Archivio | marzo, 2009

Nuova interfaccia per AdWords

Nuova interfaccia per AdWords


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AdWords cambia interfaccia. Il nuovo pannello è molto più simile a Google Analytics, veloce ed immediato nell’analisi e gestione dei dati. Un breve video mostra come interagire con il nuovo volto di Adwords.

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Cercare in Facebook anziché in Google?

Cercare in Facebook anziché in Google?


Social Media Marketing

Diamo il benvenuto un nuovo autore (oltre che amico ed ex collega): Samuel Gusso.
Samuel al momento vive in Costarica e, come ci racconta nel suo profilo, ed è arrivato fin lì passando da Second Life. Ha in serbo alcune sorprese per online-marketing.it e tra breve sentirete ancora parlare di lui.

Questo primo post affronta un tema a cavallo tra la reputazione online e il social media marketing: la presenza e la visibilità all’interno di un social network, tipicamente corredate di emotività e giudizi di merito, un giorno varranno almeno quanto un asettico posizionamento nelle SERP di Google? – (intro by Fabio)

Paul Dunay ha recentemente pubblicato un post molto interessante intitolato With Facebook Pages – Who needs a Website? nel quale, forse un po’ provocatoriamente, sostiene che, con l’avvento e l’esplosione di un social media come Facebook (al secondo posto nella top ten dei siti di social network e forum per dicembre 2008 – Fonte: Blog Iab Italia) sia drasticamente diminuita l’ esigenza di avere un sito web per portare avanti il proprio business.

L’autore sostiene in definitiva che con Facebook Fan pages ci si può creare la propria web all’interno della “piattaforma” Facebook, la quale risulta essere completamente libera da costi di hosting e server, inoltre assolutamente friendly per tutti i motori di ricerca dal momento che per ciascuna landing pages abbiamo una URL unica.

Paul indica tra i plus il fatto di poter postare video, uplodare cataloghi prodotti e ricevere feedbak, pubblicizzare eventi, concorsi…usare l’aggiornamento di status come fosse Twitter ( e viceversa, aggiornare il proprio Twitter in maniera che appaia come status in facebook).

Facebook per tutti

Per concludere viene evidenziata la facilità con la quale si potrebbero inviare mail ai propri fans gratuitamente e, in caso, acquistare anche pubblicità targettizzata.

Non mi sento di condividere completamente il punto di vista dell’autore, ma le sue parole sono spunto per una duplice riflessione: da un lato noto come quasi quotidianamente mi giungano richieste di amicizia in Facebook da parte di ristoranti, palestre, discoteche etc, richieste che regolarmente ignoro.

Creare un gruppo o un profilo in Facebook è realmente semplice e chiunque abbia un minimo di conoscenza web può farlo in 5 minuti. Questo tipo di attività a mio avviso alla lunga comincerà a risultare invasiva e snervante alla stregua del “vecchio e caro” spam.

Vi è un aspetto che però vorrei far notare e mi piacerebbe fosse spunto per riflessioni future all’interno del blog: Facebook potrebbe essere il nuovo Google? Arriverà un giorno in cui invece di cercare il nome di un ristorante in Google lo cercherò attraverso Facebook e lo valuterò sulla base del numero di amici, delle foto pubblicate e dei feedback ricevuti?

Quanto potrà valere, ad esempio, un commento in TripAdvisor che parla bene o male di un hotel e quanto un profilo in Facebook con tanto di foto-ricordo con il proprietario, una bacheca di commenti, delle foto “amatoriali” della vacanza appena conclusasi di un cliente soddisfatto?

Arriverà in definitiva un momento in cui (per alcune tipologie di query) Facebook sarà preferito a Google? E se sì, che risvolti avrà per tutti coloro che si occupano di SEM?

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Tiriamo le somme sul WAS 2009

Tiriamo le somme sul WAS 2009


News Web analysis

logo WASQualche giorno fa avevo anticipato la mia presenza al primo Web Analytics Strategies italiano, mi risulta difficile sintetizzare in un post due giornate dense di informazioni e di incontri, ma ci provo ugualmente:

- Organizzazione: impeccabile, la location era decisamente all’altezza della portata dell’evento e tutto è stato predisposto nel modo migliore, complimenti. Voto complessivo: 9.

I relatori: ovviamente tutti molto preparati, anche se in alcuni casi l’esposizione ha lasciato un po’ a desiderare,  credo però che in queste occasioni si debba sempre leggere tra le righe e guardare ai contenuti. Devo dire che mi ha colpito molto il contrasto con lo stile “americano” (e come poteva essere diversamente?) della guest star Eric Peterson. Voto complessivo: 7.

- Contenuti: in questo tipo di eventi è impossibile accontentare tutti. Gli interventi incitanti alla scoperta della Web Analytics hanno avuto sulla maggior parte di noi l’effetto di sfondare la classica “porta aperta”, infatti la platea era composta per la maggior parte da operatori del mondo del web marketing e non dalle aziende che dovrebbero essere i destinatari finali dei servizi.

Al contrario ho trovato davvero stimolante l’intervento di Laura Paxia sulle metriche dei video, sicuramente la contatterò chiedendo maggiori informazioni riguardo alle funzionalità di Imetrix in questo ambito specifico.

Altrettanto ricchi di stimoli e suggestioni l’intervento di Giuseppe Fragola/Ralf Haberich (Mobile Marketing) e  quello di Salvatore Ippolito (Social Media Analytics), tuttavia da quest’ultimo speech ho ricavato la sensazione che la misurabilità dei Social Media sia una chimera (troppo dipendente dal Social Network a cui ci si riferisce) e che in definitiva i parametri da considerare siano troppo soggetti all’interpretazione di chi prova faticosamente a definire degli standard. Presto online-marketing.it tornerà sull’argomento. Voto complessivo: 7,5.

- Platea: eventi come il WAS 2009 sono particolarmente interessanti anche per gli incontri che si fanno. Il dialogo con i colleghi durante i coffee break, e le cene improvvisate, sono sempre occasione di aggiornamento almeno quanto l’evento stesso.

Colgo l’occasione per salutare in ordine sparso

Voto alla platea: 5. Media purtroppo abbassata da Marco Ziero (con cui ho avuto il piacere di condividere viaggio e albergo),  partecipante indisciplinato che disturba durante gli speech :)

In conclusione l’evento può dirsi senz’altro riuscito e l’esperienza dovrebbe aver lasciato nel pubblico e nell’organizzazione l’entusiasmo necessario a mettere in cantiere un secondo appuntamento: se, come auspico, ci sarà anche un WAS 2010 suggerirei all’organizzazione di fare tesoro dei consigli di Tommaso Galli, dato che hanno trovato d’accordo molti tra i partecipanti.

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Il Mulino Bianco e il Marketing della Conversazione

Il Mulino Bianco e il Marketing della Conversazione


Social Media Marketing

Giuliana, compagna di avventura conosciuta nella blogosfera durante il mio percorso da neofita, logo_mulino_bianco con cui condivido sia la passione per i temi femminili che quella per il Web Marketing, mi segnala un’iniziativa di Marketing dell’Ascolto di un Brand del largo consumo.

Si tratta addirittura del Mulino Bianco: una vera e propria icona nazionale che “lancia il primo progetto italiano di cogenerazione di idee“.

Nel Mulino che Vorrei

Innanzitutto il nome: “nel Mulino che vorrei”, non così attraente ma sufficientemente chiaro in quello che si propone, cioè ascoltare i desideri della gente.

Gli obiettivi suonano come una dichiarazione di principio molto seria:

Noi vogliamo essere sempre più vicini alle tue esigenze e migliorarci nelle direzioni che ci indicheranno i consumatori. E ci adopereremo per rendere realtà le idee migliori proposte.

La meccanica è questa: gli utenti sono invitati a proporre liberamente le loro idee nelle categorie

  1. prodotti
  2. promozioni
  3. confezioni
  4. impegno sociale e ambiente (per un consumatore sempre più attento agli aspetti etici e sociali delle attività delle aziende, questo non può mancare)
  5. altro

Le idee vengono commentate e votate, e le idee migliori verranno realizzate. Molto carino, nel banner del sito, lo scorrere delle ultime frasi/slogan postate dai lettori. Alcune sono banali e sdolcinate, ma sono vere e non opera di un pubblicitario professionista.

Dopo la raccolta e la sistematizzazione delle idee, l’implementazione segue un processo un po’ lungo e faticoso, ma mi rendo conto inevitabile. Si fa un po’ fatica a seguire le varie fasi e i metodi di selezione delle idee, ma l’importante è che che ci sia un impegno dell’azienda a realizzarle.

Il Blog del progetto merita di essere seguito, speriamo che venga riempito di contenuti interessanti e divertenti “dietro le quinte”. Il primo post del Direttore Marketing che vara il progetto indulge a tratti in qualche piccolo (ma perdonabile) eccesso di celebrazione, il secondo post del Digital Team che “ha fatto notte nel lavorare con le tante risposte ricevute” mi suona molto autentico.

mulino_bianco_betaSpero che gli utenti utilizzino numerosi il Blog per lo scopo che dovrebbe avere: dare commenti al Team sull’iniziativa in sé, farli divertire, e contribuire al suo miglioramento continuo. Finora non ci sono commenti… forse è presto, e forse il blog dovrebbe essere promosso meglio come uno strumento chiave del progetto.

La mia impressione è che concetto e intenti siano ottimi, l’esperimento è ben pensato e ben preparato, il tutto è così interessante che merita di essere coltivato e sviluppato dedicandovi molto tempo.

Speriamo solo che il management non si faccia prendere dalla tipica ansia di concludere: allora? gente che fa notte per cosa? costi extra, per quali ritorni? Mentre i ritorni di immagine si misurano sul (molto) lungo periodo, il rischio è che in tempi di crisi gli orizzonti, al contrario, si restringano.

I miei (modesti) suggerimenti

Una voce più umana e vicina alla gente. Esiste un Tutor, di nome Daniele, che si presenta così:

Ciao, mi chiamo Daniele e sono a tua disposizione per aiutarti Nel Mulino Che Vorrei.
Da diversi anni mi occupo di comunicazione e di social networking. Amo leggere e ascoltare musica e mi ritengo un attento osservatore di tutto ciò che di nuovo accade in rete. Mi aggiro curioso tra blog e siti in cerca dei trend più interessanti.

Personalmente avrei preferito una… donna, non troppo giovane, che non parlasse di social networking, blogs e cool hunting, cose che ad alcuni possono risultare ancora ostiche. Una signora, Emma, che magari lavora in Barilla da 20 anni e si è sempre interessata alla relazione con il pubblico; lì per ascoltare e non solo per dare assistenza tecnica. Non me ne voglia Daniele, ma un giovane che ha tutta l’aria di essere un consulente esterno esperto di Web, non è la stessa cosa.

Un linguaggio più emotivo e soprattutto più terra terra. Un esempio: “La partecipazione è spontanea e si basa sulla pariteticità della relazione”, questa la capiamo solo noi addetti ai lavori, evangelist del Cluetrain Manifesto, no? Peccato nascondere dei concetti così innovativi dietro a un linguaggio a volte un pò politichese. Piuttosto fatemi degli esempi concreti di come un consumatore ed un’azienda possano dialogare.

Un programmino di incentivi non sarebbe stato male. Chi partecipa ha come interesse un desiderio, un bisogno, un’idea che vorrebbe che Mulino Bianco realizzasse. Le community online hanno come incentivo alla partecipazione la gratificazione personale, questo è certo. Ma proprio per questo un premio per le idee più votate, indipendentemente dalla loro realizzazione finale oppure no, ci sarebbe stato bene.

mulino-che-vorrei Infine, un paio di avvertimenti: i tempi del progetto sono un po’ lunghi. Anche 24 mesi per un nuovo biscotto. Come mantenere vivi la partecipazione e l’interesse mentre l’azienda seleziona e decide? Non so se lo stato di avanzamento sarà sufficiente.

Inoltre la pronta realizzazione delle idee migliori è indispensabile, è il cuore dell’idea, sarà la prova tangibile che questa non è solo un’altra forma di pubblicità, ma un’iniziativa vera, tale per cui qualcuno potrà dire al supermercato: “Vedi questa confezione viola biodegradabile? E’ stata un’idea mia!”. Meglio realizzare qualcosa di molto piccolo, ma subito, altrimenti il rischio è la percezione di non mantenere la parola, con conseguenze ovviamente molto negative per la credibilità della marca.

Stiamo a vedere!

mulino_bianco02Il Team Mulino Bianco avrà sicuramente la sua strategia e la seguiremo con attenzione. La mia sarebbe quella di salire velocemente i gradini della scala dell’engagement: per ora stanno ascoltando, ma presto dovrebbero conversare, e infine con i primi lanci di prodotti crowd-sourced, coinvolgere una vera e propria community di appassionati in una relazione duratura.

Comunque vada, complimenti: benvenuti nell’era del Marketing della Conversazione e buon viaggio, amici di Barilla. Se anche le Mamme ipercritiche e  fieramente contrarie alle merendine apprezzeranno lo spirito del progetto e cominceranno a postare contributi costruttivi, vorrà dire che avrete iniziato con il piede giusto.

Infine, per approfondire, ecco una presentazione su slideshare riguardo al progetto del Mulino:

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La link popularity? Va sviluppata in casa!

La link popularity? Va sviluppata in casa!


SEO

Link BuildingIn varie occasioni abbiamo ribadito quanto sia importante la link popularity ai fini del posizionamento naturale, e come la severità di Google nei confronti delle tradizionali pratiche di scambio link, e verso la loro compravendita in tutte le forme, sia la dimostrazione di quanto le SERP (Search Engine Result Pages) siano ancora estremamente influenzabili.

Sgombriamo subito il campo dai dubbi: nei settori competitivi la link popularity è fondamentale per il successo nel posizionamento naturale e, per quanto gli strumenti disponibili siano molteplici, il successo nelle SERP (Search Engine Result Pages) è quello che fa la differenza negli obiettivi di business.

Non escludiamo che, in alcuni settori specifici, un SEO Specialist possa sperare di ottenere risultati soddisfacenti operando soltanto sui fattori “in-site” (contenuti, navigazione search engine friendly etc.)  e attirando link spontanei con la qualità dei propri contenuti (e non a caso il lavoro del SEO Specialist si avvicina sempre più spesso a quello del copywriter e del pr), ma scalare le SERP su keyword davvero importanti è un’altra cosa.

In questo senso l’algoritmo di Google è stato plasmato nel tempo dalla lotta alle pratiche SEO più efficaci e a sua volta sta  determinando le caratteristiche della figura del SEO Specialist e il futuro di questa professione.

Ma il SEO puro, il SEO vecchio stile (non il SEO-Copywriter, non il SEO consulente o il SEO Social Media oriented) oggi ha ancora senso di esistere?

A mio avviso la risposta è sì, ma a patto che crei sin da oggi le premesse per la propria sopravvivenza, mi spiego meglio:

quella di scandagliare la rete alla ricerca di siti disposti allo scambio è un’attività sempre più complicata e poco proficua,  infatti da un lato i siti con pagine adatte a fornire un link di qualità (secondo i canoni più recenti), sono molto rari e il terrore di probabili penalizzazioni inibisce i webmaster; dall’altro vige ancora il pregiudizio del pagerank (e chi c’è l’ha alto se lo tiene caro).

Oggi il lavoro di incremento della link popularity non deve essere una raccolta di massa, tipo “pesca a strascico”, ma un’ attività di paziente ricerca che mal si concilia con l’attività del SEO esterno, che deve posizionare il sito del cliente X o Y: si è conclusa da un bel po’ l’epoca delle pagine dedicate allo scambio link e anche quella dei link a piè di pagina in home.

Oggi è il link migliore è quello all’interno di un post, un articolo, o una recensione a tema anche se questa collocazione richiede poi un rinnovo periodico delle pubblicazioni.

Per questa ragione il SEO di tipo “tradizionale” deve iniziare a darsi da fare dedicando molto tempo e risorse alla realizzazione di un consistente network di siti a tema (vari temi), da tenere aggiornato e curare in tutti gli aspetti, in modo che cresca lentamente ma in modo solido e costante.

Gli strumenti a disposizione sono molti, piattaforme di blog e forum e… aggregatori di ogni tipo, anche se il consiglio è quello di non prendere scorciatoie e di puntare al contenuto originale. Inoltre il manuale “black hat” insegna che questi siti, specie se in gran numero, dovranno differenziarsi per Whois e classe di IP.

Qualcuno potrebbe a questo punto chiedersi se ne valga la pena e se non sia meglio rassegnarsi a percorrere altre vie, sicuramente quella suggerita è un’attività che richiede un certo impegno, tuttavia consente non solo di realizzare dei siti in grado di diventare “serbatoi” google-safe per la link popularity dei propri clienti (e tali da prestarsi anche a proficui scambi esterni), ma  nel tempo consentirà di avere a disposizione un network in grado di generare un notevole traffico di long tail…e perciò stesso utile. I SEO più attenti si sono già mossi da tempo in questa direzione.

Insomma la figura del SEO specialist deve sicuramente evolversi, ma non deve farlo esclusivamente e necessariamente nella direzione tracciata da Google, inoltre non è obbligatorio che si allontani troppo dalle proprie origini :)

Ai dubbiosi ricordiamo che chi ci conosce sa che la nostra attenzione verso le nuove opportunità del Web Marketing è massima (lo dimostra l’esperienza personale di chi scrive e  la varietà degli argomenti trattati, con dovizia di particolari, da questo blog), tuttavia siamo fermamente convinti che la presenza nei risultati naturali consente, e a maggior ragione consentirà anche in futuro, il raggiungimento di obiettivi impensabili per qualsiasi altra forma di promozione online.

Cosa ne pensate? Chi tra i SEO in ascolto sta coltivando il proprio network?

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Imparare dalle crisi del passato

Imparare dalle crisi del passato


L’ultimo video pubblicato da Federico, della serie Google Seminars for Success, offre alle aziende alcuni suggerimenti  su come gestire il proprio advertising in periodo di crisi. Le parole della protagonista del video mi hanno riportato alla mente quanto letto nel libro No Logo di Naomi Klein.

superare la crisi con il marketing

La crisi degli anni novanta

Naomi scrive infatti di come all’inizio degli anni novanta ci sia stato un periodo di crisi del marchio. In particolare a partire dal giorno 2 aprile 1993, meglio conosciuto come il “Venerdì della Malboro”, ebbe inizio un’incessante corsa al ribasso.  Se infatti la Philip Morris aveva deciso di ridurre del 20% il prezzo delle sigarette Malboro per competere coi prodotti unbranded, allora il concetto di branding aveva perso il suo valore.

Su No Logo si legge:

[...] La moda delle offerte speciali dei primi anni Novanta ha scosso i marchi alle fondamenta. Improvvisamente le risorse venivano investite in riduzioni di prezzi e altri incentivi, piuttosto che in campagne pubblicitarie estremamente costose. [...]

Le marche che hanno privilegiato il marketing, riuscendo a sfuggire alla corsa verso il ribasso dei prezzi, sono però le uniche ad essere uscite più forti da questo duro periodo di crisi. Tra queste la scrittrice cita Nike, Apple, Calvin Klein, Disney, Levi’s e Starbucks. Tutti brand che ancora oggi vantano una forte identità.

Il passato ci serva da insegnamento

In questo periodo di crisi in Rete si trovano spesso consigli di esperti del settore che si stanno impegnando ad offrire alle aziende, in particolare alle PMI, suggerimenti utili per superare questa difficile congiuntura economica e trarne, per quanto possibile, anche vantaggi.

Non sto a ripetere quanto già detto da professionisti come John Quelch, Rieva Lesonsky o il prima citato Google. Il concetto di fondo è sempre lo stesso: le aziende non devono percorrere la strada apparentemente più semplice, ovvero quella del taglio dei prezzi o dei costi pubblicitari, ma impegnarsi su altri fronti come il proprio riassetto interno, al fine di minimizzare il superfluo, o gli investimenti in campagne che permettono di ottenere ROI maggiori.

Fonti per approfondire:

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Advertising durante un periodo di recessione

Advertising durante un periodo di recessione


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Cosa fare durante un periodo di recessione economica come l’attuale? La tentazione è di ridurre i budget di promozione ed advertising. La strategia giusta è invece continuare la promozione con prodotti che garantiscano un alto ritorno sugli investimenti.

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Co-creare valore coi social media

Co-creare valore coi social media


Social Media Marketing

A circa vent’anni dalla nascita del Web la sfida che le marche devono porsi è trasformare i propri “siti vetrina” in luoghi per la co-creazione di valore.

Perchè è necessario?

In un mercato evoluto come il nostro, il brand management non può più permettersi di prendere decisioni unilateralmente, deve ascoltare e collaborare. Le marche necessitano quindi di costruire luoghi nei quali conversare coi propri consum-attori.  Il Web, piattaforma democratica che annulla tempi e distanze, si domostra l’unico strumento capace di mettere in relazione marca e utenti a livello globale. Un personal media disponibile 24 ore su 24 da qualsiasi dispositivo connesso.

Come agire?

E’ in questa direzione che i social media vanno sfruttati. Spazi nati per rispondere ad esigenze dell’utente come trasparenza, interazione e coinvolgimento, e attraverso i quali i brand sono in grado di:

  • verificare la soddisfazione degli utenti;
  • capire le esigenze dei consumatori;
  • testare il lancio di prodotti, servizi e campagne di comunicazione;
  • chiedere pareri:
  • lanciare concorsi;
  • offrire servizi aggiuntivi;
  • organizzare eventi;
  • osservare le conversazioni tra utenti;
  • aumentare il brand engagement.

Veri e propri strumenti di marketing che consentono di realizzare un’analisi SWOT del brand evidenziandone punti di forza, debolezza, opportunità e minacce, ma anche luoghi adatti al coinvolgimento dei consumatori col mondo della marca. Strumenti che l’azienda deve imparare ad utilizzare anche per seguire l’evoluzione del mercato e non trovarsi a compiere passi falsi come è capitato a molti brand tra cui, di recente, la Mosaico Arredamenti.

Il web è conversazione, i brand non possono evitare che si parli di loro, viceversa devono saper sfruttare questa peculiarità della Rete a proprio vantaggio. Comprendere le logiche del web 2.0 non è semplice se non le si “vive”.

In conclusione

social mediaA fronte delle nuove esigenze del mercato i social media diventano un mezzo di cui le marche hanno bisogno per sopravvivere e non uno strumento aggiuntivo da sfruttare all’occorrenza. Le relazioni necessitano di tempo ed attenzione per nascere, crescere e maturare. I brand devono comprendere le potenzialità di un asset come il capitale relazionale: un investimento di risorse continuo ma dilazionato, che permette alla marca di creare la propria reputazione online collocando se stessa in una posizione avvantaggiata rispetto sia alla concorrenza, sia all’andamento del mercato.

Il grafico a lato illustra i flussi comunicativi in un mercato come il nostro dove ai traditional media si sono aggiunti i social media, sottolineando l’importanza delle conversazioni che nascono su una piattaforma democratica come la Rete.

Un territorio attivo ed energico che i brand devono imparare ad “abitare”.

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Acquistare la long tail: Embedded match (2)

Acquistare la long tail: Embedded match (2)


PPC

Nei giorni scorsi abbiamo parlato dei criteri di corrispondenza, ed abbiamo introdotto un quinto criterio, poco noto, chiamato Embedded match.
In quest’ultimo post della serie fornisco un ultimo suggerimento, a mio parere molto interessante, per l’utilizzo di questo criterio di corrispondenza avanzato, utile per ottenere un migliore ritorno dell’investimento in mercati con parole chiave molto competitive e (quindi) costose.

2. Acquistare (solo) la long tail

dinosauro long tailSpesso le parole chiave generiche sono molto costose, ed è difficile rimanere nelle prime posizioni con i propri annunci. Per poter apparire è necessario alzare l’offerta sul click: ogni accesso acquistato comporta così una spesa considerevole, ed il budget arriva presto ad essere completamente consumato.

Qui introduciamo il concetto di long tail (o coda lunga, in italiano): per ogni parola chiave principale esiste un numero più o meno ampio di variazioni utilizzate dagli utenti più o meno frequentemente, che nel loro complesso possono superare di valore e di numero le ricerche dell’esatta parola chiave principale (l’immagine del dinosauro qui a fianco rende molto l’idea!). Quasi sempre le variazioni sul tema sono meno costose perchè meno concorrenziali della keyword principale; poter offrire per quest’ampia varietà di parole chiave è quindi un’ottima strategia per acquistare traffico di qualità tenendo al contempo bassi i costi. Questa strategia di base è tra le più vecchie e conosciute del keyword advertising, ed è quella che viene normalmente messa in atto da qualsiasi inserzionista, quando ci si rompe la testa per inserire in campagna tutte le variazioni nei singolari, plurali, comuni errori di ortografia, e così via.

Utilizzando l’embedded match è possibile pubblicare gli annunci per (tutte?) le variazioni di una data parola chiave, escludendo però la stessa, molto (più) costosa. Come già ricordato, tipicamente le variazioni, soprattutto se inusuali o rare, sono molto meno competitive (pochi inserzionisti fanno un’offerta specifica per quella precisa variazione) e quindi sono disponibili a fronte di un costo medio molto minore. Utilizzando questa metodologia acquistiamo quindi direttamente la long tail. In questo modo otteniamo traffico potenzialmente pertinente, mantenendo basso il costo medio per click.

embedded-match-esempio-2Riprendendo l’esempio dell’iphone che abbiamo visto nel post precedente, questo potrebbe essere la configurazione del gruppo di annunci nel caso in cui volessimo offrire accessori per iPhone, senza però spendere troppo per il singolo click, come accadrebbe se acquistassimo la keyword generica (e più costosa) “accessori iPhone”.

Da notare che in questo caso il citato allargamento del criterio di corrispondenza esteso di Google ci viene in aiuto: tanto più esteso infatti, tanto più ampio lo spettro di parole chiave che riusciamo a “cogliere” :)

Personalmente non consiglio di pubblicare annunci unicamente per la long tail (è molto difficile valutarne i risultati in modo obiettivo), ma è sempre possibile creare due campagne: una ad alto costo, con parole chiave principali e generiche, ed un’altra speculare ma opposta, utilizzando l’embedded match.

Fatemi sapere i vostri risultati! :-)

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OMB al Web Analytics Strategies 2009

OMB al Web Analytics Strategies 2009


Blog Web analysis

Il 17 e il 18 marzo a Milano si terrà un evento imperdibile per i lettori del nostro blog e per tutti gli specialisti che operano nel mondo del Web Marketing: il Web Analytics Strategies 2009, prima Conference & Expo italiana interamente dedicata alla Web Analytics e ai servizi connessi, rappresenta un appuntamento formativo unico per approfondire le tematiche della misurabilità dei risultati delle campagne di marketing online.

WAS 2009Ospite e speaker d’eccezione Eric Peterson, autore del best seller Web Analytics Demystified e unanimemente riconosciuto come il padre della Web Analytics.

Online Marketing Blog sarà media partner di quella che sostanzialmente è la prima occasione di alto profilo in Italia per gli esperti di settore: abbiamo sempre dedicato ampio spazio agli argomenti di web analytics, nella convinzione che la possibilità di misurare con accuratezza i risultati degli investimenti di promozione online sia uno dei principali punti di forza rispetto agli strumenti tipici della pubblicità tradizionale.

Consideriamo quindi il WAS 2009 un punto d’osservazione privilegiato per conoscere l’attuale stato dell’arte, per anticipare gli sviluppi futuri e avvicinare le imprese italiane alla cultura della misurabilità dei risultati.

L’agenda delle due giornate di formazione, molto densa, sarà rigorosamente priva di elementi promozionali e verterà sui seguenti argomenti

  • Web Analytics
  • Search Engine Measurement
  • Brand Reputation
  • Mobile Marketing & Analytics
  • Social & Video Analytics
  • E-mail Marketing Measurement

Vi aspettiamo dunque a Milano il 17 e 18 marzo presso il Business Center del Crowne Plaza Hotel, accogliente location dell’evento, sarà anche l’occasione per fare due chiacchiere e salutare vecchi e nuovi amici.

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