Penalizzazione -50, -60, -70… o scherzetto di Halloween?

Penalizzazione -50, -60, -70… o scherzetto di Halloween?


SEO

Tra le 16 di venerdì 31/10 e le 9 di sabato 1/11 nelle SERP si è verificato un fenomeno che ha tenuto in apprensione i SEO più attenti: alcuni siti italiani e stranieri, tra i più attivi in aree estremamente competitive, sono sprofondati dalla prima pagina alla settima/ottava dei risultati di Google su alcune keyword specifiche e molto gettonate.

Poi tutto è tornato alla normalità…

Potremmo anche definirla una “normale fluttuazione” se non assomigliasse tanto allo strascico di una penalizzazione che, a turno, tra maggio e agosto 2008 ha attraversato quelli e molti altri siti ben posizionati (e quindi molto attivi dal punto di vista SEO) su keyword competitive, appartenenti al settore turistico.

Google sembra scegliere sempre i momenti migliori (che guarda caso sono quelli in cui per fare business o sei presente nei risultati naturali o sei costretto a fare pay per click :) ), così proprio quest’estate ha pensato bene di andare a penalizzare alcune pagine strategiche di portali tradizionalmente ben posizionati su keyword competitive.

Insomma da alcuni mesi c’è in giro qualcosa nelle SERP…sarà il malocchio, sarà l’influenza, sarà quel che sarà ma a turno qualcuno se la prende. Il problema è che non esistono antidoti o vaccini conosciuti, se non lo stare alla finestra e vedere cosa succede.

Ieri, per brevissimo tempo, sembra essersi verificato un “revival” di quanto già visto e quindi viene naturale chiedersi cosa stia bollendo in pentola per il prossimo futuro.

Di cosa si tratta? Cosa dobbiamo aspettarci?

L’abitudine di tenere periodicamente sotto controllo una gran quantità di siti “significativi” ci permette di individuare alcuni elementi ricorrenti, tanto da poter dire che le caratteristiche principali di questo tipo di penalizzazione sono:

  • non è facilmente associabile ad una violazione specifica delle linee guida (se non con molta immaginazione);
  • riguarda pagine/keyword ben precise e non un sito nel suo complesso;
  • di solito dura da uno a tre mesi.

Inoltre siamo abbastanza sicuri nell’affermare che:

  • si tratta di qualcosa che ha a che fare con la link popularity e con l’eccessiva insistenza su anchor text “strategici” (hotel roma, hotel firenze, tuscany villa rental, florence apartment…);
  • nel prossimo futuro l’incremento della link popularity sarà ancora estremamente importante per il successo di un sito, ma dovrà essere gestito in modo molto diverso da quanto viene fatto ora (a meno di non voler rischiare penalizzazioni “incomprensibili”);
  • Google sta cercando parametri di valutazione diversi dalla link popularity, ma è ancora ben lontano da aver trovato un meccanismo altrettanto perfezionato;
  • Google, sempre più conservatore, sembra addirittura premiare i siti meno attivi dal punto di vista dell’acquisizione di nuovi link. Anche certe “precisazioni” sembrano confermare il desiderio di avvantaggiare chi si dà meno da fare in questo senso.

Dopo il contrasto alla compravendita di link, iniziato alcuni mesi fa, ci sembra di vedere le prime avvisaglie di una nuova lotta spietata contro l’incremento non spontaneo della link popularity: nessuno sa fino a che punto Google arriverà a spingersi, ma di certo non andrà molto per il sottile nè si preoccuperà troppo di possibili errori di valutazione.

Alcuni articoli recenti su Google e la sua battaglia contro la link popularity “artificiale”

Speriamo a breve di poter tornare sulla questione delle penalizzazioni, e di riuscire a fornire qualche dettaglio aggiuntivo su quanto stiamo osservando nelle SERP da qualche mese a questa parte.

[EDIT]

Leggo su SeRoundTable che si sarebbe trattato di un bug temporaneo (un “glitch” come vengono chiamati in gergo).

Anche TagliaBlog riporta la cosa.

E’ strano però che i suoi effetti siano identici in tutto e per tutto a quelli della penalizzazione estiva: nonostante le rassicurazioni di Matt Cutts in persona, speriamo non si tratti di “grandi manovre” prima dell’ormai tradizionale “affondo natalizio” :)

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Quanti link per pagina riesce a processare Google?

Quanti link per pagina riesce a processare Google?


SEO

Le linee guida ufficiali di Google affermano, praticamente da sempre, che è preferibile tenersi sotto il numero di 100 link per pagina.

Oggi John Mueller, Webmaster Trends Analyst at Google Zürich (e figura solo un po’ meno nota rispetto a Matt Cutts), afferma altrettanto ufficialmente che

[...] possiamo leggere più di 100 link per pagina :-) . Comunque raccomandiamo di rispettare il limite di 100 perchè generalmente ha senso dal punto di vista dei navigatori (e dei motori di ricerca)

Che il limite possa aver senso per il navigatore (per ragioni legate all’usabilità?) è perfettamente plausibile…non è chiara invece la precisazione tra parentesi relativa ai motori di ricerca, ma ormai ci abbiamo fatto l’abitudine: da quando Google sostiene di voler chiarire le idee a Webmaster e SEO, avviando un dialogo diretto con loro, sembra divertirsi più che altro a impersonare la Sibilla di Delfi, tanto che ogni volta lo spazio per le possibili interpretazioni sembra dilatarsi all’infinito.

Quanti link per pagina dunque?

Difficile fornire una misura standard: l’esperienza SEO insegna che tutto dipende dalla forza della pagina in questione e che quindi una pagina con pagerank (reale) elevato consente la scansione di un maggior numero di sotto-pagine (cioè pagine verso le quali fornisce un link) rispetto ad una pagina più debole.

Solitamente, per rendere l’idea in modo approssimativo ma efficace, si fa un paragone di tipo “idrico”: troppi link “disperdono in mille rivoli” la forza con cui lo spider giunge al livello di navigazione sottostante, mentre link in numero insufficiente generano un “collo di bottiglia” che impedisce un flusso corretto.

L’avvertenza delle linee guida di Google rimane valida, se non altro, come richiamo a prestare attenzione alla struttura di navigazione: se un sito è costituito da centinaia di pagine, non mettiamo tutti i link in home e neppure creiamo menu smisurati. Progettiamo bene la gerarchia tra le varie sezioni e sub-sezioni, valorizzando nel modo giusto le pagine che riteniamo più importanti e che vogliamo si posizionino su keyword competitive.

Termino queste riflessioni suggerendo la lettura dell’ottimo articolo di Fabrizio sugli “hub di richiamo”

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Funerale SEO, lutto per wordpress.com

Funerale SEO, lutto per wordpress.com


SEO

Oggi OMB vi rivela un piccolo ma efficace espediente adottato dai SEO specialist più attenti (non da moltissimi per la verità in Italia) e al tempo stesso ne celebra con commozione la dipartita.

Non siamo impazziti, stiamo parlando di wordpress.com, il network che consente a chiunque di creare il proprio blog utilizzando la famosa piattaforma di blogging il cui sito madre è wordpress.org. E’ uno tra i tanti network del genere, basti pensare a blogspot, splinder e altri, ma al tempo stesso è (anzi dobbiamo dire “era”) unico nel suo genere per la presenza di “pagine/tag” progettate in modo eccellente.

Di cosa stiamo parlando? Un esempio vale più di mille spiegazioni, queste sono tutte pagine/tag

http://it.wordpress.com/tag/vacanze/
http://it.wordpress.com/tag/google/
http://wordpress.com/tag/tuscany/

Nofollow Evidenziato in RosaSi tratta di pagine che raccolgono i post più recenti pubblicati in tutto il network, etichettati con una data keyword. La particolarità sta nel fatto che queste pagine in WordPress.com ricevono link da tutti i post del network che contengono quel tag e, al tempo stesso, danno un link di ritorno ad ognuno dei blog in cui questi post sono stati pubblicati.

In sostanza sono pagine dall’elevata link popularity, focalizzate su un tema specifico, frequentemente aggiornate e per giunta ottimizzate…sentite già il vostro “sesto senso SEO” che pizzica, vero? :) Infatti grazie a questo sistema di link incrociati diventa facile ottenere in tempi ragionevoli uno o più blog/link-farm da utilizzare per i propri comodi.

Purtroppo però da qualche settimana wordpress.com ha adottato la falce del nofollow in tutti i link presenti in queste pagine, così i pochi SEO accorti che avevano creato un blog tematico per sfruttarlo ai fini della link popularity (facendone finire tutti i post nelle pagine/tag “giuste”), oggi devono dire addio a questa comodità. Oggi infatti le pagine/tag continuano a ricevere link da tutto il network ma, a causa dell’introduzione del nofollow, non danno più alcuna forza ai vari blog.

Per quale ragione è stato introdotto il nofollow? Per combattere i SEO/spammer che hanno aperto un proprio blog nel network?

Non lo crediamo, dato che la qualità media dei blog era elevata: in wordpress.com c’è un sistema di segnalazione, controllo ed eliminazione dei blog piuttosto efficace. Anche i blog usati per raccogliere e veicolare link popularity possedevano contenuti originali e di qualità nella media (se non altro per evitare di farsi scoprire).

Quindi perchè “sterilizzare” tutto con il nofollow? Azzardo che la ragione principale risieda nel timore di ritorsioni dirette o indirette da parte di Google che, ormai, dimostra antipatia per qualsiasi sistema si riveli efficace nell’ influenzare le SERP.

Qualcuno, nei forum americani, oggi sostiene che WordPress.com sia stato direttamente “avvertito” da Google del fatto che doveva correre ai ripari prima di venire qualificato come immensa link-farm…ma qui siamo nel regno delle illazioni.

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Google glissa sugli Inbound Links

Google glissa sugli Inbound Links


SEO

link building
Google Webmaster Central da qualche tempo sta perseguendo il lodevole intento di fornire chiarimenti su varie questioni correlate al SEO: qualcuna delle spiegazioni fornite in passato ha suscitato forse più perplessità che certezze (la questione meriterebbe un apposito post su OMB) ma tutti abbiamo atteso con particolare trepidazione la conclusione del ciclo di articoli, iniziato questo lunedì e interamente dedicato al tema dei link (croce e delizia dei SEO), così strutturato

  1. 6 ottobre: Internal Links (navigazione interna)
  2. 8 ottobre: Outbound links (link in uscita dal nostro sito)
  3. 9 ottobre: Inbound links (link in ingresso)

Il terzo della serie era ovviamente il più atteso, dato che la valorizzazione della link popularity è ancora, più che mai, uno degli strumenti più potenti che i SEO hanno a disposizione per influenzare le SERP: non a caso Google sta cercando di ostacolare qualsiasi attività di incremento della link popularity troppo efficace e diretta.

Proprio l’ultimo articolo si è invece rivelato deludente, in sostanza l’autore ci dice che i link conducono visitatori al nostro sito (ma va?!) e

quando derivano da una scelta editoriale , sono basati sul merito e forniti volontariamente e gratuitamente, rappresentano uno tra i fattori indicativi dell’importanza del sito che li riceve.

Inoltre

“relevant, quality inbound links can affect your PageRank”.

Insomma, tutto all’insegna del “Minimizziamo che è meglio…” e del “Meglio PR che SEO” :)

Sicuramente si poteva dire qualcosa in più anche senza rivelare ai SEO segreti vitali:

  • nessun riferimento viene fatto al ruolo dell’anchor text.
  • Nessun suggerimento su come deve essere fatto un link e come debba essere inserito affinchè possa essere visto dagli spider, e quindi essere annoverato a pieno titolo nella categoria (alquanto riduttiva) dei “fattori indicativi”.
  • Se non altro avremmo voluto saperne di più sulla battaglia contro la compravendita di link e sulle possibili penalizzazioni per i siti che danno la disponibilità a venderli (al momento l’unica nota certa riguarda l’abbassamento del pr visibile) .
  • Avremmo gradito anche qualche dettaglio in più sulla possibilità di essere danneggiati dai link in ingresso: si tratta di una possibilità concreta (per quanto remota), oppure è uno dei tanti “miti” SEO da sfatare?

Questioni di secondaria importanza? Non direi visto che, negli articoli focalizzati su altre questioni SEO, gli autori di Google Webmaster Central si sono già soffermati a lungo anche su argomenti abbastanza pacifici.

Questo atteggiamento prudente è senz’altro da imputare al fatto che

  • I link rimangono il fattore off-site più importante (e quindi temuto) per influire sulle SERP e Google non può cambiare velocemente questa situazione, infatti da anni i suoi algoritmi si sono costruiti intorno a questa cosa
  • Google è abbastanza impotente sulla questione, non è perfettamente in grado di distinguere la compravendita di link dalla “donazione spontanea”, pertanto si limita (fino ad ora e salvo ulteriori giri di vite) all’abbassamento del pagerank visibile (senza altri effetti collaterali). Da notare come qualsiasi link “in odore di denaro” determini questa “penalizzazione”: in passato è successo anche a questo blog a causa di link, non a tema, ma del tutto gratuiti e non reciproci.

Leggendo tra le righe possiamo comunque trarre alcune conferme utili: i link “buoni” ai fini del ranking sono quelli spontanei, gratuiti, disinteressati, frutto di libera scelta editoriale (o che sembrino tali, aggiungo io, e ognuno tragga le proprie conclusioni).

Ma se i link a pagamento sono non spontanei e “cattivi”, come dobbiamo collocare il link presente in un pubbli-redazionale? Come dovremmo considerare il 90% dei siti di article marketing e comunicati stampa?

Suggeriamo comunque la lettura dei 3 articoli citati, specie dei primi due, in quanto pur in assenza di “rivelazioni” rappresentano un’ottima fonte di cultura generale SEO

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Primo su Google! Grazie ai Cinesi in bicicletta

Primo su Google! Grazie ai Cinesi in bicicletta


Comunicazione SEO

In queste settimane il tempo è tiranno e negli ultimi post abbiamo un po’ trascurato gli argomenti strettamente SEO/SEM pertanto, in attesa di articoli più corposi (di prossima uscita), ci sembra fondamentale introdurvi a due trucchi SEO …di facile applicazione.

Primo trucco SEO per i posizionamenti

Assoldate dei lavoratori cinesi economici e mandateli in giro come trottole tra gli internet cafè e le altre centinaia di postazioni internet presenti in città, quindi fate loro effettuare varie ricerche con la keyword con cui intendete posizionarvi e date istruzioni perchè clicchino sempre il vostro sito (che magari si trova sepolto in decima pagina della SERP).

Risultato garantito in poche settimane, almeno secondo la testimonianza di un misterioso SEO, raccolta da Philipp Lenssen al BarCamp di Stoccarda e riportata su Blogoscoped con qualche preplessità.

La prima domanda SEO-tecnica che mi viene in mente è se il ricorso alternativo a galoppini Indiani (o a studenti desiderosi di arrotondare) al posto dei Cinesi, possa rivelarsi altrettanto pratico e, soprattutto, efficace.

Ad ogni modo è l’occasione per riflettere, ancora una volta, sull’annosa questione del possibile uso del conteggio dei click ai fini del ranking ma, in assenza di prove concrete, continuo a ritenere questa cosa abbastanza improbabile.

Secondo trucco SEO per i risultati locali

E’ appena più serio del precedente e riguarda il posizionamento negli esercizi commerciali locali di Google Maps: dato che avere un indirizzo vicino al centro città è un fattore di ranking particolarmente influente, prendete una “casella fermo posta” presso le poste centrali della vostra città e fornite al sistema di iscrizione quell’indirizzo…oppure chiedete a qualcuno che vive presso il centro di fornirvi un appoggio ad uso Google Business Listing.

L’efficacia di questa tecnica è reale e la stiamo sperimentando con successo proprio su Online Marketing, come abbiamo avuto modo di raccontare in un articolo dedicato ai risultati locali di Google, ma si è trattato di un caso fortuito non di una scelta calcolata.

BlogoScoped li definisce addirittura due “trucchi SPAM” (per fortuna aggiunge un “presunti”) …ma le tecniche SPAM non dovrebbero essere delle scorciatoie? Qui invece sembra che andiamo a complicarci ulteriormente la vita :-D

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Se scegli AdWords ti fai trovare in meno di 15 minuti!

Se scegli AdWords ti fai trovare in meno di 15 minuti!


PPC SEO

Grazie ad una segnalazione di Marco Pezzano, scopro che Google Adwords si sta ancora pubblicizzando con messaggi che suscitano perplessità



Ripescando nella memoria tiro fuori un post di Marco Lo Guercio datato addirittura 2005, e sembra che siano cambiate davvero poche cose da allora…

C’è da dire che se oggi l’annuncio in questione dovesse risultare errato e fuorviante, secondo la recente normativa italiana in materia (eccessivamente rigida e, forse proprio per questo, poco applicata) potrebbe anche essere interpretato come pubblicità ingannevole e come tale sanzionato.

Provo ad interpretare: cosa sta cercando di dirci Google con quell’annuncio?

- Che la visibilità nei risultati naturali e quella negli annunci sponsorizzati sono equivalenti?

Io ero convinto che SEO e Keyword Advertising fossero strumenti complementari e non alternativi.

- Che impostare e gestire come si deve una campagna Adwords è una baggianata?

Io credevo che l’unica cosa semplice fosse sprecare il denaro in campagne mal gestite. Chissà cosa ne pensano migliaia di “Adwords Qualified Professional”, che hanno studiato tanto proprio per non far buttare soldi agli inserzionisti…

- Che Adwords è lo strumento facile e veloce per essere visibili su Google?

Il quality score e le continue novità introdotte nel meccanismo di valutazione degli annunci dovevano servire proprio a combattere questa mentalità semplicistica e sbagliata: infatti, l’eccessiva leggerezza con cui molti utilizzavano lo strumento Adwords, stava dando luogo a messaggi ingannevoli e landing pages poco pertinenti con il messaggio pubblicizzato.
Ero fortemente convinto che Google volesse evitare ai navigatori una “poor user experience” che avrebbe ulteriormente svalutato i risultati sponsorizzati a favore di quelli naturali.

- O forse che Adwords ha poco successo e quindi deve entrare in competizione con le “povere” SEM Agency, abbassandosi a fare pay per click su keyword come “posizionamento nei motori di ricerca” e “indicizzazione siti web”?

Mi sembra che la tendenza sia tutt’altra e che Adwords non sia mai stato così popolare: tanto che quasi tutti i SEO, anche i più puristi, iniziano a proporre lo strumento riconoscendone la specificità e l’efficacia.

Non trovo risposte e non mi vengono in mente altre interpretazioni, quindi mi fermo qui e attendo con ansia le vostre…

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Google Suggest: bye bye Long Tail?

Google Suggest: bye bye Long Tail?


SEO



Da un paio di giorni Google Suggest è uscito dallo “scantinato” di Google Labs ed è diventato dotazione di default di Google.com in Inglese (Google.it è immune dalla novità per ora), questo significa che d’ora in poi le query al motore verranno guidate in modo preciso, sin dalle prime battute, come risulta evidente dallo screenshot visibile in alto.

La novità probabilmente porterà molti vantaggi ai navigatori, ma in questo post vorremmo soffermarci sulle implicazioni meno evidenti dell’introduzione dei suggerimenti in tempo reale: quali saranno gli effetti concreti sulla Long Tail?

Infatti se il navigatore sarà meno invogliato nel tentare keyword inedite

  1. non crescerà forse la competitività intorno a insiemi ristretti di parole chiave, e cioè quelle suggerite?
  2. contemporaneamente non vedranno calare sensibilmente le proprie visite i siti che oggi ricevono traffico grazie alla “polverizzazione” dei termini di ricerca ?

Queste e altre perplessità, che emergono dai primissimi interventi di SEO e SEM di oltreoceano, secondo me sono legittime ma non del tutto condivisibili: in realtà i suggerimenti potrebbero semplicemente dare forma ad una long tail più focalizzata sul tema, un po’ meno “long” (in quanto non troveranno spazio keyword poco attinenti) ma arricchita da parole chiave a cui il “navigatore tipo” normalmente non penserebbe.

E’ noto ad esempio che oggi l’utente tipo che intende prenotare un hotel di media categoria, tende ad effettuare query generiche del tipo “Hotel Località” e a raffinare la ricerca solo successivamente (all’interno di uno o più tra i numerosi portali restituiti dalla SERP): non è un caso se a parità di posizionamento, la parola chiave “Hotel 3 stelle {località}” oggi genera mediamente circa 1/20 degli accessi rispetto alla più generica “Hotel {località}”.

Da oggi l’utente verrà indirizzato (dovremmo dire “educato”?) verso ricerche più specifiche, con keyword a tema che altrimenti forse non avrebbe mai pensato di utilizzare: probabilmente la long tail non scomparirà, sarà soltanto differente.

Sarebbe interessante conoscere gli effetti che i “suggerimenti” hanno avuto sugli utilizzatori di Yahoo!, che da quasi un anno ha integrato in modo stabile il Search Assist (vedi riferimenti più sotto)

TUTTI I RIFERIMENTI

[AGGIORNAMENTO]

Anche Tagliaerbe affronta l’argomento in Google Suggest: pro e contro ma sembra pessimista sulla questione Long Tail.

Nel frattempo ho fatto qualche esperimento con le API specifiche di Google Suggest (da me snobbate prima di oggi) e devo dire che questo tool apre interessanti possibilità per i SEO dotati di immaginazione… materiale per un prossimo articolo.

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Flash e Motori di Ricerca: faq, tips & tricks

Flash e Motori di Ricerca: faq, tips & tricks


SEO

L’argomento non è originale, anzi è uno di quelli che occupa da più tempo i pensieri di SEO e Webmaster, ma è stato riportato in auge qualche tempo fa dalla notizia che Adobe sta sviluppando soluzioni in collaborazione con Google e Yahoo per rendere i file SWF maggiormente “permeabili” agli spider.

Purtroppo questo accordo ha avuto un risalto maggiore di quanto meritasse, tanto che l’entusiasmo eccessivo di quasi tutti coloro che ne hanno parlato, rischia di minare l’attività di sensibilizzazione che i SEO stanno portando avanti da anni sull’argomento.

Le cose da dire sarebbero davvero molte, quindi per ragioni di spazio fornirò una serie di indicazioni sotto forma di FAQ, con l’obiettivo di provare a fare chiarezza su quali siano le reali implicazioni di questa “novità”

1. Il contenuto presente nei file SWF viene indicizzato dagli spider?

Lo spider di Google è da tempo in grado di vedere i testi di tipo statico e persino i link html contenuti in flash, tuttavia questo non significa che tali contenuti siano altrettanto fruibili rispetto a quelli presenti in una comune pagina HTML.

Per averne la prova è sufficiente fare una ricerca con parola chiave “Font Verdana 10″: risulterà evidente come i motori di ricerca al momento non siano in grado di distinguere il codice HTML dal testo vero e proprio.

2. Posso utilizzare Flash in un sito e aspirare ad ottenere posizionamenti?

I fattori che determinano il successo di un sito nei motori di ricerca sono molteplici, quindi nulla è impossibile, ma se Flash viene utilizzato in modo scorretto non ci sono molte speranze.

La qualità e la quantità dei contenuti è uno dei parametri determinanti e, se la visibilità nei motori di ricerca rappresenta per noi un obiettivo importante, per quale ragione dovremmo complicarci la vita sin dall’inizio?

Se poi operiamo in un settore competitivo, ci saranno già sin troppe difficoltà da affrontare senza che ce ne creiamo di nuove senza motivo.

3. Allora qual è il modo corretto di utilizzare Flash?

Come elemento decorativo all’interno di una pagina HTML, oppure come applicazione WEB che interagisce con gli script lato server: la cosa veramente importante da tenere a mente è che se vi sono contenuti che vogliamo indicizzati e posizionati nei motori di ricerca, non devono essere reperibili esclusivamente all’interno dell’SWF.

Flash va benissimo per gli effetti grafici o per l’interazione lato server, ma non può servire per l’esposizione di contenuti che vogliamo far “digerire” a Google & c.

Per un esempio di utilizzo corretto di Flash suggerisco sempre di esaminare proprio la home page di www.adobe.com

4. Come faccio a capire se sto usando Flash in modo non search engine friendly?

Se ad esempio il sito è costituito da un unico SWF che carica tutti i contenuti all’interno di se stesso (e magari l’url della pagina non cambia mai) di sicuro non va bene e sarà “impermeabile agli spider”.

La domanda chiave è: “Ci sono contenuti importanti che non sono reperibili se non passando attraverso l’interazione con Flash?”

Se la risposta è sì allora c’è un problema dal punto di vista SEO.

5. E se ricorriamo a UFO o SWF Object per rendere i contenuti fruibili dagli spider?

Se utilizzando intelligentemente una di quelle due librerie (o attraverso qualsiasi altro metodo valido) riesci a fornire dei contenuti alternativi, e dei link che forniscano una navigazione parallela che renda questi contenuti raggiungibili dagli spider, allora tutto bene.

E’ importante però non lasciarsi prendere la mano dal contenuto alternativo, perchè potenzialmente potrebbe essere interpretato come testo nascosto, in violazione delle linee guida di Google.

6. Eppure ci sono siti interamente realizzati in Flash e ben posizionati…

Ne conosco diversi anch’io ma, come già precisato, i fattori che determinano il successo di un sito nei motori di ricerca sono molteplici: la verità è che quei siti sono posizionati nonostante i loro problemi di progettazione.

7. Ma in definitiva cosa porterà l’accordo tra Adobe e motori di ricerca?

Al momento non ci è dato saperlo con certezza, probabilmente migliorerà la comprensione dei contenuti statici presenti nei file SWF. Questo forse renderà la capacità di indicizzare i file SWF simile a quella (ottima) dei file PDF, purtroppo però in Flash non esistono soltanto contenuti statici ma anche contenuti generati via actionscript, molto più difficili da raggiungere per gli spider.

8. Eppure ho letto/sentito dire che i motori di ricerca a breve saranno in grado di indicizzare non solo il testo statico presente negli SWF, ma anche quello caricato dinamicamente attraverso actionscript, sarà veramente così?

L’ho sentito dire anch’io (non da fonti ufficiali però) e mi chiedo come sarà possibile (lo spider incorporerà un interprete SWF/actionscript?). Ammesso che ciò avvenga, tuttavia “indicizzato” non significa “posizionato”: per fare un esempio analogo, pensiamo che oggi anche gli url dotati di query string vengono indicizzati, questo però non significa che, a parità di altre condizioni, abbiano le stesse chance degli url dall’aspetto statico.

In definitiva Flash non è necessariamente nemico dei SEO ma se riteniamo la visibilità nei motori di ricerca un obiettivo importante, il SEO deve essere coinvolto sin dalle prime fasi di progettazione di un sito.

Troppo spesso invece il SEO viene chiamato ad intervenire solo a cose fatte, e notizie come quella in questione rischiano di far prendere alla leggera le questioni legate alla visibilità:

“utilizzo Flash perchè è veloce in fase di sviluppo e il cliente vuole un sito accattivante, tanto ormai tutti dicono che i motori di ricerca indicizzano i file SWF. Poi quando il SEO prenderà in mano la cosa, se c’è da fare qualche aggiustamento, se ne occuperà lui…”

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Edit Search Results: personalizzare le SERP?

Edit Search Results: personalizzare le SERP?


SEO

Da tempo si dice che uno dei cambiamenti più rivoluzionari nell’algoritmo di Google riguarderà la capacità concreta di interpretare il comportamento dei navigatori e ricavarne dati utili a migliorare la qualità dei risultati delle ricerche.

Oggi chi è immune dalle superstizioni che attribuiscono a “big G” ogni genere di super potere (e magari è più propenso a notare qualche bug) sa che ci troviamo ancora ben lontani dall’obiettivo, tuttavia nuove funzionalità sperimentali (che spesso si manifestano per non più di un paio di mesi e riguardano un gruppo ristretto di utenti) sembrano andare proprio nella direzione di un maggior peso dei navigatori nella determinazione dei risultati delle ricerche.

Justin H. strange SERP

E’ il caso di Edit Search Results, che introduce la possibilità personalizzare le SERP e addirittura associare dei commenti ad ognuno dei risultati, anche se al momento non è ben chiaro quali saranno le informazioni condivisibili con gli altri navigatori e quali quelle visibili solo dall’utente loggato.

Il primo a segnalare questo nuovo esperimento è stato Justin Hileman, prescelto dal fato per essere tra i tester: per conoscere tutti i dettagli consigliamo di leggere il post che ha dedicato all’argomento, e se qualcuno tra coloro che ci leggono dovesse ritrovarsi nella rosa dei fortunati…ce lo faccia sapere :)

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Google glitches e l’ennesima bizzarria

Google glitches e l’ennesima bizzarria


SEO

Google the Riddler

Dietro l’inspiegabile mancata indicizzazione di un articolo pubblicato su SEOmoz.org si nasconde una scoperta ufficiosamente confermata da fonti interne a Google: gli url che terminano con “.0″ vengono automaticamente penalizzati.

Al termine di questo post troverete tutti i riferimenti del caso, ma qui vorrei sottolineare che si tratta dell’ennesima stranezza di un algoritmo che, specie negli ultimi tempi, appare sempre più radicale e imperscrutabile nelle proprie scelte.

Chi opera da anni nel mondo del Search Engine Marketing dovrebbe ormai essersi abituato a storie strane di tutti i tipi: esperienze raccontate nei forum o nei blog che a volte nascondo un fondo di verità (come molte leggende :) ) altre volte sono pure superstizioni dei SEO, che spesso si trovano in balia di Google come marinai nella tempesta…ma in questo caso la realtà supera ogni fantasia.

Ebbene è così, a quanto pare una pagina che termina on un “.0″ non ha alcuna possibilità di essere indicizzata, poco importa quanto sia autorevole il sito in cui si trova o quanto siano buoni i link che riceve, non c’è verso, anche Wikipedia ne è vittima. Leggi l’articolo completo

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  • Federico Calore si occupa di web marketing e motori di ricerca per passione e professione: è consulente esperto di search engine marketing, web analysis e online advertising.
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