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I bambini sono già online

I bambini sono già online


Comunicazione Social Media Marketing

In un post recente abbiamo parlato di come i bambini siano più reattivi degli adulti agli inviti che provengono dalla comunicazione offline e sollecitino approfondimenti nel mondo online.

bambini al computer Su Vox leggo inoltre di come il mercato dei libri per bambini, sempre in America, stia rapidamente abbracciando il mondo del digitale: i bambini, crescendo immersi nella tecnologia, sono infatti propensi alla lettura a video e attraverso gli e-book readers. L’articolo continua sottolineando come gli editori stiano rispondendo all’evoluzione del mercato caricando online la versione digitale e la versione audio dei libri, oltre che offrendo contenuti supplettivi come giochi e mondi virtuali.

Qualche esempio in Italia

Forse nel nostro Paese non possiamo ancora parlare di incremento dell’importanza degli e-book per bambini, ma di certo anche i nostri piccoli vanno sempre più su Internet, sollecitati anche dagli insegnamenti che ricevono a scuola (sempre più siti sono dedicati ai bambini e alla didattica attraverso la Rete). I siti dei brand che si rivolgono ai più giovani, coi loro infiniti contenuti extra, confermano la presenza dei bambini online.

La Ferrero, ad esempio, tra i suoi siti vanta Ferrero Cartoon, uno spazio dedicato interamente a cartoni, videogiochi, giochi e gadget, ma anche Magic Kinder, il sito dedicato al famoso ovetto Kinder, attraverso il quale i bambini possono immergersi nel fantastico mondo delle sorprese. Qui i bambini, oltre che guardare e segnalare agli amici giochi e video, possono votare le sorprese che preferiscono ammettendole così al Magic Kinder Cup.  Tra i siti spicca inoltre Mostri e Pirati, interamente dedicato all’avventura mostruosa firmata Kinder. Un cartone che vive esclusivamente nei suoi prodotti e ovviamente in Rete.

bambino gioca al computerAnche Giochi Preziosi non si è lasciata scappare l’occasione di intensificare il proprio rapporto coi più piccoli, creando sul web il mondo dei Gormiti. Iscrivendosi al  Gormiti Club sarà possibile essere aggiornati su novità ed eventi, completare la propria collezione,  partecipare a sondaggi, inviare foto e scrivere ai propri personaggi preferiti. Giochi, screensavers, wallpapers, icone, emoticons, disegni da colorare e newsletter sono inoltre disponibili sul sito.

Lo stesso vale per il Winx Club, ideato da Iginio Straffi, la Melevisione, il programma televisivo per bambini della Rai e il sito DeA Kids di De Agostini. Potrei continuare a citarne tanti altri ma i siti dedicati ai più giovani sono davvero tanti, soprattutto se contiamo anche quelli slegati dai brand. Questa directory dedicata all’educazione e alla didattica ci offre una panoramica più completa del settore.

Le aziende offrono mondi online ai bambini

Alla domanda “i bambini sono online” non posso rispondere con precisione, ricerche in merito relative al solo territorio italiano non ne ho trovate. Le aziende sembrano però puntare sulla creazione di mondi virtuali ad hoc per i loro piccoli affezionati e non credo investano in attività senza presumere un ritorno. La Rete, ormai da tutti riconosciuta capace di creare relazioni, in questo specifico settore, grazie a multimedialità e interattività, si dimostra ancora più efficace nel creare valore aggiunto.

Cosa ne dite? Secondo la vostra esperienza si può affermare che i bambini sono online?

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Social network professionali: Link2me

Social network professionali: Link2me


Comunicazione

logo social networkOrmai nessuno che lavori nel campo del web marketing sottovaluta il potenziale dei social networks. Sulla scia del successo di alcuni noti come LinkedIn, Xing, Facebook, vediamo nascere ogni giorno iniziative “social” più o meno brillanti.

Il campo si fa affollato e la competizione cresce. E’ difficile (e anche non troppo utile) aprire ora un social network generalista, dal momento che il punto critico è proprio riuscire a distinguersi dalla massa, offrendo un vantaggio concreto: ne abbiamo tutti abbastanza dei form da compilare, non vogliamo un altro (ennesimo) profilo.

A mio parere (supportato da pareri di nomi più illustri ;-) ) per riuscire è necessario avere le idee chiare e focalizzarsi in un ambito specifico.

logo link2mePer fortuna in molti l’hanno già capito, e anche in Italia ci sono alcuni begli esempi di successo. Vogliamo segnalare un social network nato da poco e dedicato ai professionisti del mondo della comunicazione: www.link2me.it. E’ online da circa un anno e si propone come punto di riferimento per i consulenti del settore, utile per trovare nuove opportunità lavorative, condividere le proprie competenze e mettere in piedi progetti collaborativi.

La caratteristica maggiormente interessante del portale è il marketplace: qui i potenziali clienti possono pubblicare richieste e bandi di gara, e i professionisti possono a loro volta candidarsi per i vari progetti, costituendo anche, in caso, delle cordate per progetti più complessi.

Di recente ho conosciuto Jacopo Modesti, creatore del progetto Link2me, e ho pensato di fare cosa utile segnalando questo suo interessante progetto ai lettori del nostro Online Marketing Blog. L’idea può essere utile non solo per connettere gli operatori del settore, ma anche, grazie al citato marketplace, a raggiungere clienti e “formare il mercato”, con una informazione chiara e condivisa sui prezzi e sui requisiti di qualità richiesti dai progetti.

A discapito di quanti pensano di guadagnare sfruttando il fatto che Internet è ancora un mezzo (purtroppo) poco conosciuto da parte di molte aziende, e fare soldi sulla disinformazione. Auspico che progetti come questo ci aiutino a creare un mercato migliore, più consapevole e genuinamente competitivo.

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I bambini seguono spot tv e pubblicità

I bambini seguono spot tv e pubblicità


Comunicazione

bambini al computerIn America il 46% dei bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni ha visitato un sito web per reperire maggiori informazioni rispetto un prodotto visto in spot televisivi o annunci pubblicitari. La ricerca di informazioni in risposta a pubblicità offline cresce all’aumentare dell’età dei giovani consumatori: su 10,7 milioni di bambini, il 26,5% ha 6-7 anni, il 33,3% 8-9 anni e il 40,2% 10-11 anni. A rivelarlo è un’indagine condotta da Mediamark Research (MRI).

Un comportamento, quello sopra descritto, che si riscontra solitamente nei bambini abituati ad utilizzare la Rete: il 48% di loro naviga infatti su Internet quotidianamente, il 41% ha un personale indirizzo e-mail e il 40% negli ultimi 30 giorni ha usato un servizio di Instant Messenger.

2008-american-kids-studyAnnie Marie Kelly, vice presidente del MRI, sottolinea come i giovani siano più sensibili agli inviti dei pubblicitari che propongono di visitare il sito del brand e di come i marketers dovrebbero prendere atto di questa loro inclinazione e “farne tesoro”.

Dell’utilità di un marketing mix diversificato, online e offline, capace di attirare utenti nel proprio sito, ha parlato anche Federico in un suo post recente.  Questa ricerca avvalora ulteriormente le sue parole, sottolineando come i bambini siano più reattivi degli adulti agli inviti che provengono dalla comunicazione offline e sollecitano approfondimenti nel mondo online.

La ricerca è stata svolta in America, paese decisamente evoluto in settori come tecnologia e connessione e per questo spesso anticipatore di tendenze. Il ruolo che le informazioni on-line andranno ad assumere si suppone quindi sarà sempre più rilevante. I bambini di oggi sono gli adulti di domani. Se già da piccoli maturano questo comportamento, col tempo non potranno che rafforzarlo e farne un’abitudine, anche senza l’invito formale dei pubblicitari.

Atteggiamento che nasce anche in risposta ai diversi bisogni che le due comunicazioni soddisfano: spesso la pubblicità offline riesce solo ad attirare l’attenzione del consumatore, mentre è online che l’utente trova informazioni utili per prendere decisioni (discorso che accenno solamente in quanto merita un post specifico).

E a voi? Quante volte è capitato di andare su Internet a cercare maggiori informazioni rispetto un prodotto di cui avevate visto o sentito un annuncio su tv, radio e giornali? E i vostri figli come si comportano?

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Reputazione Online: quanto conta?

Reputazione Online: quanto conta?


Comunicazione

Le opinioni espresse e pubblicate dagli utenti in rete influenzano le scelte degli altri navigatori, e spesso in modo determinante.

Questa affermazione, scontata per gli addetti ai lavori, spesso coglie di sorpresa chi non ha mai riflettuto su fino a che punto i contenuti reperibili in rete forniscano un’immagine di noi, della nostra azienda e dei prodotti o servizi che quest’ultima offre.

La rete parla di noi anche se non lo sappiamo o non lo vogliamo: infatti internet offre un enorme quantità di informazioni costantemente aggiornate, e quanto pubblicato rimane nel tempo, reperibile a chiunque sia interessato a quei dati. Nella rete commenti e opinioni sono oggetto di confronto tra gli utenti/consumatori anche a distanza di tempo dall’iniziale pubblicazione.

Secondo una recente ricerca avviata da Rubicon Consulting le recensioni online e i commenti dei navigatori, spesso sottovalutati da chi si occupa di marketing, sono secondi soltanto al passaparola quanto a capacità di influire sulle scelte di acquisto dei consumatori.

L’importanza del monitoraggio dell’immagine che emerge dalla rete è stata l’argomento del mio speech al Rimini Web Marketing Event, quindi oggi ho pensato di condividere con i lettori di Online Marketing la presentazione confezionata per l’occasione: visto il contesto che ci ospitava (la fiera SIA Guest) avevo centrato la relazione sul mondo del turismo e dell’ospitalità alberghiera, rimanendo sorpreso dalla curiosità  e dal dibattito che l’argomento suscitò tra gli albergatori presenti.

Quante volte nella scelta di un hotel o di villaggio vacanza  abbiamo basato la nostra scelta sui “consigli” di chi vi era già stato e ha raccontato le proprie impressioni in rete? Io moltissime…anche se chiaramente i parametri a cui dare valore (es. prezzo, comfort,  qualità del cibo, distanza dal mare o dal centro…) cambiano di volta in volta in base allo scopo del soggiorno (es. lavoro o vacanza? Quale durata?)

Purtroppo molte aziende oggi ancora trascurano l’importanza delle community online perchè si fermano all’apparenza e valutano come solo un piccola percentuale degli utenti internet partecipi attivamente ad esse, così facendo tuttavia dimenticano che la maggior parte dei navigatori è composta da spettatori piuttosto che da attori e che in realtà chi attraversa la rete consulta sempre più spesso (sia direttamente, sia indirettamente, grazie ai motori di ricerca) forum, blog e newsgroup per ricavare informazioni che ritiene utili, anzi, determinanti (come appunto dimostrano la ricerca appena citata e le altre segnalate nella presentazione)

Sempre a proposito della ricerca Rubicon Consulting segnalo anche le interessanti considerazioni pubblicate da Marketing Vox

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Yalp! Pronti per la web tv?

Yalp! Pronti per la web tv?


Comunicazione Video adv

La settimana scorsa sono stato invitato da Digital PR ad un incontro con il team di Yalp!, il progetto per la web tv di Telecom Italia. Si è trattato di un incontro informale con alcuni blogger, durante il quale ho avuto il piacere di conoscere di persona, tra gli altri, Marco, Francesca, Luigi, Marco. Purtroppo vivendo e lavorando da Amsterdam spesso sono fisicamente lontano dal mercato italiano, e mi riesce difficile essere presente a questo tipo di appuntamenti. Molto spesso ho contatti e conosco le persone solo “virtualmente”.

Anche per questo ho apprezzato la serata a Milano; con un bicchiere di vino ed un buon risotto abbiamo potuto discutere del mercato italiano dei video e della web tv. E’ stata una serata piacevole e dagli spunti interessanti, speriamo di poter ripetere!

Di recente anche in questo blog abbiamo parlato molto di video online, cercando di delineare un futuro per questo mezzo di comunicazione che non cessa di aumentare di valore online. Tutte le stime sembrano infatti positive, e nascono ogni giorno progetti basati su formati video, dai social network ai video blog editoriali. eMarketer ancora una volta scommette sui video, non smentendo quanto già annunciato altre volte: la previsione è una reach in aumento (fonte: eMarketer, mercato USA), fino a raggiungere la grande maggioranza dell’intera popolazione internet nel giro di quattro anni.

Più utenti sono abituati a fruire dei video online, più cresce la domanda e quindi il business.

Ma quali contenuti?

Una critica spesso mossa al modello YouTube è l’incapacità di andare oltre al modello del video virale da 30 secondi: i video sono contenuti consumati come passatempo, e quasi sempre mal si prestano ad essere utilizzati per altri scopi, come di recente faceva notare Fabio.

Il problema è il mezzo o il contenuto?

A mio parere siamo in un periodo di transizione i video online sono un prodotto ancora immaturo: fanno scalpore per i grandi numeri, ma questi numeri sono dovuti più che altro alle enormi possibilità del mezzo di comunicazione (Internet) ed alle meccaniche virali che ne permettono una diffusione a volte incredibile. Oltre a questo però, il famoso User Generated Content, almeno per quanto riguarda i video ed a parte felici eccezioni, si rivela spesso privo di (perdonate il gioco di parole) contenuti. Comunicare per comunicare, ma se non si ha nulla da dire?

Sono stati caricati milioni di video in YouTube e nelle altre piattaforme, ma quali di questi meritano veramente di essere visti? Quali possono attrarre un grande pubblico, per quali di questi saremmo disposti a pagare?

Il futuro è editoriale

Il futuro del video è necessariamente editoriale: contenuti di qualità, selezionati e proposti da una redazione. Oltre alla qualità del contenuto, bisogna infatti anche prendere in considerazione il fattore scelta: la maggior parte di noi è abituata alla televisione, che si può guardare in modo totalmente passivo, non richiede quasi alcuno sforzo (se non quello di cambiare canale – o spegnere – quando si è stufi).

Questa preferenza per la non-scelta è di fatto confermato dalle stesse statistiche di YouTube: i video più visti sono sempre quelli che si trovano in home page o nella pagina dei consigli. Il fare una scelta implica uno sforzo, e quindi un costo da sostenere. Se mi propongono qualcosa, lo accetto volentieri.

Anche oltre oceano nascono progetti in questo senso, cito ad esempio Hulu, che propone online in streaming (di buona qualità) show, film e note serie americane (NdR: è necessario utilizzare un proxy per usufruire dei contenuti se non si risiede in USA).

PS: all’incontro con Yalp! ho peraltro scoperto il canale Bonsai, da vedere. :-D

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Facebook Connect e il data portability

Facebook Connect e il data portability


Comunicazione Software

Data PortabilityStanchi di dover effettuare un login ogni volta che accedete a un sito e di dover mantenere diverse identità sparse per la Rete?

Credo di parlare a nome di tutti rispondendo con un deciso “sì”.

Il problema del data portability, ovvero la possibilità di essere sempre accompagnati durante la navigazione dalla propria identità e dai propri contatti, è un grattacapo che accomuna tutti i “grandi” della Rete che attraverso applicazioni come Google Friend Connect, OpenID, Open Social e Data Portability hanno cercato di trovare la propria soluzione.

Questa volta a provarci è Facebook col suo Facebook Connect.

Per un navigatore loggarsi ovunque con lo stesso id, in questo caso quello di Facebook, significa risparmiare tempo, gestire un’unica identità sul web e condividere con i propri contatti le azioni compiute anche al di fuori del social network.

Perchè questo si verifichi realmente bisognerebbe però che tutti i siti, o almeno i più importanti, offrissero ai visitatori la possibilità di loggarsi con il proprio profilo Facebook. Per il momento i siti con cui FB ha stretto accordi sono una trentina, tra cui Twitter, Digg, Disney e StumbleUpon, ma si prevede aumenteranno a breve,  anche grazie alle segnalazioni degli utenti ai siti da loro più frequentati.

Vista la concorrenza, Google e MySpace primi tra tutti, non credo sarà però possibile arrivare a una base sufficientemente ampia di siti, capace di soddisfare il bisogno dell’utente di cui parlavo a inizio post: quindi non si tratta di una vera risposta al problema, ma di un palliativo, al quale non è estraneo l’obiettivo di un probabile aumento del fatturato di Facebook.

Come avrete capito dai toni del mio intervento non ritengo che questo sia il giusto sistema per ovviare al problema del data portability: una soluzione infatti esiste già ed è Open Id, un sistema che permette di riconoscere gli individui utilizzando la stessa struttura tecnologica che viene impiegata per identificare i siti.

Un’applicazione non  proprietaria, nata da una comunità open source nella quale, come da citazione nel sito

today, anyone can choose to be an OpenID user or an OpenID Provider for free without having to register or be approved by any organization.

Un sistema quindi che permette ad ogni utente di possedere il proprio profilo evitando perdite di tempo e discrepanze tra profili, ma che al contempo garantisce una navigazione libera su ogni social media senza, ad esempio, obbligare l’utente a portare con sè gruppi di amici profilati.

Una tecnologia incentrata sugli individui e non su big players come Google e Facebook, che continuano a non aderire e a tentare, al contrario, di imporre la supremazia dei propri sistemi (naturalmente gli interessi economici in questa partita sono ingenti).

Penso che su questioni centrali come questa un sistema free e open source come Open Id sia senz’altro lo standard a cui tutti dovrebbero adeguarsi…cosa ne pensate?  La mia è utopia?

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Il lancio di un nuovo prodotto

Il lancio di un nuovo prodotto


Comunicazione

Spesso l’insuccesso del lancio sul mercato di nuovi prodotti è dovuto ad un’errata strategia di marketing. L’articolo seguente è tratto tratto da un testo originale dell’ing. Simone Lovati, consulente in marketing strategico: vengono presentati gli errori più comuni che vengono commessi durante questa delicata fase.
Per ogni errore proponiamo un consiglio che possa aiutare a trasformare ogni nuovo prodotto in un successo.

Il Marketing non collabora con la Ricerca e Sviluppo

Molti marketing manager lavorano solo pensando alla Promozione: pubblicità, branding, fiere ed eventi aziendali. Seppure queste attività sono indiscutibilmente fondamentali, lavorare solo con esse risulta riduttivo in quanto il prodotto (o il servizio) da lanciare già esiste!

Per migliorare la propria performance il marketing deve “risalire” il processo decisionale, collaborare con il reparto ricerca e sviluppo o con l’ufficio tecnico per definire e segmentare il mercato, identificare il miglior target e costruire su di esso un prodotto (o un servizio) che realmente risponda alle esigenze.

Il Marketing non si concentra abbastanza sul target

Spesso l’ufficio marketing non conosce veramente il target da colpire, le sue esigenze, le sue abitudini.

Ormai le persone sono saturate di impegni, riunioni, email ed informazioni. Non è possibile inviare generici inviti nella speranza che siano d’appeal per il destinatario. E’ necessario conoscere bene le esigenze dei destinatari, non solo le loro caratteristiche o dati demografici. Bisogna inviare email personali e specifiche sulle esigenze del destinatario, solo così si può pensare di aver successo.

Il Marketing sceglie sempre la strada più sicura

Molti marketing manager preferiscono non rischiare mai e scelgono di non “abbandonare la strada vecchia per la nuova” per non essere poi incolpati di possibili insuccessi.
Molti sanno di sprecare budget su tattiche consuetudinarie e assolutamente poco efficaci, ma non vogliono assumersi il rischio del cambiamento!
Oltretutto di solito il marketing è visto come un costo, perciò è la prima risorsa da tagliare in tempi di crisi.

Per prima cosa è necessario subito chiarire quali risultati ci si attende da ogni nuova iniziativa di marketing. Se volete nuove iniziative vengano approvate dal management, dovete iniziare a calcolare e tenere sotto controllo il ritorno sugli investimenti delle vostre attività di marketing. Dimostratene il valore in termini di profitti, confrontate le strategie precedenti con le nuove con dati alla mano e presentate le vostre decisioni fondate a chi decide.

Il Marketing inizia a pianificare troppo tardi

Molte aziende pianificano il lancio di un nuovo prodotto all’ultimo momento, quando il prodotto è già disponibile sul mercato.
Un piano di lancio va studiato nel dettaglio, non si può pensare di iniziare a pensarci quando il prodotto è già sugli scaffali o lo sarà tra poco.

E’ necessario convincersi che che la pianificazione va studiata a partire dal momento in cui il prodotto entra in produzione, non quando si è già pronti a vendere!

Il Marketing e le vendite non comunicano

La maggior parte dei marketing manager ignorano e non si interessano del ciclo di vendita dei propri prodotti. Sono convinti che il loro ruolo termini con la generazione dei prospects. In questa situazione, pare che Marketing e Vendite abbiano obiettivi e misure diverse.

L’ufficio marketing e l’ufficio vendite collaborano invece insieme per la riuscita del prodotto, devono lavorare per sincronizzare i loro sforzi. L’obiettivo è lo stesso per entrambe: la crescita del business sui clienti!

Il marketing deve monitorare strettamente il ciclo di vendita del prodotto, il ritorno delle campagne di marketing va tenuto sotto controllo al lancio del prodotto e se possibile anche durante la sua vita successiva.

tratto da un testo originale di:

Ing. Simone Lovati
Consulente in marketing strategico, presidente e socio co-fondatore di
ADVBOUCLE & PARTNERS

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Il Video non parla il linguaggio del WEB

Il Video non parla il linguaggio del WEB


Comunicazione

iperletturaTitolo provocatorio per conoscere il vostro parere su una questione che mi “angustia” :)

Il 2008 è stato l’anno del Video su WEB anche in Italia e tutto lascia pensare che il 2009 lo sarà ancor di più, anche su OMB abbiamo dedicato molto spazio alle tematiche legate al Video Advertising ma non posso nascondere l’impressione che la corsa ai video in molti casi si tratti di una moda, altrimenti non mi spiegherei perchè vengano realizzati video su qualsiasi argomento, anche quando le caratteristiche dello strumento non si prestano minimamente ad esporre certi contenuti.

Mi spiego meglio

Agli albori del WEB professori universitari emozionati esaltavano la “rivoluzione” dell’ipertesto, il concetto di documento non lineare che dava a chiunque la possibilità di costruire autonomamente il proprio percorso attraverso le informazioni, infatti grazie all’ipertestualità qualsiasi documento può essere successivo all’attuale in base alla scelta del lettore.

Si tendeva a sorvolare sul rischio di acquisire informazioni superficiali e non verificate, strappate a “spizzichi e bocconi”, per sottolineare invece le nuove possibilità che ci venivano concesse.

Con il passare del tempo, mano a mano che i navigatori prendevano confidenza con il WEB, i motori di ricerca diventavano il principale punto di accesso per raggiungere la moltitudine di informazioni disponibili in rete, rivelandosi come una sorta di indice dinamico per un libro potenzialmente infinito.

Oggi a distanza di anni quello “stupore” è scomparso, infatti la lettura ipertestuale è parte della nostra esperienza quotidiana di consultazione del WEB, e il problema della superficialità è in gran parte superato perchè fondamentalmente ci siamo abituati ad acchiappare qua è la brandelli di informazioni, fino a riunirle autonomamente a costituire un compendio di conoscenze organico e approfondito, ma dinamico.

La mia impressione è che il video su WEB sia lontanissimo da tutto ciò: il video impone i suoi tempi e la sua sequenzialità e, a fronte di una certa durata, solitamente fornisce molte meno informazioni rispetto al “vecchio” documento ipertestuale…anzi spesso è imbarazzante la povertà delle informazioni raccolte dopo aver assistito ad un video di pochi minuti.

Il mio sarà un personale problema di scarsa pazienza ma, lo dico chiaro e tondo, secondo me ci sono soltanto due utilizzi sensati dei video in rete

  • intrattenimento (non a caso l’80% dei video presenti su YouTube)
  • informazione in stile televisivo e su argomenti di tipo televisivo (forse il restante 19%)

Tutto il resto è…NOIA

Tutti i casi in cui attraverso un video non si fa altro che divulgare informazioni che potrebbero essere tranquillamente descritte attraverso il formato (iper)testuale rappresenta, a mio modesto avviso, un uso improprio e improduttivo dello strumento: in definitiva si tratta di un passo che va nella direzione opposta rispetto alla “rivoluzione” ipertestuale a cui accennavo poco fa.

Sto pensando ai barbosissimi tutorial che ci spiegano come installare un plugin di WordPress, come utilizzare il pannello di Google Analytics o a come creare una macro in Excel…

In questi casi il video dovrebbe essere un arricchimento, un’appendice, non il documento principale…

La cosa risulta ancora più evidente quando, dopo aver assistito a 5 minuti di video, andando a cercare l’estrapolazione testuale del parlato, ci accorgiamo che è costituita soltanto da pochissime righe…quanto tempo abbiamo perso?

Un grosso problema di questo utilizzo del video è proprio quello che spesso non viene neppure data la possibilità di conoscere in anticipo quali sono le informazioni che verranno fornite e se, in definitiva, nell’era del multitasking vale la pena che il navigatore si fermi e dedichi ad esse tutta la propria attenzione per diversi preziosi minuti.

I peggiori di tutti sono i veri e propri “cortometraggi” (pieni di chiacchiere e PNL grossolana) che vorrebbero spiegarci come fare soldi in rete ma in realtà cercano di convincerci ad acquistare delle guide costosissime (penso a roba come Stompernet.com o a Mass Control di Frank Kern ) .

Eppure la moda è dilagante e l’utilizzo (io dico “improprio”) dei video appare gradito ad una grossa fetta dei navigatori, non a caso Google ha aperto il proprio canale di informazione su YouTube ricco di TG-Tutorial con tanto di presentatrice (in stile previsioni del tempo).

Una spiegazione plausibile del fenomeno me l’ha data recentemente un collega: i navigatori apprezzano molto i video perchè la stragrande maggioranza di noi non ha ancora imparato a utilizzare gli ipertesti a dovere, i video sarebbero più semplici e alla portata del navigatore medio. Sarei propenso a prenderla per buona, se non fosse che molti video arrivano ad occuparsi di argomenti tecnici avanzati e quindi, presumibilmente, non sono diretti al “navigatore medio”.

Questa cosa per me rimane un mistero e comincio davvero pensare che si tratti di un mio personale problema di impazienza :)

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Primo su Google! Grazie ai Cinesi in bicicletta

Primo su Google! Grazie ai Cinesi in bicicletta


Comunicazione SEO

In queste settimane il tempo è tiranno e negli ultimi post abbiamo un po’ trascurato gli argomenti strettamente SEO/SEM pertanto, in attesa di articoli più corposi (di prossima uscita), ci sembra fondamentale introdurvi a due trucchi SEO …di facile applicazione.

Primo trucco SEO per i posizionamenti

Assoldate dei lavoratori cinesi economici e mandateli in giro come trottole tra gli internet cafè e le altre centinaia di postazioni internet presenti in città, quindi fate loro effettuare varie ricerche con la keyword con cui intendete posizionarvi e date istruzioni perchè clicchino sempre il vostro sito (che magari si trova sepolto in decima pagina della SERP).

Risultato garantito in poche settimane, almeno secondo la testimonianza di un misterioso SEO, raccolta da Philipp Lenssen al BarCamp di Stoccarda e riportata su Blogoscoped con qualche preplessità.

La prima domanda SEO-tecnica che mi viene in mente è se il ricorso alternativo a galoppini Indiani (o a studenti desiderosi di arrotondare) al posto dei Cinesi, possa rivelarsi altrettanto pratico e, soprattutto, efficace.

Ad ogni modo è l’occasione per riflettere, ancora una volta, sull’annosa questione del possibile uso del conteggio dei click ai fini del ranking ma, in assenza di prove concrete, continuo a ritenere questa cosa abbastanza improbabile.

Secondo trucco SEO per i risultati locali

E’ appena più serio del precedente e riguarda il posizionamento negli esercizi commerciali locali di Google Maps: dato che avere un indirizzo vicino al centro città è un fattore di ranking particolarmente influente, prendete una “casella fermo posta” presso le poste centrali della vostra città e fornite al sistema di iscrizione quell’indirizzo…oppure chiedete a qualcuno che vive presso il centro di fornirvi un appoggio ad uso Google Business Listing.

L’efficacia di questa tecnica è reale e la stiamo sperimentando con successo proprio su Online Marketing, come abbiamo avuto modo di raccontare in un articolo dedicato ai risultati locali di Google, ma si è trattato di un caso fortuito non di una scelta calcolata.

BlogoScoped li definisce addirittura due “trucchi SPAM” (per fortuna aggiunge un “presunti”) …ma le tecniche SPAM non dovrebbero essere delle scorciatoie? Qui invece sembra che andiamo a complicarci ulteriormente la vita :-D

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Un buon rebranding, solo se è condiviso

Un buon rebranding, solo se è condiviso


Comunicazione

Grazie ai commenti e riscontri positivi seguiti alla pubblicazione dell’articolo sul rebranding del dott. Dario Ferrigato di ADVboucle & Partners, pubblichiamo un altro articolo dello stesso autore che approfondisce un aspetto che già con il primo post aveva riscosso particolare interesse: la condivisione delle scelte aziendali di brand, la cooperazione e la comunicazione interne.

Un’analisi di un aspetto spesso poco considerato: l’importanza della condivisione di una strategia di rebranding all’interno di tutto l’organigramma d’azienda.

Classicamente al termine di ogni processo di rebranding si attuano tutti gli sforzi per portarlo a conoscenza del mercato. Si parte spesso da un nuovo naming o da una ristilizzazione del logo o ci si limita ad un più coerente pay-off; non di rado si adottano tutte e tre le possibilità. Poi si passa ad investire in importanti campagne di comunicazione adottando quei canali più atti ad intercettare i target scelti.
Tutto assolutamente corretto ma forse non sufficiente.

Mi spiego: un rebranding è efficace se l’azienda si muove in maniera coerente ai valori scelti e dato che essa è costituita da persone se esse si comportano in modo da realizzarli. Non di meno si può dire che l’azienda comunica non solo attraverso i comuni canali di comunicazione ma anche attraverso le persone che la compongono; basti pensare all’importanza costituita dalla forza vendite nel rappresentare un’impresa.

Riassumendo possiamo dire che un rebranding si realizza anche se i membri di un’azienda lo realizzano nel loro agire quotidiano e se gli stessi fanno in modo di comunicarlo all’esterno.

Condivisione quindi della nuova strategia adottata con tutto o quasi l’organigramma d’azienda; non si può pensare che nuove scelte di brand vengano recepite dal mercato se queste vengono confinate negli uffici dei top-manager ed affidate alle sole campagne di comunicazione infarcite delle nuove trovate creative.

Il problema poi passa ad aspetti pratici consistenti nella reale possibilità di comunicare internamente il nuovo processo in atto. Maggiori difficoltà vi sono evidentemente ove si è di fronte ad una dimensione elevata dell’azienda; come da letteratura i processi informativi sono più complessi ove la struttura è più grande se non altro per una banale questione di numerosità dei contatti. Spesso il consiglio che do è quello di formare i ruoli di responsabilità di modo che questi fungano da ambasciatori delle nuove direzioni prese ovvero che ricoprano il ruolo di propagatori delle nuove istanze ai loro subalterni. Una moderna tendenza è quella di realizzare un sito internet ad hoc, interno all’azienda, ove discutere e fare proprie le nuove istanze scelte. Più realisticamente si tratta di realizzare degli eventi a cui non può mancare la forza vendita, per far comprendere e condividere le nuove direzioni strategiche scelte.

Al di là degli strumenti comunque, un rebranding si realizza se tutta l’azienda agisce e comunica a suo favore.

dott. Dario Ferrigato
www.darioferrigato.com
Consulente Senior
www.advboucle.com

Voi cosa ne pensate?

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