimento amplificato dalla condivisione dell’esperienza coi propri amici.
Aprire un biscotto della fortuna e leggere cosa ti preannuncia è infatti tanto più bello quando è possibile scherzarci sopra coi propri amici; migliorare il proprio punteggio a Geo Challenge è tanto più appagante quando il tuo avatar sale nella classifica fino a superare quel compagno di classe che tanto era bravo a scuola; o ancora, un mondo virtuale è tanto più divertente quando è popolato dai tuoi “veri” amici, coi quali ti trovi ad interagire scambiandoti regali o confrontandoti in gare che ti permettono di avanzare di livello.

Rimane ora da porsi la domanda:

Perchè i brand dovrebbero realizzare delle proprie applicazioni?

Le motivazioni vanno dalla più pragmatica raccolta di dati sugli utenti che accettano l’applicazione, quindi danno il consenso ad accedere alle informazioni presenti nel proprio profilo e in quello degli amici, alla più astratta possibilità di fare branding e soprattutto di costruire uno di quegli spazi virtuali in cui conversare col consum-attore al fine di co-creare valore. Naturalmente quest’ultimo obiettivo sarà più facilmente raggiungibile qualora l’applicazione sia coerente col mondo della marca, quindi capace di ricavare dagli utenti informazioni utili per migliorarsi.

Inoltre, possedere un’applicazione, permetterebbe al brand di aggiungere valore alla propria presenza su Facebook offrendo agli utenti un motivo in più per “tornare a trovarlo” e per parlare di lui coi propri amici innescando più facilmente la tanto amata viralità, punto forte dei social network.

Di brand che  hanno realizzato delle proprie applicazioni al momento non ce ne sono molti, probabilmente si stanno avvicinando cautamente a questo mondo, iniziando a costruire la propria presenza attraverso la più semplice pagina aziendale. Applicazioni FaceBookQualunque sia la strada scelta, dalla pagina, al gruppo o all’applicazione, l’importante è che venga intrapresa seguendo una precisa strategia comunicativa e non percorsa per poi essere abbandonata, causando viceversa un danno d’immagine.

Tutte le applicazioni sono presenti, raggruppate per categoria, nella directory di Facebook.

Buon divertimento e un’unica raccomandazione: alcune applicazioni possono portare a dipendendenza ;-)

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La punta di cioccolato del Cornetto

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La punta di cioccolato del Cornetto


Comunicazione Social Media Marketing

Quando si dice comunicazione “dal basso”: l’estremo ultimo del gelato più famoso di sempre, quella punta di cioccolato che si nasconde nel piccolo cono di carta che rimane dopo aver gustato la panna e sgranocchiato la cialda, diventa un fenomeno su Facebook e potrebbe costituire un’imperdibile opportunità per comunicare in modo nuovo con i consumatori 2.0.

La pagina Facebook inneggiante alla “punta di cioccolato del cornetto Algida”. Mi fa impazzire.

In Unilever lo sanno che esiste? No, non dico i giovani Product Manager: magari proprio uno di loro è l’amministratore di questa cosa, se l’è inventata una sera per scherzo e magari gli è pure sfuggita un po’ di mano. Io dico: l’amministratore delegato di Unilever Italia lo sa? Ha idea della potenza di questa apparente cavolata?

La punta del CornettoAl momento in cui scrivo la pagina conta 652.131 fan. Seicentocinquantaduemila persone, molto di più degli abitanti della mia città natale. E’ un numero spaventoso. Testimonia la potenza aggregante di qualcosa, qualcosa di cui una marca è portatrice, spesso addirittura a sua insaputa. Esistono anche due contro-gruppi di gente che odia la famosa punta di cioccolato ed è solita buttarla via, e uno di golosi ma sfortunati: “quelli che la punta del cornetto gli si incastra nella carta” (potrebbe uscirne qualche nuova idea per il packaging!). A me questa famosa punta ricorda mia madre, da cui ho preso tutta la golosità di cui sono capace, le estati da adolescente al mare, e le lotte con lei per accaparrarsela. E altre 652.130 persone avranno altri ricordi.

Volendo sfruttare questo inestimabile patrimonio emotivo, sono molte le iniziative che si potrebbero intraprendere:

  • invito a registrarsi in una community ristretta dove si lavora allo sviluppo delle prossime varianti di Cornetto, oppure si vedono e si commentano in anteprima le prossime pubblicità;
  • invito personalizzato a eventi speciali online. Che so, una sessione di domande e risposte col responsabile ricerca sviluppo e assaggi del cornetto;
  • focus group e sondaggi: vi piace questo packaging? No? Cos’ha che non va? Allora quest’altro? Ti piace questo claim “da oggi la punta non si spezza più?” oppure preferite “la punta più cioccolatosa di sempre?” (quest’idea si potrebbe realizzare direttamente all’interno di Facebook con un’applicazione come Poll);
  • invito al contro-gruppo per rispondere al test “che cosa esattamente ti fa schifo?”;
  • altre ricerche di mercato (le agenzie di ricerca si fanno pagare per trovare trecento persone disposte a rispondere a un test, qui c’è un bacino potenziale di seicentocinquantaduemila…);
  • applicazioni Facebook, con i test “che parte del cornetto sei”, “crea il tuo cornetto e offrilo a un amico”, e tremila altre idee che se il team Algida si sedesse per una giornata di brainstorming uscirebbero in quantità;
  • promozioni e concorsi: “mandaci la foto più simpatica della tua punta di cioccolato e diventi il testimonial del mese”;
  • e ovviamente, l’invito sul blog del Cornetto, per condividere storie ed esperienze divertenti che abbiano per protagonista il gelato (parola d’ordine: “conicità” :) )

Un prodotto, grazie ai social media, non farà più pubblicità: farà amicizia con i suoi fan, se saprà proporsi in modo umano, simpatico e non supponente. Li metterà al corrente delle iniziative in anteprima, insomma si comporterà come ben sa fare chi gestisce un fan club. E i fan, sono loro che faranno pubblicità. Le persone non credono più nella pubblicità istituzionale ormai, ma credono ad altre persone. Potrebbero riuscirci anche uno spray sgrassatore o un dado da brodo? Agendo in modo intelligente e carino, sono convinta di sì.

Nel giro di poco tempo cominceremo a vedere moltiplicarsi iniziative di questo genere. Siamo entrati in pieno nell’epoca del WOM (word of mouth, anzi, word of mouse), mentre la comunicazione di massa se la passa sempre peggio.

Intanto, un albergatore furbissimo di Perugia ha pubblicato questo annuncio nella bacheca del gruppo:

Un albergo di cioccolato...Ciao a tutti i chocoholics! Se volete venire a pernottare presso il nostro Hotel a tema cioccolato…..Siete i benvenuti! Affrettatevi! I primi 5 vincono una camera matrimoniale a soli 0,99 centesimi! E se non rientrate tra i primi 5….Non preoccupatevi! 30 camere sono disponibili per la notte del 13 febbraio, suddivise su tre piani: latte, gianduia e fondente! Affrettatevi!
Fate amicizia con noi!

Pubblicità gratis, copertura nazionale, target specifico di amanti del cioccolato. Fate amicizia con noi.

Mentre i dottori si scervellano sulle metriche dei social media e le società di consulenza calcolano i ROI, l’albergatore di Perugia ha capito come si fa. Basta che gli risponda lo 0,5% della gente che ha contattato, e altro che occupare le sue trenta camere…

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Digg Ads: annunci di qualità per pagare meno

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Digg Ads: annunci di qualità per pagare meno


PPC Social Media Marketing Web analysis

DiggE’ di ieri la notizia, apparsa sul blog ufficiale di Digg, del rilascio in beta sul sito di un nuovo servizio di advertising. Annunci pubblicitari, detti Digg Ads, inizieranno ad apparire sul portale di social recommendation tra le consuete segnalazioni degli iscritti, simili nell’aspetto ma identificati da un’etichetta “Sponsored by”.

Il nuovo format va ad affiancarsi alla disponibilità più tradizionale di spazi pubblicitari per campagne display, fino ad oggi fonte di guadagno principale del sito ideato da Kevin Rose nel 2004. Quello che potrebbe sembrare un altrettanto tradizionale sistema di annunci sponsorizzati infatti nasconde un risvolto innovativo, del tutto in linea con il funzionamento del portale e più in genere con la filosofia partecipativa dei media sociali.

Digg Ads

I Digg Ads infatti, nel momento in cui vengono presentati agli utenti, sottostanno alla prassi della votazione positiva o negativa da parte di questi, in modo non dissimile da tutte le altre risorse proposte spontaneamente. La novità sta nel fatto che il voto degli utenti incide attivamente sul costo per click che l’inserzionista è tenuto a pagare: più voti positivi riceverà la notizia sponsorizzata, minore sarà la spesa che l’inserzionista dovrà sostenere per ciascun click. E se la risorsa proposta attraverso la pubblicità non è affatto gradita dagli utenti, l’accumulo di voti negativi contribuirà a escludere l’inserzione dalle liste (probabilmente perché il costo per click che sarebbe richiesto supererebbe in quel caso il costo massimo che l’inserzionista è disposto a sostenere).

L’obiettivo è quello di spingere gli inserzionisti a produrre e a promuovere prodotti e servizi in modo gradito all’utenza, assicurando loro al contempo una pressoché totale integrazione con la natura peculiare del sito. Un do ut des che potrebbe aprire scenari interessanti nel panorama del pay-per-click, qualora altri portali volessero implementare una soluzione simile.

Google AdWords, per citare una piattaforma a caso, tiene conto dei click ricevuti dagli annunci nel determinare il quality score e quindi il cpc, ma non fornisce agli utenti un sistema diretto per segnalare la pubblicità sgradita o fuorviante.

FacebookFacebook, pur disponendo di un servizio di annunci sponsorizzati per molti versi lacunoso e assolutamente poco performante, incorpora un sistema di rating per giudicare gli annunci, ma non è dato di sapere se questo influisca sul loro posizionamento (e anzi, in questo caso, sembra che Facebook voglia semplicemente chiedere lumi agli stessi utenti sul perché nessuno clicca sui suoi annunci :) ).

E voi sareste così sicuri della bontà dei vostri annunci (e dei prodotti che questi promuovono) da lasciare così direttamente in mano agli utenti la vostra disponibilità di spesa?

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Social Media Marketing per gli over 55

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Social Media Marketing per gli over 55


Social Media Marketing

Il 22 maggio è morta, alla veneranda età di 97 anni, Maria Amelia Lopez. La notizia ha fatto il giro del mondo perchè la signora era una attiva e famosissima blogger.

Un fatto così singolare, oltre che a strapparmi un sorriso, è stato come spesso succede, la scintilla per una riflessione più ampia.

Credo tutti conoscano la teoria della long tail di Chris Anderson, recentemente tirata in ballo anche da Federico Calore in un suo interessante post sull’AdWords embedded match.

Sappiamo dunque che internet ci fornisce la possibilità di intercettare segmenti di pubblico, in teoria poco “utili” al marketing tradizionale, in quanto di ridotte dimensioni; questi piccoli segmenti però, se sommati l’uno con l’altro, possono raggiungere dimensioni più che ragguardevoli e divenire improvvisamente interessanti.

Anziani al pcUn secondo articolo che desidero segnalarvi prende spunto da un’inchiesta di Inside Facebook e pone l’accento sul fatto che nei mesi di Aprile e Maggio la fascia di utenti attivi sul social network tra i 55 e i 65 anni ha fatto registrare un calo di circa  650.000 unità: tradotto in termini semplici, chi si è registrato nei primi mesi del 2009 non ha poi più fatto log-in, lasciando in questo caso Facebook completamente abbandonato.

L’autore dell’articolo cita come esempio sua madre che, dopo aver obbligato il figlio ad aprirle un profilo nel social network, a distanza di 2 mesi non gli aveva ancora inviato una richiesta di amicizia (cosa magari voluta…non lo sapremo mai).

Una prima riflessione che faccio è anch’essa figlia di esperienze personali: non conto le volte in cui aprioristicamente abbiamo deciso di evitare azioni di social media marketing davanti ad un pubblico che non fosse 18-35. Le giustificazioni le conosciamo un po’ tutti: “Non vanno online”, “Sono soldi sprecati”; “Guardano la televisione”.

Ma davvero i social media sono così lontani da un target come gli over 55, che non ne vale veramente la pena di investire (e far investire) in essi? O sono semplicemente gli strumenti che abbiamo per le mani ad essere poco pensati per questo target?

Alcuni anni fa mio padre si scherniva all’idea di dovre usare un telefono cellulare, oggi mi chiama quasi giornalmente con Skype per raccontarmi come procede la vita in quel di San Donà di Piave, scrive (non molto frequentemente) nel suo blog, e appena scoprirà come si cancella la cronologia di Firefox comincerà anche a navigare un po’ di più (ok, questa è una battuta :) ).

Minimo comun denominatore è l’usabilità: anche strumenti apparentemente complicati e incomprensibili sono diventati nel tempo relativamente semplici da usare e di dominio pubblico.

Se penso a Facebook per esempio io di potenzialità ne vedo molte: possibilità di ritrovare vecchi amici, vedere le foto dei nipoti, magari unirsi a gruppi di interesse, che siano di stampo politico o di semplici passioni.

Quello che però non vedo è la semplicità d’uso: caricare foto, richieste di amicizia, aggiornamenti di stato, giochi, pagine con gli aggiornamenti, suggerimenti e posta, forse un po’ troppo per chi fino a poco tempo fa ancora non sapeva se il tasto verde nel telefono volesse dire “inizia” o “termina” una telefonata (gli esempi sono volutamente un po’ forzati).

I facebooked your momMi chiedo se per voi un “Oldfacebook”, pulito delle molte “chiassose possibilità” e con qualche piccolo accorgimento, non possa essere una soluzione plausibile. Propongo ad esempio la possibilità di ricevere via sms (questo sì lo sanno usare) notizie inerenti gli aggiornamenti più recenti: “Il tuo amico Luigi ha caricato le foto del nipotino Giovanni” o “Il club degli amanti del Libro ha appena pubblicato la recensione del libro Il Codice da Vinci scritta dal tuo amico Roberto”. On e off line in poche parole, per fare in modo che la transizione verso la rete o l’incontro con essa non sia tanto traumatico.

Conoscete esempi di siti o iniziative realmente rivolte e pensate a questa fascia di pubblico che a detta di tutti, soprattutto in Italia, sarà sempre più importante?

Oltre ad un serio lavoro sull’usabilità e l’utilizzo delle notifiche via sms, vedete altre possibilità di coinvolgere gli over 55?

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Cercare in Facebook anziché in Google?

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Cercare in Facebook anziché in Google?


Social Media Marketing

Diamo il benvenuto un nuovo autore (oltre che amico ed ex collega): Samuel Gusso.
Samuel al momento vive in Costarica e, come ci racconta nel suo profilo, ed è arrivato fin lì passando da Second Life. Ha in serbo alcune sorprese per online-marketing.it e tra breve sentirete ancora parlare di lui.

Questo primo post affronta un tema a cavallo tra la reputazione online e il social media marketing: la presenza e la visibilità all’interno di un social network, tipicamente corredate di emotività e giudizi di merito, un giorno varranno almeno quanto un asettico posizionamento nelle SERP di Google? – (intro by Fabio)

Paul Dunay ha recentemente pubblicato un post molto interessante intitolato With Facebook Pages – Who needs a Website? nel quale, forse un po’ provocatoriamente, sostiene che, con l’avvento e l’esplosione di un social media come Facebook (al secondo posto nella top ten dei siti di social network e forum per dicembre 2008 – Fonte: Blog Iab Italia) sia drasticamente diminuita l’ esigenza di avere un sito web per portare avanti il proprio business.

L’autore sostiene in definitiva che con Facebook Fan pages ci si può creare la propria web all’interno della “piattaforma” Facebook, la quale risulta essere completamente libera da costi di hosting e server, inoltre assolutamente friendly per tutti i motori di ricerca dal momento che per ciascuna landing pages abbiamo una URL unica.

Paul indica tra i plus il fatto di poter postare video, uplodare cataloghi prodotti e ricevere feedbak, pubblicizzare eventi, concorsi…usare l’aggiornamento di status come fosse Twitter ( e viceversa, aggiornare il proprio Twitter in maniera che appaia come status in facebook).

Facebook per tutti

Per concludere viene evidenziata la facilità con la quale si potrebbero inviare mail ai propri fans gratuitamente e, in caso, acquistare anche pubblicità targettizzata.

Non mi sento di condividere completamente il punto di vista dell’autore, ma le sue parole sono spunto per una duplice riflessione: da un lato noto come quasi quotidianamente mi giungano richieste di amicizia in Facebook da parte di ristoranti, palestre, discoteche etc, richieste che regolarmente ignoro.

Creare un gruppo o un profilo in Facebook è realmente semplice e chiunque abbia un minimo di conoscenza web può farlo in 5 minuti. Questo tipo di attività a mio avviso alla lunga comincerà a risultare invasiva e snervante alla stregua del “vecchio e caro” spam.

Vi è un aspetto che però vorrei far notare e mi piacerebbe fosse spunto per riflessioni future all’interno del blog: Facebook potrebbe essere il nuovo Google? Arriverà un giorno in cui invece di cercare il nome di un ristorante in Google lo cercherò attraverso Facebook e lo valuterò sulla base del numero di amici, delle foto pubblicate e dei feedback ricevuti?

Quanto potrà valere, ad esempio, un commento in TripAdvisor che parla bene o male di un hotel e quanto un profilo in Facebook con tanto di foto-ricordo con il proprietario, una bacheca di commenti, delle foto “amatoriali” della vacanza appena conclusasi di un cliente soddisfatto?

Arriverà in definitiva un momento in cui (per alcune tipologie di query) Facebook sarà preferito a Google? E se sì, che risvolti avrà per tutti coloro che si occupano di SEM?

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Come ti monetizzo la widget: social ad networks

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Come ti monetizzo la widget: social ad networks


Social Media Marketing

Da quando il web ha scoperto i social network si sono moltiplicate le proposte per gli inserzionisti, facendo leva sul presunto engagement e sulla granularità delle informazioni a disposizione sugli utenti.

Ammesso e non concesso che ciò sia vero (e recentemente ho avuto modo di dire la mia sull’arrivismo dei marketers in proposito), noto che vanno diffondendosi i network pubblicitari dedicati ad applicazioni e widget per Facebook e compagnia.

RockYouAdsTra questi il più popolare è probabilmente RockYouAds, divisione di RockYou, azienda Californiana che oltre a realizzare per conto terzi applicazioni brandizzate con cui gli utenti di Facebook, Myspace, Bebo e simili dovrebbero dilettarsi e/o abbellire il proprio profilo online, sfrutta la grande diffusione delle proprie applicazioni rivendendo spazi pubblicitari all’interno di queste, oltre a proporsi come mediatore tra gli inserzionisti e gli sviluppatori che vogliono monetizzare i propri prodotti per il social web.

Nulla che non esistesse già nel “web 1.0″, certo, e di fatto il business model è lo stesso, se vogliamo considerare le applicazioni Facebook come dei mini-siti. Ma dato l’hype che circonda i social network, RockYouAds può permettersi di sciorinare cifre non indifferenti per quanto riguarda il potenziale di impression: oltre 600 milioni al giorno a loro dire.

Stando a questi numeri, anche i CTR molto bassi che alcuni inserzionisti lamentano sui social network diverrebbero una discreta fonte di traffico (tralasciamo le valutazioni sulla qualità).
Volendo considerare Facebook, inoltre, gli annunci presenti all’interno delle applicazioni avrebbero un paio di punti di vantaggio rispetto ai Facebook Ads (gli annunci venduti direttamente da Facebook): innanzitutto la posizione, non limitata alla barra laterale a destra che pare essere vittima di una banner blindness da manuale; ma soprattutto quel coinvolgimento di cui tanto si vocifera e che solo canalizzando l’attenzione dell’utente per mezzo di un’applicazione/esperienza si può pensare di creare.

Se qualche tempo fa riflettevamo su quali fossero i metodi per fare soldi con i social network, i social ad network potrebbero essere una delle opzioni da considerare.

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Facebook Connect su Online Marketing Blog

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Facebook Connect su Online Marketing Blog


Blog Social Media Marketing

Qualche giorno fa avevamo affrontato con Flavia l’argomento data portability, ricavandone degli spunti di discussione interessanti, soprattutto in tema di piattaforme proprietarie vs piattaforme open source.

OMB ConnectQuale che sia l’opinione di chi ci legge in proposito, abbiamo deciso di sperimentare una di queste soluzioni proprio qui su Online-Marketing.it: abbiamo infatti installato un nuovo plugin che permette di integrare alcune interessanti funzioni di Facebook all’interno del blog, e ha dei risvolti potenzialmente virali da non sottovalutare, a nostro giudizio.

Il plugin è stato sviluppato da Javier Reyes di Sociable!, e si propone come l’alternativa più completa tra i plugin per blog basati su WordPress in quanto a integrazione col social network e funzionalità.

Tutto comincia con la registrazione a OMB Connect (così abbiamo chiamato questo esperimento) usando i propri dati di accesso a Facebook: a questo punto la nostra visita verrà loggata e lo stesso avverrà per i nostri commenti ai post, che potremo vedere riportati in una sorta di profilo che viene creato per tutti gli iscritti. Fin qui, nulla che non assomigli molto ad altri plugin come quello di MyBlogLog, se non che, come è facile intuire, gli iscritti a Facebook sono molti di più degli iscritti a MyBlogLog.

Quello che ci ha spinto a fare un test con Facebook Connect, e con questo plugin in particolare, è l’alto potenziale di diffusione virale dei contenuti del blog che questo offre: quando un utente commenta un articolo, infatti, di default è attivata un’opzione che ne permette la pubblicazione anche sul suo profilo Facebook sotto forma di news (scegliendo tra le tre modalità di visualizzazione: una riga, breve o completa) e da qui sul feed di tutti i suoi amici, consentendo un’ampia esposizione del brand OMB, oltre ad aumentare il bacino dei potenziali lettori e partecipanti. In sostanza, il plugin permette di sfruttare la sofisticata architettura di Facebook, ovvero ciò che ne ha fatto la fortuna convincendo milioni di utenti ad iscriversi e a inserire generosamente innumerevoli contenuti, favorendo massicciamente il passaparola.

OMB Connect: come funziona

Per entrare a far parte di OMB Connect basta quindi avere un account Facebook e fare login (se già non lo si è fatto su www.facebook.com) nello spazio che abbiamo riservato nella barra laterale di Online-Marketing.it. Quando commentate un post lasciate che il vostro contributo venga condiviso sul vostro profilo Facebook e dia lo spunto ad altri per continuare la discussione: testeremo insieme un nuovo modo di fare social media marketing!

[EDIT] Dopo qualche giorno di sperimentazione abbiamo riscontrato qualche piccolo bug nel plugin. Il suo sviluppatore però rilascia con costanza aggiornamenti per risolverli: se incappate in qualcosa che non va portate pazienza, cercheremo di aggiornarlo sempre all’ultima versione.

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Social media marketing: quello che non avreste voluto sentire

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Social media marketing: quello che non avreste voluto sentire


Social Media Marketing

Traggo da questo post di Mashable lo spunto per una riflessione che volevo scrivere da tempo, dopo avere avuto qualche esperienza con gli strumenti in oggetto.

Social network e conversioni: chiacchiere.

Se vi vengono a dire che potete usare i social ads di Facebook per incrementare di un buon x% la vendita online dei vostri piattini di plastica, lasciate stare e tenetevi i soldi in tasca: se social media marketing e web 2.0 si riveleranno una bolla, alla pari delle dotcom di qualche anno fa, sarà perché fino ad ora ci si è focalizzati solamente sulle relazioni, sul fenomeno sociale per cui tutti improvvisamente hanno qualcosa da dire e da condividere, lasciando uno sconcertante vuoto di interesse sull’oggetto della comunicazione. In termini aziendali, sui prodotti stessi.

Quindi, orde di markettari a far credere alle PMI che tutti parleranno dei loro prodotti, perché ormai tutti parlano di tutto: lo dice eMarketer! Omettono che, anche se questo succedesse, non c’è prova dell’effettiva traduzione in maggiori introiti, ovvero il ROI rimane un’incognita.

Guardo per l’ultima volta Facebook…

Fautori e detrattori dei social network concordano su un punto fondamentale: l’aspetto essenzialmente ludico nell’utilizzo di Facebook e simili. Questa è una variabile che troppo spesso viene ignorata: per citare l’articolo di Mashable,

[...] How compelling is the post-click experience? [...]

che in soldoni suona come: gli utenti che navigando per svago cliccano sul tuo annuncio, avranno voglia di farsi coinvolgere in un qualcosa di molto meno leggero come un processo di acquisto, che implica un rialzo della soglia di attenzione (per evitare fregature), maggiore stress cognitivo e in generale una più o meno violenta separazione da una sorta di placenta in cui fino a poco prima coltivavano il proprio autoindulgente cazzeggio? Tassi di conversione ridicoli indicano che probabilmente la risposta è no.

La soluzione! Forse.

Social network diversi offrono strumenti di marketing diversi. Facebook permette di realizzare delle applicazioni molto bene integrate, in larga parte customizzabili, potenzialmente virali. Già, solo potenzialmente: oltre a dire qualcosa, bisogna anche avere un’idea di cosa dire. Ma soprattutto, bisogna avere l’onestà intellettuale di riconoscere che ci sono comunque scarse possibilità che una buona applicazione ottenga conversion rate paragonabili a quelli di campagne SEO/SEM.

Conclusioni

Non sono però tra quelli che snobbano i social network ritenendoli del tutto inutili all’interno di una strategia di marketing. Anzi, li considero una componente importante, ma a patto di riconoscerne la reale funzione: quella di promuovere e valorizzare la brand awareness nel lungo termine, cioè di costruire un’immagine aziendale più concreta, più vicina alla gente, ma senza obbligarla a relazionarsi in “modalità consumatore”.

Non ha senso cercare di cambiare un’abitudine consolidata come la ricerca di un prodotto su Google, finalizzata all’acquisto, sviluppando un’applicazione per Facebook che rimandi al proprio ecommerce: soldi sprecati. Piuttosto, ha senso utilizzare social media marketing e PPC in sinergia, sfruttando il primo per far aumentare il CTR del secondo, nell’ipotesi che il coinvolgimento in un’attività social a tema in cui il nostro marchio è in bella evidenza induca i partecipanti a cliccare sui nostri annunci AdWords piuttosto che su quelli della concorrenza il giorno in cui cercheranno prodotti come i nostri.

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