Digg Ads: annunci di qualità per pagare meno

Digg Ads: annunci di qualità per pagare meno


PPC Social Media Marketing Web analysis

DiggE’ di ieri la notizia, apparsa sul blog ufficiale di Digg, del rilascio in beta sul sito di un nuovo servizio di advertising. Annunci pubblicitari, detti Digg Ads, inizieranno ad apparire sul portale di social recommendation tra le consuete segnalazioni degli iscritti, simili nell’aspetto ma identificati da un’etichetta “Sponsored by”.

Il nuovo format va ad affiancarsi alla disponibilità più tradizionale di spazi pubblicitari per campagne display, fino ad oggi fonte di guadagno principale del sito ideato da Kevin Rose nel 2004. Quello che potrebbe sembrare un altrettanto tradizionale sistema di annunci sponsorizzati infatti nasconde un risvolto innovativo, del tutto in linea con il funzionamento del portale e più in genere con la filosofia partecipativa dei media sociali.

Digg Ads

I Digg Ads infatti, nel momento in cui vengono presentati agli utenti, sottostanno alla prassi della votazione positiva o negativa da parte di questi, in modo non dissimile da tutte le altre risorse proposte spontaneamente. La novità sta nel fatto che il voto degli utenti incide attivamente sul costo per click che l’inserzionista è tenuto a pagare: più voti positivi riceverà la notizia sponsorizzata, minore sarà la spesa che l’inserzionista dovrà sostenere per ciascun click. E se la risorsa proposta attraverso la pubblicità non è affatto gradita dagli utenti, l’accumulo di voti negativi contribuirà a escludere l’inserzione dalle liste (probabilmente perché il costo per click che sarebbe richiesto supererebbe in quel caso il costo massimo che l’inserzionista è disposto a sostenere).

L’obiettivo è quello di spingere gli inserzionisti a produrre e a promuovere prodotti e servizi in modo gradito all’utenza, assicurando loro al contempo una pressoché totale integrazione con la natura peculiare del sito. Un do ut des che potrebbe aprire scenari interessanti nel panorama del pay-per-click, qualora altri portali volessero implementare una soluzione simile.

Google AdWords, per citare una piattaforma a caso, tiene conto dei click ricevuti dagli annunci nel determinare il quality score e quindi il cpc, ma non fornisce agli utenti un sistema diretto per segnalare la pubblicità sgradita o fuorviante.

FacebookFacebook, pur disponendo di un servizio di annunci sponsorizzati per molti versi lacunoso e assolutamente poco performante, incorpora un sistema di rating per giudicare gli annunci, ma non è dato di sapere se questo influisca sul loro posizionamento (e anzi, in questo caso, sembra che Facebook voglia semplicemente chiedere lumi agli stessi utenti sul perché nessuno clicca sui suoi annunci :) ).

E voi sareste così sicuri della bontà dei vostri annunci (e dei prodotti che questi promuovono) da lasciare così direttamente in mano agli utenti la vostra disponibilità di spesa?

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Acquistare la long tail: Embedded match (2)

Acquistare la long tail: Embedded match (2)


PPC

Nei giorni scorsi abbiamo parlato dei criteri di corrispondenza, ed abbiamo introdotto un quinto criterio, poco noto, chiamato Embedded match.
In quest’ultimo post della serie fornisco un ultimo suggerimento, a mio parere molto interessante, per l’utilizzo di questo criterio di corrispondenza avanzato, utile per ottenere un migliore ritorno dell’investimento in mercati con parole chiave molto competitive e (quindi) costose.

2. Acquistare (solo) la long tail

dinosauro long tailSpesso le parole chiave generiche sono molto costose, ed è difficile rimanere nelle prime posizioni con i propri annunci. Per poter apparire è necessario alzare l’offerta sul click: ogni accesso acquistato comporta così una spesa considerevole, ed il budget arriva presto ad essere completamente consumato.

Qui introduciamo il concetto di long tail (o coda lunga, in italiano): per ogni parola chiave principale esiste un numero più o meno ampio di variazioni utilizzate dagli utenti più o meno frequentemente, che nel loro complesso possono superare di valore e di numero le ricerche dell’esatta parola chiave principale (l’immagine del dinosauro qui a fianco rende molto l’idea!). Quasi sempre le variazioni sul tema sono meno costose perchè meno concorrenziali della keyword principale; poter offrire per quest’ampia varietà di parole chiave è quindi un’ottima strategia per acquistare traffico di qualità tenendo al contempo bassi i costi. Questa strategia di base è tra le più vecchie e conosciute del keyword advertising, ed è quella che viene normalmente messa in atto da qualsiasi inserzionista, quando ci si rompe la testa per inserire in campagna tutte le variazioni nei singolari, plurali, comuni errori di ortografia, e così via.

Utilizzando l’embedded match è possibile pubblicare gli annunci per (tutte?) le variazioni di una data parola chiave, escludendo però la stessa, molto (più) costosa. Come già ricordato, tipicamente le variazioni, soprattutto se inusuali o rare, sono molto meno competitive (pochi inserzionisti fanno un’offerta specifica per quella precisa variazione) e quindi sono disponibili a fronte di un costo medio molto minore. Utilizzando questa metodologia acquistiamo quindi direttamente la long tail. In questo modo otteniamo traffico potenzialmente pertinente, mantenendo basso il costo medio per click.

embedded-match-esempio-2Riprendendo l’esempio dell’iphone che abbiamo visto nel post precedente, questo potrebbe essere la configurazione del gruppo di annunci nel caso in cui volessimo offrire accessori per iPhone, senza però spendere troppo per il singolo click, come accadrebbe se acquistassimo la keyword generica (e più costosa) “accessori iPhone”.

Da notare che in questo caso il citato allargamento del criterio di corrispondenza esteso di Google ci viene in aiuto: tanto più esteso infatti, tanto più ampio lo spettro di parole chiave che riusciamo a “cogliere” :)

Personalmente non consiglio di pubblicare annunci unicamente per la long tail (è molto difficile valutarne i risultati in modo obiettivo), ma è sempre possibile creare due campagne: una ad alto costo, con parole chiave principali e generiche, ed un’altra speculare ma opposta, utilizzando l’embedded match.

Fatemi sapere i vostri risultati! :-)

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Un segreto di AdWords: Embedded match (1)

Un segreto di AdWords: Embedded match (1)


PPC

google-adwords-embedded-matchNei giorni scorsi abbiamo parlato dei criteri di corrispondenza AdWords, e di come recentemente Google stia allargando il criterio di corrispondenza estesa, aumentando quindi il numero di ricerche “pertinenti” rispetto ad una data parola chiave scelta ed inserita in campagna, tanto che il criterio è stato ribattezzato Extended Broad match.
Chiaramente questo allargamento ha l’effetto di far apparire i nostri annunci per un insieme più vasto di ricerche, attraendo potenzialmente più click (e quindi più spesa per gli inserzionisti e più entrate per Google) ed aumentando la competizione (con l’effetto collaterale di aumentare il costo medio per click necessario per apparire nelle prime posizioni). Per contrastare i possibili effetti negativi di tale allargamento è necessario utilizzare criteri di corrispondenza più specifici.

In questo post presento una caratteristica poco nota di AdWords, e come utilizzarla per effettuare utili test sulle parole chiave, traendo anche giovamento dal nuovo Broad match più esteso.

Il criterio avanzato: Embedded match

Nel normale help di Adwords non viene citato un quinto criterio di corrispondenza, noto solo a pochi (bisogna scavare nel Learning center per trovarne menzione), chiamato Embedded match (una traduzione approssimativa potrebbe essere “corrispondenza inclusa“). Di fatto non è un diverso criterio di corrispondenza, ma un utilizzo avanzato della combinazione di più criteri. Permette di definire un insieme ampio di parole chiave (in modo da non escludere combinazioni inusuali ma pertinenti) ed al contempo impedire la visualizzazione degli annunci per ricerche non gradite.

embedded-match-esempio-1Utilizzando una particolare combinazione di corrispondenza estesa e negativa, è possibile visualizzare gli annunci per le variazioni di una parola chiave, senza apparire per la parola chiave stessa. Ecco come utilizzarlo:

  • inserire la parola chiave principale con criterio a frase o esteso: “parola chiave” o parola chiave
  • nello stesso gruppo di annunci, inserire la stessa parola chiave, utilizzando un combinazione di corrispondenza esatta ed inversa: -[parola chiave]

Questo criterio viene di norma utilizzato nel caso si voglia offrire qualcosa che ha a che fare con un argomento, ma non si offre il prodotto o il servizio definito dalla parola chiave esatta: tanto per fare un esempio se si vendono accessori per iPhone, ma non il telefono stesso.

Ma non è questo l’uso più interessante, ecco un’idea (ed un’altra ancora più interessante nel prossimo post) per un uso avanzato.

1. Test di parole chiave

Questo criterio avanzato è invece particolamente utile per definire diversi gruppi di annunci e parole chiave, in modo da effettuare degli utili test evitando al contempo possibili conflitti con parole chiave dello stesso tipo in gruppi differenti.

Il maggior vantaggio dell’utilizzo del criterio esteso è infatti quello di poter apparire anche per combinazioni di parole chiave inusuali, a cui non si aveva pensato, o per errori di digitazione o ortografia, difficilmente prevedibili. Tuttavia non vogliamo attrarre tutto il traffico, e sperperare il budget che vorremmo invece concentrare nelle parole chiave principali, che garantiscono un miglior ritorno. Si può salvare capra e cavoli dividendo le parole chiave in due gruppi:

  1. parole chiave principali (con criterio di corrispondenza esatta o a frase)
  2. parole chiave pertinenti (le stesse di cui sopra, ma inserite con l’embedded match)

Questa suddivisione permette di differenziare offerta e budget: il primo gruppo avrà la maggioranza del budget e un’offerta più alta; mentre il secondo avrà un budget limitato e sarà utilizzato, in combinazione con il report dei termini di ricerca, per trovare altre parole chiave pertinenti a cui non si era pensato, da aggiungere successivamente al primo gruppo.

Nei prossimi giorni pubblicheremo un altro post sull’argomento, con un altro esempio di utilizzo utile dell’embedded match per acquistare traffico ad un costo medio minore. Continuate a seguirci!

Fonti per l’approfondimento:

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Adwords allarga il criterio di corrispondenza esteso

Adwords allarga il criterio di corrispondenza esteso


PPC

Come molti sanno (ma non tutti) Google AdWords offre diversi criteri di corrispondenza per le parole chiave che si inseriscono nelle campagne. Il criterio di corrispondenza determina per quali parole chiave vengono visualizzati gli annunci.
Esistono tre diversi criteri:

    Google broad phrase and exact match

  • corrispondenza esatta (Exact match) – solo per le ricerche che corrispondono esattamente, lettera per lettera, alla parola chiave inserita in campagna;
  • corrispondenza a frase (Phrase match) – per tutte le ricerche che contengono esattamente la parola chiave, anche in combinazione con altre parole;
  • corrispondenza estesa (Broad match) – per tutte le ricerche contenenti la parola chiave nella forma per singolare e plurale, per sinonimi e comuni errori di digitazione, ed anche per altre parole chiave strettamente relative.

 
Per utilizzare un criterio specifico le parole chiave devono essere racchiuse tra virgolette (a frase) o tra parentesi quadre (esatta). E’ naturalmente possibile utilizzare criteri diversi per diverse parole chiave, all’interno dello stesso gruppo di annunci.
Se non viene specificato un diverso criterio, quello di default è la corrispondenza estesa. Ciò significa che, a meno di specificare diversamente, gli annunci pay per click AdWords vengono visualizzati non solo per ricerche che contengono esattamente le parole chiave che si sono scelte ed immesse nella campagna, ma anche per altre combinazioni di parole, che a giudizio del criterio automatico di Google, sono rilevanti.

Per raffinare la scelta quando si utilizza il criterio esteso, Google offre la possibilità di specificare dei termini per cui non si desidera che i nostri annunci siano visualizzati; le parole chiave inserite a questo scopo utilizzano la corrispondenza inversa o negativa (ed in gergo vengono semplicemente chiamate negative).

Quando utilizzare il broad match

Chi si occupa per mestiere di keyword advertising, conosce bene questi meccanismi e difficilmente utilizza il criterio esteso. Infatti in questo modo, se da un lato si riescono a cogliere anche ricerche a cui magari non si aveva pensato (è spesso incredibile contare il numero di combinazioni di lettere possibili per esprimere la medesima ricerca), dall’altro è chiaro che il controllo con il broad match è molto scarso. E uno dei principali vantaggi del keyword advertising rispetto ad altre forme di promozione, come sappiamo bene, è proprio il controllo.

Personalmente utilizzo il criterio esteso ad esempio quando:

  • conduco ricerche di mercato
  • per un periodo iniziale, quando non conosco (ancora) le parole chiave utilizzate in un dato mercato
  • il settore è talmente specifico che difficilmente si troveranno sinonimi non strettamente legati (ad esempio in presenza di termini tecnici)
  • voglio acquistare una quantità maggiore di traffico, anche a scapito della qualità
  • utilizzo combinazioni di parole chiave molto lunghe, composte da diversi termini

Voi quando lo utilizzate?

Il criterio esteso sta diventando sempre più esteso?

Nell’ultimo periodo nella blogosfera si è diffusa una voce riguardo all’allargamento del criterio di corrispondenza estesa di Google AdWords. Questo in altre parole significherebbe che, se prima per la keyword “hotel roma” comparivo anche per “albergo roma“, adesso potrei comparire anche per “pensione a roma” o “ostello roma“… e forse per “bettola sotto al ponte a roma“.

Si vocifera che questa scelta sia dovuta alla crisi economica, che ha comprensibilmente ridotto gli investimenti, compresi quelli per la promozione, di tutte le aziende del mondo. Per riempire il portafoglio ancora un pò leggero in prossimità delle feste dello scorso inverno, Google avrebbe aperto un pò il rubinetto; e con il volume d’affari che attualmente AdWords garantisce, un 1% in più o in meno fa già la differenza dei grandi numeri.

E questo è un altro buon motivo per conoscere bene i criteri di corrispondenza e fare molta attenzione, per evitare di sprecare budget prezioso in ricerche e click che versimilmente non darebbero alcun ritorno.

Nei prossimi giorni pubblicheremo un altro post sull’argomento, con una tecnica avanzata di utilizzo dei criteri di corrispondenza. Continuate a seguirci!

Fonti per l’appronfondimento:

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Trucco Adwords per scoprire quali sono gli annunci migliori

Trucco Adwords per scoprire quali sono gli annunci migliori


PPC

Torno a scrivere in prima persona nel blog, dopo un periodo di assenza dovuto a vari impegni ed alla nascita di mia figlia :D

Parliamo di AdWords e di keyword advertising, un settore del web marketing molto competitivo e strategico per la maggior parte delle campagne di marketing online. Proprio grazie alle sue caratteristiche (precisione del messaggio veicolato, velocità di risposta e possibilità di essere utilizzato anche in modo sporadico e mirato) che lo rendono uno strumento quasi simbiotico con altre tecniche di web marketing (come l’ottimizzazione per i risultati naturali, l’email marketing, il social media marketing), il pay per click ha visto crescere velocemente la sua popolarità e di conseguenza la concorrenzialità ed i prezzi medi delle parole chiave.

Alcuni settori merceologici particolarmente competitivi hanno raggiunto prezzi per keyword stellari, tanto che ci si domanda come possano essere sostenibili a livello di business costi per click di 10, 20 o 30 dollari per click.

Le recenti modifiche al Quality Score di AdWords hanno un pò complicato la situazione: con la sparizione del minimum bid e la modifica del meccanismo di valutazione, ora gli inserzionisti hanno meno informazioni sulla concorrenza degli altri annunci; la qualità dell’offerta viene calcolata a livello di singola keyword al momento stesso della ricerca dell’utente, e non è quindi calcolabile a priori.

Come ottimizzare quindi in modo scientifico le proprie campagne? La ricetta migliore è sempre di prendere esempio dal meglio. Nei settori maggiormente competitivi lavorano solitamente i migliori marketers, e si mettono in atto le tecniche più sofisticate. Prendiamo spunto da loro!

Il trucco per scoprire i migliori annunci

Di questa tecnica sono venuto a conoscenza leggendo alcuni blog americani, in particolare il blog di Perry Marshall. Sappiamo bene che la posizione di un annucio rispetto agli altri che offrono per la stessa keyword è decisa da una combinazione del prezzo per click offerto e dal punteggio di qualità.

Posizione = CPC x Punteggio di Qualità

A parità del prezzo di offerta quindi, se il nostro annuncio ottiene un punteggio migliore, sarà pubblicato più in alto, il che significa un numero maggiore di click disponibili allo stesso prezzo.

Non potendo però conoscere l’offerta dei nostri concorrenti (c’era una volta lo strumento di Overture, ma non c’è più :-/ ), come possiamo sapere se chi sta in cima ai risultati ha un buon punteggio o sta semplicemente offrendo moltissimo per ogni click? Semplicemente facendo selezione con un alto numero di ricerche.

Per parole chiave ad alta competitività infatti verranno mostrati molti annunci (a volte anche sette o otto pagine di annunci sponsorizzati): ripetendo molte volte la ricerca (clicca su search, search ed ancora search) per la stessa parola chiave, si noterà che la maggior parte di essi sparisce progressivamente, e solo una ristretta selezione rimane ancora visibile come risultato dopo numerose ricerche ripetute: quegli annunci godono del miglior rapporto di qualità agli occhi di Google, e probabilmente meritano di essere studiati a fondo, landing pages comprese.

Provare per credere!

Fonti:

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Search Engine Marketing per prodotti sconosciuti

Search Engine Marketing per prodotti sconosciuti


PPC SEO

In questi anni mi sono convinto che la differenza tra un SEM professionista ed uno improvvisato stia nella capacità di capire quando bisogna fare un passo indietro: esistono infatti situazioni in cui il primo dirà al cliente “non posso fare molto per te”, mentre l’altro si affannerà a presentare una proposta economica.
Infatti uno dei punti fermi che dobbiamo tenere presente nel nostro lavoro è che il search engine marketing è uno strumento di marketing “pull”, nessun navigatore può usare i motori di ricerca per prodotti e servizi della cui esistenza non è al corrente.

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Nonostante questa doverosa premessa, dobbiamo considerare che anche in casi come questi a volte il cliente chiede consapevolmente, all’interno di una strategia di marketing più ampia, di poter affermare la propria presenza nei motori di ricerca: specie quando auspica che la presenza negli altri media susciti interesse e bisogno di informazioni, e generi quindi ricerche in rete.

Ecco allora che se il cliente presenta prodotti o servizi innovativi, e per questo poco conosciuti, un professionista dei motori di ricerca devi porsi il problema di come intercettare, nei motori di ricerca, i navigatori potenzialmente interessati (“se solo sapessero che…”).

Dal punto di vista strettamente SEO, il compito è arduo: non ha molto senso impegnarsi su keyword generiche (e magari competitive) per avere risultati che si vedranno probabilmente a distanza di mesi. Meglio limitarsi a fare il “compitino” realizzando un sito search engine friendly ottimizzato sulle keyword strettamente attinenti, anche se per ora non generano traffico. Quando si sarà creato quello che i SEO anglosassoni chiamano “a new query space”, saremo lì pronti a raccoglierne i frutti.

E’ un po’ quello che è accaduto a questo blog che (non intenzionalmente) si è posizionato da tempo sulla keyword “social media marketing“, ma solo oggi riceve traffico da essa (infatti solo negli ultimi tempi si è creato un “query space” anche in italiano).

Utilizzando invece il keyword advertising, dove abbiamo un certo controllo sul tipo di campagna che si può andare a generare, la cosa è relativamente semplice: possiamo individuare (e pubblicare annunci per) parole chiave appartenenti a settori analoghi a quello che ci interessa, oppure termini che individuano un target vicino a quello che, idealmente, vorremmo creare.

Diverso tempo fa, nell’epoca in cui questo era ancora sconosciuto, pubblicizzammo con adwords per un cliente un corso sugli strumenti del Social Media Marketing, intercettando con il pay per click i navigatori alla ricerca di formazione nel più tradizionale ambito “Web Marketing”, “Internet Marketing” ecc…

I risultati complessivi furono appena soddisfacenti (proprio per questa ragione abbiamo iniziato l’articolo con quella lunga premessa), tuttavia portammo al corso una decina di persone proprio grazie alla campagna Adwords “per analogia”.

Segnalo infine che diverso tempo fa abbiamo già affrontato il tema nell’articolo Acquistare keywords per prodotti simili?

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Obama e McCain spendono milioni in AdWords

Obama e McCain spendono milioni in AdWords


PPC Web Marketing

Mi è stato segnalato un articolo su Repubblica di questa settimana riguardo ad AdWords ed elezioni USA:

i motori di ricerca giocano un ruolo sempre più importante nella corsa alla presidenza americana. [omissis] questo genere di pubblicità è aumentato in maniera esponenziale nell’ultimo anno. Le cifre parlano chiaro. In una sola settimana, a febbraio, Obama ha investito in Adwords la stessa somma spesa dal presidente Bush e dal senatore John Kerry nel 2004.

In un mese, sempre a febbraio, Obama vi ha investito un milione di dollari.

Evidentemente negli USA hanno le idee chiare: Internet è uno strumento di comunicazione fondamentale, ed il marketing sui motori di ricerca (veri e propri portali di accesso alla Rete), sono attualmente LO strumento di web marketing. E non si tratta solo di keyword advertising, ma anche di SEO, come già riportato nei blog italiani dal Tagliaerbe e da altri.
E’ vero che in questo periodo si parla molto di social media marketing, ed anche in questo blog diamo ampio spazio ai video, al viral e in generale al mondo dei nuovi strumenti, perchè sono nuovi ed interessanti.
Ma non dimentichiamo che queste nuove tecniche sono sperimentazioni, innovative e potenti, ma i motori di ricerca sono pur sempre la principale fonte di accessi qualificati, ed SEO & SEM sono attività indispensabili per ogni sito web, che sia un un ecommerce o un sito di comunicazione o divulgazione; il search engine marketing è ancora destinato a crescere nei prossimi anni, di pari passo con l’evoluzione della tecnologia dei motori di ricerca.

Per di più, nonostante si faccia sempre un gran parlare dell’innalzamento dei costi del search marketing (in termini di budget effettivo per quanto riguarda il keyword advertising, per l’aumentata concorrenza per quanto riguarda il seo), il ritorno sugli investimenti garantito da questo tipo di promozione è tra i più elevati online, e molto più alto di quello ottenibile con attività offline di direct o mass marketing.
Cito ancora dallo stesso articolo:

I costi degli Adwords, fanno notare gli esperti, sono molto più bassi rispetto a quelli di una campagna tradizionale di direct marketing, ma anche di un banner piazzato su un sito popolare.

Non solo negli Stati Uniti, tradizionalmente all’avanguardia per quanto riguarda la tecnologia, internet e le tecniche di comunicazione e divulgazione: anche in Paesi all’altro capo del mondo, come in Malesia, la politica utilizza il potere comunicativo di internet ed in particolare del search engine marketing, come si legge qui.

E in Italia? Timidamente, ma anche da noi la politica comincia ad interessarsi al potere mediatico di Internet, anche se i budget sono ancora molto limitati se confrontati con quelli stanziati per altri strumenti più tradizionali.

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Performance differenziate e Quality Score per AdWords

Performance differenziate e Quality Score per AdWords


PPC Web analysis

Con la fine dell’estate arrivano da Google diverse novità e cambiamenti nel sistema AdWords. Alcune sicuramente positive, altre per le quali dobbiamo aspettare di testare sul campo i risultati per poter esprimere un commento.

Rete di ricerca e rete di contenuti

La novità più evidente per chiunque possieda e gestisca un account è la presentazione separata (finalmente!!) delle performance della rete di ricerca e della rete di contenuti già nella pagina di riepilogo delle campagne. Questa modifica, annunciata qualche giorno fa dal blog ufficiale di AdWords, è solo apparentemente secondaria ed esteriore, mentre invece semplifica molto la vita a chi gestisce campagne attive in entrambe le reti. Precedentemente si doveva ricorrere a stratagemmi come la creazione di campagne a specchio, o ed in ogni caso l’analisi e soprattutto la comparazione delle performance risultava macchinosa e doveva essere fatta, per essere accurata, con report specifici creati ad hoc.

Della rete di contenuti abbiamo parlato più volte in questo blog, sottolineando spesso come la differente tecnologia porti spesso a performance e risultati molto diversi: mischiare dati diversi porta spesso a valutazioni errate. Basti pensare al tasso di click medio: spesso capita di ottenere nella rete di contenuti un alto numero di visualizzazioni, a cui tuttavia non fanno seguito molti click. Tutte queste impressions venivano sommate nel riepilogo di campagna, dando come risultato CTR (complessivi) disastrosi, con il rischio di giudicare in modo negativo campagne che invece nella rete di contenuti andavano molto bene.

Ulteriore feature aggiuntiva è la differenziazione, nella visualizzazione del dettaglio delle campagne, della rete di Google e la rete dei partner di ricerca (altri motori di ricerca che si appoggiano ad AdWords).

Novità in arrivo per il Quality Score

La seconda novità, molto meno visibile ma non certo meno importante, è stata già annunciata a fine agosto: Quality Score improvements. Si tratta in sostanza di un cambiamento (a quanto sembra, radicale) del sistema di Quality Score (che è poi l’agoritmo che decide in che posizione appare il mio annuncio, e per quale cifra – vedi articolo OMB). Non è ancora chiaro quando queste modifiche saranno effettivamente attive per tutti gli account (non ancora ad oggi mentre scrivo), ma non credo avremo ancora molto da aspettare.

Le modifiche principali coinvolgono principalmente il cosiddetto minimum bid:

  1. Quality Score will now be more accurate because it will be calculated at the time of each search query
  2. Keywords will no longer be marked ‘inactive for search’
  3. ‘First page bid’ will replace ‘minimum bid’ in your account

In sostanza, viene introdotto un algoritmo “dinamico” di calcolo del Quality Score: nel momento in cui viene effettuata una ricerca per una parola chiave che attiverebbe la visualizzazione di un annuncio, viene calcolato un punteggio sulla base di diversi fattori e questo, insieme al bid, decide la posizione dell’annuncio. Questo calcolo viene quindi ripetuto (ed il risultato può quindi cambiare) ad ogni nuova ricerca. Precedentemente questo punteggio si basava anche su alcuni coefficienti precalcolati e legati alla singola keyword (come qualità e rilevanza della landing page), mentre ora il calcolo è effettuato in tempo reale, per tenere conto dell’effettiva situazione competitiva per la determinata keyword.

Se da un lato questo può essere un vantaggio (una maggiore velocità di aggiornamento e, si spera, una maggiore rispondenza e pertinenza dei risultati), dall’altro rende sicuramente più complicata la valutazione e la stima del punteggio di qualità delle parole chiave che si aggiungono alle campagne. Inoltre sarà molto più difficile capire perchè una keyword funzioni meglio di un’altra, essendo il punteggio ora legato ad una molteplicità di fattori in continuo movimento.

Anche per questo viene in aiuto (vedremo!!) un nuovo indicatore, il First page bid, che dovrebbe indicare (in modo dinamico, e quindi suscettibile a variazioni continue) il prezzo minimo per apparire nella prima pagina dei risultati (della ricerca). Ovviamente in Google si sono subito affrettati ad affermare (a scanso di equivoci) che questo non rappresenta alcuna garanzia di apparire effettivamente in prima pagina. Come dire, ecco l’indicatore, ma poi facciamo pur sempre quello che ci pare…

Staremo a vedere, di sicuro ci sarà da lavorare!

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Se scegli AdWords ti fai trovare in meno di 15 minuti!

Se scegli AdWords ti fai trovare in meno di 15 minuti!


PPC SEO

Grazie ad una segnalazione di Marco Pezzano, scopro che Google Adwords si sta ancora pubblicizzando con messaggi che suscitano perplessità



Ripescando nella memoria tiro fuori un post di Marco Lo Guercio datato addirittura 2005, e sembra che siano cambiate davvero poche cose da allora…

C’è da dire che se oggi l’annuncio in questione dovesse risultare errato e fuorviante, secondo la recente normativa italiana in materia (eccessivamente rigida e, forse proprio per questo, poco applicata) potrebbe anche essere interpretato come pubblicità ingannevole e come tale sanzionato.

Provo ad interpretare: cosa sta cercando di dirci Google con quell’annuncio?

- Che la visibilità nei risultati naturali e quella negli annunci sponsorizzati sono equivalenti?

Io ero convinto che SEO e Keyword Advertising fossero strumenti complementari e non alternativi.

- Che impostare e gestire come si deve una campagna Adwords è una baggianata?

Io credevo che l’unica cosa semplice fosse sprecare il denaro in campagne mal gestite. Chissà cosa ne pensano migliaia di “Adwords Qualified Professional”, che hanno studiato tanto proprio per non far buttare soldi agli inserzionisti…

- Che Adwords è lo strumento facile e veloce per essere visibili su Google?

Il quality score e le continue novità introdotte nel meccanismo di valutazione degli annunci dovevano servire proprio a combattere questa mentalità semplicistica e sbagliata: infatti, l’eccessiva leggerezza con cui molti utilizzavano lo strumento Adwords, stava dando luogo a messaggi ingannevoli e landing pages poco pertinenti con il messaggio pubblicizzato.
Ero fortemente convinto che Google volesse evitare ai navigatori una “poor user experience” che avrebbe ulteriormente svalutato i risultati sponsorizzati a favore di quelli naturali.

- O forse che Adwords ha poco successo e quindi deve entrare in competizione con le “povere” SEM Agency, abbassandosi a fare pay per click su keyword come “posizionamento nei motori di ricerca” e “indicizzazione siti web”?

Mi sembra che la tendenza sia tutt’altra e che Adwords non sia mai stato così popolare: tanto che quasi tutti i SEO, anche i più puristi, iniziano a proporre lo strumento riconoscendone la specificità e l’efficacia.

Non trovo risposte e non mi vengono in mente altre interpretazioni, quindi mi fermo qui e attendo con ansia le vostre…

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Google Ad Planner ovvero “Dove va il nostro target audience?”

Google Ad Planner ovvero “Dove va il nostro target audience?”


PPC Web analysis

Con l’introduzione del Demographic Bidding di Adwords Google aveva già fornito degli indizi importanti sulle informazioni di cui è in possesso, non sorprende quindi che qualche giorno fa abbia dato alla luce un nuovo servizio, sperimentale ma promettente, per i professionisti dell’online media planning:

Google Ad PlannerGoogle Ad Planner infatti consentirà di individuare i siti che meglio rappresentano il segmento di pubblico verso cui si intende veicolare una data comunicazione commerciale, e di impostare conseguentemente la pianificazione delle campagne media.

Insomma “big G”, già dominatore incontrastato in ambito search marketing, compie il primo passo nel porsi come competitor per i (costosi e preziosi) servizi di “data collection & analysis” già erogati da aziende come Nielsen, Comscore o Quantcast.

Leggi l’articolo completo

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