Scritto il 01 aprile 2008
Il keyword advertising classico, quello basato sui text ads, è stato fin dall’inizio la principale fonte di entrate per Google. Ma la tecnologia avanza ed il mercato pubblicitario online chiedeva nuovi mezzi di comunicazione, maggiormente espressivi, che permettessero anche azioni di branding: ecco quindi l’introduzione nel content network del display advertising, prima i banners e poi i video ads, brevi video pay per click.
Tuttavia mai (finora) Google aveva tradito la sua homepage, pulita, veloce e chiara: scelta di stile che, accanto all’efficacia del suo algoritmo di ricerca, ha decretato la veloce ascesa e quindi il successo dell’azienda nei primi anni. Come si legge nell’help di Adwords:
Where will my video ad appear?
Video (and image) ads appear on a large number of content sites and products in the Google [content] Network, not on Google search results.
Google video ads anche nel search network
Bene, questa pagina dell’help verrà presto aggiornata, in quanto Google, che sta testando da tempo l’introduzione del display advertising nelle sue serp (search engine report page), ovvero tra i risultati sponsorizzati testuali, da qualche giorno sta pubblicando (solo nel network USA per ora :-/ noi arriviamo sempre dopo) anche i video ads tra i normali risultati delle ricerche; non più quindi solamente nel content network, ma anche nel search network. Ho trovato la notizia e qualche screenshot in qualche post di anteprima su blog specializzati americani AdWords Video Ads Now Live. Non si tratta in questo caso più di un test, ma di una vera e propria release del nuovo prodotto di advertising.
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Scritto il 26 marzo 2008
Qualche giorno fa avevo scritto riguardo ad uno strumento di Google AdWords in via di sperimentazione che avrebbe permesso agli inserzionisti di differenziare il bidding in base ai dati demografici degli utenti. Venerdì scorso (per Pasqua
) la buona notizia, il sistema è ufficialmente disponibile ed aperto a tutti, come si legge nel blog ufficiale del team AdWords: Demographic bidding now available.
Ecco l’annuncio nel blog ed alcuni passi rilevanti che mi sembra utile commentare:
Today we’re announcing that demographic bidding is now available for allAdWords advertisers.
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Scritto il 17 febbraio 2008
Scritto il 28 gennaio 2008
Google ha pubblicato un programma di test (in beta) per testare la possibilità di visualizzare gli annunci in base ai dati demografici degli utenti
di maggior interesse per gli inserzionisti, permettendo quindi di segmentare il proprio target di utenza in base ai determinati dati demografici: Demographic bidding beta test.
Questa possibilità potrebbe ad esempio essere molto interessante per gli inserzionisti con un target specifico (per esempio donne dai 25 ai 35 anni) interessati al traffico delle community (come MySpace).
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Scritto in PPC
Scritto il 24 novembre 2007
Google AdSense è l’altra faccia di Adwords, dedicata ai proprietari di siti – publishers – che desiderano mettere a disposizione – a pagamento – alcuni spazi nei propri siti, dove verranno pubblicati annunci pubblicitari. Si tratta della rete di contenuti, di cui già molte volte ho parlato anche in questo blog, criticando spesso il rapporto di conversione ottenibile, quasi sempre inferiore alla rete di ricerca (vedi in particolare Performance rete di ricerca vs. rete di contenuti).
In questo periodo Google sta lavorando sul sistema e facendo varie modifiche per migliorare i risultati della rete di contenuti.
Una di queste modifiche era stata preannunciata da circa un mese ai publisher più importanti, ed ora è stata resa pubblica e messa in atto. Ho trovato la notizia nel blog ufficiale di AdSense in inglese, notizia poi subito (la sera stessa, questo sì che è attenzione all’immagine globale!) riportata dai blog locali nelle varie lingue, tra cui l’italiano: meno click accidentali con i nuovi annunci.
Per migliorare l’interazione degli utenti con gli annunci, abbiamo modificato leggermente i nostri annunci di testo, per aiutare a prevenire clic accidentali. In passato, gli utenti potevano fare clic sia sul testo che sullo sfondo dell’annuncio; ora, potranno interagire solo facendo clic sul titolo o sull’URL. In questo modo l’utente farà clic sull’annuncio solo se realmente interessato e non per errore.
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Scritto in PPC
Scritto il 20 novembre 2007
Titolo spiritoso per salutare la ripresa degli aggiornamenti su E-Dentity Coach, Aka Alessandro Banchelli, pur avendolo incontrato alla Ghirada (BarCamp del quale purtroppo non ho avuto tempo di parlare) mi sono accorto soltanto ora che da qualche tempo ha ripreso a popolare il suo blog, bentornato
Ed è tornato “cattivo”…nel senso che laddove io avevo mostrato perplessità sulla previsione di Steve Rubel a proposito di una prossima contrazione degli investimenti sul PPC, Alessandro invece ci è andato giù pesante
Riassumendo, penso che l’articolo di Steve Rubel sia il classico esempio di persuasione per allocchi, dove generalizzazioni e presupposti sono alla base di tutti i ragionamenti. Se sarà una profezia che si autoavvera perchè ha convinto chi dovrà decidere dove investire il proprio budget, questo si vedrà. Per me rimane spazzatura.
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Scritto il 18 ottobre 2007
Almeno questa è la tesi di Steve Rubel che adduce 5 ragioni per cui dovremmo aspettarci un parziale abbandono del PPC da parte degli advertiser: l’idea di fondo è che i costi stanno lievitando eccessivamente e in modo troppo repentino, e che quindi sia inevitabile un calo negli investimenti .
Steve prosegue la sua previsione sostenendo che, come spesso accade, alla contrazione seguirà una nuova espansione del mercato.
Sebbene la “profezia” sia perfettamente plausibile, data l’immaturità del mercato stesso, nelle 5 ragioni indicate non riesco a trovare alcun indizio particolarmente preciso e incontrovertibile a conforto della tesi sostenuta…anzi molte delle valutazioni appaiono piuttosto sommarie, rinvio all’articolo originale per tutti i dettagli, mentre qui vorrei elencare in breve tutte le mie perplessità sui vari punti sollevati
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Scritto il 05 settembre 2007
Il keyword advertising è uno strumento di direct marketing: per l’azione di promozione effettuata si attende una reazione (desiderata) da parte dell’utente target. L’efficacia del direct marketing è tanto maggiore quanto più elevato è il risultato, in termini di azioni effettuate dal target, e quindi la scelta del target stesso molto spesso è la leva principale che decreta il successo o meno della campagna di marketing.
Seguendo questo principio, molto spesso cerco di ottimizzare le campagne di search marketing restringendo il più possibile i criteri per cui appaiono gli annunci, in modo da colpire solo gli utenti potenzialmente interessati e massimizzare il Ritorno sull’Investimento, ROI. Uno degli strumenti spesso utilizzati a questo scopo è il targeting geografico, per il quale è possibile visualizzare gli annunci solo ai navigatori (non è precisissimo, in quanto si basa sull’IP pubblico del computer dell’utente) che si trovano in una determinata zona geografica, e quasi sempre il targeting per lingua, che restringe la visualizzazione degli annunci ai navigatori che utilizzano Google in una determinata lingua.
Il problema che si pone subito nell’utilizzo di questi strumenti è come controllare e gestire tali campagne, soprattutto se localizzate in zone (come spesso accade) lontane da quella dove ci si trova ad amministrare la campagna: infatti in questo caso non vediamo apparire gli annunci, o i concorrenti presenti (ed attivi) in quella zona.
Un’ottima soluzione per superare questo problema senza dover ricorrere a complicate configurazioni di proxies, è lo Strumento di Anteprima annunci offerto da AdWords:
Che cos’è lo strumento Anteprima annunci?Lo strumento Anteprima annunci consente di rappresentare gli annunci e i risultati di ricerca così come verrebbero visualizzati in una reale pagina dei risultati di ricerca di Google, senza che l’annuncio riceva impressioni artificiose. [...]
I risultati di ricerca e gli annunci vengono visualizzati come lo sarebbero su Google, ad eccezione dei link alla pagina di anteprima che non sono funzionanti.
Lo strumento pare molto affidabile, addirittura a livello di annuncio locale, e come altro vantaggio permette di controllare i propri annunci senza gonfiare le statistiche di visualizzazione (con conseguente riduzione del tasso di click).
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Scritto il 04 dicembre 2006
In seguito alle notizie riguardo all’aggiornamento del Quality Score del sistema AdWords, sembra si sia scatenato un pò il panico tra gli inserzionisti, tutti intenti ad ottimizzare il codice delle loro pagine di atterraggio per “piacere” a Google.
Vorrei chiarire un pò la funzione del punteggio di qualità delle landing pages: innanzitutto è bene ricordare che il punteggio di qualità delle landing pages non è l’equivalente del search Quality Score (spesso riferito per brevità e semplicità come “Quality Score”).
- il search Quality Score è il fattore che determina la posizione degli annunci sponsorizzati nei risultati della rete di ricerca AdWords per le keyword per le quali si fa un’offerta;
- il content Quality Score decide la posizione degli annunci e quindi la pubblicazione o meno (i posti in questo caso sono contati) nella rete di contenuti di AdWords;
- il landing page Quality è un punteggio di qualità assegnato alle pagine di destinazione collegate agli annunci a pagamento, che appaiono nella rete di ricerca e/o nella rete di contenuti;
Riguardo all’ultimo valore, la qualità delle landing pages (intesa come pertinenza rispetto alla parola chiave) ha due conseguenze:
- modifica il minimum bid (ovvero l’offerta minima per parola chiave) per quanto riguarda la rete di ricerca;
- modifica la posizione per quanto riguarda la rete di contenuti (infatti in questo caso non è possibile specificare un bid differenziato per parola chiave).
Il punto fondamentale da mettere in evidenza è che il punteggio qualità delle landing pages non impatta in modo diretto sulla posizione degli annunci nella rete di ricerca.
Questo è confermato anche da Google, che cito:
Will my landing page quality affect my ad’s position?
Not for Google search. While one’s landing page quality is directly correlated with the minimum bid required for one’s ads to run, it does not affect your ads position (or ‘rank’, as it is often referred to) at all. However, since there is no minimum bid requirement for contextually-targeted ads, low quality landing pages will result in the need to bid higher to compete in the auction, which could also impact your position on pages in the network.
In conclusione, ottimizzare le landing pages secondo criteri di pertinenza rispetto alle parole chiave è sempre buona norma, ma la priorità nella costruzione delle pagine di destinazione va data all’efficacia nel convertire l’utente.
Per quei click abbiamo già pagato, cerchiamo di farli fruttare al massimo, no?
Scritto in PPC