Da quando il web ha scoperto i social network si sono moltiplicate le proposte per gli inserzionisti, facendo leva sul presunto engagement e sulla granularità delle informazioni a disposizione sugli utenti.
Ammesso e non concesso che ciò sia vero (e recentemente ho avuto modo di dire la mia sull’arrivismo dei marketers in proposito), noto che vanno diffondendosi i network pubblicitari dedicati ad applicazioni e widget per Facebook e compagnia.
Tra questi il più popolare è probabilmente RockYouAds, divisione di RockYou, azienda Californiana che oltre a realizzare per conto terzi applicazioni brandizzate con cui gli utenti di Facebook, Myspace, Bebo e simili dovrebbero dilettarsi e/o abbellire il proprio profilo online, sfrutta la grande diffusione delle proprie applicazioni rivendendo spazi pubblicitari all’interno di queste, oltre a proporsi come mediatore tra gli inserzionisti e gli sviluppatori che vogliono monetizzare i propri prodotti per il social web.
Nulla che non esistesse già nel “web 1.0″, certo, e di fatto il business model è lo stesso, se vogliamo considerare le applicazioni Facebook come dei mini-siti. Ma dato l’hype che circonda i social network, RockYouAds può permettersi di sciorinare cifre non indifferenti per quanto riguarda il potenziale di impression: oltre 600 milioni al giorno a loro dire.
Stando a questi numeri, anche i CTR molto bassi che alcuni inserzionisti lamentano sui social network diverrebbero una discreta fonte di traffico (tralasciamo le valutazioni sulla qualità).
Volendo considerare Facebook, inoltre, gli annunci presenti all’interno delle applicazioni avrebbero un paio di punti di vantaggio rispetto ai Facebook Ads (gli annunci venduti direttamente da Facebook): innanzitutto la posizione, non limitata alla barra laterale a destra che pare essere vittima di una banner blindness da manuale; ma soprattutto quel coinvolgimento di cui tanto si vocifera e che solo canalizzando l’attenzione dell’utente per mezzo di un’applicazione/esperienza si può pensare di creare.
Se qualche tempo fa riflettevamo su quali fossero i metodi per fare soldi con i social network, i social ad network potrebbero essere una delle opzioni da considerare.

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gennaio 27th, 2009 alle 16:43
Ciao Marco, post interessante
L’unica cosa che mi fa pensare è che basare il proprio “ritorno” sulla posizione degli ads all’interno dei widget non mi pare proprio un gran modello di business.
Non accetto quasi mai inviti ad applicazioni su facebook. Le poche volte che ho accettato mi sono reso conto che la pubblicità era talmente integrata che io stesso ho avuto difficoltà a riconoscerla. Non so quindi se l’obiettivo è offrire alla gente qualcosa a cui è effettivamente interessata oppure cercare di nascondere al meglio adsense o company
Almeno questa è la mia esperienza…non so voi:)
Ciao
gennaio 28th, 2009 alle 11:47
Ciao Alessandro,
a mio giudizio l’integrazione è cosa diversa dall’occultamento, basti pensare alle opzioni nella grafica degli annunci AdSense…o alle varietà dei formati banner IAB. Integrare significa considerare il comportamento statisticamente più probabile dei visitatori (di un sito o di un’applicazione, tanto sono la stessa cosa) e saperne intercettare le azioni a nostro vantaggio…ben diverso dal camuffare gli annunci sperando che qualcuno per sbaglio ci clicchi sopra.
Ignoro se su applicazioni Facebook (visto il funzionamento con callback url e le limitazioni di sicurezza imposte) si possano fare split test, ma sarebbe un’indagine interessante.
Per quanto riguarda la reach delle applicazioni, anch’io molto spesso evito gli inviti all’uso di nuove applicazioni, ma probabilmente io e te siamo tra le poche mosche bianche a fare così…altrimenti non si spiegherebbero i 600 milioni di impression che RockYouAds dice di poter generare
gennaio 28th, 2009 alle 11:52
Eheheh Marco, forse RockYouAds ci ha catalogati tra “pecore nere”

Concordo al 100% con quanto dici… certo che su 600 miolioni di impression qualche spicciolo si riesce a tirar fuori
Ciao e buon lavoro
gennaio 31st, 2009 alle 17:27
Ciao a tutti,
oggi come oggi credo che i widget per le aziende siano prima di tutto un modo di comunicare in maniera diversa con il pubblico.
Infatti, come ho scritto anche sul mio blog (http://webspecialist.wordpress.com/2008/11/04/comunicare-in-un-widget/), questi gadget ci offrono alcuni vantaggi:
1) Sono uno strumento simpatico, alternativo al sito istituzionale, meno formale e più originale.
2) Il widget si può installare su spazi dove l’azienda normalmente non riesce ad avere una forte comunicazione: i siti personali, i blog, i social network o anche i desktop dei pc.
3) Infine un widget piacevole esteticamente e funzionalmente ha ottime possibiltà di essere diffuso in modo virale dagli utenti che lo segnalano ai propri amici.
Non so invece ad oggi quanto siano interessanti le possibilità di monetizzazione diretta con l’advertising, visto il poco successo avuto finora dalla pubblicità nei siti 2.0.
Certo che a novembre negli USA sono si prevedeva, entro il 2008, una spesa di 40 milioni per creare, promuovere e distribuire i widget delle aziende (Stime di eMarketer, fonte IAB Blog), per cui un interesse per lo strumento c’è…