Archivio | agosto, 2009

La punta di cioccolato del Cornetto

La punta di cioccolato del Cornetto


Comunicazione Social Media Marketing

Quando si dice comunicazione “dal basso”: l’estremo ultimo del gelato più famoso di sempre, quella punta di cioccolato che si nasconde nel piccolo cono di carta che rimane dopo aver gustato la panna e sgranocchiato la cialda, diventa un fenomeno su Facebook e potrebbe costituire un’imperdibile opportunità per comunicare in modo nuovo con i consumatori 2.0.

La pagina Facebook inneggiante alla “punta di cioccolato del cornetto Algida”. Mi fa impazzire.

In Unilever lo sanno che esiste? No, non dico i giovani Product Manager: magari proprio uno di loro è l’amministratore di questa cosa, se l’è inventata una sera per scherzo e magari gli è pure sfuggita un po’ di mano. Io dico: l’amministratore delegato di Unilever Italia lo sa? Ha idea della potenza di questa apparente cavolata?

La punta del CornettoAl momento in cui scrivo la pagina conta 652.131 fan. Seicentocinquantaduemila persone, molto di più degli abitanti della mia città natale. E’ un numero spaventoso. Testimonia la potenza aggregante di qualcosa, qualcosa di cui una marca è portatrice, spesso addirittura a sua insaputa. Esistono anche due contro-gruppi di gente che odia la famosa punta di cioccolato ed è solita buttarla via, e uno di golosi ma sfortunati: “quelli che la punta del cornetto gli si incastra nella carta” (potrebbe uscirne qualche nuova idea per il packaging!). A me questa famosa punta ricorda mia madre, da cui ho preso tutta la golosità di cui sono capace, le estati da adolescente al mare, e le lotte con lei per accaparrarsela. E altre 652.130 persone avranno altri ricordi.

Volendo sfruttare questo inestimabile patrimonio emotivo, sono molte le iniziative che si potrebbero intraprendere:

  • invito a registrarsi in una community ristretta dove si lavora allo sviluppo delle prossime varianti di Cornetto, oppure si vedono e si commentano in anteprima le prossime pubblicità;
  • invito personalizzato a eventi speciali online. Che so, una sessione di domande e risposte col responsabile ricerca sviluppo e assaggi del cornetto;
  • focus group e sondaggi: vi piace questo packaging? No? Cos’ha che non va? Allora quest’altro? Ti piace questo claim “da oggi la punta non si spezza più?” oppure preferite “la punta più cioccolatosa di sempre?” (quest’idea si potrebbe realizzare direttamente all’interno di Facebook con un’applicazione come Poll);
  • invito al contro-gruppo per rispondere al test “che cosa esattamente ti fa schifo?”;
  • altre ricerche di mercato (le agenzie di ricerca si fanno pagare per trovare trecento persone disposte a rispondere a un test, qui c’è un bacino potenziale di seicentocinquantaduemila…);
  • applicazioni Facebook, con i test “che parte del cornetto sei”, “crea il tuo cornetto e offrilo a un amico”, e tremila altre idee che se il team Algida si sedesse per una giornata di brainstorming uscirebbero in quantità;
  • promozioni e concorsi: “mandaci la foto più simpatica della tua punta di cioccolato e diventi il testimonial del mese”;
  • e ovviamente, l’invito sul blog del Cornetto, per condividere storie ed esperienze divertenti che abbiano per protagonista il gelato (parola d’ordine: “conicità” :) )

Un prodotto, grazie ai social media, non farà più pubblicità: farà amicizia con i suoi fan, se saprà proporsi in modo umano, simpatico e non supponente. Li metterà al corrente delle iniziative in anteprima, insomma si comporterà come ben sa fare chi gestisce un fan club. E i fan, sono loro che faranno pubblicità. Le persone non credono più nella pubblicità istituzionale ormai, ma credono ad altre persone. Potrebbero riuscirci anche uno spray sgrassatore o un dado da brodo? Agendo in modo intelligente e carino, sono convinta di sì.

Nel giro di poco tempo cominceremo a vedere moltiplicarsi iniziative di questo genere. Siamo entrati in pieno nell’epoca del WOM (word of mouth, anzi, word of mouse), mentre la comunicazione di massa se la passa sempre peggio.

Intanto, un albergatore furbissimo di Perugia ha pubblicato questo annuncio nella bacheca del gruppo:

Un albergo di cioccolato...Ciao a tutti i chocoholics! Se volete venire a pernottare presso il nostro Hotel a tema cioccolato…..Siete i benvenuti! Affrettatevi! I primi 5 vincono una camera matrimoniale a soli 0,99 centesimi! E se non rientrate tra i primi 5….Non preoccupatevi! 30 camere sono disponibili per la notte del 13 febbraio, suddivise su tre piani: latte, gianduia e fondente! Affrettatevi!
Fate amicizia con noi!

Pubblicità gratis, copertura nazionale, target specifico di amanti del cioccolato. Fate amicizia con noi.

Mentre i dottori si scervellano sulle metriche dei social media e le società di consulenza calcolano i ROI, l’albergatore di Perugia ha capito come si fa. Basta che gli risponda lo 0,5% della gente che ha contattato, e altro che occupare le sue trenta camere…

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Augmented Reality: solo una moda?

Augmented Reality: solo una moda?


News

augmented_realityUna cosa è certa, la “realtà aumentata” è la moda del momento. Così, dopo la realizzazione di spazi interamente virtuali all’interno dei quali solo il protagonista era reale (la cosiddetta realtà virtuale), adesso sono gli oggetti virtuali ad entarare a far parte del “nostro” mondo.

Una realtà virtuale generata dal computer che, sovrapposta alla realtà percepita dal soggetto, ne amplifica le capacità informative.

Tecnologie che come spesso accade nascono in campo militare, vengono poi sfruttate in settori come quello medico, per poi venire acquisite dal modo della pubblicità, sempre in cerca di novità al fine di stupire ed affascinare il proprio pubblico.

Se all’inizio però basta poco a far sorridere e parlare le persone, basta ancora meno perché le mode svaniscano ed il piacere non derivi più dalla semplice visione di “qualcosa di nuovo”, pensiamo ad esempio al cinema e alla famosa uscita dalle fabbriche Lumière.

Passato quindi l’entusiasmo per la spettacolarità del mezzo, è facile rendersi conto che esistono tante e differenti potenzialità ad essa legate. I brand stanno iniziando a sperimentarle.

Gli obiettivi che attraverso il suo impiego possono essere raggiunti variano dall’ambito ludico  a quello informativo. Qualunque sia la ragione per cui i brand la utilizzino, l’importante è che nel farlo rimangano coerenti con l’immagine che di sè vogliono venga percepita.

Esempio interessante  di utilizzo ludico del mezzo è l’idea alla base della promozione del chewing gum 5 attraverso il 5 mixer. Il chewing gum, la cui campagna pubblicitaria parla di capacità del prodotto di stimolare i nostri sensi, continua a sollecitarli trasformandoci in dj. Basta dare un’occhiata al video sotto per rendersene conto.

L’utilizzo di tipo informativo del mezzo è invece più semplice da immaginare. Esempi sono le applicazioni sviluppate per l’I-phone e i “libri tridimensionali” di cui su you tube si possono trovare svariati video. Interessante anche la possibilità d’utilizzo che ci mostra BMW. Un’altra applicazione interessante che ha avuto una certa risonanza è questo software per cellulari con fotocamera per “vedere” i prezzi di edifici ed appartamenti in vendita (nel video, Nieuwe Herengracht, Amsterdam):

Per il momento la difficoltà più grande da superare perchè la realtà aumentata possa entrare a far parte della nostra quotidianità, come è avvenuto per altre tecnologie, è legata ai mezzi che ci permettono di percepire queste informazioni aggiuntive. Tecnologie come cellulari di ultima generazione e computer dotati di webcam ci fanno però pensare ad un suo possibile futuro roseo.

Di sicuro nei prossimi mesi continueremo a vedere nuovi interessanti utilizzi della realtà aumentata. Voi cosa ne pensate? Rimarrà solo un mezzo capace di affascinare o troverà spazio per un suo concreto utilizzo?

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Digg Ads: annunci di qualità per pagare meno

Digg Ads: annunci di qualità per pagare meno


PPC Social Media Marketing Web analysis

DiggE’ di ieri la notizia, apparsa sul blog ufficiale di Digg, del rilascio in beta sul sito di un nuovo servizio di advertising. Annunci pubblicitari, detti Digg Ads, inizieranno ad apparire sul portale di social recommendation tra le consuete segnalazioni degli iscritti, simili nell’aspetto ma identificati da un’etichetta “Sponsored by”.

Il nuovo format va ad affiancarsi alla disponibilità più tradizionale di spazi pubblicitari per campagne display, fino ad oggi fonte di guadagno principale del sito ideato da Kevin Rose nel 2004. Quello che potrebbe sembrare un altrettanto tradizionale sistema di annunci sponsorizzati infatti nasconde un risvolto innovativo, del tutto in linea con il funzionamento del portale e più in genere con la filosofia partecipativa dei media sociali.

Digg Ads

I Digg Ads infatti, nel momento in cui vengono presentati agli utenti, sottostanno alla prassi della votazione positiva o negativa da parte di questi, in modo non dissimile da tutte le altre risorse proposte spontaneamente. La novità sta nel fatto che il voto degli utenti incide attivamente sul costo per click che l’inserzionista è tenuto a pagare: più voti positivi riceverà la notizia sponsorizzata, minore sarà la spesa che l’inserzionista dovrà sostenere per ciascun click. E se la risorsa proposta attraverso la pubblicità non è affatto gradita dagli utenti, l’accumulo di voti negativi contribuirà a escludere l’inserzione dalle liste (probabilmente perché il costo per click che sarebbe richiesto supererebbe in quel caso il costo massimo che l’inserzionista è disposto a sostenere).

L’obiettivo è quello di spingere gli inserzionisti a produrre e a promuovere prodotti e servizi in modo gradito all’utenza, assicurando loro al contempo una pressoché totale integrazione con la natura peculiare del sito. Un do ut des che potrebbe aprire scenari interessanti nel panorama del pay-per-click, qualora altri portali volessero implementare una soluzione simile.

Google AdWords, per citare una piattaforma a caso, tiene conto dei click ricevuti dagli annunci nel determinare il quality score e quindi il cpc, ma non fornisce agli utenti un sistema diretto per segnalare la pubblicità sgradita o fuorviante.

FacebookFacebook, pur disponendo di un servizio di annunci sponsorizzati per molti versi lacunoso e assolutamente poco performante, incorpora un sistema di rating per giudicare gli annunci, ma non è dato di sapere se questo influisca sul loro posizionamento (e anzi, in questo caso, sembra che Facebook voglia semplicemente chiedere lumi agli stessi utenti sul perché nessuno clicca sui suoi annunci :) ).

E voi sareste così sicuri della bontà dei vostri annunci (e dei prodotti che questi promuovono) da lasciare così direttamente in mano agli utenti la vostra disponibilità di spesa?

Scritto in PPC, Social Media Marketing, Web analysisCommenti (11)

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