Scritto il 27 dicembre 2005
La scelta delle parole chiave per il setup iniziale o l’ottimizzazione di una campagna pay per click è il momento più critico per la performance della campagna, in quanto definisce la variabile fondamentale: per quali keywords sono disposto a spendere budget?
Nella scelta diviene evidente un trade-off tra la specificità della parola chiave e la capacità di generare traffico:
- scegliere semplicemente le parole chiave che generano il maggior numero di impressions e quindi di click potenziali: da un lato porta ad un aumento del cpc medio (in quanto la concorrenza nei bid è maggiore per le parole chiave più generiche o ricercate), dall’altro alla perdita di pertinenza (le parole chiave generiche comportano la visualizzazione dell’annuncio anche per ricerche al di fuori del target scelto);
- al contrario, parole chiave troppo specifiche generano poco traffico.
Questo trade-off è poi amplificato nella scelta del bid per i gruppi di keywords: assegnare infatti i cpc massimi elevati necessari per le parole chiave molto concorrenziali, spesso comporta un innalzamento del cpc medio di tutto il gruppo di parole chiave (anche per quelle meno concorrenziali, che appaiono in questo modo in posizioni troppo elevate).
Il modo migliore di operare consiste quindi nel definire tre categorie di parole chiave:
- Keywords strategiche: poche keywords ad alta concorrenza e molte impressions
sono keyword “must have”, importanti per ragioni di brand o “copertura” del settore. Hanno tipicamente un cpc alto o molto alto (dipende dal settore)
- Keywords performanti: parole chiave a cpc medio, con un alto rapporto di click/conversioni
sono le keyword di maggiore importanza, portano traffico ma soprattutto sono le principali fonti di conversioni per il sito. Vanno scovate tramite l’analisi del mercato, trovando combinazioni non coperte dai concorrenti, e tramite (soprattutto!) l’analisi dello storico di una campagna in corso (Regola 80-20: dal 20% delle parole chiave deriva l’80% del fatturato)
- Keywords estese: parole chiave di nicchia o combinazioni estese di più keywords
è possibile creare con vari applicativi (excel in primis) moltissime combinazioni di parole chiave, partendo da quelle principali in campagna. Aggiungere molte combinazioni permette di tenere basso il cpc medio, in quanto keywords molto specifiche molto spesso non hanno alcuna concorrenza (e i sistemi premiano una corrispondenza esatta rispetto ad una generica). Inoltre è spesso utile creare una lista di keywords a partire dal proprio database aziendale, con la lista dei modelli/prodotti che si offrono (se hanno un nome/codice riconoscibile e univoco). Come ultimo passo, perché non aggiungere anche i più comuni errori di battitura?
In questo modo si definiscono tre livelli di bid (è possibile definire cpc diversi all’interno dello stesso gruppo di annunci o addirittura strutturare la campagna per gruppi di annunci-keywords differenziati), ognuno ottimale per i diversi obiettivi del propria categoria di keywords, ottenendo tre risultati:
- Aumento della “presenza” per keyword importanti o di brand
- Diminuzione del cpc medio e omogeneità di posizione media degli annunci
- Ampia copertura per combinazioni di keywords complesse
Scritto in PPC
Scritto il 27 dicembre 2005
Segnalo un tool molto interessante, che purtroppo non ho ancora avuto la possibilità di testare. Si tratta di un sistema automatico di pubblicazione di annunci su circuiti pay per click (AdWords, Overture, Miva, ecc…): si integra con il database aziendale e con l’interfaccia di controllo della piattaforma ppc, riuscendo in questo modo ad aggiornare in tempo reale l’offerta (e gli annunci collegati a questa).
E’ adatto a settori molto competitivi, dove il prezzo o la disponiblità rappresentano una leva molto importante: nel mercato B2C è perfetto ad esempio per il settore viaggi, dove un’agenzia online che riesca ad aggiornare i propri migliori prezzi e disponibilità in tempo reale (e ad evidenziarli nei propri annunci) ottiene un forte vantaggio competitivo nei confronti della concorrenza, da un lato perché attira maggiormente l’attenzione con annunci molto specifici, e dall’altro perché targhettizza al meglio l’utenza (quando clicco sull’annuncio so già esattamente cosa mi viene offerto).
Per il B2B un altro esempio potrebbe essere la gestione integrata del database del magazzino: non disperdo budget (e tempo) con ordini che non posso soddisfare (visualizzo annunci solo per prodotti di cui ho effettiva disponibilità a magazzino), e al tempo stesso sono certo di pubblicare annunci mirati per tutti gli articoli che posso vendere.
Per maggiori informazioni: ADvance® Automatic System for Advertising on Search Engines.
Scritto in PPC
Scritto il 27 dicembre 2005
Scritto il 21 dicembre 2005
Da qualche giorno i risultati sponsorizzati su Google hanno cambiato aspetto: in effetti la scorsa settimana sono “apparsi” (per poi scomparire dopo qualche ora) vari cambiamenti estetici ma anche di layout. Putroppo non sono riuscito a fotografare tutto
.
Il cambiamento che tuttavia è rimasto e che quindi sembra definitivo è il corpo del carattere dei titoli degli annunci: mentre prima il titolo e le due righe avevano la stessa dimensione, ora il titolo appare più grande.
E’ evidente l’estrema somiglianza con i risultati naturali, che ora appaiono differenziati solo per la posizione sulla pagina: i naturali a sinistra, gli sponsorizzati nella colonna a destra… ma anche in alto!
Il processo di omogeneizzazione dei risultati parte da lontano: un anno fa le AdWords avevano un colore di sfondo diverso, che le contraddistingueva nettamente dagli altri risultati, ora anche il corpo del carattere è uguale… presto sarà molto difficile distinguere le due tipologie di risultati (a tutto vantaggio del fatturato di Google!). Infatti tra le altre modifiche subito scomparse di cui parlavo, per qualche tempo gli annunci sono apparsi anche sotto ai risultati naturali: stesso carattere, stessi colori, stesso layout… rimane (ma per quanto?) solo una piccola scrittina “sponsored results”.
Scritto in PPC
Scritto il 16 dicembre 2005
Dopo un mese di sforzi per riportare in pari i dati dei report dell’Analyzer, in grave crisi già dopo poche ore dal suo lancio, ecco i primi segnali di riapertura. Oggi è comparso un nuovo banner nel pannello:
As part of our efforts in expanding system capacity, your account now has the ability to utilize additional profiles. The total number of profiles enabled is: 5.
E’ di nuovo possibile quindi registrare nuovi domini da includere nelle analisi statistiche (cosa che mi sono affrettato a fare, prima che sorgano nuovi problemi!
). Segno che in casa Google hanno fatto un gran lavoro per aumentare la capacità di analisi, e sono pronti a testare un aumento del carico di lavoro (anche se i dati continuano ad arrivare in ritardo, soprattutto se confronto il delay con qualsiasi altro software di analisi professionale).
Sfortunatamente questo vale solo per gli utenti già iscritti, che quindi hanno già un accesso al pannello dei report. Rimane ancora invece la maschera di richiesta per gli utenti che richiedono di aprire un nuovo account, siano inserzionisti adwords oppure no.
Scritto il 14 dicembre 2005
Stamattina su molti siti di notizie online è stato dato risalto alla notizia della recente citazione in giudizio di Google da parte di un’azienda di hosting statunitense, tale Advanced Internet Technologies.
Quest’ultima accusa Google di non essere stata in grado di (o, peggio, non aver voluto) monitorare i click fraudolenti sugli annunci adwords attivati (e pagati) da AIT: infatti sostengono di aver monitorato internamente le visite ricevute da adwords, notando che molte di esse provenivano dallo stesso IP (si presume di un concorrente che mirava ad inficiare il risultato della campagna). Mi chiedo tuttavia come sia possibile ritenere questa prova come conclusiva, dal momento che basta che un gruppo di computers navighino accedendo attraverso un proxy… e appaiono sul web con lo stesso IP!
Già da tempo comunque il problema del click fraud preoccupa i responsabili delle campagne online, ed io stesso ho esperienza di una discrepanza, anche notevole (nell’ordine di un 15-25%) tra i click pagati a Google e le visite al sito, effettivamente registrate come provenienti dalla piattaforma di advertising. Tuttavia per il mercato italiano il problema è a mio parere ancora molto circoscritto: per il livello di bugdet spesi online attualmente (a parte alcuni settori), non avrebbe molto senso spendere altrettanto per mettere in piedi un’efficace piattaforma di click fraud, a danno dei concorrenti.
Bisogna infatti tenere conto del fatto che un’indiscriminato cliccare sugli annunci dei concorrenti può essere controproducente: oltre al rischio maggiore di essere “beccati”, infatti, si alza il CTR dei concorrenti, e di conseguenza la posizione dei loro annunci, a discapito dei propri.
Le fatture per il sistema pay per click vengono emesse dal circuito di advertising (AdWords, Overture, Miva, …) ed è difficile riuscire a stabilire se i dati che vengono forniti sono effettivamente corretti: Google per primo si rifiuta di rivelare come funziona il suo algoritmo per la visualizzazione degli annunci (e gli ip degli utenti), rendendo molto difficile il monitoraggio. Per converso, Google assicura di fare il possibile per tenere sotto controllo il fenomeno.
Di fatto per ora si viaggia sulla “fiducia”… ma se questa viene a mancare, cosa succede?
Sono nate per l’occasione molte piattaforme per la certificazione dei click: sono software statistici che si basano sul numero di accessi e cercano di inferire delle discrepanze, attivando degli alert laddove gli accessi dovessero risultare sospetti. Colgo l’occasione per segnalarne alcune:
Il problema è di grande attualità, se si tiene conto che allo stato attuale da questo sistema deriva gran parte del fatturato dell’advertising online.
Scritto in PPC
Scritto il 13 dicembre 2005
Oggi sul blog Inside AdWords è apparsa una notizia molto interessante riguardo al posizionamento degli annunci sponsorizzati.
Da sempre il sistema adwords utilizza due fattori per determinare la posizione dell’annuncio: il costo massimo per click settato dal pannello e un altro fattore (un tempo era il CTR dell’annuncio, da quest’estate aveva cambiato nome in Quality Score, assicurando che avrebbe tenuto conto anche di altri fattori, come la rilevanza della creatività nell’Ad Text).
Ora nel Quality Score viene incorporato un nuovo dato, che potrebbe rivoluzionare il sistema, almeno per quanto riguarda la gestione delle campagne da parte degli inserzionisti: la rilevanza delle parole chiave cercate nella landing page, ovvero la pagina di atterraggio settata per l’annuncio.
Ciò significa che siti con pagine di atterraggio “leggibili dai motori” e pertinenti vedranno i loro annunci apparire più spesso o con un costo minore nei risultati sponsorizzati. Il che comporta la necessità dell’ottimizzazione del sito (SEO) anche per il keyword advertising.
Scritto in PPC, SEO
Scritto il 13 dicembre 2005
Oggi ho dato definitivamente l’addio alla piattaforma Blogger, e messo l’avviso in home page con il link al nuovo dominio online-marketing.it
Sto lavorando per rendere visibile questo dominio e settarlo al meglio perchè possa diventare una risorsa utile e completa.
Scritto in Blog