Tutti online? Non proprio.

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Gli errori di chi “fa” internet e continua a non vedere. Un trend importante non ancora studiato sta per ruggire: le donne online.

Individuare, analizzare e capitalizzare online sembrano operazioni oramai consuete. Meno consueta però è l’azione di accostare queste operazioni ad una fetta di mercato che esiste da sempre ma non viene guardata attentamente: le donne.

Le ultime ricerche parlano chiaro: le donne online ci sono. L’universo “rosa” come molti ancora amano definirlo, è approdato online e muove i suoi passi dallo stesso numero di anni dell’universo “azzurro”, quello maschile.

Eppure, se cresce il numero di navigatori in Italia (24 milioni secondo l’ultimo rapporto Audiweb /maggio 2008) la notizia sembra avere un tratto sensazionale, al contrario, se l’Associazione Donneuropee-Federcasalinghe organizza per il secondo anno consecutivo un corso completamente gratuito, con la collaborazione del Comune di Milano, “per favorire l’uso di internet al femminile, ed in particolar modo delle casalinghe”, ecco allora che la notizia c’è ma il tratto sensazionale sembra svanire. Peccato, il tratto sensazionale sta nella seconda e non nella prima notizia.

Le donne, anche in Italia, sono il “primo responsabile acquisti” delle famiglie.
E’ un dato che conosciamo tutti, ma che viene ignorato per qualche ragione del passato, che ha costruito l’idea che la parità per le donne fosse una questione morale e basta.
E’ ancora vero, la questione femminile è aperta ma si muove tra la moralità e le opportunità di business. Le donne che hanno tollerato il marketing “maschilista”, oggi premiano il marketing al femminile. Occorrerebbe crearlo, e guarda caso, crearlo anche online.

E’ una di quelle situazioni in cui è più utile agire che starne a parlare vista la crescita vera dei navigatori online, la diffusione di banda larga nel nostro paese e la fiducia data al mezzo Internet.
Se il passato è stato caratterizzato dall’idea che il mercato online fosse per gli uomini (“perché uomini e donne non sono poi così diversi”) il presente offre l’opportunità di creare un mercato online per le donne, perché forse, uomini e donne sono in gran parte simili ma esiste un 1% di diversità che si manifesta in modo prepotente. Incredibile ma vero, è su quell’1% che occorre investire. Adesso.

Forse cominciando a riflettere su un dato di fatto: per gli uomini, il nucleo di fondo della società è l’individuo. E’ l’”io”. Per le donne è il “noi”. Le donne si considerano parte di una comunità (“noi donne”) che si estende dall’ “io” in una serie di cerchi concentrici: “io e la mia famiglia”, “io e i miei colleghi”, “io e i miei amici”. Una differenza sostanziale che il mercato non dovrebbe ignorare.

E’ quell’1%, la stessa percentuale per cui il DNA umano è diverso da quello di un topo.


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  1. Il ruggito | Eleonora Mazzola Says:

    [...] [...]

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