Archivio | ottobre, 2009

Google Social Search

Google Social Search


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Google (e altri) ha iniziato a mostrare i Twitter tweets nei risultati delle ricerche; la dimensione social di Internet è ogni giorno più importante. Matt Cutts spiega come funziona il nuovo Social Search di Google (Labs).

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E-mail marketing in Europa: il nuovo report

E-mail marketing in Europa: il nuovo report


Web Marketing

ContactLabA un anno e mezzo di distanza dal report sull’e-mail marketing nel nostro Paese, cui avevamo dedicato un post, ContactLab e l’istituto di ricerca Human Highway tornano sul campo per sondare nuovamente il panorama della posta elettronica, questa volta ampliando lo sguardo verso altre nazioni europee: Francia, Spagna, Germania e Regno Unito.

Ciò che esce dall’indagine, condotta su un campione totale di 4745 individui nei cinque Paesi, risulta particolarmente interessante proprio in rapporto ai dati relativi allo scorso anno. Ma andiamo con ordine.

L’indagine ha coinvolto utenti Internet di un’età compresa tra i 18 e i 74 anni, rivolgendo loro quesiti sull’utilizzo abituale della posta elettronica e non solo. Attenzione particolare è stata riservata all’ambito mobile, che ha visto una forte ascesa nell’ultimo periodo, grazie alla sempre maggiore diffusione di smartphone e palmari nel vecchio continente.

Alcuni dati per iniziare:

  • 4 miliardi è il numero di e-mail ricevute quotidianamente nei cinque Paesi europei in esame;
  • oltre 300 milioni le caselle di posta elettronica utilizzate;
  • più di 7 newsletter al giorno per ogni utente (con la categoria “viaggi e turismo” a farla da padrone)
  • 4 milioni di utenti mobile solo in Italia, al primo posto tra le cinque nazioni

Proprio il rapporto tra il nostro Paese e i restanti quattro risulta interessante sotto molti punti di vista, perché presenta alti e bassi quantomeno curiosi. Al pari della Germania, l’Italia evidenzia il maggior numero di caselle di posta pro-capite (2,3), ma il minor numero di messaggi e-mail ricevuti giornalmente (19,1 contro i 35,3 della Francia). In Italia, contrariamente alla tendenza degli altri Paesi, sono le donne a ricevere giornalmente più e-mail degli uomini.

Email in EuropaCome detto, la ricerca si è focalizzata quest’anno sul mobile e sull’uso dell’e-mail in mobilità: iPhone, Blackberry e gli altri smartphone e PDA conquistano sempre maggiori fette di mercato, e vanno rivoluzionando la fruizione di un servizio ormai consolidato come la mail. Sono oltre 500.000 gli utenti italiani che, grazie alla diffusione dei device citati, si sono aggiunti agli utilizzatori della mail in mobilità nell’ultimo anno. Ad oggi, risultano 4 milioni i connazionali che ne fanno uso, mentre altri 4 milioni si dichiarano desiderosi di farlo ma sono frenati principalmente dai costi di accesso ritenuti ancora troppo alti.

Un’opportunità non sfruttata per il nostro Paese, quindi, tanto più che la metà di coloro che abitualmente controlla la posta dal cellulare dichiara di non poterne più fare a meno. Un chiaro messaggio per gli operatori telefonici.

La ricerca si estende con uguale profondità negli altri quattro mercati, evidenziando tendenze comuni e singolarità. Per questo vi inviatiamo a scaricarla gratuitamente dal sito di ContactLab, che ringraziamo ancora una volta per la diffusione di dati così significativi ed essenziali per chi si occupa di marketing online.

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La sottile linea nera di Audi

La sottile linea nera di Audi


Social Media Marketing

Il marketing dell’automobile ha spesso regalato interessanti novità sul piano della comunicazione, grazie alle idee innovatrici dei team creativi che in questo campo si sfidano a suon di campagne virali ed esperienze interattive per convincere i potenziali clienti che proprio quella è l’auto che fa per loro. Tanto più in un periodo di recessione economica come quello che stiamo attraversando, a causa del quale i budget a disposizione di tutti sembrano assottigliarsi inesorabilmente e le agenzie creative devono fare uno sforzo in più per far sì che l’automobilista decida di mettere mano al portafoglio.

Audi

Una delle realtà da sempre più all’avanguardia in questo campo -e lo diciamo avendo avuto la possibilità di vederlo da vicino- è il marchio Audi. La casa tedesca, di proprietà del gruppo Volkswagen, ha infatti dato il via in questi giorni ad almeno un paio di iniziative degne di attenzione per la loro non-convenzionalità.

Augmented reality Audi A5La prima riguarda il lancio della nuova Audi A5 Sportback, promosso attraverso l’uso di una delle tecnologie più in voga del momento, ovvero la realtà aumentata (ne avevamo parlato qui). Un minisito ad hoc permette di visualizzare un modellino dell’auto in tre dimensioni, orientabile a piacere, inquadrando con la webcam del computer uno speciale simbolo che compare in questi giorni tra le pagine di alcuni magazine, come il mensile Wired. L’idea è senza dubbio un buon modo di effettuare campagne crossmediali sfruttando un vantaggio non indifferente del mondo online, ovvero la misurabilità, da sempre tallone d’Achille delle campagne offline.

La sottile linea nera, cui facevo riferimento nel titolo, si riferisce invece alla campagna di promozione di Audi Dark Line, un pacchetto di optional dedicato ai modelli A3, A3 Sportback, A5 Coupé e TT Coupé. L’allestimento in questione è dedicato a chi vuole rendere ancor più sportiva la propria auto, donandole un aspetto aggressivo e particolarmente tenebroso, grazie a cerchi in lega, cristalli oscurati, inserti in carbon look e molto altro. La campagna mira a promuovere i pacchetti in questione che vengono lanciati al prezzo ridotto di 1000 € fino al prossimo 31 dicembre. L’idea di Audi sta nel voler coinvolgere attivamente la rete nella promozione di un prodotto così particolare, andando in un certo senso ad assecondarne la natura stessa con l’ideazione di una campagna “stealth”, che coinvolga la blogosfera nella promozione di un video accattivante e di un sito collegato. Obiettivo: generare buzz e passaparola tra gli appassionati di automobilismo e i lettori dei blog a tema.

Il video, che proponiamo più sotto, ha così cominciato a girare in rete prima che su altri canali tradizionali: un segno che gli investimenti in advertising riconoscono al mondo web potenzialità sempre più concrete e un’efficacia dimostrata che ne giustifica l’utilizzo come testa di ponte per la continuazione su altri media.

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Google AdWords vs Linkedin DirectAds

Google AdWords vs Linkedin DirectAds


Comunicazione

Promozione online con l’advertising a pagamento: entrano in gioco i Social Network. In questo guest post presentiamo un’analisi di Dario Ferrigato che analizza opportunità e differenze di due strumenti all’apparenza simili: Google AdWords e Linkedin DirectAds.

Alla ricerca di nuovi ed efficienti strumenti di comunicazione, non si può non considerare i social network ed il loro immenso bagaglio di contatti profilati.

In ottica B2B e non solo, dimensioni sociali come Linkedin e nello specifico l’advertising a pagamento appaiono come opportunità da vagliare nella promozione di prodotti o servizi.
Social Media ROIPersonalmente, ritengo più efficaci le azioni non forzate ovvero l’utilizzo del mezzo social nella sua essenza; credo cioè che sia più interessante in uno spazio di contatti sfruttare logiche tipiche quali il passaparola o le aggregazioni per tema di interesse (gruppi…).

E’ un po’ come dire che in un motore di ricerca cerco di diventare “visibile” per posizionamento organico e non per un forzato annuncio di testo per il quale pago.
Posta tale premessa, ribadisco che comunque la pubblicità a pagamento su Linkedin va analizzata e, sfruttando la precedente analogia con i motori di ricerca, comparata con le classiche opportunità concesse da Google.
Chiamiamoli per nome: Google AdWords e Linkedin DirectAds. In realtà quest’ultimo non rappresenta l’intera offerta della piattaforma ma circoscrive un’opzione dedicata a chi ha a disposizione budget limitati e si vuole accontentare di soli messaggi testuali. Strumenti simili all’apparenza: la visualizzazione di un messaggio dalla lunghezza estremamente limitata, un link che rimanda al sito da promuovere, la possibilità di pagamento in base ad un minimo, anche se nella realtà non sufficiente, risultato ovvero il pay for click in un mare di impression.

Linkedin vs adwords

Penso che le peculiarità di Adwords siano ben note a chi si interessa anche minimamente di advertising su web. Ritengo quindi, nel sottolineare le differenze fra i due strumenti, di dare enfasi alle singolarità di DirectAds:

  • Non è worldwide. Per ora il servizio non è implementato in tutti i paesi e tra questi ovviamente, concedetemi il tono polemico, non è annoverato il nostro.
  • Budget minimo giornaliero obbligatorio.
  • Costo per click fisso e oneroso. Non è concessa alcuna variabilità, non c’è un meccanismo d’asta in base alla domanda. Apparentemente costa di più perchè il click proviene da un target più mirato e quindi potrebbe tramutarsi con maggior probabilità in una lead; la variabilità non può esistere perchè non ci sono keywords da scegliere.

Dico solo che sono argomentazioni non proprio inattaccabili. Che i contatti siano migliori è tutto da dimostrare e reputo che, volendo, dei meccanismi di variabilità in base alle richieste di mercato siano ipotizzabili. Penso ad esempio che sarebbe possibile far pagare in base a quanto è ricercato un certo target o bouquet di essi. Altre peculiarità:

  • Possibilità di pagamento a numero di impression. Interessante soprattutto per chi è molto appetibile e quindi potrebbe generare un’alta percentuale di click data l’esposizione del messaggio.
  • Estrema importanza al contenuto del messaggio. Bisogna crearlo in modo da rendere chiaro ciò che si va ad offrire in quanto non esiste il filtro della parola chiave che in un certo senso rende più corrispondente la richiesta con ciò che è propinato.
  • Si può mirare meglio il target. Considerate che si sceglie dove far apparire il messaggio in base alla funzione o al settore di appartenenza del soggetto.
  • E’ advertising passivo: l’utente non sta cercando nulla! Non offro a chi cerca ma provo ad offrire a chi potrebbe essere interessato. La vera differenza sta proprio nelle scelte lessicali di quest’ultima frase: google=cerca=pronto ad accogliere, linkedin=interesse=mirato ma non predisposto ad accogliere.

In quest’ultimo punto ho cercato di raccontarvi la diversa filosofia che governa i due mezzi perchè credo che sia il reale valore che vi posso offrire. Penso di non sbagliare ad interpretare i pensieri di chi legge ponendo il quesito: chi è il migliore?

Voglio uscire anche dal solo linkedin per ragionare sulla generale offerta dei social network: pubblicità passiva sul target o advertising sulle richieste dell’utente?
Forse la risposta sta nel quanto è attinente il target scelto con quello enucleabile dallo strumento, ciò che so di certo è che quotidianamente osservo campagne AdWords offrire ottimi risultati pur in un costante trends di aumento dei cpc dovuti all’inflazionarsi del mezzo. Nuove strade sono necessarie…

Ma la via sarà quella dell’advertising sui social network?

dott. Dario Ferrigato
Consulente in marketing strategico, Senior consultant di ADVBOUCLE Strategic Minds

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Google wave preview

Google wave preview


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La presentazione originale di Google Wave durava  quasi un’ora e mezza. Questo video è un riassunto del nuovo rivoluzionario sistema Google per la comunicazione, in 8 minuti. Sostituiremo le email?

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Idee per un’innovazione open source

Idee per un’innovazione open source


Social Media Marketing Viral Marketing

Immagino un’azienda che produce scarpette per bambini. Carinissime. E’ poco conosciuta. Non può permettersi costose ricerche di mercato, non ha il budget per una campagna pubblicitaria sulla stampa specializzata per mamme che ha costi esorbitanti, ma ha inventato un nuovo prodotto: una scarpetta adatta ai primi passi. Ha uno speciale rinforzo del tallone, favorisce la formazione dell’arco plantare, e si propone con un’estetica molto innovativa. Ma ci sono grandi discussioni sul prezzo. La tecnologia usata permetterebbe di vendere le scarpette a prezzi molto inferiori rispetto ai grandi marchi. Ma mancando i mezzi per creare una larga distribuzione e una grande notorietà, si prevede di vendere bassi volumi. Cosa fare? Come lanciare le scarpette?

ScarpetteIl giovane product manager vorrebbe scommettere sulla forza dell’innovazione e del passaparola, e lanciare con un prezzo basso per competere aggressivamente con i grandi nomi. Per fare un buon margine al paio, pensa, basterebbe farle pagare circa 40 euro. Il suo capo, che conosce da anni le regole spietate del mercato, non pensa al margine al paio ma è invece interessato al margine totale, perché è quello che ripaga gli investimenti fatti in tecnologia. Per limitare i rischi e ripagarsi prima, vuole lanciare ad un prezzo molto più alto, 80 euro. Le mamme, dice, sono abituate ad identificare il prezzo con la qualità, non si fiderebbero di una scarpetta dal nome nuovo che costa troppo poco, tutte le pubblicità per anni hanno detto che i piedini delicati dei bambini, soprattutto i loro primi passi, sono preziosissimi, meritano il meglio, non consentono rischi. Lui vuole la raccomandazione di un’associazione di Ortopedici, e un prezzo alto.

Un giorno, leggendo il blog di un’amica, il giovane PM scopre che le mamme nel web sono tante, agguerrite, e ansiose di dire la loro. Non si era mai interessato ai loro siti ma ora scopre che c’è un modo per parlare direttamente con loro. Prende la scheda tecnica della scarpetta, la traduce in un linguaggio simpatico e accessibile, elimina solo i dettagli riservati del brevetto. La pubblica sul blog, e i commenti fioccano. La direzione estetica da seguire appare subito chiara, in mezza giornata i lunghi dibattiti aziendali che duravano da mesi non hanno più senso. Bastava chiedere a loro. Allora decide di continuare la conversazione, e chiedere alle mamme quale prezzo sarebbero disposte a pagare. Ci sono fitte discussioni tra una ventina di lettrici accanite: alcune temono che per abbassare il prezzo l’azienda debba abbassare la qualità, e non si fidano. Altre chiedono di provarle prima.

Provarle? E perché no?

Raggiunta una cinquantina di nominativi di mamme di bambini di 12-18 mesi, chiede loro di registrarsi per un test. Manda a casa alcuni prototipi di scarpette e apre per loro un questionario on line. Incredibilmente, a differenza delle ricerche di mercato tradizionali, il 90% dei questionari viene completato: le mamme si sono mobilitate per la sua causa (molte sono stufe di pagare prezzi astronomici per l’abbigliamento dei bambini, ma soffrono di sensi di colpa se non sono rassicurate della qualità etc…. Insomma le solite storie). Qualcuna le ha fatte persino vedere al suo ortopedico, e dice che lui le ha trovate ottime. Nel forum che segue il test intervengono in effetti tre ortopedici, richiamati dai motori di ricerca per “arco plantare”, e un tecnico di un laboratorio sanitario. Tutti danno contributi utili.

Il PM ha messo a punto il prodotto finale grazie ai commenti ed è pronto per il lancio. Pensa che oltre a distribuire le scarpette nei canali tradizionali, potrebbe aprire un negozio online. Quelle che chiama le sue mamme “ambasciatrici”, entusiaste perché sono state le prime a provare le scarpette, i cui commenti sono stati ascoltati, sicure del fatto loro perché le hanno provate, spargono la notizia e portano centinaia – in poco tempo migliaia – di visite allo store. I volumi triplicano rispetto alle stime iniziali, e le vendite online sono il doppio di quelle offline.

Open SourceL’anno successivo, tutte le mamme dello store vengono coinvolte nell’ideazione della nuova scarpetta che migliorerà la precedente. Abbondano i suggerimenti. La punta era un po’ delicata, va rinforzata perché i bambini ai primi passi continuano spesso a gattonare e la rovinano tutta. La tomaia va alleggerita un po’ perché dal nido arrivano segnalazioni di calcioni devastanti. Si apre una sezione del negozio dedicata all’opinione degli ortopedici e degli esperti. In breve la notizia della piccola azienda che fa scarpette ottime a prezzi accessibili si sparge e…

Il mio sogno: l’innovazione “open source”. Perché è ancora un sogno? Gli strumenti ci sono. Lo è, perché prima di innescare tutto quello che ho immaginato, il giovane PM dovrebbe chiedere il permesso al capo. E quello lo guarderebbe come se si fosse sniffato di tutto, e, cosa molto grave per il futuro prossimo del giovane visionario, penserebbe che rappresenta un pericolo per l’azienda, perché vorrebbe addirittura diffondere sul web dati sensibili come la scheda tecnica di un prodotto ancora da lanciare.

Non so voi, ma io sono convinta di una cosa: questa storia non finisce qui…

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  • Federico Calore si occupa di web marketing e motori di ricerca per passione e professione: è consulente esperto di search engine marketing, web analysis e online advertising.
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  • Fabio Sutto, sviluppatore server-side dal 1998, è passato dalla programmazione ai motori di ricerca, quindi al web marketing e al web 2.0: nell'attesa delle novità che verranno.
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