Da ormai quasi due anni abito e lavoro da Amsterdam, capitale dei Paesi Bassi (questo spiega facilmente il nome utente del mio account twitter
).
Lavorare dall’estero, e sopratutto in una città particolarmente cosmopolita come Amsterdam, mi permette di incontrare e lavorare con persone diverse, che spesso portano punti di vista differenti. Questo scambio è sempre fonte di arricchimento personale e professionale.
Di recente ho avuto modo di conoscere Kristian Esser, fondatore di Mr.Harder ed ideatore dell’interessante servizio di trendwatching Whisper (purtroppo – per ora – solo in lingua olandese); Kristian parla e scrive in olandese, e ha gentilmente acconsentito a pubblicare un guest post in OMB, riguardo ad un camp su Android, la base software open source per il Google cellulare (solo in USA con T-Mobile).

L’8 gennaio 2009 Amsterdam ha ospitato il terzo Android Developers Camp.
Oltre a 3 workshops organizzati per dare inizio alla gara per la migliore applicazione per Android (verrà giudicata a fine gennaio), ci sono stati diversi interventi interessanti. Si è trattato di un ‘developers day’, quindi molto indirizzato su dettagli tecnici, ma le conseguenze per gli aspetti di marketing sono facili da immaginare. Di seguito qualche spunto interessante su quanto emerso durante la giornata di incontri.
- Android, essendo open source, verrà adattato su diverse piattaforme. Questo è ideale per la penetrazione nel mercato, ma d’altra parte presenta un rischio di frammentazione: le applicazioni, per poter essere applicabili su tutte le piattaforme, avranno costi elevati. Android d’altra parte sarà accessibile ad un mercato più ampio: infatti i prezzi saranno più bassi rispetto a quelli di iPhone.
Android è simile a Java, il che significa che molte applicazioni esistenti sono integrabili quasi direttamente. I tempi tecnici di realizzazione sono contenuti ed aziende anche piccole potranno produrre grandi idee. Ad esempio, uno sviluppatore presente al Camp ha costruito un client per la posta elettronica in soli 3 giorni.- Alexander Muse, venuto da Dallas, ha presentato il case della propria azienda Big in Japan: l’applicazione che hanno sviluppato si chiama ShopSavi ed è in grado di leggere un codice a barre e restituire tutte le informazioni disponibili su Internet riguardo al prodotto. ShopSavy riceve già 1.000.000 di scan al giorno e conta più di 20.000 clienti (negozi).
Una delle applicazioni maggiormente interessanti è Wikitude: basta puntare la fotocamera del cellulare su un edificio o punto panoramico interessante o particolare, e vengono caricate diverse informazioni interessanti riguardo a quello che si sta guardando, direttamente da Wikipedia. Lo sviluppatore Philipp Breuss ha spiegato durante il camp come funzionava a livello tecnico.- Paragonando la crescita di Android con lo sviluppo di iPhone, il successo del primo pare già molto più veloce ed immediato; non bisogna però dimenticare che iPhone ha fatto da apripista.
Secondo me, Apple é un ‘hart brand‘ Google è un ‘brain brand‘. Chi usa iPhone é disposto a pagare di più ed è contento delle scelte che Apple fa per i propri clienti (l’Appstore è gestito in modo verticale da Apple stessa). Chi preferisce l’open source è attratto dall’idea che non ci siano limiti, il che vale sia per il positivo che per il negativo. A mio parere la battaglia non è tra iPhone e Android ma tra Android, Symbian e Windows Mobile.
Kristian Esser / Mr.Harder

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gennaio 26th, 2009 alle 15:26
non avevo ancora sentito questa distinzione tra ‘heart brand’ e ‘brain brand’, ma devo dire che è sinteticamente illuminante…
gennaio 26th, 2009 alle 17:10
Grazie Valentino per la tua definizione ‘illuminante’