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Idee per un’innovazione open source

Idee per un’innovazione open source


Social Media Marketing Viral Marketing

Immagino un’azienda che produce scarpette per bambini. Carinissime. E’ poco conosciuta. Non può permettersi costose ricerche di mercato, non ha il budget per una campagna pubblicitaria sulla stampa specializzata per mamme che ha costi esorbitanti, ma ha inventato un nuovo prodotto: una scarpetta adatta ai primi passi. Ha uno speciale rinforzo del tallone, favorisce la formazione dell’arco plantare, e si propone con un’estetica molto innovativa. Ma ci sono grandi discussioni sul prezzo. La tecnologia usata permetterebbe di vendere le scarpette a prezzi molto inferiori rispetto ai grandi marchi. Ma mancando i mezzi per creare una larga distribuzione e una grande notorietà, si prevede di vendere bassi volumi. Cosa fare? Come lanciare le scarpette?

ScarpetteIl giovane product manager vorrebbe scommettere sulla forza dell’innovazione e del passaparola, e lanciare con un prezzo basso per competere aggressivamente con i grandi nomi. Per fare un buon margine al paio, pensa, basterebbe farle pagare circa 40 euro. Il suo capo, che conosce da anni le regole spietate del mercato, non pensa al margine al paio ma è invece interessato al margine totale, perché è quello che ripaga gli investimenti fatti in tecnologia. Per limitare i rischi e ripagarsi prima, vuole lanciare ad un prezzo molto più alto, 80 euro. Le mamme, dice, sono abituate ad identificare il prezzo con la qualità, non si fiderebbero di una scarpetta dal nome nuovo che costa troppo poco, tutte le pubblicità per anni hanno detto che i piedini delicati dei bambini, soprattutto i loro primi passi, sono preziosissimi, meritano il meglio, non consentono rischi. Lui vuole la raccomandazione di un’associazione di Ortopedici, e un prezzo alto.

Un giorno, leggendo il blog di un’amica, il giovane PM scopre che le mamme nel web sono tante, agguerrite, e ansiose di dire la loro. Non si era mai interessato ai loro siti ma ora scopre che c’è un modo per parlare direttamente con loro. Prende la scheda tecnica della scarpetta, la traduce in un linguaggio simpatico e accessibile, elimina solo i dettagli riservati del brevetto. La pubblica sul blog, e i commenti fioccano. La direzione estetica da seguire appare subito chiara, in mezza giornata i lunghi dibattiti aziendali che duravano da mesi non hanno più senso. Bastava chiedere a loro. Allora decide di continuare la conversazione, e chiedere alle mamme quale prezzo sarebbero disposte a pagare. Ci sono fitte discussioni tra una ventina di lettrici accanite: alcune temono che per abbassare il prezzo l’azienda debba abbassare la qualità, e non si fidano. Altre chiedono di provarle prima.

Provarle? E perché no?

Raggiunta una cinquantina di nominativi di mamme di bambini di 12-18 mesi, chiede loro di registrarsi per un test. Manda a casa alcuni prototipi di scarpette e apre per loro un questionario on line. Incredibilmente, a differenza delle ricerche di mercato tradizionali, il 90% dei questionari viene completato: le mamme si sono mobilitate per la sua causa (molte sono stufe di pagare prezzi astronomici per l’abbigliamento dei bambini, ma soffrono di sensi di colpa se non sono rassicurate della qualità etc…. Insomma le solite storie). Qualcuna le ha fatte persino vedere al suo ortopedico, e dice che lui le ha trovate ottime. Nel forum che segue il test intervengono in effetti tre ortopedici, richiamati dai motori di ricerca per “arco plantare”, e un tecnico di un laboratorio sanitario. Tutti danno contributi utili.

Il PM ha messo a punto il prodotto finale grazie ai commenti ed è pronto per il lancio. Pensa che oltre a distribuire le scarpette nei canali tradizionali, potrebbe aprire un negozio online. Quelle che chiama le sue mamme “ambasciatrici”, entusiaste perché sono state le prime a provare le scarpette, i cui commenti sono stati ascoltati, sicure del fatto loro perché le hanno provate, spargono la notizia e portano centinaia – in poco tempo migliaia – di visite allo store. I volumi triplicano rispetto alle stime iniziali, e le vendite online sono il doppio di quelle offline.

Open SourceL’anno successivo, tutte le mamme dello store vengono coinvolte nell’ideazione della nuova scarpetta che migliorerà la precedente. Abbondano i suggerimenti. La punta era un po’ delicata, va rinforzata perché i bambini ai primi passi continuano spesso a gattonare e la rovinano tutta. La tomaia va alleggerita un po’ perché dal nido arrivano segnalazioni di calcioni devastanti. Si apre una sezione del negozio dedicata all’opinione degli ortopedici e degli esperti. In breve la notizia della piccola azienda che fa scarpette ottime a prezzi accessibili si sparge e…

Il mio sogno: l’innovazione “open source”. Perché è ancora un sogno? Gli strumenti ci sono. Lo è, perché prima di innescare tutto quello che ho immaginato, il giovane PM dovrebbe chiedere il permesso al capo. E quello lo guarderebbe come se si fosse sniffato di tutto, e, cosa molto grave per il futuro prossimo del giovane visionario, penserebbe che rappresenta un pericolo per l’azienda, perché vorrebbe addirittura diffondere sul web dati sensibili come la scheda tecnica di un prodotto ancora da lanciare.

Non so voi, ma io sono convinta di una cosa: questa storia non finisce qui…

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Accorciare gli url, allungare le metriche

Accorciare gli url, allungare le metriche


Social Media Marketing Viral Marketing Web analysis

Alla pari degli sms, anzi ancor di più, Twitter mette di fronte a scelte linguistiche talvolta non banali: 140 caratteri non sono pochi, ma non sono poi così tanti. La sintesi diventa un must, e di sicuro in questo contesto gli anglofoni sono più fortunati di noi avendo a disposizione un lessico in tanta parte monosillabico mentre Dante, Petrarca e Boccaccio ci hanno lasciato in eredità una lingua più prodiga di sillabe e più orientata all’analisi che alla sintesi.

thinktwitterL’argomento dunque dovrebbe interessarci da vicino: recuperare qualche carattere da un link può servire a rendere il resto del messaggio meno criptico (e a evitare gli scempi adolescenziali a base di “k”). Esistono decine di siti che offrono un servizio di url shortening, e non sarebbe né innovativo né utile elencarli tutti, dato che spesso condividono le stesse funzionalità e si differenziano solo per la maggiore o minore fantasia nel dominio.

Ma uno scenario particolarmente vasto si cela dietro al sempre più massiccio utilizzo di questi servizi, ricco di risvolti soprattutto per chi si occupa di marketing online ed è alle prese con la difficile misurazione dei risultati in ambito social media.

Fermiamoci un attimo a pensare: il link, elemento fondante di un ipertesto, è alla base del funzionamento di Internet, fa parte della sua ontologia per così dire. Google usa i link per determinare l’importanza relativa di un sito all’interno del sistema, mutuando dalla vita reale il meccanismo dell’interesse e della citazione, e matematizzandone il concetto di fondo all’interno del proprio algoritmo. Nel panorama sempre più esteso dei social media il link possiede però una serie di valori aggiunti che non considerare sarebbe limitante. Il meccanismo della condivisione, motore di ogni azione degli utenti sui social network, quando si esplica attraverso un link fa in modo che questo porti con sé informazioni qualitative essenziali: analizzare un link e il contesto in cui appare ci permette di capire:

question

  • chi linka
  • cosa viene linkato
  • quando viene condiviso il link
  • dove avviene la condivisione
  • perché viene condiviso il link
  • come viene proposto il link

Insomma abbiamo potenzialmente a disposizione le risposte alle famose 5W oltre a un’indicazione sul metodo di condivisione.

Il naturale next step che alcuni provider di accorciaurl (neologismo del sottoscritto :) ) hanno intelligentemente deciso di intraprendere è quello di permettere ai propri utenti di tenere monitorate queste variabili, dando accesso a una pletora di informazioni prima molto più difficili da ottenere.

Tra questi, awe.sm ha ricevuto credito da Techcrunch, che ha iniziato a usare il servizio (personalizzato!) di url shortening sul proprio stream Twitter. Awe.sm permette un’analisi più accurata della diffusione e dell’utilizzo dei propri link sul social web, integrandosi con Google Analytics e dando anche accesso a un sistema di API per lo sviluppo di strumenti di analisi e reporting personalizzati.

awesm-peashootNon ancora resa pubblica, un’altra applicazione offrirà a breve le medesime funzionalità, offrendo però un pannello unico per la visualizzazione dei risultati, comprendente una serie di metriche ad hoc, che possono tornare utili nella fase di reportistica verso il cliente (es. l’indicazione di una percentuale di completamento della campagna, basata su parametri-obiettivo precedentemente impostati – come “attrarre 1000 click dal Giappone”): si chiama Peashoot, e potete sbirciare tra gli screenshot di anticipazione sul blog del suo creatore.

Fare di necessità virtù sembra la nuova opportunità da cogliere in quest’ambito, e di sicuro può essere utile a chi si impegna a individuare metriche credibili e solide per clienti giustamente sempre più informati.

Voi quali servizi usate? Sentite il bisogno di funzionalità di livello superiore oltre al semplice risparmio di caratteri?

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I brand sono pronti per i Viral Video

I brand sono pronti per i Viral Video


Video adv Viral Marketing

Una ricerca effettuta da Feed Company, basata sulle interviste a 40 responsabili delle migliori agenzie di comunicazione americane tra l’1 agosto e il 12 settembre 2008, rileva quanto segue:

  • numero dei viral video realizzatii dirigenti delle agenzie intervistate affermano che il 72,1% dei loro clienti ha interesse ad integrare i viral video all’interno del loro piano di marketing, mentre il restante 27,9% lo è moderatamente.

Ben l’86% delle agenzie che hanno partecipato all’indagine,  ha infatti realizzato almeno un video virale nell’anno in corso.

I risultati ottenuti sembrano confermare l’atteggiamento positivo nei confronti di questa strategia di comunicazione: tra i brand che si sono affidati al viral video solo il 2,3% non ha ritenuto soddisfacenti i risultati raggiunti, contro il 32,6% che si dichiara “contento” e il 23,3% “molto contento.

Perchè il video virale funziona

Alla domanda di quale fosse considerato il maggior beneficio apportato dall’utilizzo dei viral video, le risposte sono state:

  • i bassi costi;
  • il brand engagement, ovvero il coinvolgimento dei consumatori nella vita del brand;
  • le visite esponenziali;
  • le ricerche online;
  • la capacità del brand di essere lungimirante.

Tra queste spicca l’aumento esponenziale delle visite, ritenuto dal 92,3% dei marketers intervistati il maggior beneficio raggiunto; considerato “very beneficial” anche dal 30,8% delle agenzie che ne hanno potuto constatare i risultati.

Il video, propagandosi come un virus per la Rete, incrementa la notorietà della marca (brand awareness). Una volta portati in maniera estremamente intelligente nuovi utenti sul proprio spazio, sarà però importante offrire loro qualcosa di interessante, che invogli a restare sul sito e a tornare in un secondo momento. Una tecnica che necessita quindi, più di qualsiasi altra, di essere integrata all’interno di un piano di comunicazione.

Convertire i visitatori in clienti

La landing page, ovvero la pagina di atterraggio dell’utente, ha quindi un ruolo decisivo per il raggiungimento dei risultati che il brand si prefigge. Più il video sarà inerente l’oggetto della pagina, più le offerte del brand assumeranno valore, rimanendo impresse nelle menti degli utenti e facendo risultare la marca originale, intraprendente e “simpatica”.

Secondo voi in Italia i brand sono pronti per il viral video o vivono ancora nell’incertezza del “sai quello che lasci, non sai quello che trovi”?

Ecco la presentazione integrale della ricerca, pubblicata su SlideShare:

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Segreti per viral video di successo

Segreti per viral video di successo


Video adv Viral Marketing

L’enfasi riguardo ai video online è sempre crescente in questi mesi, e c’è qualcuno che afferma con sicurezza che presto saranno l’unica forma di comunicazione. Noi non ci spingiamo a tanto perché ci piace la lingua (soprattutto quella italiana, anche se tanto bistrattata) scritta, ma è un dato di fatto: la televisione ha formato le ultime tre generazioni, e ora i video online sono la naturale trasposizione di una forma di comunicazione a cui siamo già abituati e che apprezziamo.

Web 2.0 e comunicazione diffusa

I guru del web 2.0 ora mi bacchetteranno: ora il sistema di comunicazione è tutto diverso però, in quanto non si tratta più di broadcasting, ma bensì di comunicazione a due sensi, dove gli utenti non sono più solo spettatori, ma anche agenti attivi.

I portali di user generated content e i social network in generale sono l’hype del momento.
Ma sono veramente la stessa cosa? I contenuti che vengono maggiormente diffusi e condivisi e che hanno più successo sono veramente generati dagli utenti e premiati perché sono i migliori?

Traffico, visibilità e contenuti virali

Quando parliamo di contenuti virali, pensiamo sempre ad un video fatto in casa da qualche giovane creativo, con un’idea geniale e divertente che riesca a farlo risaltare dalla massa e venga quindi visto e condiviso da tanti, e sempre di più. Diamo per scontata la meritocrazia del web, dove i migliori contenuti sono quelli che hanno successo, premiati dal gradimento degli utenti e diffusi tramite il passaparola. Un altro scenario propone qualche creativo geniale, di qualche agenzia giovane e brillante, che riesca a produrre un video promozionale veramente divertente. Ok. Delusione: spesso non è esattamente così!

I segreti del successo

Molte agenzie si propongono come produttori di video virali, promettono che i loro video verranno visti da migliaia di utenti. L’incredibile è che funzionano davvero. Tutte idee geniali?

Piuttosto l’esperienza, la conoscenza del mezzo, e qualche trucchetto del mestiere, valgono spesso la prima pagina su Youtube o cloni vari, come dimostra tra gli altri questo interessante articolo scritto da chi per mestiere produce video di successo nel web.

Riporto il sunto della tecnica descritta ed i punti principali dell’articolo, lasciando alla lettura integrale (in inglese) il dettaglio delle tecniche.

Riassumendo e semplificando all’estremo, il cuore della tecnica descritta è questo:

1 - pubblicare un video potenzialmente attraente e divertente, tenendo in modo particolare presenti questi criteri:

  • un video breve, 15-30 secondi;
  • dal concept semplice, che possa essere riutilizzato da altri;
  • non farne una pubblicità;
  • renderlo in qualche modo emozionante;
  • usare titoli incredibili (e finti);
  • come ultima (infallibile) risorsa, usare il sesso;

2 - promuovere il video il più possibile i primi giorni in tutti i canali possibili di vario tipo, come:

  • Blog
  • Forum
  • MySpace
  • Facebook
  • Mailing list
  • Amici

3 - una volta arrivati nella pagina dei più visti, lavorare su:

  • titoli,
  • thumbnail,
  • descrizioni,
  • commenti

per sfruttare al massimo il momento di hype.

Se la tecnica riesce, si ottiene un meccanismo virtuoso di espansione, sharing, wow, o in altre parole… milioni di visualizzazioni. Cool, eh?

Ecco la scaletta originale dell’articolo di cui consiglio la lettura:

  1. Non tutti i video sono quello che sembrano
  2. Content is NOT King – ovvero – il contenuto non è la cosa più importante
  3. Strategia di base: arrivare alla pagina più visti del giorno
  4. Ottimizzazione dei titoli
  5. Ottimizzazione dei thumbnail
  6. Commenti: discutere con se stessi
  7. Pubblicare tutti i video contemporaneamente
  8. Tagging strategico
  9. Metrics/Tracking: come misurare l’efficacia

Infine ecco qualche esempio di video virale di grande successo:

Fonti:

Scritto in Featured, Video adv, Viral MarketingCommenti (6)

Zooppa ancora più “social”

Zooppa ancora più “social”


Video adv Viral Marketing

Big ZooppaZooppa.com è a pieno titolo un prodotto dell’”era WEB 2.0″: social network, piattaforma per lo user generated advertising e…”focolaio” di marketing virale.

Non mi dilungo in ulteriori presentazioni perchè ne ho già abbondantemente parlato in due interventi su HTML.it, ricordo soltanto che in rete nascono ogni giorno iniziative legate al mondo dei Video e che fa piacere riscontrare come uno dei progetti più originali sia Made in Italy e stia riscuotendo un successo internazionale.

Scopro oggi che Zooppa da qualche tempo ha aperto il proprio blog a tutti coloro che desiderino contribuire con news e riflessioni sul WEB advertising, cito testualmente

Due sole condizioni per partecipare a questo spazio:

  • I temi trattati devono seguire le linee guida stabilite
  • Devi essere un riconosciuto e autorevole membro della community di zooppa (In you, we trust).

Insomma abbiamo trovato una nuova fonte di informazioni e spunti utili per tutti coloro che, già sensibili ai temi del WEB marketing, desiderino tenersi aggiornati sulle novità dal mondo della comunicazione creativa on e off-line.

Non mancano inoltre approfondimenti sugli autori dei video apparsi nei vari contest, sulle tecniche di realizzazione e le strategie per la promozione.

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