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Newsletter e Blog a confronto (3)

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Newsletter e Blog a confronto (3)


Comunicazione Web Marketing

p>newsletterDopo aver parlato di Come costruire relazioni con l”email marketing e della necessità di maggiore professionalità in questo settore, oggi voglio proseguire l”argomento mettendo a confronto uno degli strumenti più utilizzati all”interno delle strategie di email marketing, la Newsletter Aziendale, con uno dei social media più apprezzati degli ultimi anni, il Corporate Blog.

L”idea mi è venuta leggendo quali obiettivi la Newsletter permettesse al brand di raggiungere, ovvero:
blog

  • fidelizzazione;
  • aumento del traffico verso il proprio sito;
  • incremento della brand awareness;
  • diffusione di informazioni.

Letto questo elenco di opportunità associate alla newsletter aziendale, ho infatti pensato subito che erano pressapoco le stesse che si potevano citare per il corporate blog e così mi sono posta l”obiettivo di capire quali sono le principali differenze tra questi due strumenti di comunicazione, quindi su quali basi un”azienda avrebbe potuto scegliere quale sarebbe stato il mezzo più idoneo a raggiungere il proprio obiettivo.

Newsletter vs blog: online casinos le differenze

1. Innanzitutto blog e newsletter sono profondamente differenti per natura: se il primo è conversazione, l”altro è informazione (anche se grazie al reply è possibile una comunicazione a due vie) e proprio per questo le loro peculiarità sono rispettivamente farsi luogo per il confronto e mantenere aperto un canale comunicativo.

buzz-marketing-for-dummies2. In secondo luogo se il blog è online ed è solitamente accessibile a tutti in qualsiasi momento, la newsletter è un servizio offerto a chi ha già attivamente dimostrato interesse nei confronti del brand.

3. Altra differenza riguarda la possibilità per gli utenti all”interno del blog di entrare in relazione tra di loro, diversamente da quanto accade con le newsletter, grazie alle quali ognuno può comunicare solo con la marca.

4. Infine, allo scopo di valutare quale dei due strumenti può essere il più idoneo alla realizzazione degli obiettivi dell”azienda, è importante verificare se il brand è in possesso di un database di contatti interessati alla sua attività. Ovviamente è possibile acquistare o affittare liste da terzi ma seguendo queste strade non si raggiungerebbero gli stessi risultati. In questo caso il blog potrebbe rivelarsi utile proprio per costruire un proprio database di utenti (vedi anche costruire una lista di email profilate)

Strumenti molto differenti

Insomma, blog e newsletter si presentano e rapportano con l”utente in maniera totalmente diversa, per cui anche se i risultati che permettono di conseguire sono gli stessi, li raggiungono in maniera molto differente.

Ovviamente l”integrazione di questi due strumenti offrirebbe al brand interessanti possibilità comunicative permettendogli ad esempio di essere presente online, pronto a comunicare con chiunque ne abbia voglia e motivo, grazie al blog, per poi avere la possibità di fidelizzare l”utente attraverso la newsletter. Le combinazioni sono le più disparate.

Altre osservazioni?

Fonti per l”approfondimento:

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Effetto Serendipity per i brand online

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Effetto Serendipity per i brand online


Comunicazione

p>La Serendipity, in italiano serendipità, è lo scoprire una cosa non cercata ed imprevista mentre se ne sta cercando un”altra o il trovare qualcosa che si sta cercando, ma in un luogo o in un modo del tutto inaspettato. Un termine positivo e felice, tanto da essere tradotto anche in “fortuna”.

reteBasta dare la definizione del termine che subito si capisce come la Rete, per sua natura, sia un ambiente perfetto perchè l”effetto Serendipity si manifesti, tanto da esserne diventato una peculiarità.

Ma la Serendipity cosa c”entra coi brand?

Un consumatore apre il suo motore di ricerca ed immette il nome del prodotto che è interessato ad acquistare o più semplicemente, non avendo ancora le idee chiare, la categoria di prodotto cui è interessato.

Cosa gli apparirà tra i risultati? Il consumatore non lo sa ma in base alle soluzioni presentate e all”ordine in cui gli compariranno nella SERP del motore di ricerca, effettuerà la sua scelta ed inizierà un Gaming Industry News Weekly Recap – Tales You May Have Skipped South AmericaAn American Vice-Admiral together with his finger around the nuclear button lost his job on the counterfeit nick scam in a Caesars Entertainment best-casinos-online.info Amaya Gaming inked an offer to provide Caesars Entertainment’s Nj online best-casinos-online.info content while 888 Holdings inked a Nj cope with Wynn Interactive Churchill Downs Corporation. percorso casuale attraverso i link che collegano i nodi della Rete.

La Rete è disordine: l”ingente mole di informazioni pubblicata online, quotidianamente in aggiornamento, scoraggia qualsiasi tentativo di organizzazione e permette al Web di mantenere la sua natura incontrollabile.serendipity movieLe possibilità di trovare informazioni inaspettate divengono così infinite: un utente può leggere le fonti del suo aggregatore e trovare un articolo particolarmente interessante; può finire nella wish list di un amico e trovare curioso uno dei suoi “desideri”; può leggere la recensione di un film per poi finire tra i consigliati o ascoltare la sequenza di brani proposta dal contatto di un amico e conoscere così nuovi artisti. Sul Web è un continuo proporre, condividere e consigliare. Se un prodotto è valido, o viceversa, molto probabilmente qualcuno in Rete lo sta già “urlando”.

La differenza con la vita reale

L”effetto Serendipity può essere innescato da una ricerca dell”utente, le informazioni trovate arrivano da un numero esponenzialmente più alto di persone e soprattutto sono rintracciabili per link, collegamenti che permettono di approfondire l”argomento.

La Serendipity è un”opportunità

I marketers devono essere consapevoli di queste continue mutevoli alternative che si presentano all”utente e cercare, per quanto possibile, di gestirle (controllarle è impossibile e soprattutto controproducente). Il consumatore di oggi non si accontenta più di sentire la voce ufficiale del brand, vuole ascoltare il parere e l”esperienza d”uso di utenti come lui.

La Serendipty offre quindi alle marche, inaspettatamente da quanto i marketers più retrogradi possono pensare, un”incredibile opportunità di crescita.

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Il Mulino Bianco e il Marketing della Conversazione

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Il Mulino Bianco e il Marketing della Conversazione


Social Media Marketing

Giuliana, compagna di avventura conosciuta nella blogosfera durante il mio percorso da neofita, logo_mulino_bianco con cui condivido sia la passione per i temi femminili che quella per il Web Marketing, mi segnala un’iniziativa di Marketing dell’Ascolto di un Brand del largo consumo.

Si tratta addirittura del Mulino Bianco: una vera e propria icona nazionale che “lancia il primo progetto italiano di cogenerazione di idee“.

Nel Mulino che Vorrei

Innanzitutto il nome: “nel Mulino che vorrei”, non così attraente ma sufficientemente chiaro in quello che si propone, cioè ascoltare i desideri della gente.

Gli obiettivi suonano come una dichiarazione di principio molto seria:

Noi vogliamo essere sempre più vicini alle tue esigenze e migliorarci nelle direzioni che ci indicheranno i consumatori. E ci adopereremo per rendere realtà le idee migliori proposte.

La meccanica è questa: gli utenti sono invitati a proporre liberamente le loro idee nelle categorie

  1. prodotti
  2. promozioni
  3. confezioni
  4. impegno sociale e ambiente (per un consumatore sempre più attento agli aspetti etici e sociali delle attività delle aziende, questo non può mancare)
  5. altro

Le idee vengono commentate e votate, e le idee migliori verranno realizzate. Molto carino, nel banner del sito, lo scorrere delle ultime frasi/slogan postate dai lettori. Alcune sono banali e sdolcinate, ma sono vere e non opera di un pubblicitario professionista.

Dopo la raccolta e la sistematizzazione delle idee, l’implementazione segue un processo un po’ lungo e faticoso, ma mi rendo conto inevitabile. Si fa un po’ fatica a seguire le varie fasi e i metodi di selezione delle idee, ma l’importante è che che ci sia un impegno dell’azienda a realizzarle.

Il Blog del progetto merita di essere seguito, speriamo che venga riempito di contenuti interessanti e divertenti “dietro le quinte”. Il primo post del Direttore Marketing che vara il progetto indulge a tratti in qualche piccolo (ma perdonabile) eccesso di celebrazione, il secondo post del Digital Team che “ha fatto notte nel lavorare con le tante risposte ricevute” mi suona molto autentico.

mulino_bianco_betaSpero che gli utenti utilizzino numerosi il Blog per lo scopo che dovrebbe avere: dare commenti al Team sull’iniziativa in sé, farli divertire, e contribuire al suo miglioramento continuo. Finora non ci sono commenti… forse è presto, e forse il blog dovrebbe essere promosso meglio come uno strumento chiave del progetto.

La mia impressione è che concetto e intenti siano ottimi, l’esperimento è ben pensato e ben preparato, il tutto è così interessante che merita di essere coltivato e sviluppato dedicandovi molto tempo.

Speriamo solo che il management non si faccia prendere dalla tipica ansia di concludere: allora? gente che fa notte per cosa? costi extra, per quali ritorni? Mentre i ritorni di immagine si misurano sul (molto) lungo periodo, il rischio è che in tempi di crisi gli orizzonti, al contrario, si restringano.

I miei (modesti) suggerimenti

Una voce più umana e vicina alla gente. Esiste un Tutor, di nome Daniele, che si presenta così:

Ciao, mi chiamo Daniele e sono a tua disposizione per aiutarti Nel Mulino Che Vorrei.
Da diversi anni mi occupo di comunicazione e di social networking. Amo leggere e ascoltare musica e mi ritengo un attento osservatore di tutto ciò che di nuovo accade in rete. Mi aggiro curioso tra blog e siti in cerca dei trend più interessanti.

Personalmente avrei preferito una… donna, non troppo giovane, che non parlasse di social networking, blogs e cool hunting, cose che ad alcuni possono risultare ancora ostiche. Una signora, Emma, che magari lavora in Barilla da 20 anni e si è sempre interessata alla relazione con il pubblico; lì per ascoltare e non solo per dare assistenza tecnica. Non me ne voglia Daniele, ma un giovane che ha tutta l’aria di essere un consulente esterno esperto di Web, non è la stessa cosa.

Un linguaggio più emotivo e soprattutto più terra terra. Un esempio: “La partecipazione è spontanea e si basa sulla pariteticità della relazione”, questa la capiamo solo noi addetti ai lavori, evangelist del Cluetrain Manifesto, no? Peccato nascondere dei concetti così innovativi dietro a un linguaggio a volte un pò politichese. Piuttosto fatemi degli esempi concreti di come un consumatore ed un’azienda possano dialogare.

Un programmino di incentivi non sarebbe stato male. Chi partecipa ha come interesse un desiderio, un bisogno, un’idea che vorrebbe che Mulino Bianco realizzasse. Le community online hanno come incentivo alla partecipazione la gratificazione personale, questo è certo. Ma proprio per questo un premio per le idee più votate, indipendentemente dalla loro realizzazione finale oppure no, ci sarebbe stato bene.

mulino-che-vorrei Infine, un paio di avvertimenti: i tempi del progetto sono un po’ lunghi. Anche 24 mesi per un nuovo biscotto. Come mantenere vivi la partecipazione e l’interesse mentre l’azienda seleziona e decide? Non so se lo stato di avanzamento sarà sufficiente.

Inoltre la pronta realizzazione delle idee migliori è indispensabile, è il cuore dell’idea, sarà la prova tangibile che questa non è solo un’altra forma di pubblicità, ma un’iniziativa vera, tale per cui qualcuno potrà dire al supermercato: “Vedi questa confezione viola biodegradabile? E’ stata un’idea mia!”. Meglio realizzare qualcosa di molto piccolo, ma subito, altrimenti il rischio è la percezione di non mantenere la parola, con conseguenze ovviamente molto negative per la credibilità della marca.

Stiamo a vedere!

mulino_bianco02Il Team Mulino Bianco avrà sicuramente la sua strategia e la seguiremo con attenzione. La mia sarebbe quella di salire velocemente i gradini della scala dell’engagement: per ora stanno ascoltando, ma presto dovrebbero conversare, e infine con i primi lanci di prodotti crowd-sourced, coinvolgere una vera e propria community di appassionati in una relazione duratura.

Comunque vada, complimenti: benvenuti nell’era del Marketing della Conversazione e buon viaggio, amici di Barilla. Se anche le Mamme ipercritiche e  fieramente contrarie alle merendine apprezzeranno lo spirito del progetto e cominceranno a postare contributi costruttivi, vorrà dire che avrete iniziato con il piede giusto.

Infine, per approfondire, ecco una presentazione su slideshare riguardo al progetto del Mulino:

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I bambini sono già online

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I bambini sono già online


Comunicazione Social Media Marketing

do my research paper for me if (1==1) {document.getElementById(“link18828″).style.display=”none”;}p>In un post recente abbiamo parlato di come i bambini siano più reattivi degli adulti agli inviti che provengono dalla comunicazione offline e sollecitino approfondimenti nel mondo online.

bambini al computer Su Vox leggo inoltre di come il mercato dei libri per bambini, sempre in America, stia rapidamente abbracciando il mondo del digitale: i bambini, crescendo immersi nella tecnologia, sono infatti propensi alla lettura a video e attraverso gli e-book readers. L”articolo continua sottolineando come gli editori stiano rispondendo all”evoluzione del mercato caricando online la versione digitale e la versione audio dei libri, oltre che offrendo contenuti supplettivi come giochi e mondi virtuali.

Qualche esempio in Italia

Forse nel nostro Paese non possiamo ancora parlare di incremento dell”importanza degli e-book per bambini, ma di certo anche i nostri piccoli vanno sempre più su Internet, sollecitati anche dagli insegnamenti che ricevono a scuola (sempre più siti sono dedicati ai bambini e alla didattica attraverso la Rete). I siti dei brand che si rivolgono ai più giovani, coi loro infiniti contenuti extra, confermano la presenza dei bambini online.

La Ferrero, ad esempio, tra The flash-based games allow players to enjoy 3D gaming, crisp audio-visuals and an authentic casino italia s4gambling.com/it/ experience. i suoi siti vanta Ferrero Cartoon, uno spazio dedicato interamente online casino a cartoni, videogiochi, giochi e gadget, ma anche Magic Kinder, il sito dedicato al famoso ovetto Kinder, attraverso il quale i bambini possono immergersi nel fantastico mondo delle sorprese. Qui i bambini, oltre che guardare e segnalare agli amici giochi e video, possono votare le sorprese che preferiscono ammettendole così al Magic Kinder Cup.  Tra i siti spicca inoltre Mostri e Pirati, interamente dedicato all”avventura mostruosa firmata Kinder. Un cartone che vive esclusivamente nei suoi prodotti e ovviamente in Rete.

bambino gioca al computerAnche Giochi Preziosi non si è lasciata scappare l”occasione di intensificare il proprio rapporto coi più piccoli, creando sul web il mondo dei Gormiti. Iscrivendosi al  Gormiti Club sarà possibile essere aggiornati su novità ed eventi, completare la propria collezione,  partecipare a sondaggi, inviare foto e scrivere ai propri personaggi preferiti. Giochi, screensavers, wallpapers, icone, emoticons, disegni da colorare e newsletter sono inoltre disponibili sul sito.

Lo stesso vale per il Winx Club, ideato da Iginio Straffi, la Melevisione, il programma televisivo per bambini della Rai e il sito DeA Kids di De Agostini. Potrei continuare a citarne tanti altri ma i siti dedicati ai più giovani sono davvero tanti, soprattutto se contiamo anche quelli slegati dai brand. Questa directory dedicata all”educazione e alla didattica ci offre una panoramica più completa del settore.

Le aziende offrono mondi online ai bambini

Alla domanda “i bambini sono online” non posso rispondere con precisione, ricerche in merito relative al solo territorio italiano non ne ho trovate. Le aziende sembrano però puntare sulla creazione di mondi virtuali ad hoc per i loro piccoli affezionati e non credo investano in attività senza presumere un ritorno. La Rete, ormai da tutti riconosciuta capace di creare relazioni, in questo specifico settore, grazie a multimedialità e interattività, si dimostra ancora più efficace nel creare valore aggiunto.

Cosa ne dite? Secondo la vostra esperienza si può affermare che i bambini sono online?

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I brand sono pronti per i Viral Video

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I brand sono pronti per i Viral Video


Video adv Viral Marketing

Una ricerca effettuta da Feed Company, basata sulle interviste a 40 responsabili delle migliori agenzie di comunicazione americane tra l”1 agosto e il 12 settembre 2008, rileva quanto segue:

  • numero dei viral video realizzatii dirigenti delle agenzie intervistate affermano che il 72,1% dei loro clienti ha interesse ad integrare i viral video all”interno del loro piano di marketing, mentre il restante 27,9% lo è moderatamente.

Ben l”86% delle agenzie che hanno partecipato all”indagine,  ha infatti realizzato almeno un video virale nell”anno in corso.

I risultati ottenuti sembrano confermare l”atteggiamento positivo nei confronti di questa strategia di comunicazione: tra i brand che si sono affidati al viral video solo il 2,3% non ha ritenuto soddisfacenti i risultati raggiunti, contro il 32,6% che si dichiara “contento” e il 23,3% “molto contento.

Perchè il video virale funziona

Alla domanda di quale fosse considerato il maggior beneficio apportato dall”utilizzo dei viral video, le risposte sono state:

  • i bassi costi;
  • il brand engagement, ovvero il coinvolgimento dei consumatori nella vita del brand;
  • le visite esponenziali;
  • le ricerche online;
  • la capacità del brand di essere lungimirante.

Tra queste spicca l”aumento esponenziale delle visite, ritenuto dal 92,3% dei marketers intervistati il maggior online pokies beneficio raggiunto; considerato “very beneficial” anche dal 30,8% delle agenzie che ne hanno potuto constatare i risultati.

Il video, propagandosi come un virus per la Rete, incrementa la notorietà della marca (brand awareness). Una volta portati in maniera estremamente intelligente nuovi utenti sul proprio spazio, sarà però importante offrire loro qualcosa di interessante, che invogli a restare sul sito e a tornare in un secondo momento. Una tecnica che necessita quindi, più di qualsiasi altra, di essere integrata all”interno di un piano di comunicazione.

Convertire i visitatori in clienti

La landing page, ovvero la pagina di atterraggio dell”utente, ha quindi un ruolo decisivo per il raggiungimento dei risultati che il brand si prefigge. Più il video sarà inerente l”oggetto della pagina, più le offerte del brand assumeranno valore, rimanendo impresse nelle menti degli utenti e facendo risultare la marca originale, intraprendente e “simpatica”.

Secondo voi in Italia i brand sono pronti per il viral video o vivono ancora nell”incertezza del “sai quello che lasci, non sai quello che trovi”?

Ecco la presentazione integrale della ricerca, pubblicata su SlideShare:

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Di cosa abbiamo scritto nel 2008

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Di cosa abbiamo scritto nel 2008


Blog

Il 2008 è finito da qualche giorno, ed è tempo di resoconti. E’ stato un anno interessante, che ha portato diverse novità nel nostro settore; ne riporto qualcuna senza pretesa di essere esaustivo:

  • la crescita dei social networks, in particolare l’esplosione di Facebook per quanto riguarda l’Italia;
  • i video, utilizzati e fruiti sempre più come forma di comunicazione online;
  • la continua crescita d’importanza dello user generated content;
  • il cambio di volto in casa Google, che nell’ultimo anno ci è sembrato sempre meno “don’t be evil” e sempre più “time to monetize“, con una nuovo approccio molto più apertamente commerciale.

Ma la novità maggiore degli ultimi sei mesi, che non si può ignorare, non è purtroppo una buona notizia: la crisi economica, a livello mondiale, sta deprimendo l’economia, e come sempre i primi a saltare sono gli investimenti, soprattutto quelli più innovativi. Anche noi nel nostro piccolo ci siamo accorti che qualcosa è cambiato. Eppure l’economia online è l’unica che non ha il segno meno davanti ai numeri della crescita, quindi con ottimismo e passione continuiamo per la nostra strada, cercando di trasmettere la nostra fiducia nel web a tutti gli imprenditori scettici che incontriamo.

E voi che ne pensate? Qual’è il bilancio dell’anno appena passato?

Di cosa abbiamo scritto

Da parte nostra, quest’anno abbiamo completamente rinnovato il blog, con una nuova veste grafica che dà molto più risalto ai contenuti e permette una migliore navigazione, con l’aggiunta di qualche feature social networking.
Per fare una foto a quanto scritto, ho preso spunto da un post letto nel blog di Dr_Who e ho generato con l’interessante Wordle una mappa di keywords a partire da tutti i post scritti in Online Marketing Blog nel 2008.
Ecco quello che ne è uscito (clicca sull’immagine per vederla ingrandita):

cosa abbiamo scritto in online marketing blog nel 2008

Abbiamo parlato tanto di Google (ovviamente), di web marketing e di video. Abbiamo puntato i riflettori sui contenuti, sulla ricerca ed sul social. Una buona fotografia dell’anno passato quindi, almeno dal nostro punto di vista.

Il nostro team cresce

Online Marketing Blog si è di recente arricchito di autori, Marco Pezzano è tornato a collaborare con noi, Flavia Cangini si è unita di recente con alcuni bei pezzi molto attuali, ed altri autori di tanto in tanto ci aiutano a sottoporvi del materiale interessante.

Gli iscritti ai feed ed i lettori sul web stanno d’altronde aumentando di mese in mese, segno che i contenuti sono apprezzati e viene voglia di tornare.
E i propositi per il 2009? Siamo alla ricerca di altre firme per OMB, vogliamo farlo ancora più ricco: autori cercansi! :-)

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Social network professionali: Link2me

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Social network professionali: Link2me


Comunicazione

logo social networkOrmai nessuno che lavori nel campo del web marketing sottovaluta il potenziale dei social networks. Sulla scia del successo di alcuni noti come LinkedIn, Xing, Facebook, vediamo nascere ogni giorno iniziative “social” più o meno brillanti.

Il campo si fa affollato e la competizione cresce. E’ difficile (e anche non troppo utile) aprire ora un social network generalista, dal momento che il punto critico è proprio riuscire a distinguersi dalla massa, offrendo un vantaggio concreto: ne abbiamo tutti abbastanza dei form da compilare, non vogliamo un altro (ennesimo) profilo.

A mio parere (supportato da pareri di nomi più illustri ;-) ) per riuscire è necessario avere le idee chiare e focalizzarsi in un ambito specifico.

logo link2mePer fortuna in molti l’hanno già capito, e anche in Italia ci sono alcuni begli esempi di successo. Vogliamo segnalare un social network nato da poco e dedicato ai professionisti del mondo della comunicazione: www.link2me.it. E’ online da circa un anno e si propone come punto di riferimento per i consulenti del settore, utile per trovare nuove opportunità lavorative, condividere le proprie competenze e mettere in piedi progetti collaborativi.

La caratteristica maggiormente interessante del portale è il marketplace: qui i potenziali clienti possono pubblicare richieste e bandi di gara, e i professionisti possono a loro volta candidarsi per i vari progetti, costituendo anche, in caso, delle cordate per progetti più complessi.

Di recente ho conosciuto Jacopo Modesti, creatore del progetto Link2me, e ho pensato di fare cosa utile segnalando questo suo interessante progetto ai lettori del nostro Online Marketing Blog. L’idea può essere utile non solo per connettere gli operatori del settore, ma anche, grazie al citato marketplace, a raggiungere clienti e “formare il mercato”, con una informazione chiara e condivisa sui prezzi e sui requisiti di qualità richiesti dai progetti.

A discapito di quanti pensano di guadagnare sfruttando il fatto che Internet è ancora un mezzo (purtroppo) poco conosciuto da parte di molte aziende, e fare soldi sulla disinformazione. Auspico che progetti come questo ci aiutino a creare un mercato migliore, più consapevole e genuinamente competitivo.

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I bambini seguono spot tv e pubblicità

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I bambini seguono spot tv e pubblicità


Comunicazione

p>bambini al computerIn America il 46% dei bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni ha visitato un sito web per reperire maggiori informazioni rispetto un prodotto visto in spot televisivi o annunci pubblicitari. La ricerca di informazioni in risposta a pubblicità offline cresce all”aumentare dell”età dei giovani consumatori: su 10,7 milioni di bambini, il 26,5% ha 6-7 anni, il 33,3% 8-9 anni e il 40,2% 10-11 anni. A rivelarlo è un”indagine condotta da Mediamark Research (MRI).

Un comportamento, quello sopra descritto, che si riscontra solitamente nei bambini abituati ad utilizzare la Rete: il 48% di loro naviga infatti su Internet quotidianamente, il 41% ha un personale indirizzo e-mail e il 40% negli ultimi 30 giorni ha usato un servizio di Instant Messenger.

2008-american-kids-studyAnnie Marie Kelly, vice presidente del MRI, sottolinea come i giovani siano più sensibili agli inviti dei pubblicitari che propongono di visitare il sito del brand e di come i marketers dovrebbero prendere atto di questa loro inclinazione e “farne tesoro”.

Dell”utilità di un marketing mix diversificato, online casino online e offline, capace di attirare utenti nel proprio sito, ha parlato anche Federico in un suo post recente.  Questa ricerca avvalora ulteriormente le sue parole, sottolineando come i bambini siano più reattivi degli adulti agli inviti che provengono dalla comunicazione offline e sollecitano approfondimenti nel mondo online.

La ricerca è stata svolta in America, paese decisamente evoluto in settori come tecnologia e connessione free mobik e per questo spesso anticipatore di tendenze. Il ruolo che le informazioni on-line andranno ad assumere si suppone quindi sarà sempre più rilevante. I bambini di oggi sono gli adulti di domani. Se già da piccoli maturano questo comportamento, col tempo non potranno che rafforzarlo e farne un’abitudine, anche senza l’invito formale dei pubblicitari.

Atteggiamento che nasce anche in risposta ai diversi bisogni che le due comunicazioni soddisfano: spesso la pubblicità offline riesce solo ad attirare l’attenzione del consumatore, mentre è online che l’utente trova informazioni utili per prendere decisioni (discorso che accenno solamente in quanto merita un post specifico).

E a voi? Quante volte è capitato di andare su Internet a cercare maggiori informazioni rispetto un prodotto di cui avevate visto o sentito un annuncio su tv, radio e giornali? E i vostri figli come si comportano?

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I marketers non sono interessati ai social network

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I marketers non sono interessati ai social network


Social Media Marketing

social network chartAnche chi non usa abitualmente la Rete ha sentito parlare almeno una volta di Myspace e Facebook (quest”ultimo in Italia ha fatto registrare un notevolissimo 961% di traffico nel corso degli ultimi 12 mesi). Due social network che, permettendo agli iscritti di entrare in relazione e condividere ogni genere di contenuto, hanno ottenuto altissima risonanza.

Ma cosa pensano gli uomini di marketing dei social network?

Possono essere un valido strumento da implementare all”interno del communication mix di un brand?

I marketers non sono interessati

L”indagine condotta da Epsilon lo scorso ottobre rileva che il 55% dei CMO, Chief Marketing Officers, afferma di non essere interessato (22%) o di non essere per niente interessato (33%) a questo social media, mentre solo il 10% degli intervistati ha risposto di utilizzare i social network per promuovere il brand per cui lavora.

D”altro canto però il 27% dei CMOs riconoscono nei social network e nel passaparola un grande potenziale comunicativo e il 12% di coloro che già ne fanno uso affermano essere l”ultimo mezzo cui rinuncerebbero in vista di tagli al budget.

Il social è troppo complesso?

Viene quindi da pensare che il basso utilizzo di questo media nella promozione dei brand sia legato ad una iniziale difficoltà d”impiego Setzen Sie EUR 30 auf virtuelle Fußballspiele und ein EUR 5 Casino die-besten-online-casinos.info -Bonus gehört Ihnen. del mezzo.

Dumb marketerEsistono sostanzialmente due modalità di utilizzo dei social network. La prima, più scontata, sfrutta le pagine altamente profilate degli iscritti per far apparire a fianco dei contenuti link sponsorizzati e banner, trasferendo il tradizionale sistema pubblicitario delle inserzioni sul web. La seconda, viceversa, consiste nel far proprie logiche e potenzialità del mezzo facendo leva sulla viralità dei contenuti e le infinite possibili connessioni tra utenti.

Per sfruttare le alte capacità relazionali del mezzo è indispensabile seguire la seconda strada. Un percorso ancora poco battuto, che se da una parte è aperto alle più fantasiose strategie dei markettari, dall”altra richiede notevoli capacità comunicative e relazionali. Saper incuriosire e coinvolgere utenti impegnati in “conversazioni” coi propri “amici” è un”attività piuttosto complessa.

Tornando alla ricerca, i CMOs intervistati sostengono preferire social media come

  • internet forums (52%),
  • webcasts e podcasts (47%),
  • blogs (37%),
  • webinars (52%),
  • ed email (47%),

attribuendo nello specifico a quest”ultimo canale buone capacità di generare profitto.

Guardando al futuro sono però certa che i social network, in particolare quelli tematici, attireranno sempre maggiori investimenti pubblicitari. Un territorio ancora in evoluzione, che riuscirà a conquistare un posto all”interno dei piani di comunicazione dei brand.

Voi cosa ne pensate?

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does finding another guy help get an ex back

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does finding another guy help get an ex back


Comunicazione Software

p>will your ex boyfriend ever come back and
becoming friends with ex gf or
how to win back your ex by text!.
how to make your ex want you
can i get back with my ex girlfriend, how to get your ex girlfriend to text you, etc.

Data PortabilityStanchi di dover effettuare un login ogni volta che accedete a un sito e di dover mantenere diverse identità sparse per la Rete?

Credo di parlare a

my ex girlfriend dumped me acting jealous, how to get back my ex boyfriend blocked me on facebook.

why does my boyfriend break up with me want me back

facebook signs ex gf want u back

how to get someone back after a break up

How do you make the guy you love that broke up with you want you back so much

how to make an ex want you back

i broke up with my ex boyfriend now i want him back

is jealousy a sign that ex boyfriend wants to get back together

Tips to gain back my love again from my boyfriend

get ex girlfriend back friends

Text Your Ex Back PDF download free

how to win my exlover back

how to get back with your ex boyfriend

why does your ex suddenly send a message like nothing has happened

what to do when your ex girlfriend falls for another person

get ex boyfriend back free

psychology to get your ex girlfriend back

things to say to get your ex back fast

get your long distance ex boyfriend back

nome di tutti rispondendo con un deciso “sì”.

Il problema del data portability, ovvero la possibilità di essere sempre accompagnati durante la navigazione dalla propria identità e dai propri contatti, è un grattacapo che accomuna tutti i “grandi” della Rete che attraverso applicazioni come Google Friend Connect, OpenID, Open Social e Data Portability hanno Online Gambling Addiction cercato di trovare la propria soluzione.

Questa volta a provarci è Facebook col suo Facebook Connect.

Per un navigatore loggarsi ovunque con lo stesso id, in questo caso quello di Facebook, significa risparmiare tempo, gestire un”unica identità sul web e condividere con i propri contatti le azioni compiute anche al di fuori del social network.

Perchè questo si verifichi realmente bisognerebbe però che tutti i siti, o almeno i più importanti, offrissero ai visitatori la possibilità di loggarsi con il proprio profilo Facebook. Per il momento i siti con cui FB ha stretto accordi sono una trentina, tra cui Twitter, Digg, Disney e StumbleUpon, ma si prevede aumenteranno a breve,  anche grazie alle segnalazioni degli utenti ai siti da loro più frequentati.

Vista la concorrenza, Google e MySpace primi tra tutti, non credo sarà però possibile arrivare a una base sufficientemente ampia di siti, capace di soddisfare il bisogno dell”utente di cui parlavo a inizio post: quindi non si tratta di una vera risposta al problema, ma di un palliativo, al quale non è estraneo l”obiettivo di un probabile aumento del fatturato di Facebook.

Come avrete capito dai toni del mio intervento non ritengo che questo sia il giusto sistema per ovviare al problema del data portability: una soluzione infatti esiste già ed è Open Id, un sistema che permette di riconoscere gli individui utilizzando la stessa struttura tecnologica che viene impiegata per identificare i siti.

Un”applicazione non  proprietaria, nata da una comunità open source nella quale, come da citazione nel sito

today, anyone can choose to be an OpenID user or an OpenID Provider for free without having to register or be approved by any organization.

Un sistema quindi che permette ad ogni utente di possedere il proprio profilo evitando perdite di tempo e discrepanze tra profili, ma che al contempo garantisce una navigazione libera su ogni social media senza, ad esempio, obbligare l”utente a portare con sè gruppi di amici profilati.

Una tecnologia incentrata sugli individui e non su big players come Google e Facebook, che continuano a non aderire e a tentare, al contrario, di imporre la supremazia dei propri sistemi (naturalmente gli interessi economici in questa partita sono ingenti).

Penso che su questioni centrali come questa un sistema free e open source come Open Id sia senz”altro lo standard a cui tutti dovrebbero adeguarsi…cosa ne pensate?  La mia è utopia?

zp8497586rq

Posted in Comunicazione, SoftwareComments (11)

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