Archivio | ottobre, 2008

Quanti link per pagina riesce a processare Google?

Quanti link per pagina riesce a processare Google?


SEO

Le linee guida ufficiali di Google affermano, praticamente da sempre, che è preferibile tenersi sotto il numero di 100 link per pagina.

Oggi John Mueller, Webmaster Trends Analyst at Google Zürich (e figura solo un po’ meno nota rispetto a Matt Cutts), afferma altrettanto ufficialmente che

[...] possiamo leggere più di 100 link per pagina :-) . Comunque raccomandiamo di rispettare il limite di 100 perchè generalmente ha senso dal punto di vista dei navigatori (e dei motori di ricerca)

Che il limite possa aver senso per il navigatore (per ragioni legate all’usabilità?) è perfettamente plausibile…non è chiara invece la precisazione tra parentesi relativa ai motori di ricerca, ma ormai ci abbiamo fatto l’abitudine: da quando Google sostiene di voler chiarire le idee a Webmaster e SEO, avviando un dialogo diretto con loro, sembra divertirsi più che altro a impersonare la Sibilla di Delfi, tanto che ogni volta lo spazio per le possibili interpretazioni sembra dilatarsi all’infinito.

Quanti link per pagina dunque?

Difficile fornire una misura standard: l’esperienza SEO insegna che tutto dipende dalla forza della pagina in questione e che quindi una pagina con pagerank (reale) elevato consente la scansione di un maggior numero di sotto-pagine (cioè pagine verso le quali fornisce un link) rispetto ad una pagina più debole.

Solitamente, per rendere l’idea in modo approssimativo ma efficace, si fa un paragone di tipo “idrico”: troppi link “disperdono in mille rivoli” la forza con cui lo spider giunge al livello di navigazione sottostante, mentre link in numero insufficiente generano un “collo di bottiglia” che impedisce un flusso corretto.

L’avvertenza delle linee guida di Google rimane valida, se non altro, come richiamo a prestare attenzione alla struttura di navigazione: se un sito è costituito da centinaia di pagine, non mettiamo tutti i link in home e neppure creiamo menu smisurati. Progettiamo bene la gerarchia tra le varie sezioni e sub-sezioni, valorizzando nel modo giusto le pagine che riteniamo più importanti e che vogliamo si posizionino su keyword competitive.

Termino queste riflessioni suggerendo la lettura dell’ottimo articolo di Fabrizio sugli “hub di richiamo”

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6 motivi per andare al Rimini Web Marketing Event

6 motivi per andare al Rimini Web Marketing Event


Blog News

Il 22 e 23 novembre a Rimini si terrà un evento imperdibile per chi opera nel nostro settore:

Rimini Web Marketing Event, appuntamento a carattere formativo che si svolge in concomitanza al Salone Internazionale dell’Accoglienza SIA Guest.

Il nostro obiettivo è quello di fornire competenze di base sul web marketing e di approfondire alcuni dei temi attualmente dibattuti anche tra gli esperti. Per questo abbiamo chiamato a raccolta alcuni tra i migliori esperti italiani del settore, ci incontriamo il 22 e il 23 novembre 2008 alla Fiera di Rimini.

Per saperne di più, visitate la pagina con il programma completo dell’evento!

Ecco sei buone ragioni per non lasciarsi scappare questa occasione, sia che siate esperti del settore sia per tutti quelli che comprendono l’importanza sempre crescente di essere online in modo professionale e ne vogliono sapere di più:

  1. Il turismo, non è una novità, è il settore più competitivo e battagliero in ambito Web Marketing;
  2. Rimini è l’area a maggiore densità alberghiera in Italia, sicuramente quella che storicamente più ha puntato sulla rete per la promozione dei propri servizi. E’ anche un’area che negli ultimi anni sta rivedendo profondamente la propria offerta turistica, e quindi si configura come un laboratorio di esperienze;
  3. L’evento è patrocinato dal SIA Guest, la più importante fiera del settore alberghiero;
  4. Nella serata che separa le due giornate di formazione, proprio a Rimini, si terrà anche il secondo “Chi SEO Friday” (diventato “Saturday Night SEO” per l’occasione) che darà l’opportunità a tutti coloro che gravitano intorno al nostro mondo di conoscersi, fraternizzare e…gozzovigliare a base di pietanze romagnole;
  5. L’ingresso costa soltanto 49 € e consente l’accesso all’intera fiera;
  6. Gli autori di questo blog non solo parteciperanno come relatori ma, su specifica richiesta, hanno anche contribuito attivamente alla scelta degli argomenti dell’evento :D

Lo scopo è quello di fornire una panoramica completa su strategie e strumenti di promozione online, con particolare attenzione al settore turistico alberghiero, nell’era in cui il WEB sta diventando sempre più strategico.

Io stesso attendo con particolare curiosità e trepidazione le case histories portate da Zooppa.com (la campagna user generated per Best Western Hotel) e Treboo.it (il social network/gruppo d’acquisto per i vacanzieri), fiori all’occhiello di un pomeriggio interamente dedicato al Web 2.0.

L’apporto di Online Marketing Blog è stato quello di aiutare gli organizzatori (Titanka Spa e Sia Guest) nel realizzare l’evento divulgativo a cui noi per primi avremmo voluto assistere, e…speriamo di esserci riusciti :)

PS: mettiamo in palio due biglietti di entrata gratis ai primi due prodi commentatori (no spam!) a questo post! Uno, due, tre… vai di tastiera! :D

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Custom Reporting in Google Analytics

Custom Reporting in Google Analytics


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Finalmente anche in Google Analytics è possibile creare custom report incrociando varie dimensioni di dati.

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Funerale SEO, lutto per wordpress.com

Funerale SEO, lutto per wordpress.com


SEO

Oggi OMB vi rivela un piccolo ma efficace espediente adottato dai SEO specialist più attenti (non da moltissimi per la verità in Italia) e al tempo stesso ne celebra con commozione la dipartita.

Non siamo impazziti, stiamo parlando di wordpress.com, il network che consente a chiunque di creare il proprio blog utilizzando la famosa piattaforma di blogging il cui sito madre è wordpress.org. E’ uno tra i tanti network del genere, basti pensare a blogspot, splinder e altri, ma al tempo stesso è (anzi dobbiamo dire “era”) unico nel suo genere per la presenza di “pagine/tag” progettate in modo eccellente.

Di cosa stiamo parlando? Un esempio vale più di mille spiegazioni, queste sono tutte pagine/tag

http://it.wordpress.com/tag/vacanze/
http://it.wordpress.com/tag/google/
http://wordpress.com/tag/tuscany/

Nofollow Evidenziato in RosaSi tratta di pagine che raccolgono i post più recenti pubblicati in tutto il network, etichettati con una data keyword. La particolarità sta nel fatto che queste pagine in WordPress.com ricevono link da tutti i post del network che contengono quel tag e, al tempo stesso, danno un link di ritorno ad ognuno dei blog in cui questi post sono stati pubblicati.

In sostanza sono pagine dall’elevata link popularity, focalizzate su un tema specifico, frequentemente aggiornate e per giunta ottimizzate…sentite già il vostro “sesto senso SEO” che pizzica, vero? :) Infatti grazie a questo sistema di link incrociati diventa facile ottenere in tempi ragionevoli uno o più blog/link-farm da utilizzare per i propri comodi.

Purtroppo però da qualche settimana wordpress.com ha adottato la falce del nofollow in tutti i link presenti in queste pagine, così i pochi SEO accorti che avevano creato un blog tematico per sfruttarlo ai fini della link popularity (facendone finire tutti i post nelle pagine/tag “giuste”), oggi devono dire addio a questa comodità. Oggi infatti le pagine/tag continuano a ricevere link da tutto il network ma, a causa dell’introduzione del nofollow, non danno più alcuna forza ai vari blog.

Per quale ragione è stato introdotto il nofollow? Per combattere i SEO/spammer che hanno aperto un proprio blog nel network?

Non lo crediamo, dato che la qualità media dei blog era elevata: in wordpress.com c’è un sistema di segnalazione, controllo ed eliminazione dei blog piuttosto efficace. Anche i blog usati per raccogliere e veicolare link popularity possedevano contenuti originali e di qualità nella media (se non altro per evitare di farsi scoprire).

Quindi perchè “sterilizzare” tutto con il nofollow? Azzardo che la ragione principale risieda nel timore di ritorsioni dirette o indirette da parte di Google che, ormai, dimostra antipatia per qualsiasi sistema si riveli efficace nell’ influenzare le SERP.

Qualcuno, nei forum americani, oggi sostiene che WordPress.com sia stato direttamente “avvertito” da Google del fatto che doveva correre ai ripari prima di venire qualificato come immensa link-farm…ma qui siamo nel regno delle illazioni.

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Il Video non parla il linguaggio del WEB

Il Video non parla il linguaggio del WEB


Comunicazione

iperletturaTitolo provocatorio per conoscere il vostro parere su una questione che mi “angustia” :)

Il 2008 è stato l’anno del Video su WEB anche in Italia e tutto lascia pensare che il 2009 lo sarà ancor di più, anche su OMB abbiamo dedicato molto spazio alle tematiche legate al Video Advertising ma non posso nascondere l’impressione che la corsa ai video in molti casi si tratti di una moda, altrimenti non mi spiegherei perchè vengano realizzati video su qualsiasi argomento, anche quando le caratteristiche dello strumento non si prestano minimamente ad esporre certi contenuti.

Mi spiego meglio

Agli albori del WEB professori universitari emozionati esaltavano la “rivoluzione” dell’ipertesto, il concetto di documento non lineare che dava a chiunque la possibilità di costruire autonomamente il proprio percorso attraverso le informazioni, infatti grazie all’ipertestualità qualsiasi documento può essere successivo all’attuale in base alla scelta del lettore.

Si tendeva a sorvolare sul rischio di acquisire informazioni superficiali e non verificate, strappate a “spizzichi e bocconi”, per sottolineare invece le nuove possibilità che ci venivano concesse.

Con il passare del tempo, mano a mano che i navigatori prendevano confidenza con il WEB, i motori di ricerca diventavano il principale punto di accesso per raggiungere la moltitudine di informazioni disponibili in rete, rivelandosi come una sorta di indice dinamico per un libro potenzialmente infinito.

Oggi a distanza di anni quello “stupore” è scomparso, infatti la lettura ipertestuale è parte della nostra esperienza quotidiana di consultazione del WEB, e il problema della superficialità è in gran parte superato perchè fondamentalmente ci siamo abituati ad acchiappare qua è la brandelli di informazioni, fino a riunirle autonomamente a costituire un compendio di conoscenze organico e approfondito, ma dinamico.

La mia impressione è che il video su WEB sia lontanissimo da tutto ciò: il video impone i suoi tempi e la sua sequenzialità e, a fronte di una certa durata, solitamente fornisce molte meno informazioni rispetto al “vecchio” documento ipertestuale…anzi spesso è imbarazzante la povertà delle informazioni raccolte dopo aver assistito ad un video di pochi minuti.

Il mio sarà un personale problema di scarsa pazienza ma, lo dico chiaro e tondo, secondo me ci sono soltanto due utilizzi sensati dei video in rete

  • intrattenimento (non a caso l’80% dei video presenti su YouTube)
  • informazione in stile televisivo e su argomenti di tipo televisivo (forse il restante 19%)

Tutto il resto è…NOIA

Tutti i casi in cui attraverso un video non si fa altro che divulgare informazioni che potrebbero essere tranquillamente descritte attraverso il formato (iper)testuale rappresenta, a mio modesto avviso, un uso improprio e improduttivo dello strumento: in definitiva si tratta di un passo che va nella direzione opposta rispetto alla “rivoluzione” ipertestuale a cui accennavo poco fa.

Sto pensando ai barbosissimi tutorial che ci spiegano come installare un plugin di WordPress, come utilizzare il pannello di Google Analytics o a come creare una macro in Excel…

In questi casi il video dovrebbe essere un arricchimento, un’appendice, non il documento principale…

La cosa risulta ancora più evidente quando, dopo aver assistito a 5 minuti di video, andando a cercare l’estrapolazione testuale del parlato, ci accorgiamo che è costituita soltanto da pochissime righe…quanto tempo abbiamo perso?

Un grosso problema di questo utilizzo del video è proprio quello che spesso non viene neppure data la possibilità di conoscere in anticipo quali sono le informazioni che verranno fornite e se, in definitiva, nell’era del multitasking vale la pena che il navigatore si fermi e dedichi ad esse tutta la propria attenzione per diversi preziosi minuti.

I peggiori di tutti sono i veri e propri “cortometraggi” (pieni di chiacchiere e PNL grossolana) che vorrebbero spiegarci come fare soldi in rete ma in realtà cercano di convincerci ad acquistare delle guide costosissime (penso a roba come Stompernet.com o a Mass Control di Frank Kern ) .

Eppure la moda è dilagante e l’utilizzo (io dico “improprio”) dei video appare gradito ad una grossa fetta dei navigatori, non a caso Google ha aperto il proprio canale di informazione su YouTube ricco di TG-Tutorial con tanto di presentatrice (in stile previsioni del tempo).

Una spiegazione plausibile del fenomeno me l’ha data recentemente un collega: i navigatori apprezzano molto i video perchè la stragrande maggioranza di noi non ha ancora imparato a utilizzare gli ipertesti a dovere, i video sarebbero più semplici e alla portata del navigatore medio. Sarei propenso a prenderla per buona, se non fosse che molti video arrivano ad occuparsi di argomenti tecnici avanzati e quindi, presumibilmente, non sono diretti al “navigatore medio”.

Questa cosa per me rimane un mistero e comincio davvero pensare che si tratti di un mio personale problema di impazienza :)

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AdWords display ad builder

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AdWords mette a disposizione un tool per creare velocemente banner per display advertising senza esigenze grafiche.

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Location Targeting with Google Analytics

Location Targeting with Google Analytics


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Un istruttivo video made in Google spiega come utilizzare dati geografici sugli utenti forniti da Analytics per meglio segmentare (costo per click, budget allocato, ecc…) le campagne in AdWords.

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I’m a PC!

I’m a PC!


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Questo video è la risposta di Microsoft agli irridenti video “I’m a Mac”.

Su Microsoft si possono dire tante cose (tendenzialmente negative… I know, I’m biased), ma di sicuro questa volta la campagna di comunicazione coglie nel segno: persone reali con una vita reale, contro lo stereoptipato “fighetto” Mac.

Ho trovato questo simpatico video grazie ad un post su IMLog.

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Google glissa sugli Inbound Links

Google glissa sugli Inbound Links


SEO

link building
Google Webmaster Central da qualche tempo sta perseguendo il lodevole intento di fornire chiarimenti su varie questioni correlate al SEO: qualcuna delle spiegazioni fornite in passato ha suscitato forse più perplessità che certezze (la questione meriterebbe un apposito post su OMB) ma tutti abbiamo atteso con particolare trepidazione la conclusione del ciclo di articoli, iniziato questo lunedì e interamente dedicato al tema dei link (croce e delizia dei SEO), così strutturato

  1. 6 ottobre: Internal Links (navigazione interna)
  2. 8 ottobre: Outbound links (link in uscita dal nostro sito)
  3. 9 ottobre: Inbound links (link in ingresso)

Il terzo della serie era ovviamente il più atteso, dato che la valorizzazione della link popularity è ancora, più che mai, uno degli strumenti più potenti che i SEO hanno a disposizione per influenzare le SERP: non a caso Google sta cercando di ostacolare qualsiasi attività di incremento della link popularity troppo efficace e diretta.

Proprio l’ultimo articolo si è invece rivelato deludente, in sostanza l’autore ci dice che i link conducono visitatori al nostro sito (ma va?!) e

quando derivano da una scelta editoriale , sono basati sul merito e forniti volontariamente e gratuitamente, rappresentano uno tra i fattori indicativi dell’importanza del sito che li riceve.

Inoltre

“relevant, quality inbound links can affect your PageRank”.

Insomma, tutto all’insegna del “Minimizziamo che è meglio…” e del “Meglio PR che SEO” :)

Sicuramente si poteva dire qualcosa in più anche senza rivelare ai SEO segreti vitali:

  • nessun riferimento viene fatto al ruolo dell’anchor text.
  • Nessun suggerimento su come deve essere fatto un link e come debba essere inserito affinchè possa essere visto dagli spider, e quindi essere annoverato a pieno titolo nella categoria (alquanto riduttiva) dei “fattori indicativi”.
  • Se non altro avremmo voluto saperne di più sulla battaglia contro la compravendita di link e sulle possibili penalizzazioni per i siti che danno la disponibilità a venderli (al momento l’unica nota certa riguarda l’abbassamento del pr visibile) .
  • Avremmo gradito anche qualche dettaglio in più sulla possibilità di essere danneggiati dai link in ingresso: si tratta di una possibilità concreta (per quanto remota), oppure è uno dei tanti “miti” SEO da sfatare?

Questioni di secondaria importanza? Non direi visto che, negli articoli focalizzati su altre questioni SEO, gli autori di Google Webmaster Central si sono già soffermati a lungo anche su argomenti abbastanza pacifici.

Questo atteggiamento prudente è senz’altro da imputare al fatto che

  • I link rimangono il fattore off-site più importante (e quindi temuto) per influire sulle SERP e Google non può cambiare velocemente questa situazione, infatti da anni i suoi algoritmi si sono costruiti intorno a questa cosa
  • Google è abbastanza impotente sulla questione, non è perfettamente in grado di distinguere la compravendita di link dalla “donazione spontanea”, pertanto si limita (fino ad ora e salvo ulteriori giri di vite) all’abbassamento del pagerank visibile (senza altri effetti collaterali). Da notare come qualsiasi link “in odore di denaro” determini questa “penalizzazione”: in passato è successo anche a questo blog a causa di link, non a tema, ma del tutto gratuiti e non reciproci.

Leggendo tra le righe possiamo comunque trarre alcune conferme utili: i link “buoni” ai fini del ranking sono quelli spontanei, gratuiti, disinteressati, frutto di libera scelta editoriale (o che sembrino tali, aggiungo io, e ognuno tragga le proprie conclusioni).

Ma se i link a pagamento sono non spontanei e “cattivi”, come dobbiamo collocare il link presente in un pubbli-redazionale? Come dovremmo considerare il 90% dei siti di article marketing e comunicati stampa?

Suggeriamo comunque la lettura dei 3 articoli citati, specie dei primi due, in quanto pur in assenza di “rivelazioni” rappresentano un’ottima fonte di cultura generale SEO

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Primo su Google! Grazie ai Cinesi in bicicletta

Primo su Google! Grazie ai Cinesi in bicicletta


Comunicazione SEO

In queste settimane il tempo è tiranno e negli ultimi post abbiamo un po’ trascurato gli argomenti strettamente SEO/SEM pertanto, in attesa di articoli più corposi (di prossima uscita), ci sembra fondamentale introdurvi a due trucchi SEO …di facile applicazione.

Primo trucco SEO per i posizionamenti

Assoldate dei lavoratori cinesi economici e mandateli in giro come trottole tra gli internet cafè e le altre centinaia di postazioni internet presenti in città, quindi fate loro effettuare varie ricerche con la keyword con cui intendete posizionarvi e date istruzioni perchè clicchino sempre il vostro sito (che magari si trova sepolto in decima pagina della SERP).

Risultato garantito in poche settimane, almeno secondo la testimonianza di un misterioso SEO, raccolta da Philipp Lenssen al BarCamp di Stoccarda e riportata su Blogoscoped con qualche preplessità.

La prima domanda SEO-tecnica che mi viene in mente è se il ricorso alternativo a galoppini Indiani (o a studenti desiderosi di arrotondare) al posto dei Cinesi, possa rivelarsi altrettanto pratico e, soprattutto, efficace.

Ad ogni modo è l’occasione per riflettere, ancora una volta, sull’annosa questione del possibile uso del conteggio dei click ai fini del ranking ma, in assenza di prove concrete, continuo a ritenere questa cosa abbastanza improbabile.

Secondo trucco SEO per i risultati locali

E’ appena più serio del precedente e riguarda il posizionamento negli esercizi commerciali locali di Google Maps: dato che avere un indirizzo vicino al centro città è un fattore di ranking particolarmente influente, prendete una “casella fermo posta” presso le poste centrali della vostra città e fornite al sistema di iscrizione quell’indirizzo…oppure chiedete a qualcuno che vive presso il centro di fornirvi un appoggio ad uso Google Business Listing.

L’efficacia di questa tecnica è reale e la stiamo sperimentando con successo proprio su Online Marketing, come abbiamo avuto modo di raccontare in un articolo dedicato ai risultati locali di Google, ma si è trattato di un caso fortuito non di una scelta calcolata.

BlogoScoped li definisce addirittura due “trucchi SPAM” (per fortuna aggiunge un “presunti”) …ma le tecniche SPAM non dovrebbero essere delle scorciatoie? Qui invece sembra che andiamo a complicarci ulteriormente la vita :-D

Scritto in Comunicazione, SEOCommenti (14)

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