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Donne, tecnologia e benessere al GGD

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Donne, tecnologia e benessere al GGD


Comunicazione News

GGD RomagnaVenerdì 29 maggio da brava blogger forlivese sono stata al GGD Romagna in rappresentanza di Online Marketing Blog, sponsor dell’evento.

Per chi non sapesse di cosa stia parlando le Girl Geek Dinners sono cene o incontri destinati a donne appassionate di tecnologia, Internet e nuovi media.

Il primo appuntamento GGD in Romagna  ha affrontato il tema del rapporto tra la tecnologia e il benessere. Argomento molto interessante e ricco di possibili sviluppi, soprattutto se rapportato al mondo femminile. Molte donne purtroppo si trovano infatti in difficoltà nel coniugare vita professionale e famigliare, finendo spesso col dover scegliere di dedicarsi solamente ad una delle due attività. Dati del 2008 dimostrano quanto questa situazione sia reale:

  • il 25% delle donne rinuncia al proprio posto di lavoro dopo il primo figlio e la percentuale sale al 40% dopo il secondo;
  • su circa 900 top e middle manager (metà uomini e metà donne), solo l’11% delle donne risulta sposata con figli, rispetto al 53% dei colleghi maschi.

Dati che portano ad affermare che nel lavoro il tempo è un grande fattore di discriminazione.

Per far si che questa situazione non si protragga nel tempo è importante ripensare il modello organizzativo delle nostre aziende e il flusso di sviluppo delle carriere, prefiggendosi l’obiettivo di porre le persone al centro dell’attività lavorativa.

Le tecnologie mobile, consentendo di superare le tradizionali difficoltà legate all’accesso ai sistemi informativi dall’esterno dell’azienda, rivestono in questo processo di cambiamento un ruolo fondamentale. Senza di esse infatti non potremmo nemmeno affrontare questo discorso.

Un accesso ai sistemi informativi sempre più flessibile e personalizzabile, che permette alle persone di essere produttive anche al di fuori delle aziende, quindi di conciliare con maggiore autonomia la dimensione professionale con quella privata e sociale.

Altro concetto più volte ribadito durante la serata, quindi fortemente sentito, è stata la funzione delle tecnologie in quanto strumenti al servizio degli uomini e non viceversa. Se infatti le tecnologie inizialmente venivano utilizzate per evitare agli uomini di compiere lavori faticosi (pensiamo alle macchine costruite durante la rivoluzione industriale, ma anche alla più vicina lavatrice), oggi vengono impiegate per evitare di compiere attivtà ripetitve e monotone, lasciando quindi all’uomo il tempo di dedicarsi alla parte creativa del lavoro (non ancora delegabile alle macchine… ).

Una serata interessante, capace di far incontrare donne (e non solo) che condividono un interesse, quindi di far nascere nuovi rapporti e nuove idee.

Consiglio perciò a tutte(i) di tenere sott’occhio il calendario delle Girl Geek Dinners.

Fonti per l’approfondimento:

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Donne e mamme online: empowerment e nuovo marketing

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Donne e mamme online: empowerment e nuovo marketing


Diamo il benvenuto in Online Marketing Blog ad una nuova penna (nuova per quanto riguarda OMB, ma già conosciuta da chi segue il suo blog VereMamme.it): Flavia Rubino. Benvenuta Flavia e grazie per condividere le tue opinioni e la tua esperienza con noi!

Questo primo post tratta di un argomento più volte toccato anche in OMB: il potere del consumatore nell’economia di Internet; Flavia parla di questo argomento da un punto di vista diverso: del consumatore stesso, ed in particolare delle mamme.

Alcuni percorsi professionali e personali si stanno intrecciando strettamente nel mio blog, anche grazie ai commenti di chi lo segue. Il denominatore comune di questi percorsi è l’empowerment femminile, e in particolare l’empowerment delle madri.

Non significa solo una maggiore partecipazione femminile ai ruoli di leadership e una maggiore flessibilità del lavoro per una migliore conciliazione tra famiglia e lavoro, temi pure altamente “scottanti” ovunque mi giri. Significa innanzitutto liberarsi dai sensi di colpa e dai miti che iniziano a perseguitare una donna, fino al giorno prima convinta di avere raggiunto la “parità”, nel momento esatto in cui diventa madre.

mamma managerL’empowerment delle mamme è innanzitutto un modo di sentirsi: sentirsi sicure, libere da condizionamenti e (pre)giudizi, “a posto”, ognuna con le proprie capacità e le proprie scelte. Senza bisogno di giustificarle criticando quelle delle altre, ad esempio, cosa che succede puntualmente appena un personaggio pubblico come Rachida Dati torna al lavoro a sette giorni dal parto (il primo esempio di attualità che mi viene in mente). Ma le mamme sono anche un gruppo prezioso per le aziende, perché da loro passa la gestione del potere e delle decisioni di acquisto delle famiglie in una quantità sterminata di categorie di consumi. Da mamme, cominciamo a pensare di più alla qualità di quello che mangiamo, per esempio. Ci tocca comprare i pannolini, gli omogeneizzati, e un sacco di cose che prima non erano affatto nel radar. E con il grande senso di responsabilità che ci contraddistingue, magari in tempi di recessione cerchiamo di risparmiare su qualcosa per noi stesse, ma non per i nostri bambini.

Dopo i primi visionari di qualche anno fa, voci sempre più autorevoli (si veda tra tutti Giampaolo Fabris nel suo recente “Societing”) annunciano un passaggio d’epoca, l’ossimoro di un consumatore che è sempre più individualista e sociale allo stesso tempo, e soprattutto un consumatore che ha accesso a una pluralità di informazioni impensabile fino a pochi anni fa, quando la comunicazione era ancora dominata dalla pubblicità unidirezionale, strillata in TV ad una audience passiva. Le mamme sono le protagoniste di questa nuova realtà, con la loro domanda insaziabile di informazione sul web. E allora, l’empowerment delle mamme si esprimerà anche nella possibilità di dire la loro sui prodotti e sui servizi che le riguardano. Dagli asili ai marsupi e agli omogeneizzati.

Mamma Mia!Ma non penso ai tradizionali focus groups in cui qualcuno presenta un’idea e dieci persone intorno a un tavolo la vivisezionano freddamente. Penso alla partecipazione delle mamme sin dalla fase precedente, cioè la generazione delle idee, la creazione di beni e servizi. Perchè la creazione di qualsiasi soluzione utile (l’innovazione, un fattore primario di crescita dell’economia, significa creazione di soluzioni nuove che generano valore per le persone) nasce più che dal ragionamento su un problema prestabilito, dalla riformulazione del problema stesso in modo nuovo. E sono quelle le idee migliori.

Certe volte nella vita le coincindenze sono potenti: in almeno tre libri diversi ultimamente, ho trovato la stessa citazione di Einstein. “Non è possibile risolvere un problema con lo stesso livello di pensiero che sta creando il problema”.

E ancora, penso alle mamme blogger e non che, scrivendo e ragionando insieme, aiutino a decodificare le loro emozioni, affinchè il resto del mondo (dal resto della famiglia, intendo, fino ai politici e ai copywriter) entri finalmente in sintonia con loro e la smetta una buona volta di raffigurarsele per stereotipi. Di sicuro, noi non siamo più quello che tutti hanno pensato per tutto questo tempo che fossimo. Faccio un passo indietro.

Il nocciolo delle prime lezioni di marketing ricevute dal mio capo in Procter & Gamble era: qualunque cosa tu dica, anche una massaia calabra baffuta deve essere in grado di capirlo. Da allora, oggi posso permettermi di cambiare approccio: credo che dobbiamo ripartire dalle donne pensanti e scriventi, quelle che, anche se sono ancora un piccolo drappello rispetto al totale, stanno riscrivendo per tutte noi, qui sul web, un concetto millenario come la maternità.

Il web rende le idee visibili e immediatamente “azionabili”, supera la logica tradizionale del marketing dei grandi numeri e dà spazio ai micro-trend. Penso che le aziende possano (e assolutamente debbano) imparare nuovi modi di parlare e nuovi modi di generare idee con le mamme, seguendo le loro identità frammentate e policentriche. Invece finora, alle mamme, si parla ancora per categorie massificate e stereotipi antiquati.

Ma perchè?

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Tutti online? Non proprio.

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Tutti online? Non proprio.


News

Gli errori di chi “fa” internet e continua a non vedere. Un trend importante non ancora studiato sta per ruggire: le donne online.

Individuare, analizzare e capitalizzare online sembrano operazioni oramai consuete. Meno consueta però è l’azione di accostare queste operazioni ad una fetta di mercato che esiste da sempre ma non viene guardata attentamente: le donne.

Le ultime ricerche parlano chiaro: le donne online ci sono. L’universo “rosa” come molti ancora amano definirlo, è approdato online e muove i suoi passi dallo stesso numero di anni dell’universo “azzurro”, quello maschile.

Eppure, se cresce il numero di navigatori in Italia (24 milioni secondo l’ultimo rapporto Audiweb /maggio 2008) la notizia sembra avere un tratto sensazionale, al contrario, se l’Associazione Donneuropee-Federcasalinghe organizza per il secondo anno consecutivo un corso completamente gratuito, con la collaborazione del Comune di Milano, “per favorire l’uso di internet al femminile, ed in particolar modo delle casalinghe”, ecco allora che la notizia c’è ma il tratto sensazionale sembra svanire. Peccato, il tratto sensazionale sta nella seconda e non nella prima notizia.

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