Recentemente ho deciso di fare il “grande salto”, salutare Windows e approdare a Mac. Ho sempre guardato al mondo Apple con ambivalenza, chiedendomi se le tanto decantate prestazioni superiori e il design d’avanguardia giustificassero un costo indubbiamente più alto, in media, rispetto ai più comuni pc.
Ultimamente però, a causa di maggiori esigenze di mobilità, ho navigato in lungo e in largo la Rete per saggiare, complice il web partecipativo, opinioni e giudizi su un paio di portatili Apple che avevo identificato come adatti al mio scopo.
Sono rimasto davvero colpito: opinioni, recensioni, test e curiosità sono presenti in quantità incredibile su portali, blog e forum più o meno affidabili (molti dei quali ottengono ottimi posizionamenti nelle SERP anche per keyword molto competitive). La quantità di informazioni a cui un interessato va incontro è straordinaria, quanto sopraffacente.
Non è questo che mi ha stupito, però: notare la vastità della Rete sarebbe banale, se non ingenuo. La cosa che mi ha fatto pensare è che è palpabile, in tutti questi siti, il forte senso di appartenenza, ai limiti del settario (abbonda la compassione per i “poveri” utenti Windows). Tant’è che spesso eventuali malfunzionamenti o bug vengono giustificati o minimizzati.
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