2800 chilometri sotto la pioggia in tre giorni di pellegrinaggio, notte all’aperto sulla spianata di Mariefeld (non ha piovuto, ma con l’umidità che c’era, non ha fatto molta differenza) in compagnia di qualche ranocchia e di un milione di altri giovani, venuti per vedere il Papa, per ritrovarsi, per curiosità, per divertimento, per pregare.
Sono tornato a lavoro stanchissimo, con una settimana di mail arretrate da controllare, a cui rispondere, per cui lavorare. Stanco, eppure ne valeva la pena, per qualche motivo ben difficile da spiegare. Un’esperienza che aspettavo, che mi ha colpito e riempito di serenità e gioia: più è stato il viaggio in sé, passare tutte quelle ore in macchina per raggiungere il luogo dell’incontro ha significato abbandonare le abitudini, gli orari, le scadenze e gli obiettivi per immergersi in un tempo sospeso, non modificabile e così diverso dal tempo esteso a forza delle settimane lavorative.




