Archivio | giugno, 2009

L’economia della reputazione

L’economia della reputazione


Social Media Marketing

Tra le forme di collaborazione che il web 2.0 ci mette a disposizione, opportunità concrete ed attualissime per chi le sappia capire profondamente nei principi e poi cogliere nella pratica, c’è un meccanismo dal significato che va ben al di là del passaparola. Sto pensando al meccanismo delle review e dei rating.

Lo chiamerei “chi cerca bene, trova anche le garanzie”. In pratica l’incontro di domanda e offerta che da sempre caratterizza tutti mercati, si realizza in nuovi modi.

Identità e reputazioneUna spinta sociale sempre più forte fa sì che le due curve (domanda e offerta appunto) si incrocino non solo sul piano a due dimensioni dove il prezzo e la quantità mettono d’accordo chi offre e chi compra, ma anche su un terzo piano dove la reputazione, un’ulteriore dimensione intangibile, le fa effettivamente incontrare.

Insomma, molto banalmente: tu potresti anche avere esattamente quello che cerco, nella quantità e qualità che voglio, al prezzo giusto per me, ma se qualcuno mi ha detto che sei un mascalzone difficilmente comprerò da te. Ognuno porta con sé un capitale di valori e di comportamenti socialmente apprezzabili, una reputazione sociale insomma, e questo influenza in modo determinante il suo potere contrattuale. Avrete visto le raccomandazioni su LinkedIn, per esempio. Si distinguono subito quelle formali, di pura cortesia, da quelle vere e sentite. L’importanza della reputazione non è certo una scoperta recente, ma il web 2.0 può agire su questa dimensione con effetti notevoli, molto evidenti e molto veloci anche per le grandi corporations, a causa della vasta partecipazione e socialità dei suoi strumenti. Ma la cosa ancora più interessante è che nascono nuovi modelli di business interamente basati su questo.

Questa idea di “capitale reputazionale” porta con sé molte implicazioni sia micro che macroeconomiche.

Per darvene un’idea vi cito gli studi di Adam Arvidsson.

Questo professore, che ho ascoltato recentemente, ha detto che “la prossima economia sarà un’economia etica non più basata sul lavoro, come è stata l’ultima economia capitalistica, ma sull’abilità di costruire relazioni sociali eticamente significative” E ha raccontato che sono in corso esperimenti su modelli di ethical economy in cui i “key stakeholders” delle aziende danno una serie di ratings, e questi contribuiscono a formare un indicatore complessivo del “valore etico-sociale” di quell’azienda, che diventa così un vero indicatore di performance, in quanto tale continuamente mobile. L’impatto ambientale sarà decisamente tra questi ratings.

Qual è il valore aggiunto di una marca in questo momento storico in cui i consumatori stessi producono? E’ il valore (etico) della relazione, è la costruzione di relazioni sostenibili in una comunità produttiva che si riunisce intorno a dei valori. Quei valori diventano la loro motivazione principale a partecipare allo scambio.

E gli attori che forniscono le risorse e le capacità per aggregare le comunità che creano questo capitale di scambio, creano a loro volta valore (economico). Questi sono dunque nuovi modelli di “economia reputazionale” e non sono utopie, sono già tra noi.

Tutto ciò mi sembra veramente affascinante.

Ma tornando a noi utenti: ovviamente l’esempio più famoso di questo meccanismo nel web è eBay. Ma date un’occhiata qui, per esempio: Couch surfing – a better world, one couch at a timemette in contatto chi vuole viaggiare low cost saltando da un luogo all’altro, con chi offre un posto sul suo divano. Grazie al sistema di rating, più guadagni reputazione, più ti sarà facile viaggiare.

Partendo da queste considerazioni e pensando all’importanza dei ratings ho accolto con particolare interesse un paio di segnalazioni recenti, anche perchè si tratta di servizi molto utili per noi genitori.

A Cercatata ho suggerito di dotarsi quanto prima di un sistema di review, che riproduca appunto la ricerca condotta offline: passaparola, e referenze.

Susan BoyleDunque, concludendo: quando un Marketing Manager o il titolare di un bar si pone come obiettivo “il passaparola sul web” non ha detto un bel niente. Non ha soddisfatto il primo requisito che deve avere un obiettivo per costruirci sopra un piano: essere specifico. Tutti vogliono il passaparola, ma di che tipo? “positivo” “voglio che parlino bene di me” Ehm sì, grazie tante. Ma di cosa vuoi che parlino, con quali valori vuoi coinvolgerli, e con quali meccaniche? (per favore smettetela di dire “ingaggiarli”, engage vuol dire coinvolgere, non ingaggiare. Ingaggio una comparsa in un film o un killer per una cognata, non una persona di cui ho bisogno di conquistare e mantenere la fiducia). Insomma: quale capitale reputazionale vuoi incrementare e con quali strategie? Se il vostro prodotto o servizio può trovare un terreno fertile nelle review degli utenti, il mio consiglio è di sfruttare questa opportunità al massimo, dal semplice rating al racconto dettagliato dell’esperienza che si è vissuta. (I viaggi ne sono un classico esempio).

Se avete dei bei casi di attività web basate sulle review dei clienti che creano capitali di reputazione, segnalatemeli (ce ne sono tanti, ma ditemi quali vi hanno colpito di più).

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Gli italiani e la loro Privacy

Gli italiani e la loro Privacy


Web Marketing

Sempre più spesso gli utenti italiani vengono invitati a lasciare i propri dati personali in cambio di un servizio. Ma qual è l’atteggiamento dei navigatori di fronte a queste continue richieste? A questa e a tante altre domande risponde l’indagine Privacy e Permission Marketing online – Rapporto Italia 2009, commissionata da MagNews per analizzare e comprendere quale sia il rapporto degli italiani con un tema particolare come la Privacy.

Diversi sono gli argomenti trattati nella ricerca, dalla preoccupazione nei confronti del tracciamento dei propri dati personali, alla conoscenza dell’informativa sulla privacy e la reazione alla violazione dei propri diritti. L’indagine si occupa inoltre di capire quale sia l’atteggiamento degli italiani rispetto a due temi attuali come la tutela della privacy dei minori e lo spam.

slide_spamIn particolare, rispetto a quest’ultimo fenomeno, largamente conosciuto (solo l’1% dichiara di non sapere di cosa si tratti) e che interessa il 97% dell’utenza Internet, emerge che nonostante il 60% dell’utenza ignori del tutto questo genere di messaggi, un utente su otto apre comunque una mail di spam mosso dalla curiosità di conoscerne il contenuto.

Per quel che riguarda i form, la loro compilazione non sembrerebbe arrecare particolare fastidio ad eccezione di quando vengono chieste agli utenti informazioni relative alla sfera reddituale e patrimoniale.

slide_pubblicita_personalizzataCuriose le risposte degli utenti in merito all’affermazione “Fa comodo avere dei contenuti e delle comunicazioni pubblicitarie su misura per i miei gusti”. Infatti ben il 36,6% degli intervistati sostiene di trovarsi per nulla o poco d’accordo con questa affermazione mentre solo il 17,7% è in parte d’accordo e il 9% completamente d’accordo con essa.

Se volete approfondire l’argomento il rapporto completo è scaricabile dal sito MagNews. Buona lettura.

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Social Media Marketing per gli over 55

Social Media Marketing per gli over 55


Social Media Marketing

Il 22 maggio è morta, alla veneranda età di 97 anni, Maria Amelia Lopez. La notizia ha fatto il giro del mondo perchè la signora era una attiva e famosissima blogger.

Un fatto così singolare, oltre che a strapparmi un sorriso, è stato come spesso succede, la scintilla per una riflessione più ampia.

Credo tutti conoscano la teoria della long tail di Chris Anderson, recentemente tirata in ballo anche da Federico Calore in un suo interessante post sull’AdWords embedded match.

Sappiamo dunque che internet ci fornisce la possibilità di intercettare segmenti di pubblico, in teoria poco “utili” al marketing tradizionale, in quanto di ridotte dimensioni; questi piccoli segmenti però, se sommati l’uno con l’altro, possono raggiungere dimensioni più che ragguardevoli e divenire improvvisamente interessanti.

Anziani al pcUn secondo articolo che desidero segnalarvi prende spunto da un’inchiesta di Inside Facebook e pone l’accento sul fatto che nei mesi di Aprile e Maggio la fascia di utenti attivi sul social network tra i 55 e i 65 anni ha fatto registrare un calo di circa  650.000 unità: tradotto in termini semplici, chi si è registrato nei primi mesi del 2009 non ha poi più fatto log-in, lasciando in questo caso Facebook completamente abbandonato.

L’autore dell’articolo cita come esempio sua madre che, dopo aver obbligato il figlio ad aprirle un profilo nel social network, a distanza di 2 mesi non gli aveva ancora inviato una richiesta di amicizia (cosa magari voluta…non lo sapremo mai).

Una prima riflessione che faccio è anch’essa figlia di esperienze personali: non conto le volte in cui aprioristicamente abbiamo deciso di evitare azioni di social media marketing davanti ad un pubblico che non fosse 18-35. Le giustificazioni le conosciamo un po’ tutti: “Non vanno online”, “Sono soldi sprecati”; “Guardano la televisione”.

Ma davvero i social media sono così lontani da un target come gli over 55, che non ne vale veramente la pena di investire (e far investire) in essi? O sono semplicemente gli strumenti che abbiamo per le mani ad essere poco pensati per questo target?

Alcuni anni fa mio padre si scherniva all’idea di dovre usare un telefono cellulare, oggi mi chiama quasi giornalmente con Skype per raccontarmi come procede la vita in quel di San Donà di Piave, scrive (non molto frequentemente) nel suo blog, e appena scoprirà come si cancella la cronologia di Firefox comincerà anche a navigare un po’ di più (ok, questa è una battuta :) ).

Minimo comun denominatore è l’usabilità: anche strumenti apparentemente complicati e incomprensibili sono diventati nel tempo relativamente semplici da usare e di dominio pubblico.

Se penso a Facebook per esempio io di potenzialità ne vedo molte: possibilità di ritrovare vecchi amici, vedere le foto dei nipoti, magari unirsi a gruppi di interesse, che siano di stampo politico o di semplici passioni.

Quello che però non vedo è la semplicità d’uso: caricare foto, richieste di amicizia, aggiornamenti di stato, giochi, pagine con gli aggiornamenti, suggerimenti e posta, forse un po’ troppo per chi fino a poco tempo fa ancora non sapeva se il tasto verde nel telefono volesse dire “inizia” o “termina” una telefonata (gli esempi sono volutamente un po’ forzati).

I facebooked your momMi chiedo se per voi un “Oldfacebook”, pulito delle molte “chiassose possibilità” e con qualche piccolo accorgimento, non possa essere una soluzione plausibile. Propongo ad esempio la possibilità di ricevere via sms (questo sì lo sanno usare) notizie inerenti gli aggiornamenti più recenti: “Il tuo amico Luigi ha caricato le foto del nipotino Giovanni” o “Il club degli amanti del Libro ha appena pubblicato la recensione del libro Il Codice da Vinci scritta dal tuo amico Roberto”. On e off line in poche parole, per fare in modo che la transizione verso la rete o l’incontro con essa non sia tanto traumatico.

Conoscete esempi di siti o iniziative realmente rivolte e pensate a questa fascia di pubblico che a detta di tutti, soprattutto in Italia, sarà sempre più importante?

Oltre ad un serio lavoro sull’usabilità e l’utilizzo delle notifiche via sms, vedete altre possibilità di coinvolgere gli over 55?

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Ottimizzare le campagne AdWords

Ottimizzare le campagne AdWords


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Come effettuare efficacemente l’ottimizzazione delle parole chiave utilizzando la nuova interfaccia di AdWords, i filtri e l’utilissimo report dei termini di ricerca.

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Donne, tecnologia e benessere al GGD

Donne, tecnologia e benessere al GGD


Comunicazione News

GGD RomagnaVenerdì 29 maggio da brava blogger forlivese sono stata al GGD Romagna in rappresentanza di Online Marketing Blog, sponsor dell’evento.

Per chi non sapesse di cosa stia parlando le Girl Geek Dinners sono cene o incontri destinati a donne appassionate di tecnologia, Internet e nuovi media.

Il primo appuntamento GGD in Romagna  ha affrontato il tema del rapporto tra la tecnologia e il benessere. Argomento molto interessante e ricco di possibili sviluppi, soprattutto se rapportato al mondo femminile. Molte donne purtroppo si trovano infatti in difficoltà nel coniugare vita professionale e famigliare, finendo spesso col dover scegliere di dedicarsi solamente ad una delle due attività. Dati del 2008 dimostrano quanto questa situazione sia reale:

  • il 25% delle donne rinuncia al proprio posto di lavoro dopo il primo figlio e la percentuale sale al 40% dopo il secondo;
  • su circa 900 top e middle manager (metà uomini e metà donne), solo l’11% delle donne risulta sposata con figli, rispetto al 53% dei colleghi maschi.

Dati che portano ad affermare che nel lavoro il tempo è un grande fattore di discriminazione.

Per far si che questa situazione non si protragga nel tempo è importante ripensare il modello organizzativo delle nostre aziende e il flusso di sviluppo delle carriere, prefiggendosi l’obiettivo di porre le persone al centro dell’attività lavorativa.

Le tecnologie mobile, consentendo di superare le tradizionali difficoltà legate all’accesso ai sistemi informativi dall’esterno dell’azienda, rivestono in questo processo di cambiamento un ruolo fondamentale. Senza di esse infatti non potremmo nemmeno affrontare questo discorso.

Un accesso ai sistemi informativi sempre più flessibile e personalizzabile, che permette alle persone di essere produttive anche al di fuori delle aziende, quindi di conciliare con maggiore autonomia la dimensione professionale con quella privata e sociale.

Altro concetto più volte ribadito durante la serata, quindi fortemente sentito, è stata la funzione delle tecnologie in quanto strumenti al servizio degli uomini e non viceversa. Se infatti le tecnologie inizialmente venivano utilizzate per evitare agli uomini di compiere lavori faticosi (pensiamo alle macchine costruite durante la rivoluzione industriale, ma anche alla più vicina lavatrice), oggi vengono impiegate per evitare di compiere attivtà ripetitve e monotone, lasciando quindi all’uomo il tempo di dedicarsi alla parte creativa del lavoro (non ancora delegabile alle macchine… ).

Una serata interessante, capace di far incontrare donne (e non solo) che condividono un interesse, quindi di far nascere nuovi rapporti e nuove idee.

Consiglio perciò a tutte(i) di tenere sott’occhio il calendario delle Girl Geek Dinners.

Fonti per l’approfondimento:

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  • Federico Calore si occupa di web marketing e motori di ricerca per passione e professione: è consulente esperto di search engine marketing, web analysis e online advertising.
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