Archivio | marzo, 2006

Funzione delle landing pages


PPC Web Marketing

Per aumentare il tasso di conversione degli utenti e quindi migliorare il ROI delle campagne pubblicitarie è necessario ridurre in ogni modo gli ostacoli che separano l’utente dal suo (e nostro) obiettivo.
Pellicano in atterraggio!Uno degli strumenti più utili per questo processo di ottimizzazione del percorso degli utenti sono le landing pages, dette anche pagine di atterraggio: una landing page è la pagina a cui arriva l’utente una volta che ha cliccato su un nostro messaggio di advertising, sia esso un banner, un annuncio di testo o un link in una newsletter.
E’ di fatto il “primo contatto” che l’utente ha con il nostro sito (e quindi con la soluzione al suo bisogno, che si aspetta di ricevere) ed è per questo di massima importanza (tutti conoscono bene l’importanza del primo approccio nel conoscere una nuova persona: ciò è tanto più importante per un sito internet, dove non si ha una seconda possibilità per fare una buona impressione).

C'è poco tempo!!Infatti molti studi a riguardo hanno dimostrato che la soglia di attenzione degli utenti web non supera i dieci secondi, spesso anche meno (ed è questo il caso tipico delle campagne di search engine marketing: gli utenti sono abituati a navigare velocemente i risultati di una ricerca, confrontando i le varie pagine di risultati, in modalità click&back). Questo comporta che i più alti tassi di perdita degli utenti sia proprio al primo stadio, ovvero alla prima pagina del sito visualizzata.
Chiaramente non c’è nulla di peggio, per il ROI della campagna, di pagare dei click che non hanno nessuna possibilità di arrivare ad una conversione.

Il keyword advertising in particolare trova grande giovamento dall’utilizzo di landing pages personalizzate, tanto che queste vengono sempre più utilizzate da tutti gli inserzionisti:

  • nelle campagne pay per click si ha l’opportunità di avere un perfetto controllo del messaggio, dalla parola chiave utilizzata e l’annucio di testo, fino alla pagina del sito collegata: questo permette di ottenere una comunicazione fluida e coerente, dal primo contatto fino alla conversione;
  • mettere in linea più messaggi differenziati per testare la reazione degli utenti (test A/B) è una delle migliori tecniche per l’ottimizzazione graduale delle campagne, possibile in modo semplice utilizzando sistemi di keyword advertising e software di web analysis;
  • spesso le pagine dei siti web vengono (o dovrebbero essere) scritte con un “occhio di riguardo” per i motori di ricerca: da qui l’inserimento di testi con le giuste parole chiave e formattazione adeguata. Il pay per click necessita di pagine di tipo diverso, con contenuti pensati ad un solo scopo: la conversione. L’utente infatti è già stato “acquistato” dai motori, ed è necessario massimizzare l’efficienza dell’investimento: il ROI;
  • i tempi di risposta dei siti web possono variare in funzione del traffico e della tecnologia utilizzata: a volte server molto carichi possono non essere così reattivi nell’aprire una nuova sessione, costruire pagine dinamiche molto complesse, ecc… oppure le pagine del sito potrebbero essere complesse e lunghe da scaricare con connessioni lente. Utilizzare delle landing pages snelle permette di ridurre al minimo i tempi di risposta al primo contatto, quando l’utente è molto impaziente e non è ancora necessario utilizzare pagine dinamiche o complesse;
  • il sistema di quality score applicato da AdWords per stabilire la posizione degli annunci a pagamento tiene conto anche della rilevanza della parola chiave nella pagina di atterraggio: quindi più è ottimizzata la pagina rispetto al gruppo di annunci, migliore sarà la posizione rispetto ai concorrenti inserzionisti o comunque più basso il costo della promozione;

Questo articolo, per la sua esaustività, è stato utilizzato anche da Studio Cappello – WMR srl all’interno del proprio sito (www.studiocappello.it).

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Nuovi sistemi per fare soldi – AssVertising


News

AssVertisingA proposito di idee innovative e di nuovi sistemi per fare soldi: nell’ambito della creatività che contraddistingue le iniziative di tipo Guerrilla Marketing (celebri alcune imprese come finti atterraggi di alieni!), ecco una novità che viene dagli States: l’AssVertising, o pubblicità del culo, in italico ;-) .

 

Se vuoi essere visto, vai dove la gente sta già guardando

e dove meglio del fondoschiena di attraenti ragazze?
La tecnica consiste nell’applicare alle mutadine di codeste leggiadre fanciulle (ma appare anche qualche maschio nella gallery: sarà per allargare il segmento di mercato?) il logo dell’azienda sponsor, accompagnato da un breve (di spazio non ce n’è molto, si spera) testo promozionale. Le ragazze poi girano per le strade, mostrando il fondoschiena e recitando lo slogan dell’iniziativa. Di sicuro effetto.

Mi domando tuttavia quante aziende siano interessate ad associare il proprio marchio ad una tale forma di advertising… certamente inusuale. Da valutare rischi e benefici, ma non si può che apprezzare la creatività dell’idea.

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Pixel advertisers in caccia di link


Blog Web Marketing

Qualche tempo fa scrissi un articolo sul cosiddetto pixel advertising. Non mi sarei mai aspettato un tale riscontro in termini di traffico e di commenti.

Commenti che però riportavano quasi sempre un link a qualche pagina simil-milliondollarhomepage. E questo mi fa venire in mente lo spam… ;-)

Un caso? Perchè i link inseriti nei commenti a questo blog (nonchè nella maggioranza degli altri) riportano automaticamente il tag “nofollow”, allo scopo proprio di impedire il comment spam, ed inserire un collegamento di questo tipo non aiuta quindi in alcun modo il posizionamento.
Mi chiedo se tutti quelli che fanno di mestiere i “distributori di link” siano al corrente di questa (ben nota) evidenza. Evidentemente c’è una tale fame di link popularity e di page rank per keyword legate all’argomento, che non si risparmia nulla.

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Click fraud: Google rimborsa le aziende


PPC

Il click fraud è un problema sempre più grave con la crescita del mercato del keyword advertising a livello mondiale. Un chiaro indicatore di questo è il volume di notizie e commenti che si possono trovare in rete. Di pari passo, la preoccupazione degli advertisers, che nel keyword advertising investono anche grosse cifre.
In una recente intervista Massimiliano Magrini afferma che il problema è sotto controllo, e che Google, grazie alla tecnologia appositamente sviluppata, non ha problemi a rintracciare le frodi e quindi rimborsare i truffati.
Nel contempo, un articolo nel blog ufficiale AdWords avverte che è stata creata una nuova, apposita label per i riepiloghi di fatturazione: Rettifica – qualità dei click. Inoltre mette a disposizione un link per gli inserzionisti che, nel sospetto di ricevere click non autentici, volessero chiedere a Google un controllo specifico.

Mi sorge però una domanda: se per Google è semplice rintracciare i click fasulli… perchè mi mette a disposizione un form per i reclami?

Qualche giorno fa sullo stesso blog è stata pubblicata un’intervista sull’argomento rilasciata da Shuman Ghosemajumder, Trust & Safety. Si conclude con un’affermazione interessante, che condivido in pieno (improvviso la traduzione):

E’ nel nostro interesse servire gli interessi dei nostri clienti, il che significa assicurare livelli superiori di ROI. I nostri sforzi nel combattere i click non validi sono parte di questo.

Ciò che abbiamo visto finora è che gli inserzionisti continuano ad incrementare le quantità di denaro che spendono con noi, il che suggerisce che siano contenti con i ritorni dell’investimento che conseguono con i loro annunci.

Certamente finchè il keyword advertising rimane il più profittevole (nonostante il click fraud), gli investimenti in questo strumento sono destinati ad aumentare, click validi o non validi.

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Etica del posizionamento sui motori


SEO

Ultimamente si sente spesso parlare di etica dei motori di ricerca, e meglio ancora di etica del posizionamento sui motori.
Con questi concetti si vuole definire un modo di operare nell’attività di posizionamento, ed implicitamente si distingue tra le modalità giuste e quelle sbagliate di agire nel perseguire l’obiettivo di aumentare la visibilità di un sito. Alcune società del settore arrivano ad inserire questi concetti nella loro politica di marketing, cercando di far passare il loro proprio modo di operare come "etico" e quindi come un valore aggiunto per il cliente.

A mio modo di vedere questo tipo di approccio è errato. Bisogna infatti tornare all’obiettivo di questo tipo di attività (obiettivo che dovrebbe essere condiviso da tutti gli operatori del settore): fornire il migliore servizio possibile all’utente finale, nell’ottica di qualità totale che stimoli e formi un mercato sempre più maturo ed efficente, a vantaggio sia degli utenti che delle aziende.
Con questo criterio possiamo certamente catalogare come non etiche pratiche quali lo spamming, lo spyware e qualsiasi altra tecnologia che inganni l’utente, cercando di deviarlo in modo malizioso, senza quindi risolvere il suo bisogno.

Ma i ferventi sostenitori dell’etica dei motori considerano "non etiche" anche pratiche quali le doorways o altri "trucchi" per il posizionamento, e quindi affermano che il solo modo di posizionare un sito dovrebbe essere creare dei contenuti validi ed ottimizzati nel codice html secondo le indicazioni e le logiche dei motori di ricerca. Sorgono a questo punto alcune questioni, a cui cercherò di dare una risposta, secondo il mio giudizio:

  • perchè i motori di ricerca dovrebbero essere i depositari della giustizia e dell’etica? Chi ha stabilito che stia a loro stabilire cosa è giusto o sbagliato per gli utenti e più in generale per gli stake holders del sistema Internet? Forse si dimentica che dietro i motori di ricerca stanno delle società, e degli azionisti, interessati all’aumento del proprio capitale, attraverso l’aumento dell’utile dei motori: quindi non è sempre assicurato che gli obiettivi dei motori siano perfettamente in accordo con quelli dei navigatori;
  • chi stabilisce qual’è il limite che separa l’ottimizzazione del codice di un sito "giusta" da quella "sbagliata"? E’ noto che gli algoritmi dei motori di ricerca cambiano nel tempo, arrichendosi e diventando sempre più abili nel riconoscere e risolvere i bisogni degli utenti: ciò che oggi è permesso domani potrebbe diventare non etico;
  • ancora gli algoritmi dei motori di ricerca non sono perfetti, e con l’aumentare della loro capacità di catalogare ed organizzare le informazioni corrisponde anche un aumento delle informazioni disponibili e dell’aspettativa da parte degli utenti. Questo tipo di processo virtuoso va nella giusta direzione di fornire un servizio sempre migliore, ma va accompagnato nella sua crescita creando le condizioni per il suo miglior funzionamento: perchè dovrebbe essere sbagliato utilizzare una doorway page con del testo nascosto se in questo modo "aiuto" il motore a comprendere e catalogare il contenuto di un sito in Flash, che risponde esattamente alla richiesta del navigatore per una determinata keyword?

Per concludere, non mi sembra giusto catalogare gli strumenti secondo un criterio di etica. Gli strumenti di per sè non sono né “buoni” né “cattivi”, il criterio per distinguere pratiche accettabili deve invece basarsi sul’indentificazione dell’obiettivo perseguito. Ritengo che sia giusto e corretto utilizzare qualsiasi tipo di tecnica, se questa risponde allo scopo di garantire il miglior servizio agli attori coinvolti: gli utenti che si aspettano di trovare risultati coerenti con le loro ricerche, e le aziende che desiderano essere visibili per determinate ricerche in modo da aumentare la possibilità di vendere il proprio prodotto/servizio. Se questo obiettivo viene rispettato, non si può parlare di comportamento non etico, e quindi discriminare tra giusto e sbagliato.

Chi afferma il contrario, e crea una separazione netta in via di principio tra giusto e sbagliato, ha evidentemente delle altre motivazioni o degli altri interessi, non così difficili da immaginare.

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Ed ecco… Giovanni!


Personale

Giovanni neonatoEcco Giovanni, il mio quasi-nipote, in tutto lo splendore del suo primo giorno di vita!!

Che bello!! :-D

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AdWords – Selezione dati demografici


PPC

Una novità riservata per ora agli inserzionisti interessati al mercato statunitense: Google ha profilato (utilizzando i dati forniti da comScore Media Metrix) i siti partner della rete di contenuti in modo da definire il loro pubblico di utenti in base ad alcuni parametri:

Un gruppo definito in termini demografici è un pubblico che condivide un determinato tratto o caratteristica: questo può essere l’età, il sesso, il reddito o un altro fattore. Ad esempio, se il tuo prodotto risulta particolarmente gradito a persone di sesso femminile e di fascia giovane, è consigliabile scegliere siti che hanno successo presso il pubblico femminile o quello nella fascia d’età 18-24 anni, oppure entrambi i dati demografici.

E’ quindi possibile selezionare un gruppo di siti in base a questi fattori, utilizzando la modalità di targeting per sito di AdWords (e pubblicando quindi annunci al costo per impression selezionato, senza alcuna garanzia di click). Certamente questo strumento rende ancor più user-friendly il sistema per i non addetti ai lavori, e permette inoltre di colpire siti in target di cui non si conosceva l’esistenza.

La selezione dei siti in base ai dati demografici è un modo facile per pubblicare i tuoi annunci sui siti con il tipo di pubblico adatto per le tue campagne AdWords.

In questo modo il sistema di Google diventa sempre più simile ad un circuito vecchio stile: banner per impression, siti selezionati per target di utenza… e l’ottimizzazione del ROI (sembre sbandierata ad ogni presentazione di AdWords) dove è andata a finire?

Certo un nuovo strumento è sempre comodo, ed è utile per formare il mercato, a patto che non si faccia passare il concetto che basti questo

Ulteriori informazioni su: Google Centro assistenza

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Nuovo layout di Yahoo!


PPC

1089278786 tortaUna mail dal nuovissimo brand “Yahoo! Search Marketing” avvisa gli inserzionisti che sono in arrivo grandi novità dal 22 marzo.

Gentile inserzionista,
presto i risultati di ricerca sulle pagine di Yahoo! avranno un nuovo aspetto, che si tradurrà in un maggior numero di click per le vostre inserzioni. Dal 22 marzo Yahoo! debutterà con un design semplificato [...]

  • Yahoo! mostrerà descrizioni più corte per i risultati Sponsored Search, mentre questo non avverrà nei risultati di ricerca degli altri partner del network
  • Non dovete fare alcuna modifica alle vostre inserzioni; verranno automaticamente accorciate quando compariranno su Yahoo!
  • [...]

  • In futuro, riusciremo a stabilire il numero esatto di caratteri più indicato, secondo noi, sia per gli inserzionisti che per gli utenti

Mi chiedo come pensino di “accorciare automaticamente” a 70 caratteri (ma guarda, proprio 35+35 caratteri, come con AdWords… ma non dicevano da anni che con Overture, con le descrizioni più lunghe, si ottengono migliori risultati di conversione degli utenti?!? :-? ) degli annunci pensati per essere molto più lunghi, senza con questo danneggiare il messaggio.

D’altro canto, l’annuncio si riferisce al cambiamento del layout di Yahoo! in modo da migliorare l’esperienza dell’utente con lo scopo di aumentare il numero di click sui risultati sponsorizzati. Qualcuno si è dimenticato che ormai quasi tutti gli utenti si rivolgono a Google perchè è più usabile, efficace, veloce, e forse sarebbe stato meglio pensare di cambiare l’interfaccia per colmare questo gap, piuttosto che aumentare il tasso di click sui link sponsorizzati.
La fetta di torta diventa sempre più piccola, soprattutto in Italia, e concentrarsi su come mangiarla meglio mi sembra meno utile che cercare di tagliarsene una più grande (prima che Brin&Page si sbafino tutto).

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Google Analytics – Assistenza e servizi forniti dai partner


Web analysis

Ho già parlato diffusamente di Google Analytics e di come il suo tallone d’Achille sia attualmente la mancanza di un servizio di assistenza completo e che possa fornire un valido supporto consulenziale. Poco dopo il mio articolo (che mi abbiano letto? ;) scherzo…) Google ha attivato un sistema di assistenza consulenziale tramite partner (e mi sembra il modo migliore per poter coprire tutto il territorio in tempi brevi): Google Analytics – Assistenza e servizi forniti dai partner.

La rete di partner di Google Analytics si estende a Cina, Giappone, Regno Unito, Francia, Spagna, Svizzera, Germania, Svezia, Finlandia, Danimarca, Islanda, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Italia, Portogallo, Brasile, Messico, Cile, Argentina, Canada, Israele, Sud Africa, Emirati Arabi Uniti, Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti.

Poco dopo, trovo un annuncio: Google: Web Analytics Support Specialist – EU Headquarters… ed ecco che Google sta anche creando la sua rete di assistenza tecnica.
Ora si tratta di aspettare i risultati, c’è ancora molto lavoro da fare per raggiungere la concorrenza.

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Cercasi lavapiatti altamente specializzato


Blog

Mi sono imbattuto casualmente in questo annuncio di ricerca di lavoro: Product Manager Dishwashing. Incuriosito dall’aver trovato su Monster la ricerca per un lavapiatti, ho cliccato scoprendo che le qualità richieste sono non indifferenti, vista la mansione:

We are looking for candidate with an engineering or business degree and minimal three years marketing/sales experiences in international operating company. As the context of the position is in the European Operations Centre, it’s fundamental to have an excellent knowledge of English and German is preferable. Be flexible and mobile to travel regularly across Europe. Good Pc literacy.

:-D

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OMB – gli autori

  • Federico Calore si occupa di web marketing e motori di ricerca per passione e professione: è consulente esperto di search engine marketing, web analysis e online advertising.
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  • Fabio Sutto, sviluppatore server-side dal 1998, è passato dalla programmazione ai motori di ricerca, quindi al web marketing e al web 2.0: nell'attesa delle novità che verranno.
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