Convegno GT 2009

Convegno GT 2009


News SEO

ConvegnoGTSabato 5 e domenica 6 dicembre a Riccione si terrà il quarto convegno nazionale del forum GTopportunità imperdibile di aggiornamento e confronto per tutti coloro che si occupano di search engine marketing: alcuni tra i più esperti ed entusiasti SEO specialist italiani faranno il punto sulle ultime novità di Google (e non solo), fornendo spunti di riflessione a 360° e preziosi suggerimenti per chi fa il nostro lavoro: una professione in cui non si finisce davvero mai di imparare e nella quale… chi si adagia sugli allori è perduto.

Il convegno sarà anche l’occasione per pubblicare  l’aggiornamento  (l’ultima versione risale al 2007) dell’ormai famoso documento “Studio dei fattori SEO”, e cioè la valutazione dettagliata dei principali fattori che influiscono sul posizionamento naturale, raccolti in un unico documento riassuntivo, redatta da un gruppo di esperti e professionisti del settore.

Anche il sottoscritto sarà presente all’evento, in parte come spettatore curioso e in parte come partecipante alle “tavole rotonde” che si terranno al termine delle due giornate, darò inoltre il mio contributo anche alla survey sui fattori SEO, avendo il piacere di vedere le mie valutazioni incluse nel documento finale.

Ringrazio Giorgio Taverniti e il suo staff per l’invito: il  convegno infatti mi fonirà anche la piacevole occasione di rivedere numerosi colleghi e amici, alcuni dei quali appena incontrati qualche settimana fa, in un mese di novembre che mai come quest’anno è stato ricco di eventi formativi e appassionanti per SEO e SEM specialist.

Ci vediamo tutti a Riccione nel primo week end di dicembre!

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Ispirazioni Black Hat 1 – Fonti di contenuto

Ispirazioni Black Hat 1 – Fonti di contenuto


SEO

Dirò una cosa impopolare: ogni vero SEO specialist ha dentro di sè un piccolo seme di male che lo porta ad avere pensieri “black hat”… ci prova sempre a a fare pubbliche relazioni, ad essere un markettaro, un “social media fuffaro” (e a volte gli riesce pure bene) ma i pensieri black hat, per quanto repressi, tornano insistenti e lo ossessionano. :-)

Certo, se glielo chiederete in pubblico vi dirà che “content is king” e che bisogna lavorare pensando prima di tutto al navigatore. “When Google Was not yet Evil” queste affermazioni erano utili per essere ammessi nei “salotti buoni”) ;-)
Poi scoprirete che lo stesso SEO nella sua vita professionale ha collezionato una sfilza di siti spam o “made for adsense”, o addirittura aggretatori che “rubano” e mescolano i contenuti altrui (quest’ultima è l’unica pratica che non ho mai attuato e che ritengo esecrabile, NdR).

Il sogno SEO

Il vero SEO specialist però agisce non tanto (o non solo) per il guadagno, quanto per il gusto di sperimentare: infatti si ritrova in testa una vocina assillante che gli sussura di mettere il suo ingegno al servizio del male più puro e disinteressato. E allora cercherà di capire quel che piace e non piace agli spider e di filtrare tra le pieghe di un algoritmo che cerca ogni giorno di avvicinarsi alle umane capacità di discernimento ma che, proprio per questa sua palese intenzione, è in parte prevedibile.

Uno dei molti sogni ricorrenti di ogni vero SEO è quello di poter attingere a una sorgente infinita di contenuti originali costantemente aggiornati e poterne disporre a piacimento, quello che però molti ancora non considerano è che lo stesso Google ci mette a disposizione strumenti utili a questo scopo, e  il primo e più importante tra questi è Google Translate.

Google Translate (e altre fonti) per creare contenuti originali

Le traduzioni generate da GT sono davvero eccellenti e la loro qualità migliora di mese in mese (al contrario del glorioso Babelfish, oggi marchiato Yahoo), quindi un SEO Specialist accorto oggi ne può fare decisamente buon uso: non staremo qui a descrivere per filo e per segno tutti gli ambiti di applicazione più o meno “black hat” ma ci limiteremo a fornire alcuni indizi.

Partiamo quindi dalla considerazione, per ora ovvia, che un contenuto tradotto in un altra lingua, agli occhi di Google è un contenuto originale: a questo scopo Google Translate può essere utilizzato manualmente oppure attraverso uno script.

I più spregiudicati tra voi ovviamente punteranno alla seconda soluzione, tuttavia Google non è l’ultimo arrivato, le ha pensate tutte e ha ritenuto opportuno inserire alcuni ostacoli e limitazioni.

Limitazioni imposte da Google

  1. Il primo tra questi è l’abbandono, qualche anno fa, della Google SOAP API (Application Programming Interface) utilizzabile server-side, abbandonata a favore delle API Ajax (Javascript/Client quindi). Quindi oggi chi vuole fare request HTTP a Google (sia per la verifica dei ranking che per altri scopi meno facilmente intuibili ma altrettanto ragionevoli)  deve necessariamente passare per Javascript/Ajax (e non otterà quindi dei contenuti indicizzabili dagli spider) oppure violare le linee guida e fare grabbing.
  2. Proprio per mettere i bastoni tra le ruote ai grabbers il codice sorgente di qualsiasi risultato restituito da qualsiasi servizio Google, se richiamato in modo non compatibile con le linee guida, è abbastanza confuso e muta con una certa frequenza (per impedire che l’estrazione di puro testo sia troppo semplice).
  3. In modo particolare è difficile estrarre contenuto utile richiamando via script lato server Google Translate: infatti bisogna prima aggirare un frameset, raggiungere un url che verificherà se la precedente richiesta è passata dal frameset…e così via. Come se non bastasse il codice sorgente comprende la versione nascosta nella lingua originale…il tutto ovviamente mascherato da funzionalità utile per l’utente (come evidenziato nelle immagini 1, 2 e 3)

Insomma, provare per credere… (traduzione automatica di un post di OMB).

Riassumiamo brevemente

API Ajax per evitare di “regalare” contenuti indicizzabili e limitare le richieste dei software di ranking; frameset, codice sporco e contenuto nascosto per limitare l’estrazione di testo utile; modifiche frequenti al sorgente generato per rendere obsolete le procedure di grabbing.

Nella seconda parte di questo lungo intervento, che verrà pubblicata in settimana, vedremo che in realtà esiste anche una REST Google API (poco conosciuta) e come sia possibile utilizzare concretamente Google Translate per ricavarne contenuti utili ai fini SEO.

Per maggiori informazioni sull’abbandono delle SOAP API segnalo anche un mio vecchio articolo sul blog di HTML.it: Abbandonata la SOAP Search API: l’ennesimo “dispetto” ai SEO?

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Seo Web Marketing Experience: gli errori insegnano

Seo Web Marketing Experience: gli errori insegnano


News SEO

Dove: Roma, Milano, Londra
Quando: 22/05, 29/05, 27/06

Leonardo da Vinci
Il paragrafo introduttivo del corso Seo Web Marketing Experience recita testualmente:

Nei miei ultimi 10 anni di web marketing ho fatto  tanti errori. Ho creato prodotti che non hanno generato un centesimo di profitto, ho fatto campagne promozionali che hanno raccolto zero risultati, e ho fatto test e sperimentazioni che si sono rivelate un miserabile spreco di tempo e di soldi. Eppure e’ proprio grazie a tutti questi errori e fallimenti che ho potuto crescere e migliorarmi

Enrico Madrigrano è da anni l’indiscusso punto di riferimento per la formazione in ambito Web e Search Marketing e, anche se fino ad oggi non ho mai avuto l’occasione di partecipare ad uno dei suoi corsi, ne ho sempre sentito parlare in termini entusiastici sia da parte di SEO neofiti, sia da parte di colleghi che stimo e ricoprono ruoli di responsabilità all’interno di SEM agency molto note.

Da sempre sostengo che, data la fondamentale impenetrabilità dell’algoritmo di Google,  noi SEO specialist siamo un po’ come gli alchimisti ed i medici del ’600, i quali potevano intepretare le malattie soltanto dai sintomi  anzichè “studiarle dall’interno”, come il progresso tecnologico oggi invece consente di fare: un buon medico era quello che rifiutava i pregiudizi, non si affidava esclusivamente ai pareri dei colleghi autorevoli e metteva continuamente in discussione le proprie convinzioni attraverso la sperimentazione sul campo.

I dogmi erano pericolosi e il metodo era più importante delle “verità” che ne scaturivano.

Questo sembra essere esattamente anche l’approccio dei corsi Madri Internet Marketing: l’atteggiamento non è quello del guru che indottrina la platea ma quello di chi ha costruito il proprio sapere sperimentando, operando sul campo e utilizzando il proprio intuito. L’obiettivo di un corso SEO non dovrebbe essere solo quello di fornire ai partecipanti delle certezze ma anche e soprattutto quello di stimolare in loro le giuste domande.

Immagino sia per queste ragioni che i corsi  tenuti da Enrico da anni vedono la partecipazione di centinaia di persone e riscuotono consensi unanimi.

Il team di Online Marketing Blog sarà presente per recensire gli appuntamenti che si terranno a Roma, Milano e Londra mentre il sottoscritto e Federico Calore avranno il piacere e l’onore di confrontarsi con altri colleghi durante la tavola rotonda che ormai è parte integrante di ogni corso…e date le novità che Google sta preparando ci saranno molte cose di cui parlare :)

Ulteriori informazioni sui corsi e sui contenuti sono reperibili nella “Bonus Area” di Madri Internet Marketing.

Questo articolo non è un intervento “pay per post”: la redazione di OMB segnala e recensisce (liberamente e in modo imparziale) gli eventi che ritiene meritevoli di ottenere visibilità. Per maggiori informazioni invitiamo alla lettura delle  linee guida relative alla comunicazione di questo tipo di iniziative.

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Corso SEOLab: let’s Play With ROI!

Corso SEOLab: let’s Play With ROI!


News SEO

Dove: Roma, Milano
Quando: 20/05 e 21/05, 27/05 e 28/05

gecko_silhouetteSe Enrico Madrigrano è il veterano della formazione SEO/SEM in Italia, i ragazzi di SEOLab rappresentano gli “ultimi arrivati” ma attenzione a non sottovalutarli: hanno un curriculum di tutto rispetto e sembrano avere le idee molto chiare su come debba essere fatto un corso SEO utile e di sicuro appeal.

Soprattutto non temono le sfide ed hanno scelto di misurarsi in un confronto diretto (quanto a date e luoghi) proprio con Madri Internet Marketing :)

Come tutti coloro che devono uscire dalla mischia il tono della loro comunicazione è abbastanza aggressivo, ma al tempo stesso non si prendono troppo sul serio: qualità fondamentale che distingue le persone che sono in grado di dare qualcosa a chi le ascolta.

Non conosco personalmente Michal Gawel ma ho avuto ottime referenze, sul suo conto e sul suo metodo, da parte di persone che stimo sia dal punto di vista personale che lavorativo, inoltre una rapida lettura del programma della prima delle due giornate di corso è stata sufficiente per capire che questi non sono dei tizi qualunque.

Il corso SEOlab intende porsi come una tappa obbligatoria per chi si sente ferrato sui temi del Web e Search Marketing e crede di conoscere già tutto quel che c’è da sapere, infatti è esplicitamente rivolto ad un pubblico esperto e smaliziato in grado di confrontarsi con i relatori su aspetti avanzati.

Per questa ragione il team di Online Marketing Blog è stato davvero lieto dell’invito a partecipare alle giornate di Roma e Milano per fornire la propria recensione: insieme ad altri colleghi assisteremo con autentica curiosità alla lezione di Mr. Gawel e degli altri relatori :)

Vi invitiamo quindi a consultare i programmi delle due giornate di corso, entrambe dai titoli suggestivi: Seo & Web Marketing Illuminati e Play With ROI.

Questo articolo non è un intervento “pay per post”: la redazione di OMB segnala e recensisce (liberamente e in modo imparziale) gli eventi che ritiene meritevoli di ottenere visibilità. Per maggiori informazioni invitiamo alla lettura delle linee guida relative alla comunicazione di questo tipo di iniziative.

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La link popularity? Va sviluppata in casa!

La link popularity? Va sviluppata in casa!


SEO

Link BuildingIn varie occasioni abbiamo ribadito quanto sia importante la link popularity ai fini del posizionamento naturale, e come la severità di Google nei confronti delle tradizionali pratiche di scambio link, e verso la loro compravendita in tutte le forme, sia la dimostrazione di quanto le SERP (Search Engine Result Pages) siano ancora estremamente influenzabili.

Sgombriamo subito il campo dai dubbi: nei settori competitivi la link popularity è fondamentale per il successo nel posizionamento naturale e, per quanto gli strumenti disponibili siano molteplici, il successo nelle SERP (Search Engine Result Pages) è quello che fa la differenza negli obiettivi di business.

Non escludiamo che, in alcuni settori specifici, un SEO Specialist possa sperare di ottenere risultati soddisfacenti operando soltanto sui fattori “in-site” (contenuti, navigazione search engine friendly etc.)  e attirando link spontanei con la qualità dei propri contenuti (e non a caso il lavoro del SEO Specialist si avvicina sempre più spesso a quello del copywriter e del pr), ma scalare le SERP su keyword davvero importanti è un’altra cosa.

In questo senso l’algoritmo di Google è stato plasmato nel tempo dalla lotta alle pratiche SEO più efficaci e a sua volta sta  determinando le caratteristiche della figura del SEO Specialist e il futuro di questa professione.

Ma il SEO puro, il SEO vecchio stile (non il SEO-Copywriter, non il SEO consulente o il SEO Social Media oriented) oggi ha ancora senso di esistere?

A mio avviso la risposta è sì, ma a patto che crei sin da oggi le premesse per la propria sopravvivenza, mi spiego meglio:

quella di scandagliare la rete alla ricerca di siti disposti allo scambio è un’attività sempre più complicata e poco proficua,  infatti da un lato i siti con pagine adatte a fornire un link di qualità (secondo i canoni più recenti), sono molto rari e il terrore di probabili penalizzazioni inibisce i webmaster; dall’altro vige ancora il pregiudizio del pagerank (e chi c’è l’ha alto se lo tiene caro).

Oggi il lavoro di incremento della link popularity non deve essere una raccolta di massa, tipo “pesca a strascico”, ma un’ attività di paziente ricerca che mal si concilia con l’attività del SEO esterno, che deve posizionare il sito del cliente X o Y: si è conclusa da un bel po’ l’epoca delle pagine dedicate allo scambio link e anche quella dei link a piè di pagina in home.

Oggi è il link migliore è quello all’interno di un post, un articolo, o una recensione a tema anche se questa collocazione richiede poi un rinnovo periodico delle pubblicazioni.

Per questa ragione il SEO di tipo “tradizionale” deve iniziare a darsi da fare dedicando molto tempo e risorse alla realizzazione di un consistente network di siti a tema (vari temi), da tenere aggiornato e curare in tutti gli aspetti, in modo che cresca lentamente ma in modo solido e costante.

Gli strumenti a disposizione sono molti, piattaforme di blog e forum e… aggregatori di ogni tipo, anche se il consiglio è quello di non prendere scorciatoie e di puntare al contenuto originale. Inoltre il manuale “black hat” insegna che questi siti, specie se in gran numero, dovranno differenziarsi per Whois e classe di IP.

Qualcuno potrebbe a questo punto chiedersi se ne valga la pena e se non sia meglio rassegnarsi a percorrere altre vie, sicuramente quella suggerita è un’attività che richiede un certo impegno, tuttavia consente non solo di realizzare dei siti in grado di diventare “serbatoi” google-safe per la link popularity dei propri clienti (e tali da prestarsi anche a proficui scambi esterni), ma  nel tempo consentirà di avere a disposizione un network in grado di generare un notevole traffico di long tail…e perciò stesso utile. I SEO più attenti si sono già mossi da tempo in questa direzione.

Insomma la figura del SEO specialist deve sicuramente evolversi, ma non deve farlo esclusivamente e necessariamente nella direzione tracciata da Google, inoltre non è obbligatorio che si allontani troppo dalle proprie origini :)

Ai dubbiosi ricordiamo che chi ci conosce sa che la nostra attenzione verso le nuove opportunità del Web Marketing è massima (lo dimostra l’esperienza personale di chi scrive e  la varietà degli argomenti trattati, con dovizia di particolari, da questo blog), tuttavia siamo fermamente convinti che la presenza nei risultati naturali consente, e a maggior ragione consentirà anche in futuro, il raggiungimento di obiettivi impensabili per qualsiasi altra forma di promozione online.

Cosa ne pensate? Chi tra i SEO in ascolto sta coltivando il proprio network?

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Spam in Google Local Search e contromosse

Spam in Google Local Search e contromosse


SEO

Hotel Oderzo

Qualche tempo fa dedicammo due articoli a Google Local Search ed esaminammo nel dettaglio i fattori che influiscono sul posizionamento all’interno dei 10 risultati “local business” spesso presenti nelle SERP di Google (tipico il caso di ricerche come Hotel [Località]) , in quell’occasione avevamo volutamente evitato di fare ipotesi sulle tecniche SPAM che avrebbero consentito di infiltrarsi tra i risultati locali di Google, specie per keyword  non attinenti con le attività svolte dalle aziende che decidono di iscriversi al Local Business Center

Oggi le note, forse inevitabili, falle del sistema di verifica (cartolina, sms, telefonata), l’appetibilità dei posizionamenti all’interno dei risultati locali (quasi sempre davanti ai normali risultati WEB) e “l’arte di arrangiarsi” tipica dei SEO stanno facendo emergere diversi casi di SPAM.

Salvatore Cariello ha già evidenziato qualche mese fa  uno dei metodi utilizzabili, molto semplice e al tempo stesso efficace, ma nelle ultime settimane stanno emergendo anche altre situazioni, alcune delle quali  mi sono state segnalate da amici e colleghi di altre agenzie (in modo particolare Ronnie e Filippo), mi riferisco a

  • l’utilizzo di indirizzi di verifica differenti (casa di amici, parenti, dipendenti) e siti clone per segnalare più volte la stessa azienda, ogni volta con variazione di nome/keyword;
  • segnalazione della stessa azienda su più province/località, pur in assenza di filiali realmente esistenti.

Altri esempi si possono ricavare dai thread riportati alla fine di questo post.

Non dobbiamo stupirci troppo della situazione che si sta creando…basti considerate che il cosiddetto Local Business Center ospita chiunque decida di iscriversi, e che non vi è alcuna verifica sull’esistenza dell’azienda o sulla corrispondenza tra i servizi descritti e la categoria di appartenenza. Ecco quindi che in questi giorni i primi “furbi” stanno facendo incetta di risultati locali anche in Italia, cercando di coprire il più ampio ventaglio possibile di keyword: a chi stesse pensando di imitarli (magari su invito di Web Agency che “vendono” il posizionamento nei risultati locali) possiamo soltanto dire che ultimamente Google ha utilizzato il pugno di ferro ogni qualvolta la situazione gli stava sfuggendo di mano e stava rischiando di divenire incontrollabile, quindi il consiglio è quello di resistere alla tentazione :)

Al momento come sta agendo Google  nei confronti di queste situazioni specifiche?

Per ora la classica “delazione” attraverso i Google Webmaster Tools non deve essere molto efficace, lo dimostrerebbe il fatto che, in un modo che potremmo definire un po’ “artigianale”, alcuni GoogleMen hanno attivato un thread nel Google Maps Help dedicato alla segnalazione di spam nelle mappe…tra l’altro questo thread va a sostituire in toto l’altrettanto artigianale utilizzato in precedenza nei Google Groups.

Non è ancora chiaro se la rimozione dai risultati locali sia l’unico effetto della segnalazione o se vi siano anche delle penalizzazioni più serie che riguardano l’indice generale (al momento non sembrerebbe).

Concludiamo con la riflessione che, dati i presupposti e le falle evidenti, la situazione era decisamente prevedibile e quindi stupisce che l’ormai proverbiale (e spesso esagerata) attenzione di Google nei confronti dello SPAM in questo caso non abbia preso in considerazione tutte le eventualità.

Ringraziamo sin d’ora chi vorrà riportare nei commenti le proprie esperienze e osservazioni.

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Una tipica richiesta di scambio link

Una tipica richiesta di scambio link


Blog SEO

Quasi sempre i clienti per cui seguiamo il web marketing ci prendono come punto di riferimento per tutta la loro attività online, chiedendoci consiglio per qualsiasi decisione, anche se spesso si tratta piuttosto di decisioni di business piuttosto che scelte operative.

Scambio LinkIn particolar modo in merito a questioni che hanno a che fare con proposte di terzi ci viene quasi sempre richiesto l’intervento, in quanto, grazie all’esperienza specifica, siamo meglio in grado di valutarne la convenienza.
Ci troviamo in questi casi a dover gestire vere e proprie negoziazioni “per conto di”, ed a volte i risultati possono essere anche comici, specie quando abbiamo a che fare con la classica richiesta di scambio link.

Ecco un esempio di pochi giorni fa…

Mail di contatto iniziale (inviata al cliente)

Buongiorno,

sono il webmaster del sito www.xxxx.com. Vorrei effettuare scambi di links con www.yyyy.com ed eventualmente  altri vostri siti per poter migliorare l’indicizzazione del nostro network nei motori di ricerca. Oltre a www.xxxx.com gestisco anche altri siti di altre tematiche e in varie lingue.

Se siete interessati ad effettuare uno scambio di link vi prego di contattarmi a questo indirizzo: webmaster@xxxx.com

Cordialmente, Mario Rossi

Il cliente ci gira la mail, e noi rispondiamo in sua vece.

Nostra mail di risposta

Gentile Mario,

seguiamo la promozione del sito yyyy.com Purtroppo il sito xxxx.com risulta molto debole (se non addirittura penalizzato) rispetto a yyyy.com e agli altri siti che gestiamo, quindi al momento non possiamo considerare la possibilità di  uno scambio. Se lo desidera ci mandi una lista degli altri siti disponibili nel suo network e valuteremo la possibilità di scambi reciprocamente vantaggiosi e “Google Safe”.

Cordiali saluti e grazie

Il webmaster cade dalle nuvole e scrive a breve giro, stupito ma forse anche un po’ seccato, chiedendo spiegazioni

Controrisposta del webmaster Mario Rossi

Caro collega…

Non capisco perchè dici che il sito xxxx.com è “debole”, visto che è un pr=4 nella homepage e tutte le pagine interne sono pr=3 e linkate dalla homepage. Inoltre xxxx.com ha anche circa il doppio dei backlinks unici rispetto a yyyy.com…

Quali sono i parametri secondo i quali valuti il valore SEO del sito?

Cortesemente, rispondiamo alla domanda con argomentazioni pertinenti.

Nostra controrisposta al webmaster

Gentile Mario,

qualche mia vecchia conoscenza risponderebbe “la consulenza si paga” ma tra colleghi invece è bello discutere di queste cose :-)
Il pagerank non lo guardo neppure più, la quantità di link in ingresso meno ancora, guardo soltanto i concreti posizionamenti sulle keyword (competitive e non) e le possibilità di crescita che ha il sito nel tempo (quando viene curato, se è nato per durare ecc…).

Al momento, pur trattandosi di un sito esistente da anni, anche testandolo su brevi frasi prese qua e là dai titoli e dai contenuti delle pagine, non risulta posizionato o lo è con un ranking inferiore ad altri siti, la cosa indica una certa debolezza del sito o addirittura una penalizzazione (nel caso specifico propendo per la seconda ipotesi).

Un saluto e a presto

Abbiamo voluto riportare questa recente “conversazione” che riteniamo più istruttiva di molti post, non credo servano ulteriori commenti :-P

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Pratiche SEO da abbandonare nel 2009: link bombing

Pratiche SEO da abbandonare nel 2009: link bombing


SEO

Vintage SEOQualche settimana fa online-marketing.it pubblicò un post che riscosse particolare interesse e partecipazione: lo scopo era quello di innescare un dibattito e cercare di individuare (sulla base dell’esperienza e del buon senso) quali fossero i parametri di cui oggi Google tiene conto, e ai quali verosimilmente darà sempre maggiore importanza, ai fini del successo di un sito nelle SERP, nei mesi che verranno.

Visto l’interesse riscosso, diamo spazio al primo di una serie di articoli  dedicati alle pratiche SEO ancora molto in uso ma  che dovrebbero essere abbandonate (e da tempo) in quanto ormai individuate e definitivamente invise a Google; vedremo quante e quali sono le tecniche obsolete (inutili se non dannose) ancora utilizzate da molte web e sem agency.

In questo primo articolo parleremo di link bombing.

Link bombing

Disseminare la rete di  link in cui viene utilizzato in modo ripetitivo lo stesso anchor text (es. il classico “hotel [località]“) si dimostra rischioso sia per il sito che dona i link che per quello che li riceve, infatti il proliferare innaturale di link tutti uguali verso uno stesso sito può determinare la penalizzazione del sito donante e, in alcuni casi, anche di quello ricevente.

I fattori che accendono i riflettori di Google come possibile caso di “bombing” sono:

  1. l’incremento improvviso e repentino del numero dei link e ricorrenza eccessiva dello stesso anchor text;
  2. la ripetizione innaturale del link all’interno di più pagine dello stesso sito;
  3. la presenza diffusa di link su siti off-topic (specie se abbinata all’anchor text sospetto);
  4. la presenza all’interno di circuiti di article marketing e comunicati stampa già sospettati di essere soltanto un pretesto ai fini della link popularity.

Singolarmente ognuno di questi fattori rappresenta un indizio importante, ma la presenza concomitante di due o più tra essi è ancora più significativa.

Le penalizzazioni per chi beneficia dei link

Se i siti o le pagine donanti sono considerati di scarsa importanza e “pretestuosi” (cioè nati allo scopo prevalente di spingere altri siti nelle SERP), nel giro di qualche tempo il sito ricevente  ha molte probabilità di essere penalizzato e scomparire dai risultati con la maggior parte delle chiavi di ricerca.

Sulla base dei vari casi osservati forse sarebbe più corretto non considerare questo fenomeno come una vera e propria penalizzazione, quanto piuttosto una pesante correzione verso il basso dopo un’iniziale sopravvalutazione del ranking dei siti beneficiari di questi link di scarso valore.

Se al contrario il sito donante è ritenuto valido e degno di fiducia, il sito ricevente non subisce drastiche conseguenze nel ranking. Semmai è proprio il sito donante a subire la cosiddetta “penalizzazione” del pagerank per sospetta vendita di link popularity (il  decremento della barretta verde, puramente antiestetico e senza altre conseguenze). Non è chiaro se i link in questione continuino a funzionare come nel periodo precedente alla loro individuazione.

-50, -60…

In ogni caso se l’attività di “link bombing” è stata particolarmente insistente (cioè prolungata nel tempo, intensa e focalizzata sugli stessi anchor text) il sito beneficiario vede spesso una penalizzazione “-50″ (o superiore) nelle posizioni, per un periodo che di solito va dai 45 ai 90 giorni, poi nelle SERP tutto torna alla normalità (salvo qualche variazione fisiologica) a patto che l’attività di “bombing” nel frattempo si sia interrotta.

Ad essere colpite sono tipicamente le pagine interne e non la homepage: forse possiamo spiegare questa particolarità con il fatto che l’abbinamento bombing + deep linking risulta più sospetto e innaturale del semplice bombing sulla home (tipicamente la pagina di un sito che riceve la maggior quantità di link in ingresso), inoltre possiamo anche supporre che Google ritenga che bannare la home page di un sito sia una penalizzazione eccessivamente gravosa per essere comminata sulla base di un semplice sospetto (perchè, diciamolo, Google certezze non ne può avere e…spesso sbaglia).

Penalizzazioni per chi inserisce i link

Anche in questo caso dobbiamo distinguere tra siti “trusted” o “trustable” (degni di fiducia) e siti che non lo sono:

  • nel primo caso assistiamo all’abbassamento della “barretta verde” del pagerank (come indicato nell’ultimo punto del paragrafo precedente);
  • mentre quando abbiamo a che fare con un sito considerato “pretestuoso” o di scarso valore (pensiamo alla classica directory/link farm o all’oramai altrettanto tipico sito  di “comunicati stampa & article marketing” con secondi fini) quest’ultimo rischia la scomparsa dalle SERP (mentre il sito beneficiario può perdere diverse posizioni, come già precisato nel primo punto del paragrafo precedente).

Dato che è in corso un evidente giro di vite da parte di Google, come possiamo oggi sviluppare correttamente la link popularity?

In teoria non dobbiamo: per Google infatti le attività di scambio, compravendita e persino donazione di link ai fini del posizionamento non sono accettabili e da considerarsi alla stregua del doping sportivo. In sintesi  i link “buoni” e al di sopra di ogni sospetto dovrebbero:

  • provenire da siti a tema,
  • provenire da siti “trusted”,
  • essere frutto di citazioni spontanee.

In pratica tutto si può fare (anzi il SEO specialist che opera in ambiti competitivi al momento non dovrebbe tirarsi indietro) ma le parole d’ordine per lo sviluppo di una corretta e “spontanea” link popularity sono inventiva, recensione, citazione e… moderazione :P

Ne consegue che la link popularity è sempre fondamentale ma  molto più difficile  da ottenere e che i tempi si allungano. Tuttavia possiamo consolarci pensando che la quantità non è più così importante (anzi, come abbiamo visto, rischia di essere dannosa) e che molto spesso, uno o due link “giusti” sono sufficienti a muovere i primi passi nelle SERP anche per un sito del tutto nuovo… purchè sia stato progettato nel modo corretto e il SEO specialist abbia ben chiaro che Google non è più quello di un tempo.

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I nuovi fattori di successo nel posizionamento

I nuovi fattori di successo nel posizionamento


SEO

Abbiamo affrontato il tema in più occasioni: è risaputo che Google dà estrema importanza ai link in ingresso verso un sito, pertanto la capacità di “costruire” link popularity è ancora uno degli strumenti più efficaci a disposizione dei SEO specialist (se non il più efficace).

D’altra parte nel corso degli ultimi due anni, resosi conto di essere vulnerabile nei confronti delle tecniche SEO di link building, Google ha cercato di correre ai ripari introducendo dei filtri sempre più precisi nell’individuare e premiare la spontaneità dei link (crescita lenta, non reciprocità, tematicità, posizione nella pagina, sanzione della compravendita etc. etc.).

Questa situazione ha portato addirittura ad ipotizzare che le “link building companies” siano destinate ad essere considerate black hat SEOs, e alcuni oggi sostengono che il SEO specialist dovrà necessariamente trasformarsi in un seo/copywriter/pr in grado di attrarre link spontanei soltanto grazie alla qualità dei contenuti e delle iniziative proposte.

Per quanto i contenuti siano cosa buona e giusta, altri specialisti non si rassegnano e ritengono che (purtroppo o per fortuna) ancora oggi sia possibile simulare la spontaneità ad un costo inferiore a quello dell’attività di digital pr. Credo che Google la pensi come loro e che quindi stia correndo ai ripari cercando soluzioni più efficaci dello spauracchio della penalizzazione :) : immagino sia lecito chiedersi quali saranno i fattori di successo, meno influenzabili da SEO & affini, che verranno affiancati alla link popularity per stemperarne il peso eccessivo.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che il monitoraggio del comportamento dell’utente all’interno di un sito e delle pagine sarà determinante nel discriminare i siti buoni da quelli meno buoni, ma c’è molta meno sicurezza nell’indicare

  1. come fa/farà Google a misurare questi comportamenti
  2. quali siano i comportamenti a cui dà/darà maggior peso

Proviamo quindi a fare qualche ipotesi (realistica)

Possibili strumenti e occasioni di monitoraggio

  • Google Toolbar
  • presenza di Adsense nel sito (ormai onnipresente)
  • presenza del codice di Google Analytics
  • acquisizione di altri network e utilizzo dei dati acquisiti (thanks Alessio )

Tutti questi tool consentono in via teorica (e probabilmente già anche in pratica) di monitorare esattamente gli spostamenti dell’utente dalla SERP (Search Engine Result Page) al sito e viceversa, inoltre permettono il tracciamento delle azioni intraprese dai navigatori all’interno del sito stesso.

Il monitoraggio dei click nei risultati di ricerca (evidente nelle statistiche dei Google Webmaster Tools) avviene tramite Javascript, infatti accanto al link presente in ogni risultato troviamo puntualmente un evento “onMouseDown”.

Se a questi fattori aggiungiamo che la maggior parte di noi naviga in rete mentre si trova loggata in un Google account, il quadro è completo…infatti Google ha “risolto” da tempo il problema etico dei Cookie di terze parti :)

Comportamenti da monitorare e valutare

Moltissimi, troppi per elencarli tutti, ma mettendoci per un attimo nei panni di Google… a cosa daremmo valore?

Tempo di permanenza? Page Views? Bounce Rate?

Certo, tutti questi fattori sono indicativi, però sul bounce rate ci sarebbe molto da dire: non sempre infatti un’elevata percentuale di rimbalzo rappresenta un fattore negativo (questa osservazione merita un post apposito quindi non approfondirò la questione in questa sede).

Forse dovremmo andare oltre e pensare a qualcosa di meno scontato: dalle mie occasionali chiacchierate SEO con Piersante e Luca , è emersa l’opinione condivisa che un aspetto del comportamento del navigatore da tenere d’occhio è senz’altro il “tasso di ritorno sulla SERP” (termine che mi sono appena inventato in questo momento per un comportamento che non saprei definire in altro modo :) ) .

Il tasso di ritorno sulla SERP indica infatti il comportamento dell’utente che, una volta cliccato su un risultato e non ritenutolo soddisfacente, torna alla lista dei risultati di Google da cui proveniva per cercare un’alternativa: al momento  non ci è dato sapere se google ne tenga conto, ma sicuramente questo dato rappresenterebbe una delle informazioni più significative sulla qualità di un sito dal punto di vista del navigatore.

A questo punto però mi interessa conoscere l’opinione di chi ci legge: quali sono secondo voi i fattori che Google dovrebbe considerare per fornire delle SERP più veritiere?

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Search Engine Marketing per prodotti sconosciuti

Search Engine Marketing per prodotti sconosciuti


PPC SEO

In questi anni mi sono convinto che la differenza tra un SEM professionista ed uno improvvisato stia nella capacità di capire quando bisogna fare un passo indietro: esistono infatti situazioni in cui il primo dirà al cliente “non posso fare molto per te”, mentre l’altro si affannerà a presentare una proposta economica.
Infatti uno dei punti fermi che dobbiamo tenere presente nel nostro lavoro è che il search engine marketing è uno strumento di marketing “pull”, nessun navigatore può usare i motori di ricerca per prodotti e servizi della cui esistenza non è al corrente.

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Nonostante questa doverosa premessa, dobbiamo considerare che anche in casi come questi a volte il cliente chiede consapevolmente, all’interno di una strategia di marketing più ampia, di poter affermare la propria presenza nei motori di ricerca: specie quando auspica che la presenza negli altri media susciti interesse e bisogno di informazioni, e generi quindi ricerche in rete.

Ecco allora che se il cliente presenta prodotti o servizi innovativi, e per questo poco conosciuti, un professionista dei motori di ricerca devi porsi il problema di come intercettare, nei motori di ricerca, i navigatori potenzialmente interessati (“se solo sapessero che…”).

Dal punto di vista strettamente SEO, il compito è arduo: non ha molto senso impegnarsi su keyword generiche (e magari competitive) per avere risultati che si vedranno probabilmente a distanza di mesi. Meglio limitarsi a fare il “compitino” realizzando un sito search engine friendly ottimizzato sulle keyword strettamente attinenti, anche se per ora non generano traffico. Quando si sarà creato quello che i SEO anglosassoni chiamano “a new query space”, saremo lì pronti a raccoglierne i frutti.

E’ un po’ quello che è accaduto a questo blog che (non intenzionalmente) si è posizionato da tempo sulla keyword “social media marketing“, ma solo oggi riceve traffico da essa (infatti solo negli ultimi tempi si è creato un “query space” anche in italiano).

Utilizzando invece il keyword advertising, dove abbiamo un certo controllo sul tipo di campagna che si può andare a generare, la cosa è relativamente semplice: possiamo individuare (e pubblicare annunci per) parole chiave appartenenti a settori analoghi a quello che ci interessa, oppure termini che individuano un target vicino a quello che, idealmente, vorremmo creare.

Diverso tempo fa, nell’epoca in cui questo era ancora sconosciuto, pubblicizzammo con adwords per un cliente un corso sugli strumenti del Social Media Marketing, intercettando con il pay per click i navigatori alla ricerca di formazione nel più tradizionale ambito “Web Marketing”, “Internet Marketing” ecc…

I risultati complessivi furono appena soddisfacenti (proprio per questa ragione abbiamo iniziato l’articolo con quella lunga premessa), tuttavia portammo al corso una decina di persone proprio grazie alla campagna Adwords “per analogia”.

Segnalo infine che diverso tempo fa abbiamo già affrontato il tema nell’articolo Acquistare keywords per prodotti simili?

Scritto in PPC, SEOCommenti (1)

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