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	<title>Online Marketing Blog &#187; Social Media Marketing</title>
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	<description>Risorse di Web Marketing, Search Engine Marketing, Keyword Advertising e Web Analysis.</description>
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		<title>I &#8220;perchè&#8221; delle applicazioni su Facebook</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 07:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Cangini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[applicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[brand]]></category>
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		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle caratteristiche che contraddistingue Facebook dagli altri social network e probabilmente ne ha in parte decretato la popolarità, sono le applicazioni. Ma perchè piacciono tanto?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" title="Social Media Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_social-marketing.png" align="right" width="38" height="38" alt="Social Media Marketing" /></a>
<p><img class="destra" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/Farmville.gif" title="Farm Ville" width="143" height="143" />Una delle principali caratteristiche che contraddistingue Facebook e probabilmente ne ha in parte decretato la popolarità, è la presenza delle <strong>applicazioni</strong>: software integrati nella piattaforma che permettono agli utenti di vivere esperienze ludiche.</p>
<p>Tante e differenti tra di loro, le applicazioni possono consistere in semplici quiz o arrivare ad essere dei veri e propri mondi virtuali; eterogeneità resa possibile dalla quasi totale libertà lasciata agli sviluppatori.</p>
<h4>Ma perchè le applicazioni piacciono tanto?</h4>
<p>La risposta è che <strong>sono coinvolgenti</strong>, sentimento amplificato dalla <strong>condivisione dell&#8217;esperienza</strong> coi propri amici.<br />
Aprire un biscotto della fortuna e leggere cosa ti preannuncia è infatti tanto più bello quando è possibile scherzarci sopra coi propri amici; migliorare il proprio punteggio a <em>Geo Challenge</em> è tanto più appagante quando il tuo avatar sale nella classifica fino a superare quel compagno di classe che tanto era bravo a scuola; o ancora, un mondo virtuale è tanto più divertente quando è popolato dai tuoi &#8220;veri&#8221; amici, coi quali ti trovi ad interagire scambiandoti regali o confrontandoti in gare che ti permettono di avanzare di livello.</p>
<p>Rimane ora da porsi la domanda:</p>
<h4>Perchè i brand dovrebbero realizzare delle proprie applicazioni?</h4>
<p>Le motivazioni vanno dalla più pragmatica <strong>raccolta di dati sugli utenti</strong> che accettano l&#8217;applicazione, quindi danno il consenso ad accedere alle informazioni presenti nel proprio profilo e in quello degli amici, alla più astratta possibilità di fare <strong>branding</strong> e soprattutto di costruire uno di quegli spazi virtuali in cui <strong>conversare col consum-attore</strong> al fine di  <a href="http://www.online-marketing.it/social-marketing/2009/creare-valore-social-media/">co-creare valore</a>. Naturalmente quest&#8217;ultimo obiettivo sarà più facilmente raggiungibile qualora l&#8217;applicazione sia coerente col mondo della marca, quindi capace di ricavare dagli utenti informazioni utili per migliorarsi.</p>
<p>Inoltre, possedere un&#8217;applicazione, permetterebbe al brand di <strong>aggiungere valore alla propria presenza su Facebook</strong> offrendo agli utenti un motivo in più per &#8220;tornare a trovarlo&#8221; e per parlare di lui coi propri amici <strong>innescando più facilmente la tanto amata viralità</strong>, punto forte dei social network.</p>
<p>Di brand che  hanno realizzato delle proprie applicazioni al momento non ce ne sono molti, probabilmente si stanno avvicinando cautamente a questo mondo, iniziando a costruire la propria presenza attraverso la più semplice pagina aziendale. <a href="http://www.facebook.com/apps/directory.php"><img src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/directory_applicazioni2.gif" alt="Applicazioni FaceBook" width="242" height="145" /></a>Qualunque sia la strada scelta, dalla pagina, al gruppo o all&#8217;applicazione, l&#8217;importante è che venga intrapresa seguendo una precisa strategia comunicativa e non percorsa per poi essere abbandonata, causando viceversa un danno d&#8217;immagine. </p>
<p>Tutte le applicazioni sono presenti, raggruppate per categoria, nella <a href="http://www.facebook.com/flavia.cangini#/apps/directory.php">directory di Facebook</a>.</p>
<div style="clear: both;"></div>
<p>Buon divertimento e un&#8217;unica raccomandazione: alcune applicazioni possono portare a dipendendenza <img src='http://www.online-marketing.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<img src="http://www.online-marketing.it/?ak_action=api_record_view&id=4124&type=feed" alt="" />

<p>Pare che questo post sia particolare: non abbiamo trovato articoli correlati.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>La sottile linea nera di Audi</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 16:13:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Pezzano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[audi]]></category>
		<category><![CDATA[audi dark line]]></category>
		<category><![CDATA[automobili]]></category>
		<category><![CDATA[automotive]]></category>
		<category><![CDATA[blogger]]></category>
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		<category><![CDATA[Viral Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Audi si attiva sul web per promovere le sue auto, riconoscendo alla rete un vantaggio sui media tradizionali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" title="Social Media Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_social-marketing.png" align="right" width="38" height="38" alt="Social Media Marketing" /></a>
<p>Il <strong>marketing dell&#8217;automobile</strong> ha spesso regalato interessanti novità sul piano della comunicazione, grazie alle idee innovatrici dei team creativi che in questo campo si sfidano a suon di <strong>campagne virali</strong> ed <strong>esperienze interattive</strong> per convincere i potenziali clienti che proprio quella è l&#8217;auto che fa per loro. Tanto più in un periodo di recessione economica come quello che stiamo attraversando, a causa del quale i budget a disposizione di tutti sembrano assottigliarsi inesorabilmente e le agenzie creative devono fare uno sforzo in più per far sì che l&#8217;automobilista decida di mettere mano al portafoglio.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="float:none; clear:both; margin:20px 0" title="Audi" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/newlogo.jpg" alt="Audi" width="400" height="47" /></p>
<p>Una delle realtà da sempre più all&#8217;avanguardia in questo campo -e lo diciamo avendo avuto la possibilità di vederlo da vicino- è il marchio <strong>Audi</strong>. La casa tedesca, di proprietà del gruppo Volkswagen, ha infatti dato il via in questi giorni ad almeno un paio di iniziative degne di attenzione per la loro non-convenzionalità.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4157" title="Augmented reality Audi A5" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/a5sportback_ar.png" alt="Augmented reality Audi A5" width="250" height="249" />La prima riguarda il <strong>lancio della nuova Audi A5 Sportback</strong>, promosso attraverso l&#8217;uso di una delle tecnologie più in voga del momento, ovvero la <strong>realtà aumentata</strong> (ne avevamo parlato <a href="http://www.online-marketing.it/internet-news/2009/augmented-reality/">qui</a>). Un <a href="http://www.virtual.audi.it/">minisito</a> ad hoc permette di visualizzare un modellino dell&#8217;auto in tre dimensioni, orientabile a piacere, inquadrando con la webcam del computer uno speciale simbolo che compare in questi giorni tra le pagine di alcuni magazine, come il mensile Wired. L&#8217;idea è senza dubbio un buon modo di effettuare <strong>campagne crossmediali</strong> sfruttando un vantaggio non indifferente del mondo online, ovvero la <strong>misurabilità</strong>, da sempre tallone d&#8217;Achille delle campagne offline.</p>
<p>La sottile linea nera, cui facevo riferimento nel titolo, si riferisce invece alla campagna di promozione di <strong>Audi Dark Line</strong>, un pacchetto di optional dedicato ai modelli A3, A3 Sportback, A5 Coupé e TT Coupé. L&#8217;allestimento in questione è dedicato a chi vuole rendere ancor più sportiva la propria auto, donandole un aspetto aggressivo e particolarmente tenebroso, grazie a cerchi in lega, cristalli oscurati, inserti in carbon look e molto altro. La campagna mira a promuovere i pacchetti in questione che vengono lanciati al prezzo ridotto di 1000 € fino al prossimo 31 dicembre. L&#8217;idea di Audi sta nel voler <strong>coinvolgere attivamente la rete</strong> nella promozione di un prodotto così particolare, andando in un certo senso ad assecondarne la natura stessa con l&#8217;ideazione di una campagna &#8220;stealth&#8221;, che coinvolga la blogosfera nella promozione di un <strong>video accattivante</strong> e di un <a href="http://microsites.audi.it/minisiti/audidarkline/">sito collegato</a>. Obiettivo: generare buzz e passaparola tra gli appassionati di automobilismo e i lettori dei blog a tema.</p>
<p>Il video, che proponiamo più sotto, ha così cominciato a girare in rete <strong>prima che su altri canali tradizionali</strong>: un segno che gli investimenti in advertising riconoscono al mondo web potenzialità sempre più concrete e un&#8217;efficacia dimostrata che ne giustifica l&#8217;utilizzo come <strong>testa di ponte per la continuazione su altri media</strong>.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/WIOMnjmDMhs&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/WIOMnjmDMhs&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<img src="http://www.online-marketing.it/?ak_action=api_record_view&id=4156&type=feed" alt="" />

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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Idee per un&#8217;innovazione open source</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 13:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Rubino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Viral Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Cosa succederebbe se una piccola azienda chiedesse il parere ai potenziali clienti ancor prima di lanciare un prodotto? Ma soprattutto, avrebbe il coraggio di farlo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- no icon for 'Marketing' --><a href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" title="Social Media Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_social-marketing.png" align="right" width="38" height="38" alt="Social Media Marketing" /></a>
<a href="http://www.online-marketing.it/category/web-marketing/viral-marketing/" title="Viral Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_viral-marketing.gif" align="right" width="38" height="38" alt="Viral Marketing" /></a>
<p>Immagino un’azienda che produce <strong>scarpette per bambini</strong>. Carinissime. E’ poco conosciuta. Non può permettersi costose ricerche di mercato, non ha il budget per una campagna pubblicitaria sulla stampa specializzata per mamme che ha costi esorbitanti, ma <strong>ha inventato un nuovo prodotto</strong>: una scarpetta adatta ai primi passi. Ha uno speciale rinforzo del tallone, favorisce la formazione dell’arco plantare, e si propone con un’estetica molto innovativa. Ma ci sono grandi discussioni sul prezzo. La tecnologia usata permetterebbe di vendere le scarpette a prezzi molto inferiori rispetto ai grandi marchi. Ma mancando i mezzi per creare una larga distribuzione e una grande notorietà, si prevede di vendere bassi volumi. Cosa fare? <strong>Come lanciare le scarpette?</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4029" title="Scarpette" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/baby_shoes.jpg" alt="Scarpette" width="250" height="188" />Il <strong>giovane product manager</strong> vorrebbe scommettere sulla forza dell’innovazione e del passaparola, e lanciare con un prezzo basso per competere aggressivamente con i grandi nomi. Per fare un buon margine al paio, pensa, basterebbe farle pagare circa 40 euro. <strong>Il suo capo</strong>, che conosce da anni le regole spietate del mercato, non pensa al margine al paio ma è invece interessato al margine totale, perché è quello che ripaga gli investimenti fatti in tecnologia. Per limitare i rischi e ripagarsi prima, vuole lanciare ad un prezzo molto più alto, 80 euro.<span> </span>Le mamme, dice, sono abituate ad identificare il prezzo con la qualità, non si fiderebbero di una scarpetta dal nome nuovo che costa troppo poco, tutte le pubblicità per anni hanno detto che i piedini delicati dei bambini, soprattutto i loro primi passi, sono preziosissimi, meritano il meglio, non consentono rischi. Lui vuole la raccomandazione di un&#8217;associazione di Ortopedici, e un prezzo alto.</p>
<p>Un giorno, leggendo il blog di un’amica, il giovane PM scopre che<strong> le mamme nel web sono tante, agguerrite, e ansiose di dire la loro</strong>. Non si era mai interessato ai loro siti ma ora scopre che c’è un modo per parlare direttamente con loro. Prende la scheda tecnica della scarpetta, la traduce in un linguaggio simpatico e accessibile, elimina solo i dettagli riservati del brevetto. La pubblica sul blog, e i commenti fioccano. La direzione estetica da seguire appare subito chiara, in mezza giornata i lunghi dibattiti aziendali che duravano da mesi non hanno più senso. Bastava chiedere a loro. Allora decide di continuare la conversazione, e chiedere alle mamme quale prezzo sarebbero disposte a pagare. Ci sono fitte discussioni tra una ventina di lettrici accanite: alcune temono che per abbassare il prezzo l’azienda debba abbassare la qualità, e non si fidano. Altre chiedono di provarle prima.</p>
<p><strong>Provarle? E perché no?</strong></p>
<p>Raggiunta una cinquantina di nominativi di mamme di bambini di 12-18 mesi, chiede loro di registrarsi per un test. Manda a casa alcuni prototipi di scarpette e apre per loro un questionario on line. Incredibilmente, a differenza delle ricerche di mercato tradizionali, il 90% dei questionari viene completato: le mamme si sono mobilitate per la sua causa (molte sono stufe di pagare prezzi astronomici per l’abbigliamento dei bambini, ma soffrono di sensi di colpa se non sono rassicurate della qualità etc…. Insomma le solite storie). Qualcuna le ha fatte persino vedere al suo ortopedico, e dice che lui le ha trovate ottime. Nel forum che segue il test intervengono in effetti tre ortopedici, richiamati dai motori di ricerca per &#8220;arco plantare&#8221;, e un tecnico di un laboratorio sanitario. <strong>Tutti danno contributi utili</strong>.</p>
<p>Il PM ha messo a punto il prodotto finale grazie ai commenti ed è pronto per il lancio. Pensa che oltre a distribuire le scarpette nei canali tradizionali, potrebbe aprire un<em> </em><strong>negozio online</strong>. Quelle che chiama le sue mamme “ambasciatrici”, entusiaste perché sono state le prime a provare le scarpette, i cui commenti sono stati ascoltati, sicure del fatto loro perché le hanno provate, spargono la notizia e portano centinaia &#8211; in poco tempo migliaia &#8211; di visite allo store. I volumi triplicano rispetto alle stime iniziali, e le vendite online sono il doppio di quelle offline.</p>
<p><img style="float:right; margin:0 0 10px 20px" title="Open Source" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/software-open-source_med.jpg" alt="Open Source" width="250" height="215" />L’anno successivo, tutte le mamme dello <em>store</em> vengono coinvolte nell’ideazione della nuova scarpetta che migliorerà la precedente. Abbondano i suggerimenti. La punta era un po’ delicata, va rinforzata perché i bambini ai primi passi continuano spesso a gattonare e la rovinano tutta. La tomaia va alleggerita un po&#8217; perché dal nido arrivano segnalazioni di calcioni devastanti. Si apre una sezione del negozio dedicata all&#8217;opinione degli ortopedici e degli esperti. In breve la notizia della piccola azienda che fa scarpette ottime a prezzi accessibili si sparge e&#8230;</p>
<p><strong>Il mio sogno: l&#8217;innovazione “open source”</strong>.<span> </span>Perché è ancora un sogno? Gli strumenti ci sono. Lo è, perché prima di innescare tutto quello che ho immaginato, il giovane PM dovrebbe chiedere il permesso al capo. E quello lo guarderebbe come se si fosse sniffato di tutto, e, cosa molto grave per il futuro prossimo del giovane visionario, penserebbe che rappresenta <strong>un pericolo per l’azienda</strong>, perché vorrebbe addirittura diffondere sul web dati sensibili come la scheda tecnica di un prodotto ancora da lanciare.</p>
<p>Non so voi, ma io sono convinta di una cosa: questa storia non finisce qui&#8230;</p>
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<p>Pare che questo post sia particolare: non abbiamo trovato articoli correlati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>La punta di cioccolato del Cornetto</title>
		<link>http://www.online-marketing.it/web-marketing/comunicazione/2009/la-punta-di-cioccolato-del-cornetto/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 11:21:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Rubino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
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		<category><![CDATA[cornetto]]></category>
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		<category><![CDATA[word of mouth]]></category>

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		<description><![CDATA[La punta del Cornetto, l'estremo del cono più famoso d'Italia, sembra essere un'ottima opportunità per una nuova comunicazione d'azienda. Rimanendo dannatamente buono.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.online-marketing.it/category/web-marketing/comunicazione/" title="Comunicazione"><img src="/wp-images/icons/categ_comunicazione.gif" align="right" width="32" height="32" alt="Comunicazione" /></a>
<!-- no icon for 'Marketing' --><a href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" title="Social Media Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_social-marketing.png" align="right" width="38" height="38" alt="Social Media Marketing" /></a>
<p>Quando si dice comunicazione &#8220;dal basso&#8221;: l&#8217;estremo ultimo del gelato più famoso di sempre, quella punta di cioccolato che si nasconde nel piccolo cono di carta che rimane dopo aver gustato la panna e sgranocchiato la cialda, diventa un fenomeno su Facebook e potrebbe costituire un&#8217;imperdibile opportunità per comunicare in modo nuovo con i consumatori 2.0.</p>
<p>La pagina Facebook inneggiante alla “<a href="http://www.facebook.com/s.php?q=punta+di+cioccolato+del+cornetto&amp;n=-1&amp;k=400000000010&amp;sf=r&amp;init=q&amp;sid=0#/pages/La-punta-di-cioccolato-del-Cornetto-Algida/31390859276?sid=0&amp;ref=s">punta di cioccolato del cornetto Algida</a>”. Mi fa impazzire.</p>
<p><strong>In Unilever lo sanno che esiste?</strong> No, non dico i giovani Product Manager: magari proprio uno di loro è l’amministratore di questa cosa, se l&#8217;è inventata una sera per scherzo e magari gli è pure sfuggita un po&#8217; di mano. Io dico: l’amministratore delegato di Unilever Italia lo sa? Ha idea della potenza di questa apparente cavolata?</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4020" title="La punta del Cornetto" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/n31390859276_839629_3765.jpg" alt="La punta del Cornetto" width="168" height="203" />Al momento in cui scrivo la pagina conta 652.131 fan. Seicentocinquantaduemila <strong>persone</strong>, molto di più degli abitanti della<span> </span>mia città natale. E’ un numero <em>spaventoso</em>. Testimonia <strong>la potenza aggregante di qualcosa</strong>, qualcosa di cui una marca è portatrice, spesso addirittura a sua insaputa. Esistono anche due contro-gruppi di gente che odia la famosa punta di cioccolato ed è solita buttarla via, e uno di golosi ma sfortunati: “quelli che la punta del cornetto gli si incastra nella carta” (potrebbe uscirne qualche nuova idea per il packaging!). A me questa famosa punta ricorda mia madre, da cui ho preso tutta la golosità di cui sono capace, le estati da adolescente al mare, e le lotte con lei per accaparrarsela. E altre 652.130 persone avranno altri ricordi.</p>
<p>Volendo sfruttare questo <strong>inestimabile patrimonio emotivo</strong>, sono molte le iniziative che si potrebbero intraprendere:</p>
<ul>
<li>invito a registrarsi in una <strong>community ristretta</strong> dove si lavora allo sviluppo delle prossime varianti di Cornetto, oppure si vedono e si commentano in anteprima le prossime pubblicità;</li>
<li>invito personalizzato a <strong>eventi speciali</strong> online. Che so, una sessione di domande e risposte col responsabile ricerca sviluppo e assaggi del cornetto;</li>
<li><span><strong>focus group e sondaggi</strong>:</span> vi piace questo packaging? No? Cos’ha che non va? Allora quest’altro? Ti piace questo claim “da oggi la punta non si spezza più?” oppure preferite “la punta più cioccolatosa di sempre?” (quest&#8217;idea si potrebbe realizzare direttamente all&#8217;interno di Facebook con un&#8217;applicazione come <a href="http://apps.facebook.com/opinionpolls/index.php">Poll</a>);</li>
<li>invito al contro-gruppo per rispondere al test “che cosa esattamente ti fa schifo?”;</li>
<li>altre ricerche di mercato (le agenzie di ricerca si fanno pagare per trovare <em>trecento</em> persone disposte a rispondere a un test, qui c’è un bacino potenziale di <em>seicentocinquantaduemila…);</em></li>
<li><strong>applicazioni Facebook</strong>, con i test “che parte del cornetto sei”, &#8220;crea il tuo cornetto e offrilo a un amico&#8221;, e tremila altre idee che se il team Algida si sedesse per una giornata di brainstorming uscirebbero in quantità;</li>
<li>promozioni e concorsi: &#8220;mandaci la foto più simpatica della tua punta di cioccolato e diventi il testimonial del mese&#8221;;</li>
<li>e ovviamente, l’invito sul blog del Cornetto, per condividere storie ed esperienze divertenti che abbiano per protagonista il gelato (parola d&#8217;ordine: &#8220;co<em>n</em>icità&#8221; <img src='http://www.online-marketing.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  )</li>
</ul>
<p>Un prodotto, grazie ai social media, non farà più pubblicità: <strong>farà <em>amicizia </em>con i suoi fan</strong>, se saprà proporsi in modo umano, simpatico e non supponente. Li metterà al corrente delle iniziative in anteprima, insomma si comporterà come ben sa fare chi gestisce un fan club. <strong>E i fan, sono loro che faranno pubblicità</strong>. Le persone non credono più nella pubblicità istituzionale ormai, ma credono ad altre persone. Potrebbero riuscirci anche uno spray sgrassatore o un dado da brodo? Agendo in modo intelligente e carino, sono convinta di sì.</p>
<p>Nel giro di poco tempo cominceremo a vedere moltiplicarsi iniziative di questo genere. Siamo entrati in pieno nell’epoca del WOM (word of mouth, anzi, word of <em>mouse</em>), mentre la comunicazione di massa se la passa sempre peggio.</p>
<p>Intanto, un albergatore furbissimo di Perugia ha pubblicato questo annuncio nella bacheca del gruppo:</p>
<blockquote><p><img style="float:right; margin:0 0 0 20px" title="Un albergo di cioccolato..." src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/530865b982057dce662602854154aa5ejpeg.jpg" alt="Un albergo di cioccolato..." width="250" height="201" />Ciao a tutti i chocoholics! Se volete venire a pernottare presso il nostro Hotel a tema cioccolato&#8230;..Siete i benvenuti! Affrettatevi! I primi 5 vincono una camera matrimoniale a soli 0,99 centesimi! E se non rientrate tra i primi 5&#8230;.Non preoccupatevi! 30 camere sono disponibili per la notte del 13 febbraio, suddivise su tre piani: latte, gianduia e fondente! Affrettatevi!<br />
Fate amicizia con noi!</p></blockquote>
<p><em></em></p>
<p>Pubblicità gratis, copertura nazionale, target specifico di amanti del cioccolato. <em>Fate amicizia con noi.</em></p>
<p>Mentre i dottori si scervellano sulle metriche dei social media e le società di consulenza calcolano i ROI, l&#8217;albergatore di Perugia ha capito come si fa. Basta che gli risponda lo 0,5% della gente che ha contattato, e altro che occupare le sue trenta camere&#8230;</p>
<img src="http://www.online-marketing.it/?ak_action=api_record_view&id=4019&type=feed" alt="" />

<p>Pare che questo post sia particolare: non abbiamo trovato articoli correlati.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Digg Ads: annunci di qualità per pagare meno</title>
		<link>http://www.online-marketing.it/web-marketing/pay-per-click/2009/digg-ads-annunci-di-qualita-per-pagare-meno/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 13:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Pezzano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PPC]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Web analysis]]></category>
		<category><![CDATA[adwords]]></category>
		<category><![CDATA[annunci sponsorizzati]]></category>
		<category><![CDATA[digg]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[ppc]]></category>

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		<description><![CDATA[Digg rilascia in beta un proprio sistema interno di advertising, con una particolarità: gli annunci con più "digg" pagheranno di meno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.online-marketing.it/category/web-marketing/pay-per-click/" title="PPC"><img src="/wp-images/icons/categ_pay-per-click.gif" align="right" width="32" height="32" alt="PPC" /></a>
<a href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" title="Social Media Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_social-marketing.png" align="right" width="38" height="38" alt="Social Media Marketing" /></a>
<a href="http://www.online-marketing.it/category/web-marketing/web-analysis/" title="Web analysis"><img src="/wp-images/icons/categ_web-analysis.gif" align="right" width="32" height="32" alt="Web analysis" /></a>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3957" title="Digg" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/125px-digg_newsvg.png" alt="Digg" width="125" height="71" />E&#8217; di ieri la <a href="http://blog.digg.com/?p=928">notizia</a>, apparsa sul blog ufficiale di <a href="http://digg.com/">Digg</a>, del rilascio in beta sul sito di <strong>un nuovo servizio di advertising</strong>. Annunci pubblicitari, detti <strong>Digg Ads</strong>, inizieranno ad apparire sul portale di <em>social recommendation</em> tra le consuete segnalazioni degli iscritti, simili nell&#8217;aspetto ma identificati da un&#8217;etichetta &#8220;Sponsored by&#8221;.</p>
<p>Il nuovo format va ad affiancarsi alla disponibilità più tradizionale di spazi pubblicitari per campagne display, fino ad oggi fonte di guadagno principale del sito ideato da Kevin Rose nel 2004. Quello che potrebbe sembrare un altrettanto tradizionale sistema di annunci sponsorizzati infatti nasconde <strong>un risvolto innovativo</strong>, del tutto in linea con il funzionamento del portale e più in genere con la filosofia partecipativa dei media sociali.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="float:none;margin:0" title="Digg Ads" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/diggshot.png" alt="Digg Ads" width="584" height="400" /></p>
<p>I Digg Ads infatti, nel momento in cui vengono presentati agli utenti, <strong>sottostanno alla prassi della votazione positiva o negativa</strong> da parte di questi, in modo non dissimile da tutte le altre risorse proposte spontaneamente. La novità sta nel fatto che <strong>il voto degli utenti incide attivamente sul costo per click</strong> che l&#8217;inserzionista è tenuto a pagare: più voti positivi riceverà la notizia sponsorizzata, minore sarà la spesa che l&#8217;inserzionista dovrà sostenere per ciascun click. E se la risorsa proposta attraverso la pubblicità non è affatto gradita dagli utenti, l&#8217;accumulo di voti negativi contribuirà a escludere l&#8217;inserzione dalle liste (probabilmente perché il costo per click che sarebbe richiesto supererebbe in quel caso il costo massimo che l&#8217;inserzionista è disposto a sostenere).</p>
<p>L&#8217;obiettivo è quello di spingere gli inserzionisti a produrre e a promuovere prodotti e servizi <strong>in modo gradito all&#8217;utenza</strong>, assicurando loro al contempo una pressoché totale integrazione con la natura peculiare del sito. Un <em>do ut des</em> che potrebbe aprire scenari interessanti nel panorama del pay-per-click, qualora altri portali volessero implementare una soluzione simile.</p>
<p><strong>Google AdWords</strong>, per citare una piattaforma a caso, tiene conto dei click ricevuti dagli annunci nel determinare il quality score e quindi il cpc, ma non fornisce agli utenti un sistema diretto per segnalare la pubblicità sgradita o fuorviante.</p>
<p><img style="float:right;margin:0 0 0 20px" title="Facebook" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/immagine-33.png" alt="Facebook" width="300" height="110" /><strong>Facebook</strong>, pur disponendo di un servizio di annunci sponsorizzati per molti versi lacunoso e assolutamente poco performante, incorpora un sistema di rating per giudicare gli annunci, ma non è dato di sapere se questo influisca sul loro posizionamento (e anzi, in questo caso, sembra che Facebook voglia semplicemente chiedere lumi agli stessi utenti sul perché nessuno clicca sui suoi annunci <img src='http://www.online-marketing.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  ).</p>
<p>E voi sareste così <strong>sicuri della bontà dei vostri annunci</strong> (e dei prodotti che questi promuovono) da lasciare così direttamente in mano agli utenti la vostra disponibilità di spesa?</p>
<img src="http://www.online-marketing.it/?ak_action=api_record_view&id=3948&type=feed" alt="" />

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		<item>
		<title>Qual è il valore delle relazioni sociali 2.0?</title>
		<link>http://www.online-marketing.it/social-marketing/2009/valore-relazioni-sociali-20/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 13:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Cangini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[amici]]></category>
		<category><![CDATA[contatti]]></category>
		<category><![CDATA[network]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[social networks]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[I social network offrono a tutti la possibilità di gestire un numero decisamente alto di contatti. Ma quanti di questi "amici" possono essere realmente definiti tali? Un alto numero di connessioni è infatti possibile solo a discapito del valore delle relazioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" title="Social Media Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_social-marketing.png" align="right" width="38" height="38" alt="Social Media Marketing" /></a>
<p>I <strong>social network</strong> offrono a tutti la possibilità di gestire un numero decisamente alto di contatti. <strong>Ma quanti di questi &#8220;amici&#8221; possono essere realmente definiti tali?</strong></p>
<p><img class="destra" title="Super Social" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/valentineseflyeriv0-168x300.png" alt="Super Social" width="168" height="300" />Il<strong> <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rete_sociale" target="blank">numero di Dunbar</a></em></strong>, meglio conosciuto come la <em>regola dei 150</em>, <strong>afferma che le dimensioni di una vera rete sociale sono limitate a circa 150 membri</strong>. Questo numero, calcolato attraverso studi di sociologia e soprattutto di antropologia, rappresenta una sorta di limite fisico superiore all&#8217;abilità media degli esseri umani di riconoscere dei membri e di tenere traccia degli avvenimenti emotivi di un gruppo. In alternativa il limite dei 150 potrebbe essere dovuto ad una motivazione di carattere sociale: una rete limitata permette di escludere i soggetti non collaborativi.</p>
<h4>Ma la teoria di Dunbar può ancora oggi essere ritenuta valida?</h4>
<p>Seguendo quanto riportato dalla ricerca<em> <a href="http://www.hpl.hp.com/research/scl/papers/twitter/twitter.pdf" target="blank">Social Networks that matter: Twitter under the microscope</a></em>, uno studio sulle relazioni tra gli utenti su Twitter, la teoria non è più valida, ma solo perchè si presentano due condizioni:</p>
<ul>
<li>una diminuzione dell&#8217;intensità delle relazioni;</li>
<li>una netta distinzione tra amici reali e amici di Twitter, Facebook e quant&#8217;altro.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/social.jpg"><img src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/social.jpg" alt="social" width="230" height="144" /></a>La ricerca rivela infatti che se di follower e followees ce ne sono tanti, di amici, intesi come persone con le quali ci si è scambiati almeno due messaggi, ce ne sono davvero pochi. Questo implica l&#8217;esistenza di due diversi network: il primo molto fitto e formato da follower e followees e il secondo più rado e semplice, costituito da amici effettivi. Se chi ha più amici reali tende a twittare più spesso rispetto a chi ne ha meno, l&#8217;opposto accade a chi ha molti follower e followees che viceversa postano con minore frequenza rispetto a chi ne ha pochi.</p>
<h4>Come definiresti i tuoi contatti?</h4>
<p style="text-align:left;">Dall&#8217;analisi effettuata si può quindi sostenere che una connessione tra due persone non necessariamente implica un&#8217;interazione. Questa possibilità aumenta all&#8217;aumentare del numero di connessioni facenti capo ad una persona.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Un più alto numero di connessioni e di amici è quindi possibile solo a discapito del valore di quelle relazioni</strong>.</p>
<p style="text-align:left;">Una considerazone di cui noi tutti, in Rete, dovremmo tenere conto.</p>
<img src="http://www.online-marketing.it/?ak_action=api_record_view&id=2637&type=feed" alt="" />

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		<item>
		<title>L&#8217;economia della reputazione</title>
		<link>http://www.online-marketing.it/social-marketing/2009/economia-della-reputazione/</link>
		<comments>http://www.online-marketing.it/social-marketing/2009/economia-della-reputazione/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 12:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Rubino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[adam arvidsson]]></category>
		<category><![CDATA[reputazione online]]></category>
		<category><![CDATA[sistemi di rating]]></category>
		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Qual è il valore aggiunto di una marca in questo momento storico in cui i consumatori stessi producono? E’ il valore (etico) della relazione, è la costruzione di relazioni sostenibili in una comunità produttiva che si riunisce intorno a dei valori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- no icon for 'Marketing' --><a href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" title="Social Media Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_social-marketing.png" align="right" width="38" height="38" alt="Social Media Marketing" /></a>
<div class="body">
<p style="text-align: justify;"><span>Tra le forme di collaborazione che il web 2.0 ci mette a disposizione, opportunità concrete ed attualissime per chi le sappia capire profondamente nei principi e poi cogliere nella pratica, c’è un meccanismo dal significato che va ben al di là del passaparola. Sto pensando al <strong>meccanismo delle <em>review</em> e dei <em>rating</em></strong>.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Lo chiamerei “chi cerca bene, trova anche le garanzie”. In pratica <strong>l’incontro di domanda e offerta</strong> che da sempre caratterizza tutti mercati, si realizza in nuovi modi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><img class="alignnone size-full wp-image-3903" title="Identità e reputazione" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/reputation1.jpg" alt="Identità e reputazione" width="280" height="210" /></span><span>Una spinta sociale sempre più forte fa sì che le due curve (domanda e offerta appunto) si incrocino non solo sul piano a due dimensioni dove il prezzo e la quantità mettono d’accordo chi offre e chi compra, ma anche su un terzo piano dove la <strong>reputazione</strong>, un’ulteriore dimensione intangibile, le fa effettivamente incontrare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Insomma, molto banalmente: tu potresti anche avere esattamente quello che cerco, nella quantità e qualità che voglio, al prezzo giusto per </span><span>me, ma se qualcuno mi ha detto che sei un mascalzone difficilmente comprerò </span><span>da te. Ognuno porta con sé un capitale di valori e di comportamenti socialmente apprezzabili, una reputazione sociale insomma, e questo <strong>influenza in modo determinante il suo potere contrattuale</strong>. Avrete visto le raccomandazioni su LinkedIn, per esempio. Si distinguono subito quelle formali, di pura cortesia, da quelle vere e sentite. L’importanza della reputazione non è certo una scoperta recente, ma il web 2.0 può agire su questa dimensione con effetti notevoli, molto evidenti e molto veloci anche per le grandi corporations, a causa della vasta partecipazione e socialità dei suoi strumenti. Ma la cosa ancora più interessante è che nascono <strong>nuovi modelli di business</strong> interamente basati su questo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Questa idea di “capitale reputazionale” porta con sé molte implicazioni sia micro che macroeconomiche. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Per darvene un’idea vi cito gli studi di <a href="http://www.ethicaleconomy.com/">Adam Arvidsson</a>.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Questo professore, che ho ascoltato recentemente, ha detto che “la prossima economia sarà un’economia etica non più basata sul lavoro, come è stata l’ultima economia capitalistica, ma sull’<em>abilità di costruire relazioni sociali eticamente significative</em>” E ha raccontato che sono in corso esperimenti su modelli di ethical economy in cui i “key stakeholders” delle aziende danno una serie di ratings, e questi contribuiscono a formare <strong>un indicatore complessivo del “valore etico-sociale” di quell’azienda</strong>, che diventa così un vero indicatore di performance, in quanto tale continuamente mobile. L&#8217;<strong>impatto ambientale</strong> sarà decisamente tra questi ratings.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Qual è il valore aggiunto di una marca in questo momento storico in cui i consumatori stessi producono? E’ il <em>valore (etico) della relazione</em>, è la costruzione di relazioni sostenibili in una comunità produttiva che si riunisce intorno a dei valori. Quei valori diventano la loro motivazione principale a partecipare allo scambio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>E gli attori che forniscono le risorse e le capacità per aggregare le comunità che creano questo capitale di scambio, creano a loro volta valore (economico). Questi sono dunque nuovi modelli di “economia reputazionale” e non sono utopie, sono già tra noi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Tutto ciò mi sembra veramente affascinante.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Ma tornando a noi utenti: ovviamente l’esempio più famoso di questo meccanismo nel web è <a href="http://www.ebay.it/?rvr_id=&amp;keyword=ebay&amp;crlp=2776334431_906&amp;adgroup_id=953052691&amp;tt_encode=raw&amp;MT_ID=64">eBay</a>. Ma date un’occhiata qui, per esempio: <a href="http://www.couchsurfing.org/">Couch surfing – a better world</a><em><a href="http://www.couchsurfing.org/">, one couch at a time</a> &#8211; </em>mette in contatto chi vuole viaggiare low cost saltando da un luogo all&#8217;altro, con chi offre un posto sul suo divano. Grazie al sistema di rating, più guadagni reputazione, più ti sarà facile viaggiare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Partendo da queste considerazioni e pensando all&#8217;importanza dei ratings ho accolto con particolare interesse un paio di segnalazioni recenti, anche perchè si tratta di servizi molto utili per noi genitori.</span></p>
<ul>
<li><span><a href="http://www.gliaffidabili.it/">Gli affidabili</a><br />
</span></li>
<li><a href="http://www.cercatata.it/"><span>Cercatata</span></a><a href="http://www.cercatata.it/">.it</a></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span>A Cercatata ho suggerito di dotarsi quanto prima di un sistema di review, che riproduca appunto la ricerca condotta offline: passaparola, e referenze. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><img style="margin: 0 0 10px 20px;float:right" title="Susan Boyle" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/susan-boyle.jpg" alt="Susan Boyle" width="280" height="168" />Dunque, concludendo: quando un Marketing Manager o il titolare di un bar si pone come obiettivo “il passaparola sul web” non ha detto un bel niente. Non ha soddisfatto il primo requisito che deve avere un obiettivo per costruirci sopra un piano: essere specifico. <strong>Tutti vogliono il passaparola</strong>, ma di che tipo? “positivo” “voglio che parlino bene di me” Ehm sì, grazie tante. Ma di cosa vuoi che parlino, con quali valori vuoi coinvolgerli, e con quali meccaniche? (per favore smettetela di dire “ingaggiarli”, <em>engage </em>vuol dire coinvolgere, non ingaggiare. Ingaggio una comparsa in un film o un killer per una cognata, non una persona di cui ho bisogno di conquistare e mantenere la fiducia). Insomma: quale capitale reputazionale vuoi incrementare e con quali strategie? Se il vostro prodotto o servizio può trovare un terreno fertile nelle review degli utenti, il mio consiglio è di sfruttare questa opportunità al massimo, dal semplice rating al racconto dettagliato dell’esperienza che si è vissuta. (I viaggi ne sono un classico esempio).<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Se avete dei bei casi di attività web basate sulle review dei clienti che creano capitali di reputazione, segnalatemeli (ce ne sono tanti, ma ditemi quali vi hanno colpito di più).</span></p>
</div>
<img src="http://www.online-marketing.it/?ak_action=api_record_view&id=3902&type=feed" alt="" />

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		<item>
		<title>Social Media Marketing per gli over 55</title>
		<link>http://www.online-marketing.it/social-marketing/2009/social-media-marketing-per-gli-over-55/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 11:03:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Samuel Gusso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[coda lunga]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[long tail]]></category>
		<category><![CDATA[maria amelia lopez]]></category>
		<category><![CDATA[over 55]]></category>
		<category><![CDATA[skype]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli over 55 sono un buon target per il social media marketing? Quali sono le potenzialità attuali dei social network e quali i possibili scenari futuri?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" title="Social Media Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_social-marketing.png" align="right" width="38" height="38" alt="Social Media Marketing" /></a>
<p>Il 22 maggio è morta, alla veneranda età di 97 anni, Maria Amelia Lopez. La notizia ha fatto <a href="http://www.news24.com/News24/Technology/News/0,,2-13-1443_2520809,00.html">il giro del mondo</a> perchè la signora era <strong>una attiva e famosissima <a href="http://amis95.blogspot.com/">blogger</a>.</strong></p>
<p>Un fatto così singolare, oltre che a strapparmi un sorriso, è stato come spesso succede, la scintilla per una riflessione più ampia.</p>
<p>Credo tutti conoscano la teoria della<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coda_lunga"> long tail</a> di Chris Anderson, recentemente tirata in ballo anche da Federico Calore in un suo interessante post sull&#8217;<a href="http://www.online-marketing.it/web-marketing/pay-per-click/2009/adwords-embedded-match-2/">AdWords embedded match</a>.</p>
<p>Sappiamo dunque che internet ci fornisce la possibilità di intercettare segmenti di pubblico, in teoria poco &#8220;utili&#8221; al marketing tradizionale, in quanto di ridotte dimensioni; questi piccoli segmenti però, se sommati l&#8217;uno con l&#8217;altro, possono raggiungere dimensioni più che ragguardevoli e <strong>divenire improvvisamente interessanti</strong>.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3897" title="Anziani al pc" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/anzianipc.jpg" alt="Anziani al pc" width="250" height="167" />Un secondo <a href="http://mashable.com/2009/05/27/facebook-baby-boomers/">articolo</a> che desidero segnalarvi<a href="http://mashable.com/2009/05/27/facebook-baby-boomers/"></a> prende spunto da un&#8217;<a href="http://www.insidefacebook.com/2009/05/26/facebook-crosses-60-million-monthly-us-users-but-fewer-people-over-55-coming-back/">inchiesta</a> di Inside Facebook e pone l&#8217;accento sul fatto che nei mesi di Aprile e Maggio la fascia di utenti attivi sul social network tra i 55 e i 65 anni ha fatto registrare un calo di circa  650.000 unità: tradotto in termini semplici, <strong>chi si è registrato nei primi mesi del 2009 non ha poi più fatto log-in</strong>, lasciando in questo caso Facebook completamente abbandonato.</p>
<p>L&#8217;autore dell&#8217;articolo cita come esempio sua madre che, dopo aver obbligato il figlio ad aprirle un profilo nel social network, a distanza di 2 mesi non gli aveva ancora inviato una richiesta di amicizia (cosa magari voluta&#8230;non lo sapremo mai).</p>
<p>Una prima riflessione che faccio è anch&#8217;essa figlia di esperienze personali: non conto le volte in cui aprioristicamente abbiamo deciso di <strong>evitare azioni di social media marketing davanti ad un pubblico che non fosse 18-35</strong>. Le giustificazioni le conosciamo un po&#8217; tutti: &#8220;Non vanno online&#8221;, &#8220;Sono soldi sprecati&#8221;; &#8220;Guardano la televisione&#8221;.</p>
<p>Ma davvero i social media sono così lontani da un target come gli over 55, che non ne vale veramente la pena di investire (e far investire) in essi? O sono semplicemente gli strumenti che abbiamo per le mani ad essere <strong>poco pensati per questo target</strong>?</p>
<p>Alcuni anni fa mio padre si scherniva all&#8217;idea di dovre usare un telefono cellulare, oggi mi chiama quasi giornalmente con Skype per raccontarmi come procede la vita in quel di San Donà di Piave, scrive (non molto frequentemente) nel suo blog, e appena scoprirà come si cancella la cronologia di Firefox comincerà anche a navigare un po&#8217; di più (ok, questa è una battuta <img src='http://www.online-marketing.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  ).</p>
<p>Minimo comun denominatore è <strong>l&#8217;usabilità</strong>: anche strumenti apparentemente complicati e incomprensibili sono diventati nel tempo relativamente semplici da usare e di dominio pubblico.</p>
<p>Se penso a Facebook per esempio io di potenzialità ne vedo molte: possibilità di ritrovare vecchi amici, vedere le foto dei nipoti, magari unirsi a gruppi di interesse, che siano di stampo politico o di semplici passioni.</p>
<p>Quello che però non vedo è la <strong>semplicità d&#8217;uso</strong>: caricare foto, richieste di amicizia, aggiornamenti di stato, giochi, pagine con gli aggiornamenti, suggerimenti e posta, forse un po&#8217; troppo per chi fino a poco tempo fa ancora non sapeva se il tasto verde nel telefono volesse dire &#8220;inizia&#8221; o &#8220;termina&#8221; una telefonata (gli esempi sono volutamente un po&#8217; forzati).</p>
<p><img style="float:right; margin:0 0 0 20px" title="I facebooked your mom" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/i-facebooked-your-mom.jpg" alt="I facebooked your mom" width="200" height="216" />Mi chiedo se per voi un &#8220;Oldfacebook&#8221;, pulito delle molte &#8220;chiassose possibilità&#8221;  e con qualche piccolo accorgimento, non possa essere una soluzione plausibile.  Propongo ad esempio la possibilità di ricevere via sms (questo sì lo sanno usare) notizie inerenti gli aggiornamenti più recenti: &#8220;Il tuo amico Luigi ha caricato le foto del nipotino Giovanni&#8221; o &#8220;Il club degli amanti del Libro ha appena pubblicato la recensione del libro Il Codice da Vinci scritta dal tuo amico Roberto&#8221;. On e off line in poche parole, per fare in modo che <strong>la transizione verso la rete o l&#8217;incontro con essa non sia tanto traumatico</strong>.</p>
<p>Conoscete esempi di siti o iniziative realmente rivolte e pensate a questa fascia di pubblico che a detta di tutti, soprattutto in Italia, sarà sempre più importante?</p>
<p>Oltre ad un serio lavoro sull&#8217;usabilità e l&#8217;utilizzo delle notifiche via sms, vedete altre possibilità di coinvolgere gli over 55?</p>
<img src="http://www.online-marketing.it/?ak_action=api_record_view&id=3895&type=feed" alt="" />

<p>Pare che questo post sia particolare: non abbiamo trovato articoli correlati.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Accorciare gli url, allungare le metriche</title>
		<link>http://www.online-marketing.it/web-marketing/web-analysis/2009/accorciare-gli-url-allungare-le-metriche/</link>
		<comments>http://www.online-marketing.it/web-marketing/web-analysis/2009/accorciare-gli-url-allungare-le-metriche/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 May 2009 12:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Pezzano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Viral Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Web analysis]]></category>

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		<description><![CDATA[Una nuova generazione di url shortening services sta prendendo piede: sempre meno caratteri, sempre più dati utili al monitoraggio dei risultati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" title="Social Media Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_social-marketing.png" align="right" width="38" height="38" alt="Social Media Marketing" /></a>
<a href="http://www.online-marketing.it/category/web-marketing/viral-marketing/" title="Viral Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_viral-marketing.gif" align="right" width="38" height="38" alt="Viral Marketing" /></a>
<a href="http://www.online-marketing.it/category/web-marketing/web-analysis/" title="Web analysis"><img src="/wp-images/icons/categ_web-analysis.gif" align="right" width="32" height="32" alt="Web analysis" /></a>
<p>Alla pari degli sms, anzi ancor di più, Twitter mette di fronte a scelte linguistiche talvolta non banali: <strong>140 caratteri</strong> non sono pochi, ma non sono poi così tanti. La <strong>sintesi</strong> diventa un must, e di sicuro in questo contesto gli anglofoni sono più fortunati di noi avendo a disposizione un lessico in tanta parte monosillabico mentre Dante, Petrarca e Boccaccio ci hanno lasciato in eredità una lingua più prodiga di sillabe e più orientata all&#8217;analisi che alla sintesi.</p>
<p><img class="foto" title="thinktwitter" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/thinktwitter.jpg" alt="thinktwitter" width="236" height="170" />L&#8217;argomento dunque dovrebbe interessarci da vicino: recuperare qualche carattere da un link può servire a rendere il resto del messaggio meno criptico (e a evitare gli scempi adolescenziali a base di &#8220;k&#8221;). Esistono decine di siti che offrono un servizio di <strong><em>url shortening</em></strong>, e non sarebbe né innovativo né utile elencarli tutti, dato che spesso condividono le stesse funzionalità e si differenziano solo per la maggiore o minore fantasia nel dominio.</p>
<p>Ma <strong>uno scenario particolarmente vasto</strong> si cela dietro al sempre più massiccio utilizzo di questi servizi, ricco di risvolti soprattutto per chi si occupa di marketing online ed è alle prese con la difficile <strong>misurazione dei risultati in ambito social media</strong>.</p>
<p>Fermiamoci un attimo a pensare: il <strong>link</strong>, elemento fondante di un ipertesto, è alla base del funzionamento di Internet, fa parte della sua ontologia per così dire. <strong>Google</strong> usa i link per determinare l&#8217;importanza relativa di un sito all&#8217;interno del sistema, mutuando dalla vita reale il meccanismo dell&#8217;interesse e della citazione, e matematizzandone il concetto di fondo all&#8217;interno del proprio algoritmo. Nel panorama sempre più esteso dei social media il link possiede però una serie di <strong>valori aggiunti</strong> che non considerare sarebbe limitante. Il meccanismo della <strong>condivisione</strong>, motore di ogni azione degli utenti sui social network, quando si esplica attraverso un link fa in modo che questo porti con sé informazioni qualitative essenziali: analizzare un link e il contesto in cui appare ci permette di capire:</p>
<blockquote><p><img class="foto" style="float:right" title="question" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/question.jpg" alt="question" width="232" height="170" /></p>
<ul>
<li><strong>chi</strong> linka</li>
<li><strong>cosa</strong> viene linkato</li>
<li><strong>quando</strong> viene condiviso il link</li>
<li><strong>dove</strong> avviene la condivisione</li>
<li><strong>perché</strong> viene condiviso il link</li>
<li><strong>come</strong> viene proposto il link</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Insomma abbiamo potenzialmente a disposizione le risposte alle famose <strong>5W</strong> oltre a un&#8217;indicazione sul metodo di condivisione.</p>
<p>Il naturale <em>next step</em> che alcuni provider di <em>accorciaurl</em> (neologismo del sottoscritto <img src='http://www.online-marketing.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  ) hanno intelligentemente deciso di intraprendere è quello di permettere ai propri utenti di <strong>tenere monitorate queste variabili</strong>, dando accesso a una pletora di informazioni prima molto più difficili da ottenere.</p>
<p>Tra questi, <a href="http://totally.awe.sm/" target="_blank">awe.sm</a> ha ricevuto <a href="http://www.techcrunch.com/2009/05/04/its-awesm-create-a-powerful-custom-url-shortener-for-your-own-domain/?awesm=tcrn.ch_1EE&amp;utm_medium=tcrn.ch-twitter&amp;utm_content=techcrunch-sharebutton&amp;utm_campaign=techcrunch&amp;utm_source=twitter.com">credito da Techcrunch</a>, che ha iniziato a usare il servizio (personalizzato!) di url shortening sul proprio stream Twitter. Awe.sm permette un&#8217;analisi più accurata della diffusione e dell&#8217;utilizzo dei propri link sul social web, integrandosi con Google Analytics e dando anche accesso a un <strong>sistema di API</strong> per lo sviluppo di strumenti di analisi e reporting personalizzati.</p>
<p><img class="foto" title="awesm-peashoot" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/awesm-peashoot.jpg" alt="awesm-peashoot" width="182" height="112" />Non ancora resa pubblica, un&#8217;altra applicazione offrirà a breve le medesime funzionalità, offrendo però un pannello unico per la visualizzazione dei risultati, comprendente una serie di <strong>metriche ad hoc</strong>, che possono tornare utili nella fase di reportistica verso il cliente (es. l&#8217;indicazione di una percentuale di completamento della campagna, basata su parametri-obiettivo precedentemente impostati &#8211; come &#8220;attrarre 1000 click dal Giappone&#8221;): si chiama <a href="http://peashootapp.com/" target="_blank">Peashoot</a>, e potete sbirciare tra gli screenshot di anticipazione sul <a href="http://zygote.egg-co.com/how-to-read-a-peashoot-report/">blog</a> del suo creatore.</p>
<p><strong>Fare di necessità virtù</strong> sembra la nuova opportunità da cogliere in quest&#8217;ambito, e di sicuro può essere utile a chi si impegna a individuare metriche credibili e solide per clienti giustamente sempre più informati.</p>
<p>Voi quali servizi usate? Sentite il bisogno di funzionalità di livello superiore oltre al semplice risparmio di caratteri?</p>
<img src="http://www.online-marketing.it/?ak_action=api_record_view&id=3642&type=feed" alt="" />

<p>Pare che questo post sia particolare: non abbiamo trovato articoli correlati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Strumenti ed idee per far crescere un&#8217;azienda 2.0</title>
		<link>http://www.online-marketing.it/internet-news/2009/azienda-20/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 20:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Sutto</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[omb reviews]]></category>
		<category><![CDATA[reviews]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[Social Media Marketing e Azienda: un’occasione per condividere esperienze di settore. Nel campus universitario di Ancona professionisti e appassionati di tecnologia si ritrovano con alcuni tra i principali opinion maker nazionali: scopriremo come i social network stanno modificando il modo di fare business.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.online-marketing.it/category/internet-news/" title="News"><img src="/wp-images/icons/categ_internet-news.gif" align="right" width="32" height="32" alt="News" /></a>
<a href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" title="Social Media Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_social-marketing.png" align="right" width="38" height="38" alt="Social Media Marketing" /></a>
<p><a title="Locandina Evento" rel="nofollow" href="http://api.ning.com/files/dh1GK27IAUEQmF1dtjgH73wrkTxFGsHsGmZAptz0tYkhxNA*HsCzq*YrMbZ7qK8xSsb58ksu5XryUxaxoKGg6ZyFp9bnPVym/locandina_evento2.0.pdf" target="_blank"><img class="foto" style="float:right" title="locandina_evento20" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/locandina_evento20.png" alt="locandina_evento20" width="212" height="300" /></a><strong>Venerdì 8 maggio ad Ancona</strong> si terrà un evento interamente dedicato al <a title="Social Media Marketing" href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" target="_blank">Social Media Marketing </a>e ai temi dell&#8217;Enterprise 2.0: <em>Creare conversazione dentro e fuori l’azienda</em>.  Titolo eloquente per un&#8217;occasione che non può essere mancata da coloro che si occupano di Web Marketing  e vogliono gettare uno sguardo sul futuro prossimo di questo settore.</p>
<p><strong>L&#8217;evento è totalmente gratuito</strong> ma non facciamoci fuorviare da questo particolare, infatti tra i relatori sono presenti <strong>alcuni tra i più autorevoli esperti del settore</strong> e il <a title="Creare conversazione..." href="http://clubtimarche.ning.com/page/programma-1" target="_blank">programma</a> è decisamente invitante. Citiamo dalla presentazione ufficiale:</p>
<blockquote><p>In un campus universitario professionisti e appassionati di tecnologia si ritrovano con gli opinion maker nazionali per cercare di capire come i fenomeni sociali stanno modificando il modo di fare business. Non si parlerà di prodotto perché a cambiare, ancora una volta, sono i processi</p></blockquote>
<p>Anche la redazione di<strong> Online-Marketing.it</strong> sarà presente per recensire l&#8217;evento e salutare vecchie e nuove conoscenze tra i relatori.</p>
<p>Per maggiori informazioni vi invitiamo a visitare il <a title="Enterprise 2.0" href="http://clubtimarche.ning.com/page/enterprise-20" target="_blank">sito ufficiale</a> e vi segnaliamo il <a title="e-xtrategy.net" href="http://www.e-xtrategy.net/2009/04/02/aspettando-le-conversazioni-dentro-e-fuori-lazienda-in-chiave-20/" target="_blank">post  dedicato sul blog di e-xtrategy.net</a>, azienda che, con <strong>Club TI Marche</strong> e la Facoltà di Economia  dell&#8217;Università Politecnica delle Marche, ha cooperato all&#8217;organizzazione.</p>
<img src="http://www.online-marketing.it/?ak_action=api_record_view&id=3430&type=feed" alt="" />

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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Real time Search Engines: il futuro della ricerca online</title>
		<link>http://www.online-marketing.it/web-marketing/2009/real-time-search-engines/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 14:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Samuel Gusso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
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		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[microblogging]]></category>
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		<category><![CDATA[potere del consumatore]]></category>
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		<category><![CDATA[social networks]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>
		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Sempre più spesso si sente parlare dell'imminente esplosione di quelli che vengono definiti "real time search engines". Come cambierà dunque il modo di cercare online e come evolveranno i motori di ricerca nel prossimo futuro?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" title="Social Media Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_social-marketing.png" align="right" width="38" height="38" alt="Social Media Marketing" /></a>
<a href="http://www.online-marketing.it/category/web-marketing/" title="Web Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_web-marketing.gif" align="right" width="32" height="32" alt="Web Marketing" /></a>
<p>Recentemente ho letto un post interessante, che mi ha fatto riflettere: <a title="Google should buy Twitter" href="http://www.businessinsider.com/henry-blodget-google-should-offer-to-buy-twitter-for-1-billion-goog-2009-4" target="_blank">&#8220;Google dovrebbe offrire un miliardo di dollari per comprare Twitter&#8221;</a>. Nell&#8217;articolo si elencano ben <strong>cinque  validi motivi</strong> per cui Google dovrebbe approfittare dell&#8217;attuale congiuntura per <strong>acquisire Twitter</strong>. <img class="destra" title="Twitter and Real Time Search Engines" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/twitter-300x225.jpg" alt="Twitter and Real Time Search Engines" width="300" height="225" />L&#8217;aspetto più interessante a mio avviso è dato dalla consapevolezza, da parte dell&#8217;autore, che</p>
<blockquote><p>il ciclo di prodotto degli attuali motori di ricerca sta arrivando alla sua fine (<em>liberamente tradotto, NdR</em>)</p></blockquote>
<p>e che è imminente l&#8217;esplosione di tutti quelli che possono essere considerati i <strong>real time search engines.</strong></p>
<p>Con la capillare diffusione della rete (e verosimilmente, quando i nostri politici smetteranno di legiferare su cose che non conoscono,  riusciremo a connetterci da un qualsiasi bar mentre prendiamo un caffè) credo si andranno a delineare <strong>tre differenti livelli di ricerca</strong>.</p>
<h4>1. Primo livello: la ricerca istantanea</h4>
<p>I real time search engines rappresentano a mio avviso <strong>il futuro della ricerca d&#8217;impulso</strong>, finalizzata alla soddisfazione di un bisogno che non è stato precedentemente preso in considerazione.</p>
<p><a href="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/g1-android.jpg"><img title="G1 Android" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/g1-android-300x244.jpg" alt="G1 Android" width="300" height="244" /></a>Mi riferisco ad esempio all&#8217;acquisto di un bene non eccessivamente costoso, quale potrebbero essere i capi di abbigliamento, il cibo, come anche alla scelta tra un ristorante piuttosto che un altro.<br />
Avere un gruppo di followers, magari già accuratamente suddivisi per interessi e peculiarità (cosa già possibile ad esempio con Twitly), in grado di ricevere tweets in qualsiasi momento (testo, voce o video), magari anche nel loro telefonino, sarà una delle chiavi in grado di decretare la finalizzazione o meno di una propensione all&#8217;acquisto. Questo tipologia di ricerca, connessa alla facilità di diffusione delle informazioni, avrà un notevole impatto sul prezzo dei prodotti in vendita, che tenderà ad equipararsi all&#8217;offerta più bassa.</p>
<h4>2. Secondo livello: la ricerca dilazionata</h4>
<p>In questo gruppo farei rientrare le ricerche che molto probabilmente si effettueranno da casa e riguarderanno tipologie merceologiche equivalenti o superiori a quelle interessate dalla ricerca istantanea.</p>
<p>In questo secondo caso però le persone <strong>non vivranno l&#8217;acquisto come un impulso</strong> ma potranno ragionare dinanzi al proprio computer per scegliere, anche e soprattutto sulla base delle altrui esperienze, la strada migliore da percorrere.  In questo senso mi sento di riprendere quanto già sostenuto precedentemente e affermare che <strong>la parte del leone lo faranno i siti di social networking </strong>come <em>Facebook</em> o di comparazione dei prezzi.</p>
<h4>3. Terzo livello: la ricerca complessa</h4>
<p>In questo gruppo vedo ancora Google come protagonista indiscusso, al quale mi sento di affiancare alcuni motori di ricerca specifici come <strong><a title="Scirus Search Engine" href="http://www.scirus.com/" target="_blank">Scirus</a></strong> (lo adoro), metamotori (Metacrawler su tutti) oltre che la già affermata <strong>Wikipedia</strong>.  Le ricerche in questo caso saranno <strong>più approfondite</strong>, mirate ad esaudire, anche nel tempo, una necessità, o <strong>raccogliere un&#8217;informazione completa</strong>.</p>
<h4>Verso quale futuro?</h4>
<p>Veniamo alle possibili <strong>implicazioni</strong> di uno scenario di questo tipo:</p>
<ol>
<li>Parola d&#8217;ordine <strong>reputazione</strong>, e non solo di chi vende ma anche di chi offre suggerimenti. Se qualche aspirante personal shopper è online drizzi le antenne: creare un gruppo capace di twittare buoni consigli a chi si trova a fare shopping potrà essere uno dei lavori più promettenti nel futuro prossimo.</li>
<li>Per chi si occupa di marketing on/off line e brand reputation&#8230; <strong>sarà una bella sfida</strong>: diventerà fondamentale la trasparenza prima di tutto, perchè sempre più spesso ci troveremo in un circuito che si auto-alimenta, e ogni errore rischierà di essere fatale!</li>
<li>E per Fabio e tutti gli uomini del <strong>SEO</strong>? Lascio a voi la parola, credo che l&#8217;argomento si presti ad ogni tipo di commento e considerazione.</li>
</ol>
<img src="http://www.online-marketing.it/?ak_action=api_record_view&id=3369&type=feed" alt="" />

<p>Potrebbe interessarti anche:<ol><li><a href='http://www.online-marketing.it/social-marketing/2009/perche-applicazioni-su-facebook/' rel='bookmark' title='Permanent Link: I &#8220;perchè&#8221; delle applicazioni su Facebook'>I &#8220;perchè&#8221; delle applicazioni su Facebook</a> <small>Una delle caratteristiche che contraddistingue Facebook dagli altri social network...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Cercare in Facebook anziché in Google?</title>
		<link>http://www.online-marketing.it/social-marketing/2009/facebook-come-google/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 20:55:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Samuel Gusso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[online reputation management]]></category>
		<category><![CDATA[reputazione online]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[La presenza e la visibilità all'interno di un social network, tipicamente corredate di emotività e giudizi di merito, valgono almeno quanto un "asettico" posizionamento nelle SERP di Google?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" title="Social Media Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_social-marketing.png" align="right" width="38" height="38" alt="Social Media Marketing" /></a>
<blockquote><p>Diamo il benvenuto un nuovo autore (oltre che amico ed ex collega): Samuel Gusso.<br />
Samuel al momento vive in Costarica e, come ci racconta nel <a title="Samuel Gusso" href="http://www.online-marketing.it/profilo-samuel-gusso/" target="_blank">suo profilo</a>, ed è arrivato fin lì passando da Second Life. Ha in serbo alcune  sorprese per online-marketing.it e tra breve sentirete ancora parlare di lui.</p>
<p>Questo primo post affronta un tema a cavallo tra la reputazione online e il social media marketing: la presenza e la visibilità all&#8217;interno di un social network, tipicamente corredate di emotività e giudizi di merito, un giorno varranno almeno quanto un asettico posizionamento nelle SERP di Google? &#8211; <em>(intro by Fabio)</em></p></blockquote>
<p>Paul Dunay ha recentemente pubblicato un post molto interessante intitolato<a title="Who needs a website?" href="http://www.marketingtwo.com/with-facebook-pages-who-needs-a-website.html" target="_blank"> With Facebook Pages &#8211; Who needs a Website?</a> nel quale, forse un po&#8217; provocatoriamente, sostiene che, con l&#8217;avvento e l&#8217;esplosione di un social media  come Facebook (al secondo posto nella top ten dei siti di social network e forum per dicembre 2008 &#8211; Fonte: <a title="IAB Blogosfere" href="http://iab.blogosfere.it/2009/01/la-top-ten-dei-social-network-per-dicembre-2008.html" target="_blank">Blog Iab Italia</a>) sia drasticamente<strong> diminuita l&#8217; esigenza di avere un sito web per portare avanti il proprio business</strong>.</p>
<p>L&#8217;autore sostiene in definitiva che con <strong>Facebook Fan pages</strong> ci si può creare la propria web all&#8217;interno della &#8220;piattaforma&#8221; Facebook, la quale risulta essere completamente libera da costi di hosting e server, inoltre  assolutamente friendly per tutti i motori di ricerca dal momento che per ciascuna landing pages abbiamo una URL unica.</p>
<p>Paul indica tra i plus il fatto di poter postare video, uplodare cataloghi prodotti e ricevere feedbak, pubblicizzare eventi, concorsi&#8230;usare l&#8217;aggiornamento di status come fosse Twitter ( e viceversa, aggiornare il proprio Twitter in maniera che appaia come status in facebook).</p>
<p><img class="foto" style="float:left" title="fbcinema" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/fbcinema-300x221.jpg" alt="Facebook per tutti" width="300" height="221" /></p>
<p>Per concludere viene evidenziata la facilità con la quale si potrebbero inviare mail ai propri fans gratuitamente e, in caso, acquistare anche pubblicità targettizzata.</p>
<p>Non mi sento di condividere completamente il punto di vista dell&#8217;autore, ma le sue parole sono spunto per <strong>una duplice riflessione:</strong> da un lato noto come quasi quotidianamente mi giungano richieste di amicizia in Facebook da parte di ristoranti, palestre, discoteche etc, richieste che regolarmente ignoro.</p>
<p>Creare un gruppo o un profilo in Facebook è realmente semplice e chiunque abbia un minimo di conoscenza web può farlo in 5 minuti. Questo tipo di attività a mio avviso alla lunga comincerà a risultare invasiva e snervante alla stregua del &#8220;vecchio e caro&#8221; spam.</p>
<p>Vi è un aspetto che però vorrei far notare e mi piacerebbe fosse spunto per riflessioni future all&#8217;interno del blog: <strong>Facebook potrebbe essere il nuovo Google?</strong> Arriverà un giorno in cui invece di cercare il nome di un ristorante in Google lo cercherò attraverso Facebook e lo valuterò sulla base del numero di amici, delle foto pubblicate e dei feedback ricevuti?</p>
<p>Quanto potrà valere, ad esempio, un commento in TripAdvisor che parla bene o male di un hotel e quanto un profilo in Facebook con tanto di foto-ricordo con il proprietario, una bacheca di commenti, delle foto &#8220;amatoriali&#8221; della vacanza appena conclusasi di un cliente soddisfatto?</p>
<p>Arriverà in definitiva un momento in cui (per alcune tipologie di query) Facebook sarà preferito a Google? E se sì, che risvolti avrà per tutti coloro che si occupano di SEM?</p>
<img src="http://www.online-marketing.it/?ak_action=api_record_view&id=3160&type=feed" alt="" />

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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Mulino Bianco e il Marketing della Conversazione</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 16:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Rubino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brand]]></category>
		<category><![CDATA[cogenerazione idee]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Mulino Bianco lancia il primo progetto italiano di cogenerazione di idee. Gli utenti sono invitati a proporre liberamente le loro idee, che vengono commentate e votate, e le migliori verranno realizzate.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- no icon for 'Marketing' --><a href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" title="Social Media Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_social-marketing.png" align="right" width="38" height="38" alt="Social Media Marketing" /></a>
<p><a href="http://mammaincorriera.blogspot.com/" target="_blank">Giuliana</a>, compagna di avventura conosciuta nella blogosfera durante il mio percorso da neofita, <img class="destra" title="logo_mulino_bianco" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/logo_mulino_bianco.gif" alt="logo_mulino_bianco" width="147" height="79" /> con cui condivido sia la passione per i temi femminili che quella per il Web Marketing, mi segnala un’iniziativa di Marketing dell’Ascolto di un Brand del largo consumo.</p>
<p>Si tratta addirittura del <a href="http://www.nelmulinochevorrei.it/index.php" target="_blank">Mulino Bianco</a>: una vera e propria icona nazionale<strong> </strong>che<strong> </strong>&#8220;lancia il <strong>primo progetto italiano di cogenerazione di idee</strong>&#8220;.</p>
<h4>Nel Mulino che Vorrei</h4>
<p>Innanzitutto il <strong>nome</strong>: “<em><strong>nel Mulino che vorrei</strong></em>”, non così attraente ma sufficientemente chiaro in quello che si propone, cioè ascoltare i desideri della gente.</p>
<p>Gli <strong>obiettivi</strong> suonano come una dichiarazione di principio molto seria:</p>
<blockquote><p>Noi vogliamo essere sempre più vicini alle tue esigenze e migliorarci nelle direzioni che ci indicheranno i consumatori. E ci adopereremo per rendere realtà le idee migliori proposte.</p></blockquote>
<p>La <strong>meccanica </strong>è questa: gli utenti sono invitati a proporre liberamente le loro idee nelle categorie</p>
<blockquote>
<ol>
<li><em>prodotti</em></li>
<li><em>promozioni</em></li>
<li><em>confezioni</em></li>
<li><em>impegno sociale e ambiente</em> (per un consumatore sempre più attento agli aspetti etici e sociali delle attività delle aziende, questo non può mancare)</li>
<li><em>altro</em></li>
</ol>
</blockquote>
<p><strong>Le idee vengono commentate e votate</strong>, e le idee migliori verranno realizzate. Molto carino, nel banner del sito, lo scorrere delle ultime frasi/slogan postate dai lettori. Alcune sono banali e sdolcinate, ma sono <em>vere</em> e non opera di un pubblicitario professionista.</p>
<p>Dopo la raccolta e la sistematizzazione delle idee, <strong>l&#8217;implementazione</strong> segue un processo un po’ lungo e faticoso, ma mi rendo conto inevitabile. Si fa un po&#8217; fatica a seguire <a href="http://www.nelmulinochevorrei.it/index.php?ctl=index&amp;cmd=fara" target="_blank">le varie fasi</a> e i metodi di selezione delle idee, ma l&#8217;importante è che che ci sia un impegno dell&#8217;azienda a realizzarle.</p>
<p>Il <a href="http://www.nelmulinochevorrei.it/index.php?ctl=blog" target="_blank"><strong>Blog del progetto</strong></a> merita di essere seguito, speriamo che venga riempito di contenuti interessanti e divertenti &#8220;dietro le quinte&#8221;. Il primo post del Direttore Marketing che vara il progetto indulge a tratti in qualche piccolo (ma perdonabile) eccesso di celebrazione, il secondo post del <em>Digital Team</em> che &#8220;ha fatto notte nel lavorare con le tante risposte ricevute&#8221; mi suona molto autentico.</p>
<p><a href="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/mulino_bianco_beta.png"><img title="mulino_bianco_beta" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/mulino_bianco_beta.png" alt="mulino_bianco_beta" width="178" height="194" /></a>Spero che gli utenti utilizzino numerosi il Blog per lo scopo che dovrebbe avere: dare commenti al Team sull’iniziativa in sé, farli divertire, e contribuire al suo miglioramento continuo. Finora non ci sono commenti&#8230; forse è presto, e forse il blog dovrebbe essere promosso meglio come uno strumento chiave del progetto.</p>
<p>La mia impressione è che concetto e intenti siano ottimi, l’esperimento è ben pensato e ben preparato, il tutto è così interessante che merita di essere coltivato e sviluppato dedicandovi molto tempo.</p>
<p>Speriamo solo che il management non si faccia prendere dalla tipica ansia di concludere: <em>allora? gente che fa notte per cosa? costi extra, per quali ritorni? <span style="font-style: normal;">Mentre i ritorni di immagine si misurano sul (molto) lungo periodo, il rischio è che in tempi di crisi gli orizzonti, al contrario, si restringano.</span></em></p>
<h4>I miei (modesti) suggerimenti</h4>
<p><strong>Una voce più umana</strong> e vicina alla gente. Esiste un <strong><a href="http://www.nelmulinochevorrei.it/tutor.html" target="_blank">Tutor</a>,</strong> di nome Daniele, che si presenta così:</p>
<blockquote><p>Ciao, mi chiamo Daniele e sono a tua disposizione per aiutarti Nel Mulino Che Vorrei.<br />
Da diversi anni mi occupo di comunicazione e di social networking. Amo leggere e ascoltare musica e mi ritengo un attento osservatore di tutto ciò che di nuovo accade in rete. Mi aggiro curioso tra blog e siti in cerca dei trend più interessanti.</p></blockquote>
<p>Personalmente avrei preferito una… donna, non troppo giovane, che non parlasse di social networking, blogs e cool hunting, cose che ad alcuni possono risultare ancora ostiche. Una signora, Emma, che magari lavora in Barilla da 20 anni e si è sempre interessata alla relazione con il pubblico; lì per ascoltare e non solo per dare assistenza tecnica. Non me ne voglia Daniele, ma un giovane che ha tutta l’aria di essere un <em>consulente esterno esperto di Web</em>, non è la stessa cosa.</p>
<p><strong>Un linguaggio più emotivo</strong> e soprattutto più terra terra. Un esempio: “La partecipazione è spontanea e si basa <em>sulla pariteticità della relazione</em>”, questa la capiamo solo noi addetti ai lavori, evangelist del <a href="http://www.mestierediscrivere.com/testi/Tesi.htm" target="_blank">Cluetrain Manifesto</a>, no? Peccato nascondere dei concetti così innovativi dietro a un linguaggio a volte un pò politichese. Piuttosto fatemi degli esempi concreti di come un consumatore ed un&#8217;azienda possano dialogare.</p>
<p><strong>Un programmino di incentivi</strong> non sarebbe stato male. Chi partecipa ha come interesse un desiderio, un bisogno, un’idea che vorrebbe che Mulino Bianco realizzasse. Le community online hanno come incentivo alla partecipazione la gratificazione personale, questo è certo. Ma proprio per questo un premio per le idee più votate, indipendentemente dalla loro realizzazione finale oppure no, ci sarebbe stato bene.</p>
<p><a href="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/mulino-che-vorrei.png"><img class="aligncenter" title="mulino-che-vorrei" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/mulino-che-vorrei-300x104.png" alt="mulino-che-vorrei" width="300" height="104" /></a> Infine, un paio di avvertimenti: <strong>i tempi del progetto sono un po’ lunghi</strong>. Anche 24 mesi per un nuovo biscotto. Come mantenere vivi la partecipazione e l’interesse mentre l’azienda seleziona e decide? Non so se lo <a href="http://www.nelmulinochevorrei.it/index.php?ctl=index&amp;cmd=realizzate" target="_blank">stato di avanzamento</a> sarà sufficiente.</p>
<p>Inoltre la <strong>pronta realizzazione delle idee migliori è indispensabile</strong>, è il cuore dell’idea, sarà la prova tangibile che questa non è solo un’altra forma di pubblicità, ma un’iniziativa vera, tale per cui qualcuno potrà dire al supermercato: &#8220;Vedi questa confezione viola biodegradabile? E&#8217; stata un&#8217;idea mia!&#8221;. Meglio realizzare qualcosa di molto piccolo, ma subito, altrimenti il rischio è la percezione di non mantenere la parola, con conseguenze ovviamente molto negative per la credibilità della marca.</p>
<h4>Stiamo a vedere!</h4>
<p><a href="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/mulino_bianco02.jpg"><img title="mulino_bianco02" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/mulino_bianco02-300x150.jpg" alt="mulino_bianco02" width="300" height="150" /></a>Il Team Mulino Bianco avrà sicuramente la sua strategia e la seguiremo con attenzione. La mia sarebbe quella di salire velocemente i gradini della scala dell’engagement: per ora stanno <strong>ascoltando</strong>, ma presto dovrebbero <strong>conversare</strong><em>, </em>e infine con i primi lanci di prodotti crowd-sourced<em>, </em><strong>coinvolgere</strong><em> </em>una vera e propria community di appassionati in una<em> relazione duratura.<br />
</em></p>
<p><strong>Comunque vada, complimenti</strong>: benvenuti nell&#8217;era del Marketing della Conversazione e buon viaggio, amici di Barilla. Se anche le Mamme ipercritiche e  fieramente contrarie alle merendine apprezzeranno lo spirito del progetto e cominceranno a postare contributi costruttivi, vorrà dire che avrete iniziato con il piede giusto.</p>
<p>Infine, per approfondire, ecco una presentazione su slideshare riguardo al progetto del Mulino:</p>
<div id="__ss_1137123" style="width: 425px; text-align: left;"><object width="425" height="355" data="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=presentazionemcv-090312113745-phpapp02&amp;stripped_title=nel-mulino-che-vorrei" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=presentazionemcv-090312113745-phpapp02&amp;stripped_title=nel-mulino-che-vorrei" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></div>
<img src="http://www.online-marketing.it/?ak_action=api_record_view&id=3079&type=feed" alt="" />

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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Co-creare valore coi social media</title>
		<link>http://www.online-marketing.it/social-marketing/2009/creare-valore-social-media/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 10:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Cangini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[blogger]]></category>
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		<category><![CDATA[potere del consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[swot]]></category>
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		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[A circa vent'anni dalla nascita del www la sfida che le marche devono porsi è trasformare i propri "siti vetrina" in luoghi per la co-creazione di valore. E' in questa direzione che i social media vanno sfruttati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- no icon for 'Marketing' --><a href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" title="Social Media Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_social-marketing.png" align="right" width="38" height="38" alt="Social Media Marketing" /></a>
<p>A circa vent&#8217;anni dalla nascita del Web la sfida che le marche devono porsi è <strong>trasformare i propri &#8220;siti vetrina&#8221; in luoghi per la co-creazione di valore</strong>.</p>
<h4>Perchè è necessario?</h4>
<p>In un mercato evoluto come il nostro, il brand management non può più permettersi di prendere decisioni unilateralmente, deve <strong>ascoltare</strong> e <strong>collaborare</strong>. Le marche necessitano quindi di costruire luoghi nei quali conversare coi propri <em>consum-attori</em>.  Il Web, piattaforma democratica che annulla tempi e distanze, si domostra l&#8217;unico strumento capace di mettere in relazione marca e utenti a livello globale. Un personal media disponibile 24 ore su 24 da qualsiasi dispositivo connesso.</p>
<h4>Come agire?</h4>
<p>E&#8217; in questa direzione che <strong>i social media vanno sfruttati</strong>. Spazi nati per rispondere ad esigenze dell&#8217;utente come trasparenza, interazione e coinvolgimento, e attraverso i quali i brand sono in grado di:</p>
<ul>
<li><strong>verificare la soddisfazione</strong> degli utenti;</li>
<li><strong>capire le esigenze</strong> dei consumatori;</li>
<li><strong>testare</strong> il lancio di prodotti, servizi e campagne di comunicazione;</li>
<li><strong>chiedere</strong> pareri:</li>
<li><strong>lanciare</strong> concorsi;</li>
<li><strong>offrire</strong> servizi aggiuntivi;</li>
<li><strong>organizzare</strong> eventi;</li>
<li><strong>osservare</strong> le conversazioni tra utenti;</li>
<li><strong>aumentare</strong> il brand engagement.</li>
</ul>
<p>Veri e propri strumenti di marketing che consentono di realizzare un&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Analisi_SWOT" target="_blank">analisi SWOT</a> del brand evidenziandone punti di forza, debolezza, opportunità e minacce, ma anche luoghi adatti al <strong>coinvolgimento dei consumatori</strong> col mondo della marca. Strumenti che l&#8217;azienda deve imparare ad utilizzare anche per seguire l&#8217;evoluzione del mercato e non trovarsi a compiere passi falsi come è capitato a molti brand tra cui, di recente, <a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;q=mosaico+arredamenti+querela+blogger+sarnari" target="_blank">la Mosaico Arredamenti</a>.</p>
<p><strong>Il web è conversazione</strong>, i brand non possono evitare che si parli di loro, viceversa devono saper sfruttare questa peculiarità della Rete a proprio vantaggio. Comprendere le logiche del web 2.0 non è semplice se non le si &#8220;vive&#8221;.</p>
<h4>In conclusione</h4>
<p><a href="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/masssocialmedia.png"><img class="destra" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/masssocialmedia.png" alt="social media" width="174" height="183" /></a>A fronte delle nuove esigenze del mercato <strong>i social media diventano un mezzo di cui le marche hanno bisogno per sopravvivere</strong> e non uno strumento aggiuntivo da sfruttare all’occorrenza. Le relazioni necessitano di tempo ed attenzione per nascere, crescere e maturare. <strong>I brand devono comprendere le potenzialità di un asset come il capitale relazionale</strong>: un investimento di risorse continuo ma dilazionato, che permette alla marca di creare la propria reputazione online collocando se stessa in una posizione avvantaggiata rispetto sia alla concorrenza, sia all’andamento del mercato.</p>
<p>Il grafico a lato illustra i flussi comunicativi in un mercato come il nostro dove ai <em>traditional media</em> si sono aggiunti i <em>social media</em>, sottolineando l&#8217;importanza delle conversazioni che nascono su una piattaforma democratica come la Rete.</p>
<p>Un territorio attivo ed energico che i brand devono imparare ad &#8220;abitare&#8221;.</p>
<img src="http://www.online-marketing.it/?ak_action=api_record_view&id=2546&type=feed" alt="" />

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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Perchè gli User Generated Content</title>
		<link>http://www.online-marketing.it/social-marketing/2009/perche-user-generated-content/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 17:06:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Cangini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[brand]]></category>
		<category><![CDATA[brand reputation]]></category>
		<category><![CDATA[marketing relazionale]]></category>
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		<category><![CDATA[ugc]]></category>
		<category><![CDATA[user generated content]]></category>
		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno dei più grandi problemi legati agli User-Generated Content è il criterio con cui i brand, o chi per loro, si approcciano a questo nuovo tipo di contenuti: strumenti da utilizzare in un'ottica relazionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.online-marketing.it/category/social-marketing/" title="Social Media Marketing"><img src="/wp-images/icons/categ_social-marketing.png" align="right" width="38" height="38" alt="Social Media Marketing" /></a>
<p>La scorsa settimana abbiamo pubblicato un post riguardo alla <a href="http://www.online-marketing.it/social-marketing/2009/profittabilita-user-generated-content/" target="blank">profittabilità degli user generated content</a> (contenuti creati dagli utenti stessi, piuttosto che da una redazione) giungendo alla conclusione che <em>per ottenere il massimo potenziale dagli UGC, marketers e autori devono venirsi incontro, i primi rischiando di più e i secondi creando ambienti rassicuranti nei quali sia più facile investire i propri soldi.</em></p>
<p><a href="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/user_generated_content.jpg"><img class="destra" src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/user_generated_content.jpg" alt="user_generated_content" width="158" height="102" /></a>Dai commenti al post è però emerso anche un altro problema legato agli ugc ovvero <strong>il criterio con cui i brand, o chi per loro, si approcciano a questo nuovo tipo di contenuti</strong>.</p>
<p>Per capire meglio vantaggi e svantaggi legati agli investimenti in user-generated content ritengo innanzitutto importante  differenziarli  in due macro-categorie:</p>
<ol>
<li>inserzioni pubblicitarie all&#8217;interno di piattaforme ugc come blog e social network;</li>
<li>sollecitazione alla produzione di ugc inerenti il brand.</li>
</ol>
<h4>1. Inserzioni pubblicitarie all&#8217;interno di piattaforme ugc</h4>
<p>La prima possibilità non è altro che la semplice trasposizione online di quanto avviene per i media tradizionali. Le differenze più importanti riguardano la possibilità di apparire in <strong>ambienti altamente contestualizzati</strong>, di pagare <strong>prezzi più contenuti</strong> e di <strong>valutare con precisione i risultati</strong> delle proprie campagne. D&#8217;altro canto gli svantaggi sono quelli già citati nel mio post precedente, riassumibili in <strong>minore professionalità, controllo ed utenza</strong>.</p>
<p>Pagare per far apparire la proprie inserzioni pubblicitarie vicino agli user-generated content può essere un metodo efficace per portare traffico qualificato al proprio sito, ma se questo sistema permette di realizzare obiettivi di breve termine, raggiungibili anche con altri strumenti di comunicazione, il secondo approccio è difficilmente replicabile.</p>
<h4>2. Sollecitazione alla produzione di ugc inerenti il brand</h4>
<p><a href="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/utente20.jpg"><img src="http://www.online-marketing.it/wp-content/uploads/utente20.jpg" alt="utente20" width="167" height="124" /></a>Coinvolgere gli utenti nella produzione di contenuti è una <strong>strategia ad elevato valore relazionale</strong>, capace di rispondere sia a nuove esigenze del consumatore come <strong>partecipazione</strong>, <strong>interazione</strong> e <strong>trasparenza</strong>, sia a nuove necessità che per ovvia conseguenza hanno i brand. Gli ugc permettono infatti all&#8217;azienda di mettere la propria marca nelle mani degli utenti, di capire la percezione esterna del brand e di assumere punti di vista differenti dal proprio ma soprattutto di coinvolgere, aprirsi al dialogo ed instaurare rapporti sempre più profondi, tanto da <strong>trasformare i clienti in ambasciatori del brand</strong>.</p>
<p>Ogni marca in base alla propria storia, natura ed esperienza potrà infatti ideare la strategia migliore da adottare per coinvolgere il proprio pubblico di riferimento. Esempi sono l&#8217;organizzazione di concorsi intorno a nuove idee di prodotto, la realizzazione di eventi incentrati sugli ugc pervenuti e i loro autori o inviti a prendere parte all&#8217;ideazione di uno spot. Attivare coinvolgimento e partecipazione non è però facile, soprattutto se paragonato alla semplice inserzione di messaggi pubblicitari a fianco di un contenuto. Le <strong>relazioni necessitano di tempo, attenzione ed impegno per nascere, crescere e maturare</strong> ma d&#8217;altro canto sono un investimento di medio lungo periodo, che può apportare alla marca <strong>vantaggi straordinari</strong>.</p>
<h4>Conclusione</h4>
<p>Concluderei quindi affermando che per il brand entrambe le possibilità sono valide ma che oltre ad avere scopi differenti,<strong> l&#8217;utilizzo degli ugc per fini relazionali è difficilmente rimpiazzabile con altri strumenti,</strong> diversamente da quanto accade per le inserzioni. E&#8217; in questo senso che ritengo importante affidarsi agli user-generated content.</p>
<img src="http://www.online-marketing.it/?ak_action=api_record_view&id=2839&type=feed" alt="" />

<p>Potrebbe interessarti anche:<ol><li><a href='http://www.online-marketing.it/social-marketing/2009/perche-applicazioni-su-facebook/' rel='bookmark' title='Permanent Link: I &#8220;perchè&#8221; delle applicazioni su Facebook'>I &#8220;perchè&#8221; delle applicazioni su Facebook</a> <small>Una delle caratteristiche che contraddistingue Facebook dagli altri social network...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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